La Fine?

Serie: La vera storia della morte di Arthur McKenzie

[ATTENZIONE: ULTIMO CAPITOLO DELLA SERIE]

Quando Marco tornò da me con il prossimo capitolo del racconto, non ebbi il coraggio di trascrivere le sue parole per paura di perdere definitivamente la ragione ed esporre voi lettori alla stessa sorte. Visto ciò che è successo al povero inserviente quando ha lasciato la mia stanza, ho la prova che certi avvenimenti non debbano essere veicolati ad altri, per nessuna ragione al mondo. Quando ebbe finito di raccontarmi ciò che Arthur gli aveva trasmesso, Marco, in uno scatto di energia che non pensavo potesse appartenergli, si lanciò fuori dalla porta aggredendo un suo collega che stava ultimando il giro di consegna dei pasti. Questi, sorpreso quanto me dal comportamento del ragazzo, cadde per terra cercando istintivamente di proteggersi il viso. Marco, dopo aver afferrato uno dei coltelli di plastica finiti per terra, fece scempio del suo volto ringhiando ad alta voce frasi sconnesse e cariche di odio atroce. Fu necessaria la forza di altri tre infermieri armati di pesanti bastoni di legno per interrompere il massacro. Io me ne stavo nel mio alloggio, rannicchiato ai piedi del letto ad osservare la scena e irrigidito dalla paura mentre vedevo la schiena di Marco piegarsi in maniera innaturale sotto la forza dei colpi inferti.

Forse per via della mia tempra più forte o forse perché so che una volta finita questa lettera il mio compito su questa terra sarà terminato, credo di poter resistere ancora qualche minuto per concludere di raccontarvi ciò che è successo ad Arthur McKenzie. Non penso che rivedrò mai più Marco e non ho né parenti né tantomeno conoscenti prossimi a cui affidare un compito così ingrato. Dovrò semplicemente sperare che prima o poi qualcuno trovi queste pagine e abbia il coraggio di leggerle, se non di pubblicarle.

La volta seguente che Arthur McKenzie riprese conoscenza fu anche l’ultima che vide quel luogo atroce e nefasto. Non appena ebbe aperto gli occhi, si accorse subito che il formicolio era scomparso. Ancora madido di sudore e incapace di pensieri lucidi, cercò di raggiungere tutte le estremità che pensava gli fossero rimaste. Non riuscì a muovere la testa pesante se non di lato. Inarcò il mento e tutto quello che trovò fu il vuoto. Non riuscì a raggiungere né le braccia né le spalle. Tutto il suo corpo era sparito, cancellato per sempre. Con la coda dell’occhio osservò la fiammella che come al solito recitava la stessa danza, catturata anche lei in quel circolo infinito. Consapevole che provare ad urlare sarebbe stato vano, Arthur si mise a piangere ma man mano che le lacrime sgorgavano dai suoi occhi bruciati dallo sforzo, scomparivano prima di raggiungere gli zigomi.

Purtroppo, Marco non è riuscito a raccontarmi altro ma tanto mi basta per giungere a delle conclusioni che credo definitive ed accettabili.

Ciò che è successo ad Arthur, le modalità con cui il suo corpo è stato e sarà ancora consumato mi fa però sperare che l’avvento non sia prossimo. È stato rinchiuso per lungo tempo, più di quanto io e voi ne abbiamo mai vissuto in una camera isolata da Spazio e Tempo, potrebbero anche essere stati eoni interi. La Realtà, dal canto suo, sta cercando di riprendersi ciò che questi abomini le hanno rubato. Tutto a scapito di Arthur e del prossim…

Serie: La vera storia della morte di Arthur McKenzie
  • Episodio 1: La vera storia della morte di Arthur McKenzie
  • Episodio 2: La ricerca della Verità
  • Episodio 3: Delirio nell’abisso
  • Episodio 4: Pezzi di Realtà
  • Episodio 5: La Fine?
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Che dire, conclusione magistrale di un racconto che non lascia nulla al caso ma molto al mistero, come è giusto che sia. Non posso non notare anche in questo commento finale come sia molto forte l’influenza di Lovecraft; sei riuscito a gestire la tensione in maniera perfetta, ho apprezzato molto la degenerazione mentale del protagonista che si muoveva di pari passo con quella fisica di Arthur. Ottima Serie!

      1. Grazie mille Ale! Ad un certo punto scriverò anche qualcos’altro nello stesso universo (a parte il racconto dello scorso Lab 😉 ).
        È stata la mia prova horror e sono contento che sia stata tanto apprezzata

    2. Horror con sfumature metafisiche, strutturato con sapienza e valorizzato da un finale aperto a diverse interpretazioni. È curioso, in spiaggia, lasciarsi catturare da una storia buia, ma è quello che è successo. Siamo davvero la nostra coscienza? Esistiamo solo nella misura in cui esistiamo anche per gli altri? Tutto ciò stimola alla riflessione e fa vacillare qualche certezza illusoria. Complimenti, bella Serie.

      1. Grazie Tiziano!
        Per me l’horror è questo, come il sci-fi, qualcosa che, oltre a trasportarci in altri mondi, deve rappresentare un momento di riflessione e introspezione, porci davanti a dubbi che altrimenti non avremmo il coraggio di affrontare.
        I finali aperti poi sono quelli che preferisco. Sono il primo a non avere tutte le risposte e voglio dare al lettore la possibilità di costruire la sua storia personale.
        P.s. anche tu hai avuto un bel coraggio a leggere tutta la serie in una volta 😀

    3. Ciao Federico, credo che Marco non poteva fare altro che impazzire, visto il fardello che si portava d’appresso, e rivelare tutto ciò ha solo peggiorato le cose, perché magari nell’oblio del silenzio, avrebbe ritardato la sua follia. La decostruzione di Arthur, e quella che si insinua già nel tuo protagonista non appena investiga, crea un profondo legame tra queste coscienze che subiscono lo stesso destino, l’oblio eterno nell’oscurità più profonda, diventando soltanto ombre lontane dalla realtà. Micol ha ragione, potrebbero esserci varie interpretazioni, ma spero solo che non sia la fine… comunque un horror molto interessante, speriamo solo di non fare la stessa fine, visto che adesso siamo noi i beneficiari di questo testamento?!

      1. Grazie per i commenti Antonino. Il punto è proprio quello che hai sottolineato: scrutando in un abisso del genere, non c’è altra possibilità che rimanerne infettati. Marco è impazzito, il narratore ha fatto la fine (?) che ha fatto e neanche io mi sento tanto bene ultimamente…
        Non ho ancora deciso se proseguire o meno questo filone, quello che è certo però è che non muore ciò che in eterno può attendere e dopo strani eoni anche la morte può morire 😉

    4. Ciao Federico, non riesco a togliermi dalla testa che in realtà sia lo stesso Arthur a raccontarci la sua storia. Questo racconto ha diverse chiavi di interpretazione: dall’horror Lovecraftiano a quello psicologico. Vedo la “decostruzione” di un uomo che sta scomparendo dalla coscienza di se stesso.

      1. Ciao Micol. In effetti, in qualche modo, la voce di Arthur si è insinuata nella testa del nostro narratore come un tarlo. Marco è impazzito per questo e chi ci racconta questo orrore ha (probabilmente) fatto la stessa fine. Difronte all’orrore cosmico, la coscienza umana diventa un unicum inscindibile