Kathrin Wilson

Serie: Una promessa è una promessa

Camminando a testa china pensa a come potrà giustificare le sue scarpe bianche sporche. La vista di Ben, il suo maggiordomo, che le si avvicina, la mette in agitazione. Quando gli è vicina, abbozza un sorriso.

«Ben, dovresti essere dentro a finire di pranzare».

«Lo so, signorina. È solo che non faceva più ritorno, così ho pensato di raggiungerla per vedere se aveva bisogno. Pensavo di trovarla nella sua camera». Ben chiude velocemente due volte gli occhi, increspando le uniche rughe vicino alle tempie. Ha un tic nervoso.

«Sono scesa da poco, infatti. Avevo voglia di prendere una boccata d’aria».

«Avrebbe potuto rimanere sotto il portico», le fa notare Ben, mantenendo un tono di voce calmo. Intanto rimangono all’ombra.

«È vero, ma è da più di due settimane che siamo qui e sono uscita solo tre volte. Ne avevo davvero bisogno».

«Certo. Se domani il tempo sarà ancora bello, potremmo uscire per una passeggiata».

«Buona idea, ma perché non farlo anche oggi pomeriggio?».

«Lo ha già scordato, signorina?», domanda Ben, aprendole la porta per entrare. Vedendo la sua espressione confusa, aggiunge: «Questo pomeriggio arriverà il medico per visitarla».

«Giusto», mormora dispiaciuta, abbassando il capo.

«Andrà tutto bene». Ben le sorride incoraggiante e Kathrin ricambia. Una volta all’interno, si dirige verso le scale. Ben, confuso, si ferma in mezzo all’entrata.

«Mi dispiace ma non ho più appetito. Vorrei riposare». Sale sul primo gradino, appoggiandosi al corrimano, e saluta Ben con un cenno che risponde chinando il busto e la testa. Kathrin sospira pesantemente, salendo al terzo piano. È lì che si trovano le camere degli ospiti, mentre al secondo piano ci sono quelle per i maggiordomi e le cameriere. Kathrin si chiude la porta alle spalle. È da poco più di due settimane che si è trasferita nel Montana. Per lei è stato un gran cambiamento. Apre la finestra dopo essersi sfilata i guanti, e si affaccia per guardare verso le montagne. Continua ad avere la sensazione che possano crollarle addosso. Le vette hanno pendii aspri, ancora bianche per le nevicate dell’inverno, i boschi sono vecchi e pullulanti di animali, le colline hanno qualche ciuffo d’erba verde. Tutto ciò era inimmaginabile per un ragazza di New York, abituata a vedere solo i grattacieli solcare il cielo, le automobili nelle strade e la gente radunarsi nei parchi.  Allontanandosi dalla finestra assapora il fatto di rimanere sola coi suoi pensieri. È da tanto che non le succede durante il giorno. Ben le è sempre stato accanto. Conoscendolo, il suo obbiettivo è sempre stato quello di farla sentire in compagnia.

La stanza è abbastanza grande da contenere un letto matrimoniale con affianco un comodino. Alla destra del letto c’è la parete con la finestra, e vicino a questa è stato sistemato un mobile con uno specchio. Sul lato opposto c’è un grande armadio e una porta che conduce al bagno. Kathrin apre le ante dell’armadio, tirando fuori con fatica quattro valigie per appoggiarle sopra al materasso. Inizia ad appendere dentro all’armadio tutti i vestiti che ha portato con sé. Dal suo arrivo ha tirato fuori solo ciò che intendeva indossare perché aveva ancora una debole speranza di poter tornare presto a casa. Invece dovrà trascorrere qui almeno un mese.

Dentro la terza valigia, sopra agli abiti ci sono dei libri e due cornici in argento. Le prende in mano e le appoggia sopra al comodino, vicino al porta candele. Una contiene una fotografia di sua madre e l’altra di suo padre. Le osserva per qualche secondo. Invece di continuare a disfare le ultime due valigie, va alla ricerca di un foglio di carta e di una penna.

Si siede davanti al mobile con lo specchio, spostando le varie cianfrusaglie per farsi spazio e scrivere. La destinataria è sua madre. Non le ha più scritto dal suo arrivo. La aggiorna su tutto e aggiunge con importanza di riportare al padre il suo nuovo indirizzo. Poi le scrive l’impazienza per il suo arrivo e per quello di Philip. Aggiunge qualche notizia su Ben e alcuni ospiti, dopodiché la imbusta.

Prova dispiacere quando si accorge di non aver mai avuto foto di Philip, il suo fidanzato. Non è sicura se gli piacerà molto qui, quando arriverà. 

Riprende a sistemare le proprie cose e una volta finito si stende sul letto. È ormai metà pomeriggio quando qualcuno bussa. Kathrin si sveglia di soprassalto, guardandosi attorno disorientata. Per un attimo pensa di essere a New York. Ben apre la porta.

«Il dottore è arrivato. Tra cinque minuti salirà per visitarla, ma nel frattempo mi ha chiesto di consegnarle questa». Strizzando velocemente gli occhi le porge una busta.

«Una lettera? Credi che sia mio padre?», chiede, prendendola.

«No, è di sua madre».

«Oh, perfetto. Avrei preferito che ricevesse prima quella che le ho scritto oggi… sarà preoccupata, e a quanto pare dovrò riscrivere la mia».

Ben sorride, facendo un passo indietro e afferrando la maniglia della porta. «Tornerò col dottore».

«Certo, Ben. Grazie mille».

Tutta agitata, Kathrin apre con mani leggermente tremanti la lettera, ansiosa di scoprire se ci sono anche notizie riguardo suo padre. Si ferma a leggere vicino al letto, in piedi. Gli occhi scorrono veloci e il suo sorriso si attenua. Incredula rilegge le prime righe. È senza fiato quando arriva in fondo al foglio e si accorge che ce n’è un altro. La scrittura è diversa, l’ha vista poche volte. Legge avidamente, trovando difficoltoso procedere. Quando i suoi occhi hanno letto anche l’ultima parola, si lascia cadere sul bordo del materasso.

Sente un tremendo vuoto al centro del petto mentre la vista le si sfoca per colpa delle lacrime. Alcune gocciolano sui fogli che tiene in mano. Con un gesto veloce li appallottola, lanciandoli davanti a sé. In preda all’ira si alza di scatto per prendere in mano la cornice con la foto della madre. Senza pensarci, la scaraventa a terra, crepando il vetro. 

Improvvisamente la porta si apre e Kathrin volta la testa di scatto, allarmata. Non ha sentito bussare. Per primo entra Ben, che appena focalizza il viso della ragazza, si arresta.

«Cosa succede?», domanda ad alta voce, preoccupato, gettandosi subito in ginocchio davanti a lei. Il dottore entra silenzioso, osservando la scena.

«Mi hanno abbandonato. Per sempre». 

«Che assurdità!», sbotta Ben.

«No, è la verità. È tutto scritto su carta», Kathrin cerca la lettera appallottolata, prima di prestare attenzione per la prima volta al dottore. «Buon pomeriggio, signore».

«Buon pomeriggio, miss».

«Non è qui per una semplice visita, vero?».

«Dipende dai punti di vista, mia cara», le risponde con gentilezza, avvicinandosi. Comincia a frugare nella sua valigetta in pelle.

«È qui per spiegarmi il motivo di tutto questo, l’aveva lei quella lettera».

«Molto attenta», mormora, aprendo un foglio di carta ripiegato. «È stata spedita a me, insieme a questa, nel quale c’è scritto di consegnarla a lei. Prima di lasciare New York, lei è stata visitata da uno dei medici più in gamba di Manhattan, giusto?».

«Sì».

Kathrin torna con la memoria a qualche settimana fa, quando il pensiero di trasferirsi ancora non la sfiorava. Non c’era bisogno di preoccuparsi tanto. Nonostante le giornate fossero sempre le stesse, lei le affrontava sempre con più fatica, ma a chi non capita di sentirsi un po’ stanchi? Trascorreva la mattina in compagnia di sua madre e il pomeriggio assieme a Philip, facendo lunghe camminate per i parchi e le vie trafficate della città, impiegando però più tempo del solito. La madre insistette per portarla dal medico perché inoltre perdeva peso nonostante mangiasse normalmente. Regolarmente poi soffriva di mal di testa, cosa che mai era successa. Kathrin accettò farsi visitare più per sua madre, che per lei.

Era diventata ormai paranoica e dietro tutto quello Kathrin non aveva dubbi che ci fosse suo fratello Christian. Al pensiero di lui, sdraiato a letto e pallido, Kathrin rabbrividisce, tornando al presente.

«Non ho mai saputo niente dell’opinione del medico. Ha avuto un colloquio privato con mia madre e non mi è stato raccontato niente. Pensavo andasse tutto bene». 

Ben intuisce che questa conversazione non porterà a nulla di buono. Con cautela, si siede vicino alla ragazza, sorridendole leggermente, come per dirle scusa per non aver chiesto il permesso.

«Ebbene, in questa lettera c’è riportata l’analisi. Spero che leggendo possa trovare delle risposte». Gliela porge. Kathrin l’afferra titubante. Ne ha abbastanza di lettere per oggi. Però contiene il motivo per cui sua madre e Philip le hanno scritto quelle cose. Comincia a leggere attentamente, facendo delle lunghe pause per assimilare appieno ogni frase. Quando è giunta all’ultima parola, il suo labbro trema e un’ultima lacrima le sgorga dagli occhi verdi arrossati. 

«Non sa quanto sono dispiaciuto. Le sono vicino». 

Una stretta di mano salda e dopo un saluto anche a Ben il dottore esce.

«Vuole che la lasci sola per qualche minuto, signorina?».

«Sì, grazie Ben». Lo osserva mentre si alza. «Ah, prendi questa. Anche tu, hai il diritto di sapere».

«Come desidera. Prima di andare però, volevo ricordarle una cosa. Lei non è stata abbandonata. Non da tutti. Si ricordi che io non l’abbandonerò mai». E sorridendo mesto, si chiude la porta alle spalle.

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
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    Commenti

    1. Micol Fusca

      Ciao Linda, avevo letto l’episodio appena pubblicato poi è sfuggito dalla mia attenzione. Per fortuna l’ho ritrovato all’interno delle notifiche 😀
      La tua serie continua a piacermi molto, soprattutto per la coerenza all’epoca in cui è stata ambientata. Quella di Kathrin può sembrare una storia di appendice, purtroppo è fin troppo veritiera se si pensa a quanto accadeva. Le figlie venivano considerate alla stregua di una proprietà, “utili” nel conseguire un matrimonio favorevole per la famiglia di origine. Quando questa loro “utilità” cessava, spesso veniva trovata loro altra collocazione. Immagino che la tua protagonista soffra di una patologia seria e aspetto i prossimi episodi per saperne di più. Incrocio le dita per lei e spero che il futuro non le riservi una fine tragica.

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Micol! Mi fa molto piacere! È stata una delle prove più insidiose scegliere un periodo storico così preciso e stare attenta a non incappare in piccoli errori dovuti al fatto di lasciarsi andare con le descrizioni dimenticandosi effettivamente cosa c’era o non c’era… ho dovuto fare un po’ di ricerche a riguardo! E sicuramente mi sarà sfuggito qualcosa 😅 Se mai ti accorgessi di qualche incongruenza fammi sapere! Provvederò a correggere e rivedere le mie fonti 😀
        Son contenta che continui a stuzzicarti la curiosità e non vedo l’ora di rivelarti altri particolari 🙂 Alla prossima!

    2. Linda Minati Post author

      Ciao Antonino! Poco alla volta si aggiungeranno sempre dettagli in più e così potrai verificare se le tue impressioni sono giuste 😀 spero il tutto continui a incuriosirti! Alla prossima 😀

    3. Antonino Trovato

      Ciao Linda, hai dedicato questo episodio alla figura di Kathrin, eppure lasci intravedere che c’è ancora molto da dire su questo personaggio, su cosa l’affligge e persino sulla sua famiglia. E poi hai accennato al fratello, Christian, anche lui afflitto da qualcosa, e mi incuriosisce la forte empatia provata da Kat, tanto forse da fare ammalare persino lei, o comunque da dare in lei tale convinzione. Ci sono dei segreti? Chissà… sono piacevolmente curioso di saperne di più, di continuare ad immergermi nelle tue descrizioni e soprattutto di capire come si evolveranno i possibili intrecci con gli altri protagonisti! Un saluto, alla prossima😁😁😁!