La fanciulla nella fotografia

Serie: Helena Everblue - seconda stagione

Gli uccelli erano giunti da lontano, dai mondi al di là delle acque. Con i loro becchi avevano cominciato a picchettare tra i rifiuti. Incuranti alla puzza, ingurgitavano sporcizia e, di tanto in tanto, qualche viscido verme. Garrivano soddisfatti, grati del lauto pasto. Occhi vacui fissi nel vuoto. Spenti. Specchio opaco di un’intelligenza votata alla mera sopravvivenza.  
In mezzo a quel caos di piume, una giovane fanciulla dalle mani pallide sedeva rannicchiata su se stessa. Lunghi capelli scuri che il crespo di terra e fango aveva reso stopposi, ruvidi. Aveva avuto una famiglia, un tempo. Un padre e una madre che le rimboccavano le coperte. Li aveva avuti, ma di quel passato non restava che una fotografia; un’immagine che la fanciulla osservava con iridi asciutte, prive del conforto di una lacrima. Il pianto aveva rigato le sue guance fino a farla scivolare in una sorta di arida rassegnazione. Era sola; le era servito del tempo prima di mettere in luce quella semplice verità ma adesso ogni cosa appariva chiara alla sua mente. Nonostante tutto, proprio come gli uccelli, faceva quel che era nelle sue piccole capacità per sopravvivere.

Il giovane uomo che si fermò a osservarla aveva spalle larghe e un viso dai lineamenti squadrati. 
Tossì, facendola trasalire.

«Perdonami bambinella, non era mia intenzione spaventarti.»

La fanciulla squadrò il nuovo arrivato da capo a piedi. Si ricompose. Tornò a piegare le spalle nelle faccende che l’avevano tenuta occupata fino a quel momento.

«Temevo che fossi l’uomo con la maschera nera.»

«Uomo con la maschera nera?! Magari lo sono. Magari me la sono tolta.»

La fanciulla scosse il capo con una veemenza inaspettata. «No che non lo sei» ribatté. «Tu sei più grasso…no, cioè…volevo dire grosso.»

L’uomo non batté ciglio alle parole della giovanissima donna; si limitò a un’impercettibile alzata di spalle.

«Non ti ho mai visto da queste parti.»

«Sono scappata.»

«Dall’uomo con la maschera?»

La bambina annuì. «Lui non è come te.»

«Non è come me?!»

«È cattivo.»

«Di quelli ce ne stanno un sacco.»

«Tu sei diverso. Sei buono.»

«E come fai a saperlo? Mi conosci forse?» Le labbra dell’uomo si piegarono nell’ombra fuggente di un sorriso. «Potrei essere un ladro, un assassino, o magari qualcosa di peggio! Un uomo buono? No bambinella, potrei essere molte cose ma buono non credo proprio.»

«Io sento nella tua voce quello che sei» ribatté la fanciulla. «Le parole possono mentire ma la voce sa dire solo la verità. Se sei capace ad ascoltare.»

Avvolti dai rifiuti bruciati dal sole, i due umani parevano un’improbabile coppia. L’uno ritto su gambe massicce, l’altra con il volto perennemente chinato. Gli uccelli non si curavano di loro; saltellavano e beccavano; beccavano e saltellavano. 

Catturato dallo scambio di battute che si era venuto a instaurare, l’uomo aveva quasi dimenticato il motivo che lo aveva spinto ad avvicinarsi alla bambina. Gli sovvenne all’ improvviso, come il guizzo di un lampo.

«Quella strana cosa che tieni tra le mani,» le sussurrò quasi si trovasse in imbarazzo, «vorrei capire cosa è.»

La fanciulla sollevò il viso. I suoi occhi incontrano quelli dell’uomo. Le cigolanti ruote del destino avevano cominciato a girare e nulla più avrebbe potuto fermarle.

«Questa dici? Una piccola fotografia che tengo sempre con me.» Deglutì un grumo di saliva, forse per soffocare un singhiozzo. «Me l’aveva scattata il mio papà.»

«Una che?»

Le palpebre della fanciulla si aggrottarono in un’espressione diffidente. «Una fotografia! Tutti sanno cos’è una fotografia.»

«Forse nella zona alta, ma non qui. Io non ho mai visto niente di simile.»

La giovane cominciò a domandarsi se non avesse sbagliato nel giudicare quell’uomo; forse non era un uomo buono, ma un uomo strano. Comunque da preferirsi a uno cattivo.

«Questa non è la zona alta?» La fanciulla stentava a credere di essersi spinta tanto lontano.

«No bambinella, qui siamo a sud. La città bassa. Lo capisci che non è un posto per te, vero?»

Lei conosceva benissimo le strane storie che si raccontavano a riguardo della città bassa. Si diceva che i bambini non arrivassero a superare i tredici anni. Forse non erano altro che fandonie per tenere buoni i più piccoli: “Fai il bravo o ti porto nella bassa”, ma chi poteva esserne certo. Fatto sta che nessuno aveva più avuto il coraggio di sfornare figli. La città bassa era simile a un morto che cammina; un giorno avrebbe esalato l’ultimo respiro. 
A differenza di quel che si potrebbe credere, quei pensieri non affossarono la fanciulla in un’amara oscurità, bensì appiccarono un minuscolo barlume di speranza nei suoi occhi. L’uomo con la maschera nera non sarebbe mai andato a cercarla lì.

«Tu vivi da queste parti?»

L’uomo le rispose senza nascondere una punta di orgoglio, «Da sempre! Gestisco il banco dei merluzzi giù al mercato ittico.»

Con un balzo inaspettato, la bambina si alzò in piedi; era esile. Le gambette tremanti pareva facessero una fatica immane nel sostenere quel peso irrisorio.

«Portami con te, posso lavorare! Non voglio gialli, solo qualcosa da mettere sotto i denti e un tetto per la notte.» A sottolineare quelle parole, dal basso ventre giunse un borbottio sommesso.

«Nessun bambino nella zona bassa di Newcity, mi dispiace. Torna dai tuoi genitori.»

«Non è rimasto nessuno ad aspettarmi. Tutti morti.»

«L’uomo con la maschera nera?»

La fanciulla annuì.

«Mi dispiace, ma le cose non cambiano.»

La fanciulla sollevò il braccio destro; l’ultimo ramo di un piccolo arbusto che va alla ricerca della luce. Nella mano stringeva un barlume di speranza: la fotografia.

«Ti piace, vero? È tua, te la regalo. Devi solo portarmi con te.»

Anche l’uomo allungò il suo braccio destro. Afferrata la fotografia tra l’indice e il pollice, la avvicinò agli occhi per osservarla meglio. Titubante, quasi avesse a che fare con una reliquia.

«Q questa s sei tu» biascicò in bilico tra stupore e incredulità. «Sei dentro la foto…foto…»

«È solo la mia immagine» specificò la fanciulla.

«Non ho mai visto un simile prodigio, si tratta di magia?»

«Assolutamente no. La magia non esiste.»

La giovane lasciò che l’uomo mirasse estasiato quel che teneva tra le mani.

«Appena ti sarai stancato di guardarla, potremo metterci in cammino.»

«Ho detto che non ti porterò con me.»

«Sì che lo farai, l’ho sentito nella tua voce, e la voce non mente.» La fanciulla provò a mettersi sull’attenti. Il risultato non fu certo dei migliori. «Il mio nome è Lhara e da oggi sono al tuo servizio, boss.»

«Boss?!»

«Mi hai detto che gestisci il banco dei merluzzi, quindi sei il boss.»

«Chiamami semplicemente Hugo, è questo il mio nome.»

«Hugo, Hugo» ripeté Lhara tra sé e sé. «Boss Hugo. Sì sì. Mi piace.» Si zittì per un solo istante, quindi aggiunse: «Non vedo l’ora di assaggiare uno dei tuoi pesci; sto morendo di fame.»

Hugo sapeva che stava condannando la fanciulla a morte certa, ma non poteva fare altrimenti. Quella strana fotografia lo aveva stregato. Lhara sembrava conoscere molte cose nonostante la sua giovane età ma su una si sbagliava: la magia esiste…quella nera almeno. Esiste.

Serie: Helena Everblue - seconda stagione
  • Episodio 1: La fanciulla nella fotografia
  • Episodio 2: Maschera nera. Cuore nero
  • Episodio 3: Ombra difettosa
  • Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Horror, Narrativa

    Letture correlate

    Discussioni

    1. Complimenti Dario, un inizio serie davvero ben riuscito: intanto ben scritto, sicuramente curioso e velato da un oscuro mistero. Ah, ma sicuro Hugo boss vendeva pesce e non vestiti? Ahahahahah

    2. Ciao Dario, che bello poter leggere nuovamente Everblue. O meglio… rileggere. Ricordo di aver già letto questo episodio e ricordo anche di averti lasciato a suo tempo un commento chilometrico tipo. Ahahah 🙂 Ritorno a dirti che la sequenza della foto e sublime, così come il gioco del nome: Hugo Boss! Grande! Al prossimo episodio!

      1. Ciao, master! Ritrovare i personaggi di Helena Everblue, per me è stato bellissimo. Spero anche per te.😊

    3. Un prequel, ho riconosciuto sunito Hugo appena è entrato in scena.
      Sono molto contento che questa serie sia ripartita perchè è una delle mie preferite. Devo riconoscere a Dario una grandissima capacità nell’uso delle parole, la tua prosa è veramente valida e anche se ricercata mai ampollosa e rdondante.
      Al prossimo episodio.

      1. Alessandro, la stima è reciproca. Però non esagerare, altrimenti comincio a credemerla sul serio.😅😉

    4. Ciao Dario, ecco il ritorno di Helena, anche se in realtà qui facciamo un bel salto all’indietro per conoscere meglio Lhara, ritrovare Hugo e, certamente, per comprendere qualcosa in più di questa fantomatica Newcity e del mistero che la avvolge. In questo episodio vedo molta crudezza, tuo proverbiale marchio di fabbrica, ma anche una punta di tenerezza mischiata a malinconia! Dove ci porterà la tua follia? Bentornato Dario😉!

      1. Antonino, sei sempre pronto a supportarmi. Per me è un piacere ritornare a Newcity e non vedo l’ora di rivelare il segreto di Helena. Ti sconvolgerà.😅

    5. Ciao Dario, l’idea del prequel è interessante, io ho apprezzato questa scelta narrativa nel cinema e nelle serie tv, è la prima volta che mi capita di vederla in una serie openiana e fa un bell’effetto. Proseguirò volentieri la lettura e ne approfitterò per fare un ripasso della prima stagione!

      1. Ciao Tiziano, sono lieto che la mia idea ti piaccia. Un caro saluto.

    6. “Occhi vacui fissi nel vuoto. Spenti. Specchio opaco di un’intelligenza votata alla mera sopravvivenza.  “
      Questo passaggio mi è piaciuto

      1. Se faccio con comodo va a finire che lo leggo quando andrò in pensione XD

    7. Ciao Dario, finalmente l’atteso ritorno di Hugo Boss… o era Boss Hugo?
      Ho notato le modifiche rispetto alla versione precedente, direi che così l’episodio è pressoché perfetto. Ho amato questa serie fin dal principio e sono felice che tu abbia deciso di riproporla nella sua nuova veste 😉

      1. Carissima Micol, hai ragione, ho apportato piccolissime modifiche che mi sembravano doverose. Grazie per esserci sempre.😊

      1. Ciao Giovanni, proprio così. Tutta la seconda stagione si muoverà su queste coordinate, fino a portarci agli avvenimenti narrati nel decimo episodio. A quel punto, avremo in saccoccia le risposte a molte domande.😉