L’addio e un nuovo inizio

Serie: Una promessa è una promessa

Quando la cena è pronta i Collins e John si siedono a tavola e conversano allegramente. A un certo punto il nonno di Tom comincia a discutere da solo, all’inizio ascoltato e poi ignorato visto che non parla seguendo una logica. È solo quando il tavolo viene sparecchiato che l’atmosfera si fa tesa e intrisa di tristezza. Tom deve partire la sera stessa. Tutti si alzano in piedi e si fermano davanti all’entrata, tra il divano e il tavolo della cucina. Il primo a farsi avanti per i saluti è proprio il nonno, che improvvisamente smette di ciarlare cose senza senso.

«Sei un bravo ragazzo, Tom. Tieni alto l’onore della tua famiglia come sta facendo tuo padre».

«Lo farò, nonno. Grazie». All’inizio si limitano ad una stretta di mano, ma poi entrambi si avvicinano per abbracciarsi forte. A quel punto, la signora Collins distoglie lo sguardo, gli occhi lucidi da cui le lacrime cominciano a traboccare. Sorride a quella dimostrazione di affetto, voltando la testa verso la cucina. John segue il nonno.

«Aspettami. Un giorno mi vedrai arrivare e allora affronteremo anche questa cosa insieme. Stai attento». Senza esitazioni si abbracciano con forza, fino a sentire male alle braccia. Durante la stretta Tom sussurra: «Mi fido di te. Sta’ attento anche tu». Si allontanano goffamente, John mette le mani in tasca mentre Tom si sente improvvisamente soffocare. Non riesce nemmeno a guardare in faccia sua madre, che silenziosamente sgattaiola via, nella sua camera da letto. Dopo poco torna indietro, stringendo tra le braccia una piccola cornice. Si ferma davanti a suo figlio e tira fuori una fotografia in perfette condizioni.

«Tieni, Tom». Suo figlio alza lo sguardo per qualche attimo, poi prende in mano la foto per esaminarla.

«Non ci credo … sei tu con papà, al matrimonio. E c’è anche il nonno», aggiunge, alzando la testa in direzione dell’interessato che sorride quasi commosso.

«Così ti ricorderai che siamo sempre con te, caro. E che siamo sempre stati fieri di te, e naturalmente, lo saremo per sempre». Appena pronuncia l’ultima parola, Tom si getta tra le sue braccia. Sciolto l’abbraccio, il ragazzo indossa la sua giacca un po’ sgualcita e poi si mette in spalla la sacca. Si avvicina alla porta d’ingresso, ma prima di aprirla si volta.

«Allora… a presto», saluta, esitante, guardando per bene un’ultima volta i loro visi tristi, ma nonostante tutto sorridenti per incoraggiarlo. La signora Collins alza una mano per un saluto muto e quando Tom si chiude la porta alle spalle lei trova immediatamente il padre accanto che le offre una spalla a cui appoggiarsi.

Richard cammina avanti e indietro dentro casa, nervoso. Entra nella camera di John per la quinta volta. Fissa la sacca pronta sopra il letto – la stessa che gli ha fatto capire della partenza del figlio – e si chiede perché John non sia ancora tornato. Sicuramente è dai Collins perché a ora di cena è l’unico posto in cui può trovare da mangiare. Però ormai è quasi notte e a meno che non passi la notte lì, allora John è chissà dove. Forse John è partito ugualmente. La signora Collins gli darebbe volentieri il necessario per partire se non sapesse del loro accordo. Ma John glielo ha raccontato? Richard si lascia cadere di peso su una sedia. Improvvisamente viene punto nel vivo dalle parole di John e soffre più di quanto non abbia fatto nel sentirle. Non sai niente di me, niente! È la pura verità. Si versa il liquore nel bicchiere e beve a grandi sorsi, offuscandosi presto la mente per dimenticare tutto.

Quando alla mattina presto John apre la porta di casa, la scena che si trova davanti è pietosa: suo padre, stravaccato sulla sedia e tre bottiglie di liquore sopra il tavolo circondate da pezzi di pane mangiucchiati. Dalla posizione e dalla espressione del volto, capisce che deve essere seduto lì da molto tempo. Non era mai successo. Non ha mai aspettato il suo rientro. Quando viene chiusa la porta il signor Thompson alza la testa, spostando lo sguardo vago sul figlio. Sotto gli occhi ha le occhiaie. John sbuffa, senza sapere cosa fare.

«Sei ubriaco?», biascica controvoglia. In risposta, Richard guarda le bottiglie sul tavolo, quasi tutte vuote. John alza le spalle e si dirige in camera.

«Fermo», ordina il padre, la voce che dopotutto è ancora potente. Questo perché è dal ritorno dalla prima guerra che il liquore è diventato il suo migliore amico. John torna in cucina, palesemente scocciato.

«Non m’importa dei tuoi programmi». Parla lentamente.

«Che novità», borbotta John, alzando gli occhi. Richard continua, ignorandolo.

«Ma tu d’ora in poi passerai le tue giornate alla casa di cura. Lavorerai lì». Riporta la concentrazione sul volto di John, soffermandosi sugli occhi identici a quelli di Julia. Ad un tratto questi si fanno freddi e sgranati.

«Io … cosa?».

«Sì, andrai ad aiutare dove lavorava tua madre. Ti aiuterà a crescere». Muovendo goffamente un braccio, Richard solleva una bottiglia per controllare se è rimasta qualche goccia e poiché è avanzato qualcosa, se la porta alle labbra.

«E se io non ci andassi?».

«Ci vai e basta. Ho chiamato. Se non ti vedono arrivare domani, ti verranno a prendere loro». John lo fissa come se potesse mandarlo a fuoco con una sola occhiata. Sente vibrare un nervo sotto l’occhio. Non risponde e tiene la bocca chiusa, convinto che se l’aprisse, lo insulterebbe. Chiudendo le mani a pugno, va a prendere qualcosa da mangiare dalla credenza, sbatte con forza l’anta rischiando di staccarla e svanisce in camera. Scende dopo poco indossando una camicia bianca, segnata dal lavoro svolto alla fattoria, e i pantaloni marroni con le bretelle. In cucina evita il padre e va verso la porta prendendo il cappello.

«Ah, John», dice improvvisamente Richard, «ho chiuso la stalla. Non potrai usare Tyson oggi».

John lo ascolta di spalle, bloccato. Inspira profondamente. Così deve camminare fino alla casa di cura a piedi. Sbuffa tra sé e sé mentre calcia via un pezzo di ghiaccio superstite. Per arrivare prima a destinazione decide di seguire la strada sterrata. Ci sono solo due automobili che la percorrono: quella del dottore e quella verde del proprietario della struttura. Passa davanti alla svolta che porta dai Collins e pensando a Tom si ricorda di dover aiutare suo nonno col lavoro. E adesso come farà? Per quasi tutto il tragitto ripensa alla discussione che ha avuto col padre alla piazza della cittadina. Il responsabile della morte della madre è Richard. Proprio lui, che una volta tornato dalla guerra, ha completamente dimenticato il significato di “prendersi cura della famiglia”, di cosa significasse aiutare la moglie. Durante quelle piogge interminabili o quelle spietate nevicate non ha mai pensato di accompagnarla a cavallo, o di comprarle degli abiti più pesanti. Julia pensava solo a lui e a John. Non le è stato vicino nemmeno quando era costretta a letto, troppo debole per muoversi. Quello è stato compito di John: a nove anni accudire la propria madre, occupandosi di cibo e medicine, come se fosse orfano di padre. Talvolta si presentava la signora Collins per evitare che la casa venisse trascurata. Quando entrava, i suoi occhi si posavano su Richard, immobile in cucina, la bottiglia di liquore in mano e lo sguardo assente. John scuote la testa, per liberarsi da questi pensieri. Si lascia alle spalle le fattorie e arriva a una dolce discesa, che lo porta dentro alla piccola valle caratterizzata da molte colline punteggiate da conifere e massi. La strada sterrata gira intorno a queste, ed evitando le salite porta proprio davanti alla casa di cura, collocata sulla collina più vicina all’inizio dei pendii delle montagne. Dietro la struttura c’è un intricato bosco, che si dirada con l’aumentare della pendenza. Dopo aver riposato un paio di minuti, John comincia a scendere. Alla sua destra sa che da qualche parte c’è un fiume, che poi sbuca vicino la cittadina dopo essersi nascosto in altri boschi. Una volta Julia lo aveva portato lì in compagnia di Tom e sua madre, per trascorrere una domenica diversa dal solito.

John è quasi arrivato quando maledice suo padre. Si sente impresentabile. Salendo, osserva per la prima volta la struttura da vicino. Capisce che se vorrà essere accettato dovrà essere impeccabile. La casa di cura è riservata alla gente che ha una discreta disponibilità finanziaria. È ricoperta da assi di legno verniciate di bianco, i vetri delle finestre hanno sottili linee di ottone, le tende sono in pizzo e sui balconi ci sono dei vasi traboccanti di fiori rossi. Sale i gradini che portano al portico e afferra il batacchio in ottone per bussare. Lì vicino c’è un dondolo coi cuscini ricamati che richiamano i fiori vermigli. John pensa che il proprietario sia fissato con quei fiori. Sono ovunque. Bussa alla porta, che viene aperta da una signora coi capelli canuti, il viso segnato dal tempo, ma gli occhi neri ancora vispi. È un pugno nell’occhio ritrovarsela davanti. È vestita tutta di bianco, eccetto le scarpe. Senza aprire bocca squadra John dalla testa ai piedi, poi con la testa gli fa cenno di entrare.

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
  • Episodio 8: La decisione
  • Episodio 9: Salvagente
  • Episodio 10: Scambio di promesse
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    Commenti

    1. Ivan Collura

      Molto bello anche questo episodio. La rappresentazione di Richard, che si attacca alla bottiglia al ritorno dalla guerra, mi ha fatto pensare che magari non è stato proprio un pessimo marito e padre, ma che in guerra avrà visto qualcosa di terribile che lo ha fatto rimanere “scioccato”… Magari mi sbaglio, o magari tu ho dato un’idea… o semplicemente ci ho azzeccato! Ihihihi

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Ivan! Potresti aver indovinato 😉 che poi non sempre si riesce a dimostrare ciò che si prova, neanche per i propri familiari… contenta che ti sia piaciuto!

    2. Antonino Trovato

      Ciao Linda, il tema della guerra non ha tempo e la commozione per chi parte è sempre la stessa. La fierezza e l’orgoglio fanno spazio al desiderio di rivedere il proprio giovane figlio sano e salvo, e la foto è un bel modo per mantenere simbolicamente un filo con Tom nella speranza di poterlo riabbracciare. Il nuovo che parte contrasta con chi ha affrontato il trauma della guerra. Credo che Richard non si sia preso cura della famiglia al suo ritorno proprio per questo: l’orrore della guerra lo ha tenuto con se, rapendogli la mente e la felicità di ciò che poteva godere una volta tornato in patria. La tua narrazione mi riporta alla lettura dei classici, mi piacciono le ambientazioni da te dipinte, spero che John e Tom, attraverso anche varie difficoltà, possano rivivere sereni la loro grande amicizia! Un saluto, alla prossima!

      1. Linda Minati Post author

        Grazie del bellissimo commento Antonino! Ammetto che fino ad ora non mi ero mai accorta della presenza di questa contrapposizione e questo continua a dimostrarmi d’aver fatto la scelta giusta nel condividere questo racconto qui perché continuo ad ottenere dei feedback interessanti e dei nuovi spunti di riflessione! Non vedo l’ora di mostrarti come procede la storia 🙂
        Grazie ancora, è sempre un piacere!

    3. Micol Fusca

      Ciao Linda. Una frase della mamma di Tom (“siamo sempre stati fieri di te, e naturalmente, lo saremo per sempre”) e il racconto sul padre di John hanno fatto nascere in me alcune considerazioni. La guerra è terribile, uccidere e terribile. Le persone che vi partecipano fanno ritorno cambiate, non potrebbe essere altrimenti. Il senso di colpa per aver ucciso un altro essere umano non può essere lavato dall’orgoglio di una bandiera. A volte, nemmeno da una bottiglia di liquore. Giunta a questo punto penso che il padre desideri evitare a John lo stesso incubo che ha vissuto ed ancora lo perseguita.

      1. Linda Minati Post author

        Ciao Micol! È proprio così e questo è un aspetto che ho deciso di trattare a piccole riprese con Richard, senza appesantire troppo, perché penso che l’idea principale sia chiara e questa tua riflessione me lo dimostra. È stato anche interessante interpretare la parte di chi è giovane e forse ancora troppo inesperto per capire davvero il peso di certe cose (un tema che è applicabile a così tanti contesti!)
        Penso tu ci abbia visto molto chiaro 😉
        Grazie per questi bellissimi commenti, mi fanno molto piacere 🙂