Il segmento del sentiero del monaco

Serie: Battaglia invernale


I tedeschi portarono i prigionieri russi in delle tende senza riscaldamento e tirarono fuori la loro anima bambina: con dei pennarelli pasticciarono le loro facce e con delle forbici da carta tagliarono loro i capelli. I russi piansero, ma i tedeschi furono lo stesso duri con loro.

Infine, si festeggiò con della cioccolata trovata nella fortezza.

Massimo iniziava a essere stanco. Voleva ritirarsi nel suo bungalow per rilassarsi, ma Rudolph era elettrico e disse: «La seconda squadriglia vada a un chilometro più a nord. Pare ci siano dei russi».

Massimo notò solo in quel momento che erano arrivati dei baltici. Non capiva se fossero estoni, lituani o lettoni, ma certo erano molto più affidabili dei polacchi.

La seconda squadriglia, dieci ragazzi in tutto, si mosse schiamazzando.

Dopo alcuni minuti, al cellulare di Rudolph arrivò un messaggio e questi imprecò.

«Cosa succede?». Massimo sperava che potessero tornare indietro.

«Dobbiamo aspettare che arrivi la quinta squadra che si avvicenderà a noi, dopo dovremo spostarci a sud in… in questo punto». Posò il dito sulla cartina topografica. Era il Sentiero del Monaco. «Russi a rompere» commentò.

«Ma noi siamo di meno. Mi pare di aver capito che una sola squadra russa conti sessanta elementi…».

«Lo so, Massimo, ma sono questi gli ordini».

Quelli della quinta squadra furono di parola: arrivarono e Rudolph consegnò loro i prigionieri russi, poi la terza squadra iniziò a muoversi verso sud.

Massimo trovava fastidioso camminare mentre tutti si muovevano più facilmente grazie a racchette, sci e slitte. Da dove veniva lui, poi, non c’era mai così tanta neve.

La terza squadra intonò un inno in onore di Dieter, poi Rudolph bloccò tutto.

Da dietro alcune creste arrivarono delle macchie, ma non erano verdi, bensì nere e avevano le bandiere svedesi cucite sulle spalle.

Un po’ in tedesco, un po’ in inglese, Rudolph si consultò con loro, poi gli svedesi andarono via.

Massimo pensò che quella era pura strategia.

La squadriglia d’avanguardia della terza squadra tornò indietro. «Siamo al Sentiero del Monaco, ma ci sono già i russi».

«Avanzare, avanzare! Coraggio, figli di Germania, avanzare!». Rudolph era un vero e proprio condottiero.

Dopo aver superato dei crinali la terza squadra lasciò gli attrezzi di locomozione e si dispose in una linea precisissima, sempre con il caposquadra e il portabandiera a sinistra. Massimo seguiva e vide che presso un sentiero alberato c’erano almeno un centinaio di macchie. Più della metà erano macchie verdi, altre erano un po’ di tutti i colori.

«Polacchi…» sputò un capo squadriglia tedesco.

I germanici si fermarono, i russi e i polacchi costituirono una linea molto più lunga, almeno il doppio della loro.

«Amici polacchi, noi siamo bavaresi» mentì Rudolph. «Siamo cattolici come voi».

I russi misero mano alle palle di neve e tirarono immediatamente.

Invece i tedeschi furono più lenti e dopo aver incassato iniziarono a reagire. Adesso i ragazzi di Rudolph erano più scafati, si proteggevano le facce con le sciarpe e anche con i berretti e i cappucci, ma dovevano pur vedere e Massimo pensò che la neve negli occhi dava fastidio.

Mentre lo scambio di palle di neve durava da alcuni minuti, i polacchi si misero a schiamazzare e sciolsero la linea per poi attaccare i tedeschi sul lato sinistro.

Rudolph non arretrò neppure di un passo. Si mise davanti al portabandiera e si difese con delle palle di neve precise, ma i polacchi erano dei selvaggi e assaltarono fisicamente i tedeschi.

La linea tedesca si piegò, formò un angolo retto e il lato che aveva subito l’attacco polacco si chiuse a catena, braccio con braccio, e respinse i polacchi di un poco, ma poi questi ultimi misero mano alla neve e tempestarono i tedeschi di palle di neve.

Alcuni tedeschi gridarono. «Ah, scorretti! Mettono i sassi dentro le palle di neve».

«Ma quando arrivano gli svedesi?». Rudolph lo disse digrignando i denti.

Da oriente arrivarono altre macchie nere e aggredirono i russi da tergo.

I russi, colpiti da tutti e due i lati, decisero di scappare. «Urrà, urrà!».

Massimo rise. «Ma cosa esultano se stanno ripiegando!».

I polacchi, vedendo la malaparata, smisero di tormentare i tedeschi e gridarono: «Amici, amici!… Noi vostri amici!».

Rudolph lanciò una palla di neve con rabbia. «Andatevene, prima che mi arrabbi sul serio».

Gli svedesi si unirono alla terza squadra e fra tedeschi e scandinavi fu tutto uno stringersi di mani.

Rudolph voleva sapere. «Bottino? Prigionieri?».

«Solo due slitte. Nessun prigioniero» gli rispose qualcuno dei suoi.

Non era stata una vittoria stupefacente come quella del Colle dei Lupi, ma perlomeno avevano respinto di nuovo i russi con i loro alleati polacchi – ma si doveva ancora capire per chi combattessero.

Iniziò a calare il buio e Massimo aveva nostalgia più del bungalow riscaldato che lo attendeva al campo che di casa. Tutto sommato stava divertendosi in quell’avventura.

Serie: Battaglia invernale


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