La fortuna (non) ti sorride quando meno te l’aspetti

L’auto frenò bruscamente davanti la farmacia, il fischio dei freni e lo stridio delle gomme sull’asfalto attirarono l’attenzione dei passanti.

Un uomo scese velocemente e a grandi passi si diresse verso l’ingresso.

I passanti ripresero a camminare facendo finta di nulla. Tutti tranne uno. L’uomo, accortosi che l’auto fosse incustodita, si avvicinò furtivamente, lanciò un’occhiata fugace verso il quadro d’accensione e non riuscì a identificare la chiave. La sua attenzione venne dunque attirata da una borsa di cuoio, si guardò rapidamente intorno, con un gesto deciso prese la tracolla e iniziò a correre più veloce che poteva.

Raggiunta una certa distanza di sicurezza e per non dare troppo nell’occhio decise di rallentare il passo e provò a darsi un atteggiamento indifferente camminando per un paio di chilometri.

Tenendo stretta a sé la refurtiva, il ladro entrò nel portone di un vecchio palazzo decrepito. Alla base delle scale un paio di tossici intenti a squagliare chissà quale tossina da iniettarsi nelle vene, qualche rampa più sù si sentivano urla confuse dall’interno di un appartamento mentre i mobili venivano distrutti contro le pareti.

Superati altri due pianerottoli, tra prostitute che si lisciavano i capelli masticando gomme americane e bambini sporchi intenti a giocare a biglie, il ladro raggiunse la porta del buco di fogna che osava chiamare appartamento: un monolocale di venti metri quadrati. La scena era pietosa. La polvere si insediava negli angoli accumulandosi in grossi batuffoli di lana bluastra, dalle fessure della tapparella entravano piccoli fasci di luce che finivano la loro corsa dentro il lavandino mettendo in mostra le luride croste delle stoviglie lasciate a marcire impunemente, un piccolo lettino a una piazza con solo il materasso senza ombra di un lenzuolo o di una copertina, vestiti puzzolenti sparsi in giro, bottiglie di superalcolici disseminate sul piccolo tavolo.

Il ladro provò ad accendere la luce dell’appartamento ma non funzionò, non gli era ancora chiaro se fosse dovuto al mancato pagamento delle bollette o al fatto che la lampadina si fosse fulminata, era troppo pigro per le faccende domestiche e per cambiare una stupida lampadina. Infilò una mano nella tasca anteriore dei pantaloni e tirò fuori una piccola lampada portatile a cilindro, l’accese e, sorreggendola con le labbra, iniziò a sciogliere le cinghie della borsa. Una puzza nauseabonda gli pervase le narici. L’uomo chiuse gli occhi e le vie respiratorie, aprì meglio la tracolla e puntò dentro la luce.

Il ladro sgranò gli occhi e la bocca, la lampadina cadde sulle sue gambe e poi rotolò a terra. Le mani tapparono la bocca e, cercando di trattenere i conati di vomito, l’uomo si fiondò nel piccolo bagno, si calò sul water buttando fuori tutto quello che aveva mangiato qualche ora prima.

Tornato davanti alla borsa, guardò dentro e si mise le mani alla testa martoriando la folta chioma riccia.

– E adesso? Cosa faccio? Perché proprio a me? Cosa ho fatto di male? Perché non ho un lavoro normale come tutti? Mannaggiaagiudatraditore!

Le ghiandole surrenali secernevano adrenalina senza fine, il cuore batteva forte e migliaia di scenari possibili viaggiavano rapidi tra le sinapsi dell’uomo.

– Ok, ok, adesso calmati compare. Non è successo nulla. – si ripeteva l’uomo mentre con le mani tremanti cercava di accendere una sigaretta.

L’uomo inspirò profondamente e soffiò fuori il fumo indirizzandolo verso la borsa. Subito dopo si colpì la faccia con uno schiaffo – Sei un idiota! Rischi di lasciare impronte biologiche!

Il ladro cercò di spostare il fumo con grandi bracciate e non calcolando la distanza colpì la borsa facendola rovesciare. Il contenuto cadde sul sudicio pavimento generando un tonfo secco.

– Imbecille! Buono a nulla!

L’uomo prese una delle tante maglie nere sparse per casa e raccolse la mano che era caduta a terra, la poggiò sul tavolo e iniziò a osservarla con meno orrore rispetto a qualche istante prima.

– Andiamo! Coraggio! Non è altro che un pezzo di carne, come quella del supermarket. Ce la puoi fare.

La pelle era bianca e villosa, sull’anulare, la mano, portava una fede. Il ladro, finita di fumare una seconda sigaretta, aiutandosi con la maglietta, fece scivolare l’anello e, con l’aiuto della lampadina, provò a leggere cosa ci fosse scritto dentro. Dopo diversi tentativi riuscì a decifrare: Butch e Anita Cabelpott, 29 febbraio 1996.

– E chi sono questi? Mannaggiaagiudainfame! Devo restituire questa mano, me ne devo sbarazzare, ma come?

Il ladro camminava avanti e indietro nella sua piccola stanza mentre sfumacchiava la terza sigaretta. Di colpo si fermò, mise la mano dentro la borsa e con la tracolla in spalla abbandonò l’appartamento.

Si diresse di corsa verso la farmacia e, con grande stupore, vide che l’auto era ancora parcheggiata dove l’aveva lasciata. Si avvicinò lentamente e raggiunto il veicolo notò che il finestrino era stato chiuso.

– Mannaggiaagiudaimpostore! Che faccio adesso?

– Scusi! Signore dico a lei! – il farmacista si rivolse al ladro da dentro la sua attività – Conosce per caso il proprietario dell’auto?

– Chi io? – chiese il ladro – Perché?

– Quel pover uomo è svenuto mentre faceva la fila, abbiamo chiamato un’ambulanza che lo ha trasportato d’urgenza al General Hospital, qualche minuto dopo ho trovato per terra le chiavi dell’auto e credevo che lei stesse cercando di aprirla.

– Si! Certo che lo conosco, è mio cugino! Sua moglie, cioè mio cugina, nel senso l’uomo è il marito di mia cugina – balbettava il ladro – comunque sia, Anita, questo è il suo nome,  mi ha appena chiamato chiedendomi di cercare la sua auto ma non ero sicuro che fosse questa.

– Si calmi, vuole un bicchiere d’acqua?

– Come faccio a calmarmi? Ha visto pure lei in che condizioni era. Santa misericordia, sono ancora scosso, non ci posso credere …

– In effetti erano brutte quelle ferite d’arma da fuoco, chissà che gli sarà successo. – lo interruppe il farmacista.

– Già – disse semplicemente il ladro.

Il farmacista con un sorriso benevolo porse le chiavi al ladro che le prese ringraziandolo, aprì l’auto e partì velocemente dirigendosi verso l’ospedale.

– Ma guarda in che guaio mi sono andato a cacciare. Senza una mano e sparato, ma che hobby ha la gente.

Dopo diversi minuti l’uomo raggiunse il parcheggio dell’ospedale e si diresse verso il pronto soccorso.

– Salve infermiera, scusi il disturbo ma è arrivato un uomo con diverse ferite d’arma da fuoco, è mio cugino, potrebbe dirmi dove posso trovarlo?

– Veramente non sono tenuta a dare questo tipo di informazioni.

– Infermiera abbia pazienza, è una cosa grave, sono disperato, non so cosa fare, mi aiuti. – il ladro iniziò a piangere per la disperazione, non riusciva più a sopportare quel fardello e non vedeva l’ora di liberarsene, le lacrime scendevano copiose e sincere.

– Vada al terzo piano, segua l’indicazione per le sale operatorie, troverà qualcuno che può aiutarla.

L’uomo voltò le spalle alla giovane donna senza nemmeno ringraziarla e iniziò a correre verso l’ascensore, pigiava freneticamente il bottone incassonato alla parete, uno squillo annunciò l’arrivo dell’ascensore, entrò e attese la salita della cabina metallica. Il viaggio durò pochi secondi, nessuna fermata intermedia, identificò la freccia che indicava la sala operatoria e riprese a correre. L’ingresso del plesso operatorio era presidiato da due poliziotti.

– Salve agenti. Un uomo è stato portato d’urgenza a causa di alcune ferite d’arma da fuoco…

– E lei come lo sa? – chiese con tono sospettoso uno dei due.

– Ero in farmacia quando l’uomo ha perso i sensi, nella fretta i soccorritori non si sono accorti che questa borsa apparteneva a lui e volevo consegnarla.

– Lei ha una vaga idea di chi sia quel uomo? – chiese il secondo agente.

– Onestamente no. – rispose timoroso il ladro.

– Ha mai sentito parlare del collezzionista d’organi?

– Il serial killer, si. – un brivido gli raggelò la schiena.

– Esattamente lui. Mi dia immediatamente quella borsa! Potrebbero esserci delle prove schiaccianti.

Il ladro diede la borsa all’agente, che la poggiò a terra e poi rivolse lo sguardo truce dritto negli occhi dell’uomo.

– Beh? Cosa fai ancora qua? – chiese la seconda guardia.

– Posso andare?

I poizziotti gli lanciarono uno sguardo torvo, il ladro girò i tacchi, si diresse verso le scale e iniziò a scenderle due gradini alla volta, uscito dall’ospedale si mise le mani in tasca e trovò le chiavi dell’auto.

– Imbecille maledetto! Dove hai la testa?

Tornare indietro era troppo rischioso, decise dunque di montare in auto e portarla in un luogo lontano, fece una piccola sosta presso una pompa di benzina dove riempì una tanica da cinque litri, e raggiunse la periferia est della città, parcheggiò in uno stretto vicolo, cosparse l’auto con il liquido infiammabile e gli diede fuoco per cancellare le sue impronte, camminò per alcune centinaia di metri ed entrò in un bar con poca clientela dalle luci affusolate, ordinò una birra americana e prese posto.

Era l’ora del notiziario serale. La notizia di apertura annunciava l’arresto del collezionista di organi e il prosieguo delle indagini, il presunto complice era ancora a piede libero.

Il ladro vide il suo volto, ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’ospedale, propiettato a schermo intero in prima serata.

– Mannaggiaagiudaassassino!

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Commenti

    1. Eliseo Palumbo Post author

      Ciao Cristina, innanzitutto grazie per il tempo dedicatomi, per il resto si, é stato diciamo un racconto veloce, ideato scritto e postato, ma questa non é una giustificazione bensì un mio difetto, devo imparare ancora a frenare i miei impulsi da scrittore e la mia voglia di pubblicare(postare) rileggendo più volte quello che scrivo, sono però contento che nel complesso abbia avuto un effetto positivo

    1. Eliseo Palumbo Post author

      Ciao Micol!
      Ero in pausa a lavoro quando ho visto il video e quindi arrivato a casa ho dovuto subito buttare giù qualche riga per non perdere l’idea ispiratrice ma una volta iniziato a battare i tasti del pc é venuto fuori il racconto completo e l’ho postato.
      Contento che ti sia piaciuto

  1. Tiziano Pitisci

    Fantastico, un’avventura no stop stile trainspotting. Un vero trip. Il tema del lab è stato interpretato in chiave dinamica e con una leggera vena umoristica che non guasta mai. Alla prossima!

    1. Eliseo Palumbo Post author

      Grazie per il commento Tiziano, si diciamo che l’intento era quello di far leggere il librick tutto d’un fiato, forse dovevo rivedere il finale.