La Prigione

Serie: Inganno Imperfetto

Tutti i giorni John Anderson torna a casa dopo una giornata di duro lavoro. Cucina, pulisce, ascolta un disco, legge un libro e si sdraia sulla poltrona della Game Enterprise per collegarsi al “gioco”. Eppure, la sua non è una vita normale, soprattutto dopo il tramonto. Perché John, nella realtà virtuale, è noto come Alan ed è un efferato assassino che miete vittime al ritmo di due al giorno.

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«Davvero non possiamo fare niente per quei ragazzini?» chiese, incredula, Anita, l’insegnante di matematica: una zitella di mezz’età, dai lineamenti severi, ma dal sorriso dolce.

«Cosa vuoi che faccia?» rispose, sospirando, Frank, il preside della scuola superiore; un uomo slanciato, prossimo alla pensione, con i capelli sale e pepe e ampi baffi neri.

«Non lo so, ma se non ci fossi stata io, poco fa, non so come sarebbe finita» spiegò la donna.

«Non è il primo episodio e non sarà l’ultimo. Però, in fin dei conti, cosa hanno fatto quei tre “bulletti”? Li hanno picchiati? Hanno estorto loro i soldi del pranzo o rubato qualcosa?» fece una breve pausa. «No! Non li hanno toccati».

«A volte le parole sono peggio dei pugni».

«Suvvia! Sono ragazzi e queste cose sono sempre accadute. Ho guardato i voti di quei tre e sono sulla sufficienza scarsa che poi diventa misteriosamente un sette alla fine dell’anno. Sembra quasi che studino quel tanto che basti per farsi promuovere. Non posso neanche punirli per avere uno scarso rendimento a scuola» borbottò il preside.

«Convochi i genitori, allora!» sbraitò la donna.

«Per dirgli cosa? I vostri figli devono applicarsi di più? Non è la stessa cosa che diciamo loro ogni fine trimestre durante gli incontri insegnanti-genitori?».

L’uomo si alzò dalla poltrona e si diresse alla finestra, dando le spalle alla donna. Il cielo era diventato grigio e sembrava potesse piovere da un momento all’altro.

«Dovranno tirare fuori gli attributi e trovare il modo di affrontarli: la vita è dura per tutti, soprattutto alla loro età» sospirò. «Torni alla sua classe, ora. Credo non ci sia altro da aggiungere» concluse Frank.

«Non sono d’accordo con i suoi modi, dovremmo proteggerli» strillò la donna.

«È tutto! Vada».

Anita uscì dall’ufficio del preside sbattendo la porta. «Che coglione!». Imprecò a bassa voce. «Scommetto che trattenerli in classe qualche ora in più, dopo le lezioni, farà capire loro di aver superato il limite».

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«Buongiorno, professoressa!» esclamarono in coro gli alunni della “Quarta E”.

«Buongiorno» rispose Anita, fermandosi davanti ai banchi in prima fila. «Stewe, Karl e Alison! Scambiatevi di posto con i vostri compagni e sedetevi qui in prima fila. Da oggi, quando avrò lezione, vi voglio qui dove posso vedervi». Una smorfia perfida si dipinse sul suo volto.

I tre ragazzi si guardarono perplessi e fecero spallucce.

«Finite le lezioni, voglio che vi fermiate un’altra ora, voglio che recuperiate i cattivi voti che avete preso» spiegò la professoressa.

«Di quali insufficienze sta parlando?» chiese, perplessa, Alison.

«Dei due che avete appena preso!» ghignò Anita, trascrivendo i voti sul registro delle interrogazioni.

«Ci sarà da divertirsi» bisbigliò, sarcastico, Stewe.

«Domani quei tre moscerini si pentiranno di essere nati» borbottò Karl, già assaporando il dolce gusto della vendetta.

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Le lezioni proseguirono per il resto della mattinata e per buona parte del pomeriggio. Alle diciassette tutti gli studenti tornarono a casa tranne Stewe, Karl e Alison, che si diressero nell’aula delle “punizioni” dove trovarono ad attenderli la professoressa Anita che stava leggendo un libro, seduta dietro alla cattedra.

I tre ragazzi presero posto ai primi banchi e attesero in silenzio. I minuti passarono e la donna continuò a leggere il proprio romanzo senza dire una parola. Dopo una decina di minuti i tre ragazzi iniziarono a sbadigliare annoiati. Stewe aprì la borsa ed estrasse il libro di storia, doveva fare dei compiti per l’indomani.

«Metti subito via quel libro o te ne farò pentire amaramente!» esclamò, in tono pacato, la donna, senza smettere di leggere, e poi aggiunse: «Siete qui per matematica e non mi sembra di avervi dato alcun compito da fare».

I tre ragazzi si guardarono dubbiosi. Stewe rimise il libro nella borsa e iniziò a tamburellare con le dita sul tavolo.

Molto lentamente l’ora di punizione finì. Alison si alzò dalla sedia dirigendosi verso l’uscita, quando venne bruscamente fermata.

«Dove hai intenzione di andare, signorina?» chiese, irritata, Anita.

«A casa?» chiese, titubante, la ragazza.

«Non avete ancora finito il vostro compito, mi pare».

«Cazzo!» borbottò Karl a bassa voce.

Anita ripose il libro che aveva in mano, prese tre fogli da sopra la cattedra e li diede ai ragazzi: «Avete due ore di tempo per terminare il compito… Se lo finite prima – ne dubito – aspetterete comunque la fine delle due ore».

«Ma si faranno le otto!» borbottò, infastidito, Stewe.

«Problemi vostri… Vediamo se vi insegno a stare al mondo!» esclamò la donna, colpendo con forza il tavolo con la mano. «Immagino che i chip che avete nel cervello inizino a farsi sentire» sghignazzò. «La voglia irrefrenabile di collegarsi al gioco vi sta già tormentando? Vorrà dire che il tempo per collegarvi lo sottrarrete alle vostre ore di sonno… Non me ne frega un cazzo, capito?» urlò, imbestialita.

I tre ragazzi rimasero a bocca aperta senza dire una parola.

«Forza! Iniziate a fare quel compito. Io ne approfitterò per andarmi a connettere al gioco utilizzando le poltroncine della sala insegnanti» spiegò Anita. Si alzò e uscì dall’aula.

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«Vediamo se ho capito bene» balbettò Newman, seduto dietro al suo boccale di birra scura.

Il pub non era molto affollato e, come tutti i mercoledì sera, c’era una band che suonava musica dal vivo.

«Mi stai dicendo che tutto questo che ci circonda è una realtà virtuale e che siamo prigionieri da qualche parte sulla terra? Tenuti in ostaggio con l’inganno? E che non sai bene chi ci stia dietro a tutto questo?» chiese, inorridito, Newman.

«Detta così, cazzo, sembra una stronzata anche a me!» imprecò Peter. «Ma non mi stai ad ascoltare, porca puttana!». Colpì il tavolo con un pugno.

«Calmati, Peter!» lo implorò l’uomo a bassa voce. «Non vorrai farci finire nella merda!».

«Già ci siamo, fanculo!». Si guardò intorno con sospetto. «Ti ho detto che siamo stipati in dei container metallici come topi da laboratorio e che tutte queste protesi hi-tech che abbiamo addosso ci impediscono di vedere la realtà!».

«E tutto questo lo hai scoperto dopo “l’incidente”… Sono passati sei mesi, Peter!».

«Sì!» fece un profondo respiro. «Da quel giorno… Da quel giorno vedo cose che non avrei mai immaginato» proseguì, balbettando con un filo di voce. «Non è facile da spiegare, ma io ho acquisito dei poteri, maledizione!».

«Come un fottuto supereroe?».

«Non dire cazzate, Newman. Non sono Superman» imprecò. «Riesco a vedere con gli occhi della mente… Io percepisco quello che ci circonda e riesco a lasciare il mio corpo per diversi minuti».

«Cioè, riesci a volare come un uccello?» chiese, perplesso, Newman.

«No! Non volo: è come se uscissi dal mio corpo e potessi attraversare le pareti delle stanze» spiegò, con calma, Peter.

«Come un fantasma!».

«Sì, Newman… sono un fantasma» sbuffò, sconsolato.

Peter chiuse gli occhi e girò la testa, prima a destra e poi a sinistra.

«Tutto bene?» chiese Newman.

«Vuoi vedere anche tu quello che vedo io?» chiese Peter, sempre tenendo gli occhi chiusi.

«Certo, sono curioso!» esclamò, ironico, l’uomo.

«Afferrami le mani, chiudi gli occhi e… ricordati di respirare con la bocca».

«Come?»

«Respira con la bocca, per la miseria!».

Newman annuì con la testa, chiuse gli occhi e afferrò le mani di Peter. Passarono circa una ventina di secondi prima che l’uomo riaprisse le palpebre per correre in bagno a vomitare.

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                                                                                   *  *   *

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«Inizio a odiare questa chiesa» mugugnò Jack, attraversando l’ingresso.

Salutò il gigante che accoglieva i nuovi arrivati e prese posto tra la folla. Baphomet non si fece attendere e dopo quasi un’ora terminò l’omelia e concluse l’incontro. Jack aspettò che la folla uscisse da quel posto e si diresse verso il palco. Si ritrovò nella stessa stanza con le pareti di pietra, ma ad accoglierlo trovò una ragazzina intenta a giocare al salto della corda.

«Ciao, ragazzina» sbottò bruscamente, avvicinandosi di qualche passo.

«Ciao» rispose lei senza smettere di giocare.

Jack la osservò per qualche istante: aveva un occhio blu e uno verde ed entrambe le iridi avevano delle sfumature dorate; i capelli erano talmente biondi da sembrare bianchi e a giudicarla dalla profondità di quegli occhi, doveva essere un adulto di mezz’età.

«Chi sei? Perché hai assunto queste sembianze?» chiese, acido, Jack.

«Mi chiamo Cassidy. Tu hai scelto di vedermi così». Scoppiò in una risata infantile.

«Ben arrivato, Jack!» esclamò Baphomet, apparendo all’improvviso. «Hai conosciuto Cassidy, a quanto vedo» sorrise. «Che forma ha assunto alla tua vista?».

«Come?» balbettò, basito, Jack.

«Ognuno di noi la vede in modo diverso» spiegò Balac, seduto al tavolo.

«Ma da dove cazzo spuntate fuori ogni volta?» imprecò, nervoso, Jack.

«Siamo sempre stati qui… Tu hai qualche problema di vista…» sibilò Tiamat.

Jack mostrò il dito medio.

«Cassidy è la nostra intelligenza artificiale» sospirò Baphomet, spazientito dai loro comportamenti. «Alla mia vista è un Cylone… La numero tre, a essere precisi». Fece una breve pausa durante la quale corrugò la fronte. «Conosci la serie televisiva, vero?».

Jack annuì lentamente e spiegò: «Io vedo una ragazzina di otto o nove anni e non ci stiamo simpatici».

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Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
  • Episodio 7: Hacker
  • Episodio 8: Il Quarto Sacramento
  • Episodio 9: La Prigione
  • Episodio 10: Cassidy
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    Commenti

    1. Alessandro Ricci

      Dopo un po’ di tempo sono riuscito a riprendere la lettura, ho faticato un poco all’inizio ma penso che l’effetto confusione sia voluto e cercato.
      Bel brano sono quasi vicino alla fine…. non vedo l’ora di scoprire di più

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Alessandro!
        Beh… no… non era mia intenzione creare confusione… cioè… ma in che senso? 😂
        Comunque grazie per essere arrivato fin qui!
        Un abbraccio 😄 a presto. 👋

      2. Alessandro Ricci

        Buongiorno Andrea, scusami probabilmente ho usato il termine sbagliato. Intendevo dire che il brano lascia con un sacco di punti di domanda aperti sui personaggi e i loro ruoli.

      3. Andrea Bindella Post author

        Ah Ok!!
        Scusa ma pubblicando i capitoli a distanza di settimane pensavo non fosse chiaro il testo e che fosse necessario andare a leggere il capitolo precedente 😅 mi ero fatto tutta una storia in testa senza motivo 🤣

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Enrico, grazie per aver letto il capitolo. Sono contento che ti sia piaciuto. 🙂
        Come lo/la vedono? Non lo so, dovrei chiederglielo. Se riesco a scoprirlo te lo faccio sapere! 😉
        A presto.

    2. Micol Fusca

      Ciao Andrea, questa “verità” mi sfugge sempre di mano come una biscia 😀 Mi convinco di essere arrivata ad un punto fermo, poi scombini tutto. Mah, non mi rimane che attendere il prossimo episodio. Sarà rivelatore o hai in serbo per noi un’altra stagione?

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Micol, grazie per aver letto questo nuovo capitolo. 🙂
        La verità è sfuggente per natura. 😉
        I capitoli saranno trenta quindi ancora c’è parecchia strada da fare, spero che tu e gli altri abbiate la voglia di proseguire con me quest’avventura.
        A presto!

    3. Antonino Trovato

      Ciao Andrea, ogni episodio è sempre più sorprendente! Sembrava proprio che stessi per afferrare la verità, e poi vengo ricacciato nei dubbi e nelle riflessioni. Sembra di trovarsi al cospetto di una realtà che non ha un proprio flusso e che sfugge alle normali percezioni. Il vedere “oltre” è un qualcosa che mi ricorda la cara filosofia, squarciare le apparenze e ammirare la verità: il punto è quale, ma sono certo che ci stupirai con un colpo di scena, magari ingannandoci tutti! Grande Andrea, alla prossima😁!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino, grazie per essere arrivato fin qui! 🙂
        Sei molto gentile, le tue parole mi lusingano. Sto cercando di svelare pochissimo in ogni puntata e spero di tenervi sulle spine fino all’ultimo episodio. 😉
        Nel finale ci sarà il colpo di scena… ops ho fatto uno spoiler, maledetto me!
        A presto Antonino.

    4. Giuseppe Gallato

      I cyloni… Battlestar Galactica! Serie tra l’altro che ho amato alla follia! Episodio bellissimo, durato fin troppo poco! Mi sono lasciato trasportare dai discorsi e dalle rivelazioni! Capitolo dopo capitolo la storia si fa sempre più affascinante. Complimenti! 😉

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Giuseppe! 🙂
        Grazie per aver letto il capitolo e per le belle parole, mi fa molto piacere sapere che la storia ti sta piacendo.
        Battlestar è il mio telefilm preferito e volevo mettere un piccolo tributo nel racconto. Ne ho messi anche altri per altre cose che mi piacciono. 😉
        A presto!!!

    5. Vanessa

      È tutto molto intricato e affascinante. Alcune domande, hanno trovato risposta con Peter? Forse. Non crederò d’esser giunta alla soluzione di tutto, finché non giungeremo alla fine di questo viaggio. 😍 Bravissimo Andrea!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Vanessa e grazie per aver letto anche questo capitolo! 😉
        Sono contento che ti sia piaciuto. 🙂
        Siamo arrivati al nono capitolo e credo che qualche risposta sia anche giusto darla… ma ricorda, niente è come sembra.
        Un abbraccio. 🙂
        Ciao!!!