Il segmento del gelido nord

Serie: Battaglia invernale


«La situazione si sta facendo difficile». Quel caposquadra sembrava avere già la barba, ma era troppo giovane, infatti erano stalattiti di ghiaccio e le portava con orgoglio come se fossero una barba precoce.

«Capisco, amico mio». Rudolph era pensieroso.

Massimo ascoltava e prendeva appunti.

«Mi spiace, ma sembra che possa finire come l’operazione Barbarossa del secolo scorso. Sulle prime noi tedeschi vinciamo, poi i russi ci travolgono». Fece spallucce, l’altro caposquadra.

«I danesi e gli svedesi che dicono?».

«Ah, loro mica faranno come gli italiani… continuano ad aiutarci. Ho fiducia in loro».

Massimo si offese e lo fissò in tralice, ma si guardò bene dal dire qualcosa. Che poi lui pensava che, più che la Barbarossa del Ventesimo secolo, quel conflitto sembrava la Grande Guerra del Nord del Diciottesimo secolo.

Arrivò Mati. «I miei sono pronti».

«Ottimo. Amico, possiamo muoverci» disse Rudolph.

Il caposquadra con la barba posticcia annuì e tutte e tre le squadre si mossero verso nord.

La terza squadra e la squadra estone erano uscite indenni dal quadrato nero perché quella squadra tedesca appena sopraggiunta aveva bluffato, aveva fatto credere ai nemici che fossero almeno cinque squadre agguerrite, abbastanza di che spazzarli via, e invece…

Mentre il sole freddo di Finlandia raggiungeva lo zenit, Massimo giunse in vista di una piazzaforte di macchie nere. Ce n’erano anche di multicolori e giudicò fossero dei baltici.

In quel luogo c’era molta cioccolata e tanto tè caldo. Ne approfittarono tutti, ma poi il comandante in capo del quadrante – un tipo che rassomigliava per l’atteggiamento a Dieter – tuonò con una voce da quattordicenne anche se sembrava avere molti più anni: «Terza squadra, da quella parte. Sì, può anche servire la quinta squadra estone».

Mati era inseparabile da Rudolph.

Le bandiere della terza tedesca e della quinta estone si diressero verso il lato orientale, il più importante. Massimo trovò delle fortificazioni così spesse che gli ricordarono le mura di Troia. Ciclopiche, forse edificate dagli stessi ciclopi, ma poi bandì quelle suggestioni e trovò che i tedeschi, quando volevano ed erano motivati, sapevano costruire delle cose fatte bene. Non erano come gli italiani, che sono incostanti e superficiali.

Dopo cinque minuti che le squadre si erano disposte tenendosi comunque separate e non mischiate da una macchia di alberi si sentì un ululato.

«I lupi!» gemette Massimo. Gli tornarono in mente le scene di un film, Frozen, in cui un personaggio era sbranato da un branco di lupi in un paesaggio innevato.

«No, peggio». Rudolph era serio.

Il portabandiera di otto anni rise di Massimo

Dagli alberi spuntarono delle macchie nere. «Aiuto, aiuto! Amici, amici!».

«Sono impostori. Tirare!». Rudolph fu risoluto.

Tedeschi ed estoni obbedirono: lanciarono tante palle di neve contro quelle macchie color carbone.

Massimo batté le palpebre e vide quelle macchie corvine reagire con cattiveria a quelle bordate con altre palle di neve. «Come l’avevi capito, Rudolph?».

«Sulle spalle non hanno alcuna bandiera».

Era vero, constatò Massimo. Rimase impressionato dallo spirito di osservazione del caposquadra.

Lo scambio di palle di neve proseguì, nel mentre arrivarono delle macchie verdi con grossi secchi – più delle tinozze – da cui si innalzavano nubi di vapore.

«Concentratevi sui portasecchi!» sbraitò Mati.

Rudolph gli fece eco.

Erano tinozze imponenti. Sarebbero bastate per quelle mura ciclopiche?

Massimo prendeva nota, poi vide i bastioni iniziare a crollare e le macchie verdi correre via schiamazzando. Poche tinozze erano state rovesciate e dove l’acqua calda si era versata la neve era quasi del tutto scomparsa.

Adesso le mura stavano cedendo. Prima in un punto, poi in due, dopo pochi minuti in almeno cinque sezioni. Massimo era inorridito.

I tedeschi si dovettero ritirare con gli estoni e Massimo, da che era inorridito, fu colpito dal fatto che aveva davanti almeno dieci squadre di macchie verdi oltre che un paio di squadre di impostori in tuta nera. Mancavano i polacchi…

Lupus in fabula, da nord arrivarono delle macchie multicolori con bandiere rosse e bianche. Massimo si spaventò, ma i polacchi diedero man forte a tedeschi ed estoni. Massimo era confuso, ma Rudolph no. «Finché ci aiutano, meglio, ma senza fidarsi troppo di loro, senza dargli troppe responsabilità» disse in tono gelido. Poi riempì i polmoni e gridò: «Ritirata!».

Serie: Battaglia invernale


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni