L’ultimo giorno

Serie: L'ultimo giorno


Quattro regole: Nessun contatto fisico. Resta a casa. Se esci, indossa la mascherina. Lavati spesso le mani.

Tre settimane prima della pandemia

Domenica.
Alice se ne stava sdraiata sul divano, televisore acceso su Real Time, mangiando da una tazza da latte delle arachidi insipide. Fuori dal suo monolocale nel centro di Milano, l’autunno era un vento secco e calmo che accarezzava le foglie ogni giorno fino a farle cadere leggere a terra. Erano i primi giorni delle sciarpe, ma era ancora troppo presto per guanti e cappello.
« Khun, scendi dal tavolo! », tuonò con la bocca piena.
Squillò il cellulare. Alice sentiva la suoneria, ma non riusciva a trovarlo. Scostò la coperta di lana, tastò vicino ai piedi, sotto i cuscini, e alla fine lo trovò sotto l’osso sacro. Guardò il display. Prese il telecomando sul comodino e premette il tasto mute.
« Ehilà, come stai? »
« Tutto bene, tu? Sei tornata? »
« Da qualche giorno »
« Com’era la Thailandia? No, aspetta. Fammi indovinare: bella ma non… »
« Ci vivrei », dissero all’unisono, ridendo.
« Casi di Tetra-Virus, ce n’erano? »
« Pochi e isolati. I malati sono tutti ricoverati a Bangkok. Hanno costruito un’ala solo per loro. »
« Quanti sono? »
« Per ora solo una trentina. I cittadini si comportano come se niente fosse. »
« Anche qui. ‘Ste teste di cazzo non capiscono la gravità della situazione. »
« Non parliamone, cambiamo discorso. »
« Meglio. Hai mangiato i grilli fritti? »
« Sì, e sono tornata a casa con nuovo amico. »
Pausa.
« Un nuovo amico… un fidanzato o un gatto? »
« Indovina. »
Mentre parlava con Diego, il suo abissino stava cominciando a sfogarsi sulle tende del salotto.
« Ehi, Ehi, fermo, lascia stare le tende. »
« Conoscendoti… un gatto. »
« Esatto! Si chiama Khun, una femmina. E’ un Korat, cento percento thailandese. Pensa che là simboleggia prosperità e fortuna. Chissà, magari mi porta bene. »
« Speriamo. E Serafino come l’ha presa? Stanno facendo amicizia? »
« Non molto. Serafino ci prova, ma Khun si atteggia da regina. E’ appena arrivata e ha già preso il controllo del regno. »
« Sarà una bella gatta da pelare… »
Silenzio.
« Devo ridere? »
« Di solito ti piacciono le mie freddure. »
« Sì, ma questa era pessima. Hai mai pensato di fare i provini per Colorado? »
« Alice. »
« Dai, su, non ti offendere! »
« Alice. »
« Ti stavo solo prendendo in gi… »
« Metti su Rai 1. »
« Ma sto guardando Vite al limite. »
« Siamo nella merda. »
« In che senso? »
« Metti su Rai 1. »
Alice prese il telecomando sul tavolino di vetro davanti al divano. Cambiò canale.
« Edizione straordinaria del Tg1. Crescono i contagi in Europa. Lo spettro del Tetra-Virus preoccupa anche l’occidente. In aumento i casi in tutto il territorio europeo: la Spagna è attualmente la nazione membra dell’Unione Europea più colpita. Si segnalano nuovi casi anche in Francia, Germania, Olanda e Belgio. In Italia, oggi sono stati registrati i primi tredici casi. Un nostro inviato si trova davanti a Palazzo Chigi in attesa della dichiarazione del Presidente del Consiglio dei Ministri. A te, Attilio. »
« Presidente, qual è la situazione in Italia? »
« La situazione in Italia, al momento, è sotto controllo. Abbiamo chiesto il supporto di tutta la comunità scientifica, soprattutto medica, per far fronte alla possibilità che il virus possa svilupparsi esponenzialmente sul nostro territorio. Sappiamo che il virus agisce in maniera difforme a seconda della salute del paziente. Taluni riscontrano sintomi dell’influenza in forma innocua e blanda, talaltri invece sviluppano gravi sintomi riconducibili alla rabbia. Ricordiamo che la maggior parte dei contagiati non presenta sintomi ed è in perfetta salute, questo ci suggerisce che il tasso di mortalità non è elevato. D’altro canto resta l’incognita sulla carica virale di ciascun paziente. Per questo motivo il Consiglio ha deciso di imporre l’obbligo della mascherina chirurgica, l’obbligo di lavarsi accuratamente le mani, mantenere un distanziamento sociale di almeno un metro e mezzo. Ci affidiamo al buonsenso dei nostri cittadini per evitare che il contagio possa avvenire su scala nazionale. Restiamo uniti, ma distanti. Questo è solo l’inizio. »

Giorno 14

Nel giro di due settimane i contagi aumentarono vertiginosamente. Il governo fu costretto a richiedere aiuto all’Europa, la quale si curò di stanziare un centinaio di miliardi di euro per aiutare le famiglie in difficoltà, costruire ospedali dedicati alle cure dei pazienti, edificare aree adibite a isolare i pazienti più pericolosi. Le ordinanze iniziali proposte dal Presidente del Consiglio furono incoscientemente ignorate dai cittadini. Questo portò alla crescita dei contagi, dei malati gravi e dunque dei morti. Nessun vaccino.
Da quanto tempo era chiusa in casa? Le sembrava un’eternità. Alice era abituata a uscire, a stare a contatto con le persone. Da quando era entrata in vigore l’ordinanza che costringeva la nazione alla quarantena forzata sentiva che il senso di solitudine stava prendendo il sopravvento. Ogni emittente televisiva trasmetteva programmi sul virus. Le radio aggiornavano i bollettini ogni sei ore. I giornali non facevano altro che scrivere della pandemia. Non le restava altro che rimanere a casa con Serafino e Khun, i suoi amici felini. Se ne stava lì, un cupo pomeriggio d’autunno, sotto la stessa coperta di lana di due settimane prima, con Serafino accucciato sui suoi piedi, a sgranocchiare le ultime scorte di patatine al pepe rosa e lime. Le mancava lavorare, le mancava viaggiare. L’ultimo hotel che aveva recensito era proprio nel centro di Bangkok, dove pareva che la situazione fosse peggiorata giorno dopo giorno.
« Abbiamo ragione di credere che dietro a questo virus ci sia la Cina. Come facciamo a dirlo, è semplice. Vi siete mai chiesti perché il Tetra-Virus abbia colpito perlopiù l’Europa? Temono la nostra forza economica. Vogliono dimezzarci per annientare il nostro mercato! Quando avremo finito le nostre finanze, a chi chiederemo aiuto? All’America, che è messa peggio di noi? Io dico di no. Alla Russia? Certo, come no! »
Il mondo stava impazzendo. Meglio cambiare canale.
« Morte madre e figlia nel milanese. Un uomo le avrebbe avvicinate per chiedere l’elemosina. La madre avrebbe consegnato nelle mani una banconota da cinque euro. Sono state trovate prive di senso in prossimità della stazione dei bus. Inutile la corsa in ambulanza. »
Drin
Il campanello di casa. Alice scostò la coperta di lana. Serafino fece uno scatto silenzioso e le passò fra le gambe rischiando di farla cadere.
« E dai, Fino! »
Drin.
« Arrivo! »
Giunse alla porta.
« Chi è? »
« Benedetta! »
« Oh, ciao Benny. Dimmi! »
« Ti ricordi che oggi è il tuo turno? »
Si stropicciò le mani in faccia.
« Sì, sì, certo! Mi stavo preparando per uscire, sono quasi pronta. Scrivete sul gruppo di cosa avete bisogno? »
Appoggiò un occhio allo spioncino. Dietro la porta, Benedetta indossava una mascherina chirurgica, i capelli biondi sciolti e crespi, l’aria un po’ trasandata.
« Ma certo, tesoro. Ci lasci la spesa davanti alla porta come facciamo di solito? »
« Ah ah, certo! Come sta tua figlia? »
« Bene, oggi compie sette anni. »
« Tanti auguri! »
« Grazie! »
« E tuo marito? »
« Con questo virus lavorano il triplo. Producono migliaia di mascherine ogni giorno. »
« Fortuna che qualcuno riesce ancora a lavorare, eh? »
« Eh sì, ringraziando a Dio! »
« Vado, altrimenti faccio tardi. »
« Ciao, e grazie! »
Si tolse i vestiti in fretta e furia, si fiondò sotto la doccia e dopo, avviluppata nell’accappatoio verde, aprì la finestra del bagno per permettere al vapore di fuoriuscire. Pulì lo specchio e si scrutò il viso da vicino. Da quanto tempo non si truccava? Aveva senso truccarsi per uscire di casa? La mascherina avrebbe coperto gran parte del volto. E poi, per chi doveva apparire bella? Per se stessa, pensò. Da quando è scoppiata la pandemia, aggiunse, non riesco più a vedermi come prima. Non prendeva sole da settimane, la pelle appariva emaciata, pallida. Sono sicura di sentirmi bene? Ma sì, sono solo paranoie. D’altronde sono rimasta in casa per tutto il tempo, non ho incontrato nessuno, nemmeno Diego. Mi manca quel cretino.
Si truccò. Fondotinta, correttore, matita. Venti minuti più tardi, era pronta a uscire.
Si fermò per un istante con la mano sospesa per aria, le chiavi di casa che tintinnavano nella serratura. Era la prima volta che sarebbe uscita di casa dopo due settimane. Che cosa avrebbe trovato per le strade? Sarebbe riuscita a tornare a casa sana e salva? Non aveva mai visto il mondo reale se non attraverso lo schermo della tv o del computer.
Ce la posso fare, pensò. Dietro di lei, Khun se ne stava seduto in attesa che aprisse la porta. La fissava con sguardo torvo, occhi stretti e profondi. Apri, sembrava intimarle. Miagolò.
« So che vorresti uscire, ma non puoi. »
Alzò una zampa in aria, come se accarezzasse la porta.
« Ciao anche a te. »
E uscì sbattendo la porta dietro di sé.

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Discussioni

  1. Ciao Simone, prima di tutto complimenti per aver avuto il coraggio di scrivere questa storia. Credo che ogni appassionato di distopia ci abbia pensato, ma non ha voluto darle consistenza. Questi sono tempi bui, tempi in cui la realtà fa paura.