La biblioteca notturna- 5

Serie: Resto a leggere in stazione

Provo a scrivere di me stesso, perché al momento non so cos’ altro fare per comprendermi.

Spero che almeno queste righe mi capiscano e seppur non ci credo molto, vorrei trovarne all’interno la soluzione.

Credo che scrivere mi sarà utile, i miei pensieri variano spesso in base allo stato d’animo che mi inghiotte. Devo molto più alla rabbia, alla solitudine ed alla noia che a tutti i volti pronti a dispensar consigli e soluzioni.

Scrivo queste righe combinando questi stati d’animo, ma cercherò di analizzarli singolarmente perché, quando si accavallano, non riesco a gestirli, e gestirmi.

La noia è terribile, opprimente, lenta e dolorosa. Porta via più tempo di ogni altro impegno e mi occupa più di ogni preoccupazione. Ormai la noia per me è come una droga, la odio ma non so farne a meno: mi dà qualcosa da incolpare, mi da tempo per pensare, per odiarmi e cambiare idea, abiurare tutto ciò che provo in ogni momento e lasciare andare pensieri maturati nel giro di ore per noia, mi dà sollievo. Sfuggire dalla noia è una parte fondamentale della stessa, è un vuoto infinito che riempio con briciole, è ridicolo.

La noia mi costa molto, ma mi dà spazio, decisamente troppo.

Credo che tra tutti la noia sia la più crudele, ed è per questo che tutti la evitano.

Quando si parla di grandi storie si evita sempre la noia, si parla di gesta e di imprese, di avvenimenti più o meno rilevanti ma la noia giace tra una riga e l’altra riempendo quel vuoto visibile solo a chi, gentilmente, la reputa una compagna di vita.

La noia mi fa amare il passato, quando ci si rifugia tra i ricordi non si considera la noia, pochi fatti avvenuti di quando in quando incidono molto più la memoria che un anno di noia.

Quando viaggio indietro con la mente non ricordo la noia, anche se so bene che è sempre stata li.

Per questo sono convinto che ieri fosse un giorno decisamente migliore di oggi: so bene cosa ho mangiato, quanto ho riso e quanto ho pianto, cosa ho fatto quando mi sono svegliato e con che volto sono andato a dormire, ma della noia non restano tracce.

Non vive nel passato e non è mai contemplata nel futuro, la noia divora il presente, attimo per attimo.

Sto scrivendo queste righe senza rileggerle, non voglio farlo, mi sto solo sfogando. Non mi interessa della grammatica o della sintassi, ho solo bisogno di qualcuno che mi capisca senza ricordarmi quando faccio pena, che è quello che sto pensando in questo momento.

Molte persone si credono brillanti ma sono estremamente noiose, anch’io sono convinto di essere brillante, e sono certo di essere noioso. Ricordo l’ultima volta che una persona mi ha sorpreso, che mi ha fatto uscire dalla noia, è stato molti anni fa, adesso odio quella persona.

Attorno a me tutti dicono e fanno cose scontate, non c’ è assolutamente nulla.

Nessuno capisce se non parli e, per la maggior parte, nessuno capisce anche se parli. Le risposte sono sempre uguali, nessuno prova a capire, analizzare, nessuno resta in silenzio. Non riesco a capirlo. Non riesco a capire come sia possibile che passo così tanti pensieri a riflettere sul perché o su una soluzione mentre tutti intorno a me hanno una risposta adatta ad ogni mio problema nel momento esatto in cui ne esplico un primo accenno.

Nessuno ha risposte, o soluzioni, tutti hanno solo bisogno di avere la risposta giusta, di sapere cosa dire, di non rimanere in silenzio, ognuno ha bisogno di essere considerata una brava persona che ascolta e risponde ma quelle risposte servono soltanto a convincersi che si è fatto qualcosa mentre ognuno sta fermo perché la realtà è che a nessuno importa degli altri, nemmeno a me.

La solitudine non va confusa con la noia, molte volte le due cose vengono appaiate dato che quando ci si annoia ci si accorge di esser soli, ma sono due cose ben diverse. Non sono il primo a dirlo e non c’è bisogno che lo dica ma chiaramente la solitudine non è uno stato fisico, sono spesso solo in mezzo ad un sacco di gente.

Si può parlare ma nessuno ascolta, si può tacere e nessuno ascolta, si può soffrire in mezzo a talmente tanta gente da soffocarti ma nessuno ascolta. Restano tutti lì con la loro inutile presenza a lasciarmi solo.

Nel passato anche la solitudine sembra migliore, perché si è sempre in compagnia della noia e quindi, preferiamo gettarli via assieme. Ovviamente ci ricordiamo dei momenti brutti, delle lacrime e degli sfoghi, ma pensando al passato sembrano solo delle banalità, perché le abbiamo superate, adesso noi siamo andati avanti. É brutto essere incompresi, ci si pone fin troppe domande.

So bene perché sono solo, ma mi chiedo, durante la noia, è giusto così?

É giusto restare soli per scelta? La scelta di non accontentarsi della mediocrità, di non accettare amore di seconda mano, di non ridere per cose non divertenti.

Ogni tanto provo a comunicare, mi rendo patetico e lascio trasparire la sofferenza che solitamente tengo chiusa dentro me, sperando che qualcuno la colga, che qualcuno se ne importi.

Nulla cambia.

É decisamente l’urlo silenzioso più forte che io passa fare ma nessuno ascolta.

Ci piace leggere nelle storie, durante i momenti peggiori, l’arrivo di qualcuno, nel posto giusto e al momento giusto, mentre versiamo le lacrime più pesanti, a dirci ciò di cui abbiamo più bisogno, ma questo non capita e resto pateticamente a piangere in solitudine.

Scrivere mi fa sfogare, queste righe sono bastate a placare la rabbia che mi ha spinto a cominciare, avrei molto da dire sulla solitudine, ma in questo momento non riesco.

Tuttavia non credo ce ne sia bisogno, chi come me la conosce bene non ha bisogno di qualcuno che gli descriva la più costante compagna della propria vita, per tutti gli altri non basterebbero le migliori parole per capire veramente.

Ma la solitudine non sarebbe cosi dolorosa se non fosse per la rabbia, questa rabbia continua che mi porto addosso. Inizialmente ero arrabbiato con molte più cose, le persone, la famiglia, lo stato attuale delle cose che mi impedisce di fare un passo in più.

Ma più a fondo ci penso e più ogni pensiero torna da me, e mi accorgo di essere la fonte principale della mia rabbia, ma non so curarmi, non riesco a sfuggire da ciò che sono.

Ho paura di fallire, ho paura di ricadere nella mediocrità che tanto odio, da cui tanto voglio sfuggire. Cosi comincio grandi progetti, prendo decisioni e intraprendo percorsi che smetto di percorrere a metà strada, o molto prima.

Questo condiziona ogni aspetto della mia vita, ma non lo faccio appositamente, mi rendo conto di aver distrutto qualcosa solo quando i frammenti mi feriscono.

Brandelli di speranza, la speranza che non sia io il problema, svaniscono volta dopo volta, sotto ogni coccio di delusione che mi colpisce.

Volevo scrivere un libro, ho cominciato, mi rendeva felice. Quando mi impegno in qualcosa sono molto felice, guadagno autostima e voglia di fare, mi convinco di poter cambiare le cose e che in un modo o nell’altro riuscirò nel mio intento.

Resto lì, in balia di questo flusso di pensieri a farmi coccolare dai progetti futuri che ogni neo progetto mi fa sognare, le implicazioni, la fatica e i successi, i sorrisi e la gioia, la mia.

Torno nella realtà ed ogni volta l’impatto è sempre più faticoso da contrastare.

Ho ignorato il mio libro per un bel po’ di tempo, nella mia mente è sempre rimasto un bel progetto ma l’ho rimandato così tanto da cominciare ad odiarlo. Ho provato a riordinarne gli appunti ma ho mollato anche quello. Anche andare all’università mi rendeva felice, come fare esercizio fisico o contattare una persona a cui volevo bene per risanare i rapporti che ho rovinato. Ho mollato tutto.

Comincio progetti che non finisco, inizio pensieri che non porto avanti, scrivo poesie che nessuno leggerà mai, proprio come questo testo. Mi sto sforzando per scriverlo, arrivato a metà questa mia malattia ha cercato di farmi smettere, per riportarmi alla noia. Non sono parole mie ma è incredibilmente vero: è facile sentirsi grandi di una grandezza latente. Questa frase mi identifica in pieno.

Non sono in grado di risolvere questi miei problemi, ma chiunque tu sia, se stai leggendo, non darmi consigli. Non ho ancora incontrato la persona che possa risolverli, e se credi di essere tu, fammi un favore, solo per questa volta fidati di me, perché ti assicuro che quasi sicuramente ti sbagli.

Serie: Resto a leggere in stazione
  • Episodio 1: Resto a leggere in stazione- intro
  • Episodio 2: La biblioteca notturna-1
  • Episodio 3: La biblioteca notturna-2
  • Episodio 4: La biblioteca notturna-3
  • Episodio 5: La biblioteca notturna-4
  • Episodio 6: La biblioteca notturna- 5
  • Episodio 7: Era un mercoledì… e pioveva
  • Episodio 8: Era un mercoledì… e pioveva-2
  • Episodio 9: Era un mercoledì… e pioveva-3
  • Episodio 10: Era un mercoledì… e pioveva-4
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore, Narrativa

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    Discussioni

    1. Scrivo con la più viva intenzione di non dare consigli, come tu stesso hai consigliato. Non che mi senta meritevole della capacità di darli ma magari consigliare qualcuno ti innalza in un posto in cui è facile sentirsi capaci di comprendere. Il sentimento della noia è il mio più grande compagno di vita e nonostante lo si cerchi di accantonare nello spazietto della mente dedicato a tutto ciò che viene etichettato come negativo, conviviamo insieme tra un’ora e l’altra della giornata. Le fa piacere che tu le abbia dedicato uno spazio nelle tue pagine.
      Grazie per avermi donato uno specchio in cui rivedermi per pochi minuti di questa malinconica domenica.

      1. Scrivo per passione, scrivo per noia e scrivo per sfogarmi quando non mi resta altro da fare e le parole cominciano a scorrere nella mia mente e la scrittura diventa un meccanismo automatico che scivola sulla carta indipendentemente dalla mia volontà. Indipendentemente dalla mia abilità di scrittura ciò che metto su carta è qualcosa di molto viscerale e riuscire a trasmettere a qualcuno ciò che sento mi emoziona come ben poche cose. Grazie di esserti aperta e avermi concesso questo piccolo spiraglio di te.