La prima uscita

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Stati Uniti, anni '40. Delle promesse determineranno la vita di un ragazzo, intrecciandola a persone profonde in mezzo ai furenti venti della seconda Guerra Mondiale.

In un modo o nell’altro i giorni continuano a trascorrere. Una sera come tante altre Kathrin non riesce a prestare alcuna attenzione a ciò che si dice a tavola, si limita solo ad annuire e sorridere quando lo fanno gli altri. Finito di cenare non si ferma per ascoltare i musicisti. Sale in camera con Bertha. Per sicurezza alla notte dormirà sempre qualcuno in stanza con lei. Questo durerà finché non saranno sicuri che lei non avrà più strane idee per la testa. Ora c’è anche un piccolo letto nella sua camera, perché Kathrin non può sopportare di vedere Bertha o Ben dormire sulla sedia. Le ragazze si cambiano nel bagno a turno, poi si infilano subito sotto le coperte. Kathrin non riesce ad addormentarsi subito, vorrebbe alzarsi e guardare fuori dalla finestra per vedere il cielo stellato, invece lascia solo la candela accesa e prende la cornice con la foto del padre. Quella che ha rotto è stata portata via. La stringe a sé e sussurra:

«Vorrei tanto scriverti ancora, ma eravamo d’accordo che avrei aspettato prima una tua risposta. Credo che domani sarà una bella giornata. Aspetto sempre la tua lettera. Mi manchi. Ti prego, torna». E il suo sussurro si perde nel silenzio della stanza mentre le sue palpebre cedono alla stanchezza. Poco dopo esce da un parco verde, rigoglioso, dove i bambini ridono e urlano, inseguendosi a vicenda mentre le loro madri li seguono con sguardi attenti. Viene presa a braccetto, con delicatezza. Allora gira il viso e vede Philip. Stanno passeggiando tra le strade di Manhattan, come loro solito. Si sentiva bene in quei momenti, riusciva perfino a vedersi proiettata nel futuro. Avrebbero passeggiato ancora così dopo il matrimonio. Philip le sorride lievemente. L’unica a cui abbia mai rivolto un sorriso. Proprio per questo si diceva che era una persona distaccata, un po’ fredda. Ma con lei lo era meno, come se fosse riuscita a riscaldarlo un po’. Si erano incontrati durante una serata tenuta proprio a casa dei Wilson. La madre di Kathrin, tutta orgogliosa, aveva incoraggiato la figlia a suonare il violino per gli ospiti. Questo bastò ad attirare l’attenzione del ragazzo: condividevano la stessa passione per lo strumento. Da quel momento continuarono a frequentarsi, finché dopo più di un anno Philip non le chiese il fidanzamento. Dopotutto lui aveva venti anni e proveniva da un’ottima famiglia. Kathrin ricambia il suo sorriso. Per occupare il suo tempo libero, lei aveva iniziato a vedere con la madre come poter organizzare il matrimonio. Lui era un ragazzo caro, forse un po’ troppo pacato, ma a detta della signora Wilson tutto sarebbe cambiato dopo la celebrazione. Inoltre era ricco. Questo era l’unico aspetto che le gente riusciva a vedere. Kathrin scrolla le spalle, per liberarsi del pensiero e continua a camminare a braccetto con lui. Poi ad un tratto, tutto cambia così rapidamente da stordirla. Philip la lascia indietro e quando si volta per guardarla c’è del rifiuto nei suoi occhi marroni. E poi, dalla sua bocca escono le parole della lettera con cui ha spezzato il fidanzamento. Kathrin distoglie per un secondo lo sguardo, sentendo gocciolare qualcosa sul suo braccio. La ferita alla spalla sanguina, lei è cadaverica, soltanto pelle e ossa. Morta. Si sveglia di colpo, sudata e con un grido strozzato in gola. Si guarda attorno, per assicurarsi che sia stato un incubo. Abbassa lo sguardo sulle sue mani. Pallide sì, ma non scheletriche. Respira profondamente per calmarsi, ma ha ancora caldo. Bertha non si è svegliata, così si alza da letto, facendo attenzione a non far scricchiolare troppo il pavimento. Raggiunta la finestra, tira la tenda e la apre un poco, per far entrare l’aria fresca del mattino. Il sole sta sorgendo. Rimane in piedi lì quasi un’ora, tanto da cominciare a sentire i primi rumori della casa che si sveglia, col personale che riprende il suo lavoro. È immersa nei suoi pensieri plumbei quando vede John condurre un cavallo dentro al bosco dietro la casa. Va a cambiarsi immediatamente, si lava il viso e si pettina i capelli. Lascia stare qualsiasi trucco, almeno darà alle vecchie pettegole qualcosa su cui sparlare. Prende anche il cappottino, perché dopo colazione ha intenzione di andare subito da John. Prima di uscire si sofferma a guardare Bertha, che dorme ancora tranquilla, e decide di lasciarla lì ancora un po’. Scendendo le scale incontra Ben.

«Buongiorno signorina. Come sta?». 

Kathrin gli sorride mentre lui sbatte velocemente gli occhi per colpa del tic. «Bene», risponde, tralasciando l’incubo.

«Bertha è già scesa?».

«No, l’ho lasciata dormire. Spero non si preoccupi troppo non vedendomi».

«Speriamo», commenta Ben, con una lieve smorfia. Fanno colazione in un silenzio socievole. Il loro tavolo è ancora unito con quello della signora Dunn e rimarrà così finché Kathrin sarà in grado di andare in sala. Le viene in mente cosa chiedere domani al dottore quando arriverà per visitarla. Vuole sapere se c’è una stima esatta del tempo che le rimane. Mangia velocemente, finendo molto prima di Ben. Quando si alza infilandosi il cappotto, Ben la segue.

«Cosa fai?», gli chiede, guardandolo un po’ storto. Ha lasciato a metà la sua colazione.

«Vengo con lei».

«No, non puoi. Devi finire di mangiare».

«Allora devo chiederle di aspettarmi».

«Non c’è bisogno che tu venga. Starò qui in giardino». Il modo in cui la guarda le fa capire che così non ha sistemato nulla. «Ci sarà qualcuno a sorvegliarmi».

«Chi?».

«John Thompson. Di lui ti puoi fidare».

«Signorina, io…», comincia ad obbiettare, ma viene interrotto.

«E dai Ben, sarò qui fuori. Puoi guardarci dalla finestra se vuoi». Non aspetta di sentirsi dire se è d’accordo. Esce e basta. Comunque non le piace l’idea che gli ha appena dato. Ora si sentirà spiata. Cammina in giardino alla ricerca del ragazzo, e poi lo vede: sta camminando verso il bosco dietro casa. Alla notte deve aver piovuto un po’ perché camminare sul prato coi tacchi è impossibile: si incastrano nella terra umida. Così rinuncia e lo chiama. John si ferma.

«Buongiorno, Kat», saluta, quando viene raggiunto.

«Buongiorno». Sorride. Vorrebbe seguire l’educazione e rivolgergli delle domande di cortesia, ma non riesce a tenere a freno la curiosità. «Nel bosco… hai un cavallo?».

«Ci hai visto, eh? Comunque sì». Sposta velocemente lo sguardo a lato per poi tornare al volto della ragazza, con un sorriso. «Vuoi conoscerlo?».

«Posso?». Gli occhi le si illuminano.

«Certo», ridacchia John e le fa segno di seguirlo. All’inizio camminare nel bosco non è difficoltoso, ma poi diventa più intricato. «Un aiuto?», chiede gentile John, offrendole una mano. Kathrin l’accetta lentamente, sfiorandola con attenzione. Qualcosa le fa venire in mente i momenti passati con Philip. Si limita a sorridergli per ringraziarlo. Dopo aver scavalcato un tronco di un albero caduto, sbucano in un piccolo spiazzo senza alberi. Qui l’erba è alta e rigogliosa, alcuni fili intrappolano ancora delle gocce di rugiada. È tutto tranquillo e silenzioso. Ad un tratto si trova a poco meno di due metri di distanza da un enorme cavallo dal manto di un marrone scuro simile al cacao. È possente, molto più alto di lei. Mentre passeggia per il piccolo prato, i muscoli nel suo corpo sussultano di tanto in tanto. John, che tiene ancora per mano Kathrin, la invita ad avvicinarsi con un piccolo cenno del capo. Fanno un passo alla volta. Deve alzare un po’ la testa per guardargli gli occhi. La criniera nera e lucida viene mossa delicatamente dal vento, mentre i suoi occhi così lucidi e profondi, come se fossero sul punto di piangere, la incantano. John sta gustando la sua reazione. È come un bambino alla mattina di Natale. È ora di mettere in atto il suo piano. Lentamente, alza la mano stretta a quella di Kathrin. Lei sussulta appena capisce che cosa ha in mente, ma lo lascia fare, fidandosi. Prova una delle più belle sensazioni quando le sue dita sfiorano il muso dell’animale. È così vellutato e morbido. Quando Tyson sbuffa con leggerezza, Kathrin si sente investire il braccio dal suo respiro caldo e umido. Le scappa una risata, a cui John risponde con un sorriso soddisfatto.

«Ha un nome?».

«Tyson. Penso sarebbe davvero onorato di farti fare un giro».

Kathrin spalanca gli occhi. «Dici sul serio? E la signora Brown?».

«Mrs. Brown ha detto che oggi non c’è niente da fare», ridacchia. «Sei pronta?». Kathrin alza le spalle, fingendosi indifferente, ma in realtà è alquanto agitata. Non ha mai cavalcato un cavallo. John monta in sella per primo, con un’agilità che la lascia a bocca aperta. Lui cerca di camuffare la sua risata con un colpo di tosse, troppo divertito dall’espressione della ragazza. Prima di aiutarla a salire, la osserva un attimo.

«Kat, ti toglieresti le scarpe?». Lei si guarda i piedi. «Forse andresti meglio senza». Lei non obbietta e John se le fa passare per riporle in una delle tasche della sella. Poi allunga un braccio a cui Kathrin si aggrappa, e così sale, appoggiando un piede sulla staffa e afferrando la camicia di John con la mano libera. Appena è in groppa, istintivamente, circonda con le braccia la vita del ragazzo.

«Andremo piano?», domanda, con un certa preoccupazione nella voce.

«Certo, però tieniti forte lo stesso». 

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Amore, Young Adult, Narrativa

Discussioni

  1. Ciao Linda, la verità è che nessuno di noi sa quanto tempo ha a disposizione. Dovremmo imparare a godere di ogni momento fingendo sia l’ultimo, per apprezzarlo fino in fondo. Sono felice che la tua protagonista inizi a comprenderlo e a vivere le piccole gioie che le vengono offerte. Non mi dilungo sulle descrizioni che, come di consueto, riescono a far sentire il lettore partecipe alla vicenda.

    1. Ciao Micol! Non potevi dirlo con parole più giuste! Peccato che a volte ci lasciamo un po’ sopraffare da problemi che ci sembrano enormi e tragici oppure che ci lasciamo distrarre dai molti impegni e la fretta di ogni giorno.
      Grazie per essere passata, mi fa sempre piacere leggere le tue considerazioni 😀 Alla prossima!

  2. Ciao Linda, il triste passato, e la sofferenza presente, di Kat le tolgono il respiro, le tolgono la vita. Ma come un fiero cavaliere d’altri tempi, John ha ridato fiato e speranza, facendola ancora sentire viva e capace di provare vecchi sentimenti. Per me non è furbo, è proprio un gentiluomo, un ragazzo che in fondo ha capito quanto sia tribolato l’esistenza di Kat. Descrizioni accurate come sempre, un episodio dove i buoni sentimenti creano il giusto connubio col contesto bucolico?! Alla prossima!

  3. Tenero episodio e anche molto bello. John è proprio un furbacchione, eh? Complimenti anche per le descrizioni degli ambienti, belle come sempre.