La cena – 2

Serie: L'eredità di Giacomo


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Gli amici sono a cena e Jurgen propone di assumere il farmaco

«E non ha nessuna conseguenza sui neonati, neanche nello sviluppo?»

Si cominciava a percepire, nella voce di Marisa, il desiderio di sperare ancora.

«Nessuna conseguenza negativa, solo miglioramenti. L’assunzione allarga i benefici alla progenie futura, aumentando le difese immunitarie e azzerando i rischi derivanti dalle varie malattie infantili.»

«È un abominio che questo farmaco non venga reso disponibile per mero interesse economico.» Esclamò Marta con impeto.

«Condivido il tuo pensiero. Ricercatori e medici, che hanno certezza della sua validità, spingono perché venga distribuito da subito, quantomeno agli ospedali pediatrici. L’unico ostacolo sono le case farmaceutiche che corrompono colleghi e politici al fine di bloccare l’approvazione da parte degli organi competenti. Sono terrorizzate dall’idea che un prodotto non coperto da brevetti possa vanificare la loro corsa al profitto, ma dovranno prendere atto della realtà e collaborare, con le loro strutture, per una produzione massiccia. Il prezzo del prodotto, stabilito dal OMS, non dovrà lasciare margini di dubbio su possibili speculazioni. Mi auguro che questa odiosa disputa dimostri al mondo che ha più valore il giuramento di Ippocrate del cinico capitalismo.»

Piero, vedendo la speranza rendere ancora più bello il viso di Marisa, accantonò le sue perplessità. Prese la mano della moglie e parlò con una dolcezza che aveva radici in anni di delusioni e lacrime.

«Siamo stati nelle migliori cliniche, tante italiane e qualcuna straniera, ottenendone solo responsi negativi. Anni tristi in cui ci sosteneva solo il nostro amore. Disperati ci siamo rivolti perfino a un ciarlatano venerato da molti come un santo: prometteva miracoli, ma ci ha fatto sentire, alla fine, solo più stupidi e più poveri.» Guardò Jurgen «Sono certo che un prodigio lo hai già fatto: gli occhi di Marisa si erano spenti e le tue parole li hanno resi vivi e azzurri come quando aveva vent’anni. Sono felice di rivederla così, anche se fosse solo per questa sera. Ti sono grato e accetto con serenità il dono che ci fai.»

Le sue parole, pacate e sincere, commossero tutti.

Jűrgen, senza molte cerimonie, aprì la boccetta e Marisa fu la prima ad allungare il braccio, Piero controllò il contenuto del suo calice e, accertato che fosse acqua, fece altrettanto. Il dottore versò una sola goccia nei loro bicchieri e nel suo caffè. Ci guardò, invitandoci a imitarli e io non esitai mentre Marta mostrava titubanza. Jűrgen le sorrise e questo bastò a convincerla: chiuse gli occhi e bevve.

«Fra una decina di giorni avrai certezza di aver fatto bene.» le disse, poi si rivolse a tutti: «Tanti piccoli fastidi spariranno e godrete di un benessere fisico che si rifletterà sul vostro umore, sarete meno nervosi e più ben disposti con tutti. E non è una droga, è solo la natura che, sollecitata, opera come sa.»

«Tu lo hai già preso questo farmaco?» gli chiese Piero.

«Si, nove anni fa,» rispose Jűrgen «e berlo ora con voi è solo simbolico, nulla aggiunge e nulla toglie a quanto ha già fatto, e sta facendo, per le mie vecchie cellule.»

«Ma, scusa la mia curiosità,» lo interrogò Piero «nel caso in cui una persona fosse afflitta da patologie che si trascinano da anni, tipo un tumore con metastasi, un cuore debilitato da infarti o un corpo segnato da distrofie progressive, cosa può fare il farmaco?»

«Volutamente non ho parlato di miracoli, non li può fare. Nei casi gravi e nelle persone anziane la malattia resta irreversibile e questa medicina può solo dare un aiuto, rallentandone la progressione e diminuendo il dolore. L’azione sulla psiche, inoltre, placa angoscia e paura concedendo un fine vita più sopportabile e dignitoso.» Jűrgen, si rivolse a me: «Posso parlare di tuo padre?»

«Certo, non c’è nulla che nasconderei alle persone di questo tavolo.» Mentre dicevo queste parole mi vergognai un po’.

«A Giacomo, il padre di Thomas, circa cinque anni fa, venne diagnosticato un tumore al fegato con metastasi estese ad altri organi. Gli prospettarono un anno di vita, soggetto ad almeno un ciclo di chemioterapia. Entrò in depressione, si chiuse in se stesso e non disse nulla a nessuno. Aveva molte cose da sistemare prima di andarsene, soprattutto era preoccupato per il futuro di suo figlio. Un giorno, finalmente, si sfogò con me e io non esitai a proporgli il farmaco. Non posso farlo con tutti, ma Giacomo, anche se ci siamo conosciuti in tarda età, è stato uno dei miei migliori amici.» si fermò un attimo, poi riprese rivolgendosi a Piero e Marisa «Voi, la prima volta che sono venuto in valle, nove anni fa, non avevate ancora acquistato l’albergo, però, quattro anni fa, quando sono tornato c’eravate, sbaglio?»

«No, non sbagli.» confermò Piero «Marisa, sempre in cucina, non vi avrà neanche visti, ma io mi ricordo. Il signor Brentari saliva in valle solo a maggio e, in quel mese senza turisti, era uno dei pochi clienti fissi. Occupava, per abitudine, il tavolo piccolo vicino alla finestra. Era sempre solo ed era palese l’ombra di malinconia che lo opprimeva. Fui sorpreso quando lo vidi in compagnia e mi fece piacere vederlo sorridente. Da quello che ricordo ti sei fermato almeno due settimane.»

«Quasi tre, e ho fatto fatica ad andarmene, ma, a quei tempi, il lavoro all’università era pressante. Comunque, tornando a Giacomo, il farmaco lo ha aiutato molto, dandogli la lucidità necessaria per ideare e pianificare quella trama che avrebbe condotto Thomas qua in valle. Era certo che sarebbe stato un bene per suo figlio e, con mio stupore, è andata proprio così. Giacomo, anziché un anno, è riuscito a viverne più di quattro in discrete condizioni. Credo di non dovervi dire altro.»

«Jűrgen, ho pianto per troppo tempo e tu mi hai dato una speranza a cui voglio aggrapparmi. Sarò di facile suggestione, ma ci credo e ti ringrazio.» Con queste parole Marisa si alzò da tavola congedandosi da noi . Abbracciò Marta raccomandandole di tornare presto, salutò tutti e portò la sua commozione a dormire.

Anche noi, salutato Piero, impaziente di raggiungere la moglie, ci avviammo verso casa, Marta al centro ci teneva per mano entrambi.

Il cielo stellato era sereno e sgombro di nubi, come il mio animo.

Continua...

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Discussioni

  1. Sarebbe facile dire che ‘sarebbe bello se…’ Però voglio comunque dirlo. Sarebbe davvero bello se qualcosa poitesse alleviare il peso che troppe volte portiamo nei nostri cuori, se qualcosa potrebbe ‘aggiustare’ ciò che non funziona nel nostro corpo. Penso che sia comunque bello anche solo il pensarlo.