La piccola bambina e il grande cacciatore

Il deserto: sconfinato mare, onde immobili solo all’apparenza. Il Cacciatore attendeva tra la sabbia infuocata, sotto un sole accecante. Socchiuse le palpebre. Intravvide la preda e cancellò ogni altro pensiero. Eccola! Poche centinaia di metri lo separavano dalla sagoma mostruosa che si stagliava all’orizzonte. Si concentrò nella solita maniera in cui era solito concentrarsi, contando i battiti del suo stesso cuore.
Uno…inspirò tensione.
Due…l’attimo eterno che unisce preda e predatore. La faretra vuota, la freccia incoccata. L’arco teso. Un solo tiro, una sola possibilità. Vita e morte. Espirò liberando la freccia…
Tre! 

La preda si volse, richiamata dal sibilo che tagliava in due il deserto. Incurante del pericolo, cominciò a correre. Non fuggì, affrontò il destino. 
La freccia sibilava, sibilava e sibilava. La preda correva, correva e correva. Aveva smesso di essere tale.

***

Il pacco regalo destinato a Sylvia è rosso. L’ho confezionato con le mie stesse mani, adornandolo con un bel fiocco bianco.

«Cosa c’è dentro, papi?»

Le sorrido. «Aprilo e lo scoprirai.»

Prova a ricambiare, ma il fuoco che un tempo aveva negli occhi ormai è sprazzo. Dopo la morte di mia moglie, in casa nostra il buio è una costante.

«Posso?»

«Avanti, che aspetti?»

Solleva il pacco dal tavolo. Lo scuote.

«Non così!» Con gentilezza la invito a rimetterlo dov’era. Mi rivolge un’espressione interrogativa; leggo notti vissute tra rabbia e lacrime, imprigionate nel dolore di un pugno chiuso. 
Si appresta a sciogliere il fiocco. Sta tremando.

«Odio questi nodi» borbotta.

«Tranquilla Sylvia, fai con calma. Vuoi che ti dia una mano?»

Non mi risponde nemmeno. «Stavo pensando che è il primo compleanno senza la mamma.»

Mi limito a guardarla: ogni parola suonerebbe vuota e non intendo aggiungere pece all’oscurità. Ce n’è già troppa. 
Dopo qualche maldestro tentativo, riesce a liberare la scatola dall’incartamento. Toglie il coperchio. Osserva.

«Papi!» esclama. Spalanca le palpebre. «É lo stesso che ha ucciso la mamma?»

Provo a sorridere nuovamente. Stavolta Sylvia sorride con me. «Non lo so, amore mio, un umano vale l’altro. Sono tutti uguali.»

«Grazie, è un regalo bellissimo.» Un luccichio strano ferisce il suo sguardo. Una scheggia nell’azzurro opaco. Solleva il minuscolo uomo: è una bambola di pezza nelle sue mani. Eppure ha sangue, cuore e viscere. Sta urlando, ne sono certo: le sue urla sono talmente piccine che non riesco a sentirle…non voglio sentirle. Forse è innocente. Forse è tutto sbagliato. Non importa.

«Sembra così debole» mi sussurra.

«Lo è.» Le accarezzo i lunghi capelli. Più tardi glieli spazzolerò.

«La mamma uno così se lo sarebbe mangiato per colazione!»

«L’unica forza degli umani sono gli archi e le frecce di Alberice. Senza sono creature indifese.»

Annuisce. Deposita il suo piccolo prigioniero sulla superficie del tavolo. Incrocia le braccia.

«Ciao piccolino.»

L’umano si guarda attorno; le sue gambette tremano ma non cedono. É più forte di quanto pensassi: che sia un cacciatore? Cammina fino a raggiungere il bordo. Un baratro, per lui.

«Che facciamo, papi?» Mia figlia sta già allungando una mano quasi a sfiorare la schiena dell’uomo. «Gli do una spinta?»

«Non devi chiederlo a me, il regalo è tuo.»

Mi rivolge uno sguardo colmo di gratitudine. Rivedo mia moglie nei suoi occhi.

Scrolla le spalle. «Pensi che si spezzerà tutte le ossa cadendo?»

«Direi proprio di sì.»

«Mmm» mugugna. «Piccolino, cosa devo fare con te? Vuoi che ti lasci andare? Dimmelo, e lo farò.»

Lui parla, prega e supplica, vittima di un orrore che a noi sembra muto.

«Potrei mangiarti, sarebbe divertente. Cosa ne dici?»

Nulla, non può sopportare oltre. Lascia che il suo corpo precipiti nel baratro. Con un gesto fulmineo, mia figlia lo acchiappa prima che incontri il pavimento.

«Non così in fretta.» Afferra la testolina del malcapitato tra il pollice e l’indice. La ragione delle sue notti insonni; le nostre notti insonni. Esercita una pressione minima.

«Urla e ti lascerò andare» gli ordina. Penso che non possa più sentirci; le nostre voci gli avranno rotto i timpani già da un pezzo. «URLA!»

«Sylvia…» La frase mi muore sulle labbra; la testa dell’umano esplode in uno sbuffo di ossa e materia cerebrale. Colpevole o innocente, a chi importa ormai? 

«Grazie, papi.» Mi abbraccia. «Questo è il più bel regalo che abbia mai ricevuto.»

La bacio sulla fronte. Mi sembra che l’oscurità sia meno intensa.

***

Lo chiamavano il Cacciatore, perché tra tutti i cacciatori era il migliore.
Si avvicinò alla gigantessa ormai riversa al suolo; la freccia l’aveva colpita nel solo punto in cui doveva colpirla: la base del collo, il tallone d’Achille. Servendosi di un rozzo coltello, le tagliò il lobo di un orecchio; l’avrebbe portato al villaggio per farsi dare quanto pattuito. 
La divoratrice di uomini aveva una figlia, tale e quale a lei. Il Cacciatore sospirò: la faretra era vuota, inutile tentar di recuperare la freccia sprofondata nel corpo del mostro, e nell’ultimo periodo il prezzo dell’ Alberice aveva raggiunto cifre spropositate. Per il momento avrebbe pensato a divertirsi. Per il dovere, un altro giorno. Voci nel vento sussurravano le meraviglie di una locanda, non troppo lontano da lì. Cosciotti di cinghiale ben arrostiti, e birra a fiumi. Provò a ricordarne il nome, ma senza successo.
Sistemato l’inseparabile arco in modo che non gli pesasse troppo sulla schiena, si mise in cammino pregustando epiche sbronze.

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Discussioni

  1. Ciao Dario, finalmente ho potuto leggere il tuo librick. 🙂 Se ho capito bene si tratta di un racconto scritto per un lab, quindi doppi complimenti! Non è facile elaborare qualcosa di questi livelli partendo da un tema “x”. Ottimo davvero. La storia, anche se molto breve, sembrava quasi rimarcare le trame di un romanzo: merito dello scambio di battute, veloci ed efficaci, che hai usato abilmente per dare voce a determinate caratterizzazioni (solo all’apparenza invisibili) dei personaggi. Il finale è qualcosa di stucchevole e quasi quasi mi ha ricordato la mia amatissima locanda! Chissà se addirittura non l’hai voluta richiamare appositamente, in tal caso ti ringrazio! 🙂 Bravo, mitico Darione!

    1. Carissimo @giuseppe-gallato, grazie per esserci anche stavolta. Grazie per l’apprezzamento immeritato. Pure la rima m’è uscita! Ahahah
      Per quanto riguarda la parte conclusiva, mi sono permesso di citare la tua mitica locanda. L’ho fatto appositamente, mi sembra ovvio. Se la cosa ti ha dato fastidio me ne scuso.

  2. Ciao Dario, questo lab è super! Nello spazio di un breve racconto sembra di leggere un romanzo sia per l’impostazione narrativa sia per come si delineano i personaggi. Le descrizioni (come sempre) sono il tuo forte. Molto bene!!

    1. Grazie mille Virginia, sono abbastanza soddisfatto di questo racconto. Ovviamente non è perfetto, ma è una buona storia. Ti rinnovo i complimenti per il tuo lab, veramente bello.

  3. Ciao Dario, mi unisco a gli altri nel dirti che questo racconto è splendido. Affermi che il fantasy non è il tuo campo, ma credimi anche qui dai il meglio di te. La vita è una ruota chi caccia viene cacciato e chi mangia viene a sua volta mangiato calato dentro la fossa. Sai che c’è? Io voglio immaginare che il cacciatore donato a Sylvia sia lo stesso che ha privato della vita la madre. Sei l’unico che poteva trovare un regalo tanto originale da fare alla figlia 😀

    1. Grazie Micol! In tutto ciò che scrivo provo a dare il meglio di me stesso; non sempre ottengo il risultato sperato, ma vabbè. Ti ringrazio infinitamente per il commento. E chissà, forse l’omino è proprio il Cacciatore! Questo sta al lettore deciderlo, non dimenticando che magari la madre era una demoniaca divoratrice di uomini…A voi la scelta.😁😉

  4. Bellissimo lab, Dario, davvero! Personalmente adoro i contrasti ed i ribaltamenti, ed in questo caso l’uomo, predatore per eccellenza (tanto che è tale anche all’inizio del racconto) diventa piccola preda, un giocattolo.
    Le descrizioni crude e dettagliate, la capacità di immaginare un mondo creando anche dei dettagli (come le frecce d Alberice) nel breve spazio di un racconto uniti al tuo stile narrativo fanno il resto. Chapeau!

    1. Ti ringrazio Sergio, in questo racconto i tempi sono fondamentali. Non è dato sapere se il “regalo” di Sylvia sia o meno il Cacciatore…😁

  5. Complimenti Dario, come sempre mi stupisci e lo fai con effetti speciali, il ribaltamento semantico tra preda e cacciatore è veramente notevole associato ai giganti. Ma c’e anche molto di più, uno spunto di riflessione sull’importanza di ogni vita, forse? Chi lo sa.
    Grazie per averci regalato uno sprazzo della tua fantasia malata.
    E complimenti per il LAB

  6. Dario sei davvero molto bravo. I tuoi racconti hanno una capacità di spiazzare il lettore davvero rara. E aggiungo che quando punti un pochino meno sullo “splatter”, come in questo caso, mi piaci ancora di più (ovviamente mio gusto personale). Racconto che si sviluppa sul filo della tensione e su un tema sempre molto caldo: quello della violenza tra “diversi”. Violenza sempre insensata e che, come sempre, porta con sé soltanto altra violenza. Bravissimo davvero, gran bel Lab 😉

    1. Ti ringrazio Raffaele. A volte dovrei accompagnare il lettore; diciamo che lo trascino nella storia con “violenza”. 😂

  7. Pezzotti: una garanzia. Lab bellissimo, sono queste le pillole openiane che adoro leggere la sera. Sono sempre stato affascinato dal relativismo in (senso lato) e dai repentini cambi di prospettiva, ci fanno riflettere su quanto inconsistenti siano le certezze, le verità, il bene e la giustizia. Questo LibriCK aggiunge una freccia in più all’arco del Pezzotti.

  8. Ma come ti vengono certe idee? Fantastico! Mi è piaciuto un sacco il pezzo della figlia che non sa cosa fare con questo piccolo umano, indipendentemente dal cacciatore. Un po’ Viaggi di Gulliver, però più macabro. Più Pezzotti 👍

    1. Cristina! Non so dirti da dove mi vengano certe idee, forse da una dimensione parallela (oscura).😂
      Ti ringrazio, ricordandoti che la stima è reciproca.