Il segmento della punizione bianca

Serie: Battaglia invernale


Massimo stava zitto. Seguiva la terza squadra per ultimo e questa si avviava fra i colli e i prati innevati della Finlandia. Al contrario Rudolph si lamentava, ma tutti facevano cenno di sì per accontentarlo, nessuno voleva fargli notare che era in torto.

La terza squadra si stava dirigendo verso un settore a nord, dove si combatteva in maniera più aspra. Nessuno era contento della cosa, ma Rudolph non lo venne a sapere.

Mentre la terza squadra marciava, calò la notte.

«Cosa facciamo?». Tutti se lo chiedevano, ma l’unico che poteva rispondere era Rudolph.

Massimo stava arrancando e cadde sulla neve.

Alcuni dodicenni di Lipsia scoppiarono a ridere. «È tutta colpa di spaghetti!».

«Sì, è vero, è colpa di spaghetti».

«Finitela. Non vedete che…». Ma prima che Massimo potesse continuare quei dodicenni gli lanciarono delle palle di neve sporcate da sassi. «Ehi, piano. Così fate male…». Massimo si protesse.

«Che state facendo? Lasciatelo in pace, è un ordine».

Quei dodicenni smisero di tormentare Massimo. «È tutta colpa sua, è lui che ha incominciato!».

Massimo boccheggiò, si mise a balbettare, però Rudolph lo prevenne. «Vi ho visti, non mentite. Ora andate a fare la guardia da quella parte, che adesso montiamo le tende».

Quei ragazzini stupidi iniziarono a protestare, ma Rudolph ne prese uno e lo sbatté sulla neve come nulla. «Obbedite, o volete finire per terra?».

Furono solleciti ad ascoltarlo.

«Grazie». Massimo si vergognava: aveva fatto la figura dello sfigato, non voleva.

«Non fa nulla. Ma non credere che io sia tuo amico, l’ho fatto solo perché era giusto. Pensa a fare quel che devi, piuttosto che costringermi a picchiare i miei uomini».

«A-agli ordini». Massimo continuava a sentirsi in difficoltà.

***

Dopo un’ora, tutte le tende erano state messe in piedi e Massimo si stava rilassando prendendo degli appunti: era sicuro che sarebbe venuto fuori un gran bel lavoro, ma poi sentì un clamore.

Si voltò appena, gli venne in mente che doveva trattarsi dell’ennesimo schiamazzo di quei dodicenni idioti. Secondo lui non c’era peggior età di quella dei dodici anni; non si è né bambini né adulti, ma solo dei mostriciattoli insolenti…

Alcune palle di neve colpirono la tenda, le stecche iniziarono a ondeggiare.

Massimo si arrabbiò. «Razza di imbecilli, che…?». Non concluse perché vide delle ombre danzare fra tende e falò.

Vide le macchie nere dei tedeschi, ma anche quelle multicolori dei polacchi.

«Maledizione, andate da quella parte. Dovete coprire il fianco!».

«Rudolph, cosa…?».

«Non ora, Massimo». Il caposquadra era furente.

Massimo decise di fare il suo dovere. Si unì a una squadriglia e si mise a lanciare palle di neve.

In quel momento i polacchi li assalirono e atterrarono i tedeschi per poi picchiarli.

Massimo si accorse che non portavano le bandierine polacche ma più che altro dei vessilli con tre colori. «Ma sono baltici!».

Un estone – forse era un estone – gli tirò una palla di neve in faccia da distanza ravvicinata e poi lo spinse per terra ridendo.

Massimo, per contro, gli diede un calcio; aveva agito d’istinto.

L’estone si arrabbiò e reagì a sua volta con dei calci violenti.

Non aveva voglia di essere il sacco da boxe di un estone, baltico o di qualsiasi nazionalità fosse, e allora si alzò in piedi e gli assestò un pugno in faccia.

Per contro l’estone si mise a borbottare qualcosa di inintelligibile.

«Che accidenti, siamo tedeschi!…».

«No, siete russi». L’estone partì alla carica di nuovo.

Massimo schivò l’aggressione. «No, siamo tedeschi. Lo senti il mio accento? Io sono italiano, l’unico italiano fra i tedeschi. Non ce ne sono di altri fra i russi!». Stava per dargli un pugno, ma l’estone si fermò e gli chiese: «Sei italiano?».

«L’ho detto». Massimo si mise in guardia.

Allora l’estone gridò qualcosa. La zuffa finì e Rudolph si mise a girare urlando: «Chi è il capo di voi? Chi è il capo?».

«Sono io».

«È per caso una punizione, questa?». Rudolph era disperato più che arrabbiato.

«No. È solo che ci sono russi che vanno in giro travestiti da tedeschi. È tutta la sera che siamo attaccati da russi con tute doposci nere». Allora i due capi si ritirarono.

«Be’, spaghetti, è un po’ grazie a te se il problema si è risolto». La voce di quel che aveva fatto Massimo si era diffusa, e lui si chiese quale fosse la vera punizione.

Serie: Battaglia invernale


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “Secondo lui non c’era peggior età di quella dei dodici anni. Non si è né bambini né adulti, ma solo dei mostriciattoli insolenti…”
    Anch’io sono dello stesso parere 😂