In morte dell’ufficiale

Serie: Zug


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Continuano le avventure dello Zug

Data e ora: 23 aprile 2023, 12.00 (ora locale)

Quadrante: Pyongyang, Corea del Nord

Numero uomini: 12

Armi: Heckler & Koch G3

Obiettivo: catturare un funzionario della Commissione nazionale della difesa

***

Il camion che li stava trasportando si fermò.

Egon Meyer si girò a guardare verso l’abitacolo, da lì l’autista si fece sentire:

«Ci siamo». Dopo un istante in cui sembrò accertarsi di aver ragione, aggiunse: «Uscite».

Egon fece un cenno allo Zug.

Axel Weber spalancò il portone, lui era il caporale, aveva chiesto questo privilegio.

Saltarono sull’asfalto che scottava.

Pyongyang era sempre mezza vuota. Meglio così: non ci sarebbero state vittime collaterali, perché ora stava per diventare una zona di guerra.

Corsero fino all’ingresso della sede della Commissione nazionale di difesa. Gli uomini di guardia, con l’uniforme in ghingheri e gli elmetti mimetici con il rigonfiamento per le orecchie, picchiarono i calci dei fucili contro le spalle e fecero per aprire il fuoco.

Troppo lenti.

I dodici Heckler & Koch G3, anche se più in basso, scatenarono il potere della Heckler & Koch e travolsero i nordcoreani che fecero delle piroette mentre perdevano pezzi di corpo.

Lo Zug penetrò nell’edificio governativo, una segretaria li accolse sparando con quella che poteva essere una Udav se non, magari, una copia cinese.

Uno dei membri dello Zug incassò il colpo, cadde di schiena, rimase senza fiato.

Dieter Jung lo soccorse, bravo commilitone!, ma Egon gli sbraitò contro:

«Fa’ in fretta».

Mentre lui urlava, ci furono degli strilli: quelli degli Heckler & Koch G3 che investirono di raffiche la segretaria la quale, a sua volta con un urlo acuto, finì per essere crivellata di colpi.

Lo Zug avanzò.

I patrioti nordcoreani adesso non erano più tanto coraggiosi. Dovevano essere soltanto funzionari di un ottimo songbun e che approfittavano della loro casta altolocata dovuta alla lealtà al regime di Kim Jong-un per eccedere con il soju e la vodka.

Egon individuò in fretta l’ufficio, sfondò la porta, dentro c’erano due uomini. Quello a destra era pelato, quello a sinistra portava gli occhiali. Egon si gettò su quest’ultimo, gli strappò via gli occhiali apposta.

«Attento, signore!». Axel Weber sgranò una raffica.

Egon ebbe appena il tempo di vedere il pelato sparire dietro la scrivania, sulla parete dietro una crisalide purpurea era rimasta stampata come un orrido segnale di ammonizione.

Egon picchiò il nordcoreano. «Devi dirci molte cose». Lo portò via.

«Non so nulla… Siete tedeschi?» piagnucolò nella loro lingua.

«Tu sai della morte del tuo collega, c’è dietro l’SVR».

«No, no!» alzò di un tono la voce.

A Egon non interessò cos’aveva da dire, ma solo cos’avrebbe detto dopo al colonnello Winter.

Una missione portata a termine, per fortuna.

Serie: Zug


Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Narrare diretto, conciso come una missione commando. Niente fronzoli, fatti e descrizioni di scene come flashback dopo-missione. Ben fatto, ovviamente, e le missioni sono verosimili come se uscissero da un rapporto.
    Se dovessi cercare un raffronto non lo troverei fra i videogame (non sono un videogamer) ma fra alcune TV-series, come Seals. Ma solo un po’.

  2. Questa serie mi ricorda, in qualche modo, la serie videoludica Commandos.
    Leggerne gli episodi è un po’ come tornare agli anni in cui ci giocai. Ed è anche per questo che questa serie mi piace.