La condizione delle certezze 

Serie: Fino all'ultima paura


Ottobre 2016

Bergamo

Entro dentro al bar deciso, ho il passo sicuro e nel cuore più nessuna ombra di sentimento, il distintivo addosso aiuta in questo trasferimento di ruoli, lei in un tubino viola scuro sorseggia un cappuccino.

Il caschetto è legato in una coda minuscola, quasi inesistente, la vedo stranamente con un volto stanco, sofferente, lei il cuore deve avercelo ancora agitato.

“Non hai resistito. Sei qui.”

“Il bar del commissariato è questo, sai bene che è una scelta obbligata. Il tuo cliente?”

“Tutto bene, sai anche tu di non avere in mano molto.”

“Te lo ridico Caterina, pedofila, pensaci. Sei una donna. Dovresti capire.”

“Qui sono solo un avvocato, tutti hanno diritto di difesa.”

“Ma prima la dovrebbero avere le vittime.”

“Sei ancora un sentimentale, per questo non può funzionare tra noi.”

Paga anche il mio caffè e se ne va, non l’ho mai vista in ballerine e il suo incedere lento è un passo indeciso di una donna che, ormai ne sono convinto, non ho mai conosciuto da vicino.

Mi sento sollevato, la condizione delle certezze è quella di condannarti in un verdetto incontrovertibile, preferivo saperla fragile e quindi poco lucida, piuttosto che avere la certezza di saperla fredda in modo cosciente.

De Biase mi arriva accanto, anche lui con un volto crucciato e stanco, si vede che non ha dormito e non per motivi piacevoli come i miei.

“È tutto pronto, aspettiamo solo lei.”

“Hai preparato tutte le prove? Notizie della scientifica?”

“Tutto nel tuo ufficio, la prova del DNA dovrebbe arrivare fra una mezz’ora.”

“Troppo, mi tocca tergiversare quando io volevo avere la certezza. Caterina non mi darà tregua.”

Passiamo dal lei al tu io continuazione io e De Biase e adesso che lo guardo sono convinto di quella certezza, so che su di lui posso contare per indagine pulite e oneste.

“Ho passato tutta la notte su quelle foto. Saranno almeno un centinaio di minori, alcuni anche di sotto i sei anni.”

“Ti vedo provato, sicuro che vuoi esserci nell’interrogatorio?”

“Proprio per quello devo sentire cosa dice quello stronzo. Ma se è lui, Ylenia dove sarà? Io penso che ormai l’abbia ammazzata.”

“È quello che penso anche io, la prova del DNA è decisiva, domani devo incontrare la famiglia e ancora non so cosa dire.”

“Via commissario, andiamo, è ora.”

Dentro il bar lasciamo giovani in divisa e con la pistola lucida a impiastricciarsi le mani con la marmellata, in commissariato Ardenzi tenta di emularli, lasciando briciole sparse per tutta la guardiola.

C’è profumo di candeggina e odore di chiuso, la donna delle pulizie ci passa accanto, una molletta sulla testa verde acido e la faccia spenta, nessuno sembra pronto a svolgere il proprio lavoro in questo momento.

Nella sala interrogatori Caterina ha un trucco fresco che prima era sottile e neutro, le labbra prugna richiamano il vestito e lo sguardo, ora severo e invalicabile, inforca occhiali da vista che non saprei dire da quanto tempo porta.

Cristian Batini invece mi guarda inebetito, occhi azzurri piccoli che come direbbe Baglioni, sono come due pezzi di vetro.

“Lei sa perché è qui, vero?”

“No.”

Una voce flebile, che sembra non poter smuovere un fazzoletto, figuriamoci ammazzare qualcuno.

“Allora le rinfresco la memoria.”

Caterina mi guarda muta, sta preparando il suo attacco ma non è ancora il momento.

“Lei è in stato di fermo per la sparizione di Ylenia Latini, 13 anni. Interrogato dal sottoscritto lei ha reagito scappando e puntandomi una pistola addosso. Nel suo furgoncino sono stati trovati oggetti della ragazza, oltre che sul suo corpo. Nel dettaglio, le prove che l’ispettore De Biase le sta mostrando. In ultimo, in un garage di sua proprietà abbiamo rinvenute queste.”

De Biase sparge le foto sul tavolo, un accavallarsi di pelli infantili e inermi che ora vengono violati anche dagli occhi di noi altri.

“Prima che il suo avvocato obbietti, sono state rinvenute con regola mandato. Vuole darci qualche spiegazione?”

“Non sei obbligato a rispondere.”

Caterina ora ha lo sguardo tagliente, io non ci faccio caso.

“Nella sua posizione, spiegarci è una condizione ovvia.”

“Solo foto.”

“Solo foto. Forse sarebbe meglio specificare che tipo di foto sono.”

Gliele sbatto in faccia tutte, ad una ad una, né lui né Caterina si scompongono di quella vista, lato criminale da una parte, quello professionale dall’altro, fin troppo ambigui e attigui per distinguersi fra loro.

De Biase, rimasto in disparte, mi fa un segnale sottile e mi indica il cellulare.

Usciamo insieme, allineati, mentre Caterina e Cristian si avvicinano le labbra come due amanti distaccati.

“È la scientifica, il DNA corrisponde, Batini ha sicuramente usato quel preservativo su Ylenia.”

La condizione delle certezze pone verità scomode che quasi mai si vorrebbero vivere, se il dubbio non lascia esistere, la certezza non lascia altra via di scelta.

Ottobre 2016

Lucca

Mia madre muove le mani come fuochi d’artificio piccoli e larghi, comprendere quello che sta dicendo mi è difficile, forse perché la condizione delle certezze lascia poche vie di fuga a quelle che potremmo definire le nostre salvezze.

Da quanto tempo manco da casa?

Non così tanto.

Eppure adesso la mia vita sembra sgretolarsi pezzo per pezzo, mentre il passatomi è tornato accanto, il presente sembra fuggirmi via, lontano, ribaltando ogni convinzione di vita, ogni promessa legata al proprio destino.

“Mi stai dicendo che stiamo perdendo tutto?”

“Più o meno è così.”

“Ma come è possibile? E papà cosa dice?”

Le fronde degli alberi si appiccicano alle finestre antiche e fuori ottobre sta lasciando il posto a novembre, una folata di vento sembra raggiungerci anche dentro, contro lo stridulo di vetri nei nostri occhi.

“È proprio lui il problema.”

Ho un sussulto improvviso, come quando qualcosa non vorrebbe essere detto, né ammesso.

Da sotto, sul laterale basso della collina, guardo il laboratorio di pietra che lavora, sento l’inchiostro della tipografia appiccarmi addosso e immagino le voci dei dipendenti che si rincorrono tra il rumore della macchine con i rulli potenti, in parte e poco lontano, il piccolo fienile restaurato accoglie la casa editrice, il mio minuto studio a cui ancora chiedo come ho fatto a lasciare vuoto e accanto la scrivania di Giacomo che sarà qualcosa di assente per lungo tempo, ora che mi ritrovo presidente di un’azienda che sembra sull’orlo di fallire e con un ruolo, quella di moglie, anch’esso vacante.

Nella vita avevo già perso tutto, ricordo che chiusa dentro la comunità, continuavo a chiedermi se mai avessi ripreso cognizione di cosa fosse la normalità, adesso che tutto questo è trascorso, non riesco a capire come anche il mio lavoro sia qualcosa sul punto di finire.

“Mamma, ma come è successo?”

“È complicato.”

Poi in un attimo mio padre apre la porta di casa e ride.

“Abbiamo visite.”

Lorenzo, un mazzo grosso di rose gialle e rosse tra le mani tozze, mi saluta con gioia.

“Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna.”

Lui sorride felice e non capisce, ma io lo so che la condizione delle certezze getta un’ombra superflua sulle rose, all’interno di una vita che sembra ormai persa.

Eppure prendo un vaso e ci appoggio dentro i fiori, piano, solo ieri a regalarmi era Giacomo, solo ieri gli avrei voluti da Fabrizio, mentre adesso che sorrido anche io, imbarazzata, vorrei solo che la condizione delle certezze facesse in modo che più nessun uomo potesse dirmi di avermi amata.

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Sono seduto a coccolarli, loro ascoltano piano il mio silenzio, ricordo perfettamente che Zeus, una della prime sere di Beatrice in questa casa, le aveva morso un vestito con le turchesi prendendole un po’ di pelle e lei sorridente e disinvolta, aveva fatto finta di niente e gli aveva portato la mano vicino, in segno di affetto.

Se mai avessi avuto i dubbi iniziali di amarla già così tanto, in quel momento avevo avuto la più totale certezza del sentimento che desideravo ci legasse.

Era così giovane quella sera, così felice, avevo l’impressione che portasse dentro di sé tutto l’impeto genuino di ogni inizio, aveva appena chiuso un contratto con un autore che, a detta sua, poteva essere il nuovo Faletti italiano.

Io annuivo, ma capivo poco, il suo mondo profondo mi spaventava, avevo già paura di non essere abbastanza per lei.

Sul Tablet le notizie delle due ragazzine scomparse si susseguono senza avvenimenti importanti ma solo con resoconti già detti sul momento della sparizione ed io ancora non capisco cosa possa centrare la donna che amo con l’intera indagine. Uno dei dolori più grandi che avrò con Bea sarà questo, non sapere effettivamente il peso delle cose che ha deciso di non dirmi.

La chiave gira nella toppa, sento il suo passo leggero e non sono pronto, la condizione delle certezze comporta anche questo, sapere che da alcune donne non si può scappare, come ora, con mia madre.

Ottobre 2016

Bergamo

Gli ho stretto le manette più che posso mentre Caterina gli promette che non deve preoccuparsi, tra qualche giorno sarà di nuovo libero, ma la condizione delle certezze è anche questo, sapere che prima o poi le tue debolezze ti vengono a incastrare come astute prove schiaccianti del proprio male.

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Serie: Fino all'ultima paura


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Magnifico e serratissimo anche questo episodio. Sembra una fiction televisiva, bravissima Marta, davvero. Mi è piaciuto molto anche il ricorrente accostamento alla condizione delle certezze, un tratto di stile che ha caratterizzato con decisione questa storia. Un noir noir in cui (vista l’autrice) non potevano mancare anche i sentimenti nè i riferimenti (seppur di sfuggita) a Baglioni.