La Bambola impaurita è “eccitata”

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".


La stanza “operatoria” è stretta. Una luce grigia mi colora d’indefinite tonalità ferme. Il chirurgo è eccessivamente abbronzato; i dottori hanno sempre un colorito “vacanziero” che poco si addice a un contesto fatto di caos quieto e soffocante. Gli ospedali sono un po’ un villaggio turistico: un buffet di fogli timbrati e di destini messi in pausa, come quando si è in vacanza. Mi fanno sdraiare su un lettino molto più vecchio di me… invidio la longevità di quei tondini di ferro, immobili e sicuri. Scopro la pancia. L’infermiera è davvero gentile, il dottore è burbero e mi ricorda un professore di Critica Letteraria per cui cambiai esame. Adesso ho una laurea… e un foglio con sopra un timbro e una sentenza scritta di fretta.

Il dottore fa un cerchio sul mio ventre, dove ancora è presente la cicatrice del vecchio intervento: quello che rivelò che ci voleva un taglio più netto, profondo… come una sacca da cui togliere qualcosa di cui non sapevo immaginare la forma. Da quel cerchietto inizia a uscire qualche goccia di sangue, stanno tastando non capisco cosa… ancora non mi anestetizzano e mi sembra di far parte di un rito pagano dai risvolti inquietanti di dolore, brivido, forti sensazioni quasi piacevoli… nella loro incontrollabile ritualità certa e priva di esitazioni. Appena sento l’ago ripenso al cuoricino che ancora brilla nella mia borsa, gettata in un angolo, in terra, tra un ciuffo di polvere e un capello biondo, non mio. La strana sensazione della lama che ti vìola senza provocare dolore. Ti senti penetrata, scoperta e abbandonata come se stessi amando per la prima volta: lì senza sapere cosa sarebbe accaduto dopo. Mi sento svenire e il dottore che si lamenta dell’infermiere appena entrato, e uscito, mi distrae. L’infermiere appariva mellifluo e subdolo; e sentir parlare di quel comportamento mi porta a una normalità assai benvenuta in questo momento assurdo. Se lo supererò… non sarò più la stessa: avrò un pezzo in meno e un ornamento sul ventre che mi renderà diversa… unica.

Dopo neanche un quarto d’ora esco come una furia con un bendaggio così grande da avvolgermi come un piccolo sudario. Torno dagli accompagnatori… e non ho certo voglia di parlare. Guardo dalla finestra il sole ormai alto. Mi sento vuota e piena. Un foglio bianco con poche righe tra qualche settimana mi dirà cosa avevo dentro, addosso, intorno.

I dossi per strada mi fanno saltare e urlare dal dolore. Più passa il tempo e più cresce la nausea e il male sordo che mi prende a cinghiate sulla pelle.

Tornata a casa accendo una sigaretta. Apro la borsa e mi ricordo del cuoricino illuminato… lo tocco e vedo una faccia carina: occhi castani e profondi, capelli fino alle spalle mossi e spettinati. Quel sorriso ammiccante mi chiede come sto. Cosa rispondere con un taglio cesareo che ha fatto nascere una nuova me, forse non sono neanche più quella che ha ricevuto il messaggio, il cuoricino, tre ore prima.

Quella faccia mi piace, ha qualcosa di sensuale e dispettoso. Mi piacciono le facce fastidiose e ammiccanti… la mia è così? Chissà. Allo specchio guardo il trucco che ha retto perfettamente. Mi vedo bella e viva… io mi prenderò ancora tempo… io mi prenderò quei capelli spettinati dai riflessi color sciroppo per la tosse.

Devo medicare la ferita. Ho paura di cadere come un frutto poco maturo e mezzo marcio. Tolgo piano piano i diecimila cerotti che ho attaccati addosso. Uno schizzo di sangue macchia il comò bianco della camera che i miei genitori comprarono quando si sono sposati. Non vedo l’ora di bermi un liquore così aggressivo da bruciarmi dal di dentro fino alla pancia. Fino al sangue… fino al filo nero che mi fa apparire come una bambola di un metro e sessanta. Con gli occhi dipinti di nero e i ricci impigliati nella spuma…. una bambola punk con ferite da guerra; e il rossetto sbafato, purtroppo non dal viso dispettoso che ancora mi chiama da un cuoricino impaziente… accelerato, eccitato… come me. Ho paura; ho azzerato ogni cosa, mi manca un pezzo e non ho un “piano”… sono disperata… e LIBERA.

Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".


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Discussioni

  1. Son veramente stupito e ammirato dal livello di questo brano, un turbine di violenza, disillusione, speranza e rabbia che stordisce e affascina come un buon liquore così aggressivo da bruciarti da dentro.

  2. Wow, rinnovo osservazioni del primo episodio ed aggiungo i complimenti per la verità della sceneggiatura e descrizione dei sentimenti. Mi sono rispecchiata nel racconto ed ho sorriso ricordando odori, monitor e sensazioni. Complimenti

  3. Anche questo secondo episodio è di una bellezza straordinaria, riletto più di una volta. Riesci a trasmettere ogni singola sensazione, tanto da far ridere con la descrizione dei medici e infermieri, ma anche far riflettere sulle problematiche post operatorie che possono far smarrire il nostro io. Al tempo stesso però è ben presente il fremito di affrontare la vita di un cambiamento imposto dal destino, una paura che però è piena di speranza… complimenti davvero per le emozioni che fai provare…

  4. Confermo quanto scritto nel precedente episodio… qua c’è tanto stile. Questo secondo episodio è stato capace di strapparmi dei sorrisi… troncati al tempo stesso da un dramma sempre più vivo, crescente, incalzante. Un grazie per averci regalato questa serie! 🙂 Proseguo!

  5. L’episodio si divide in due parti; la prima quasi comica, lascia spazio a una seconda più introspettiva, decisamente più oscura.
    A parte la qualità, in un’opera è soprattutto lo stile a fare la differenza…e lo stile a te non manca.?

  6. La storia prosegue sul filo sottile del dualismo, di una cura del male, di un male in grado di guarire e farci rinascere. Le atmosfere ospedaliere sono ben evocate in questo episodio così come l’aspetto caricaturale di certi medici. Aspetto nuovo episodio.

  7. Sono frastornata, in un certo verso mi è sembrato di rivivere alcuni episodi della mia vita.Sai interpretare in modo magistrale come ci sente in certe situazioni.Unica e empatica.

  8. Molto intenso anche questo episodio. Interessante la personalità della protagonista e il modo in cui reagisce. È uno dei modi possibili, ma non necessariamente ovvio. La storia si fa interessante. Complimenti.

    1. Sì “lei” reagisce secondo stimoli così apparentemente “normali”, in un momomento molto poco normale. Infatti poi…
      Beh si vedrà.
      Onorata del tuo commento.
      A presto per rincontrarci.

  9. Ciao Francesca, i tuoi racconti riescono a smuovere qualcosa dentro di me. Qualcosa che sei in grado di descrivere alla perfezione, come lo sdoppiamento (quasi un’esperienza extracorporea) in cui ci si guarda con gli occhi di un estraneo cercandosi eppure no. In alcuni momenti la malattia è solitudine ( non perché gli altri sono assenti) perché è una bestiaccia che alla fine devi gestire tu. Ecco allora che ci si estranea e entra in gioco un’ironia nera che permette di allontanarsi da quanto “è”. Come vedi, se molto più brava a descrivere certe sensazioni di quanto sia io.

    1. Micol si vede che hai una sensibilità da “scrittrice” e hai colto molto bene ciò che sta accadendo e ciò che ho “apparecchiato”, e come.
      Ti ringrazio di cuore. Ho visto che anche tu hai scritto cose molto interessanti, ma devo avere il giusto tempo per gustarle… purtroppo sono sempre di corsa. Anche perché vago, ancora, tra un medico e l’altro ahhhahaha ma per altre ragioni.
      Un abbraccio