L’ultimo giorno

Serie: L'ultimo giorno


Parte 2

Giorno 84

Erano trascorsi quasi tre mesi e la situazione stava notevolmente precipitando.
La curva dei contagi si era alzata e il paese era alle corde. Molte piccole imprese furono costrette a chiudere, i commercianti al dettaglio erano sul lastrico. Le saracinesche abbassate crescevano, le case si svuotavano. Barricarono le regioni. Gli ospedali erano sottoposti a una pressione costante e i reparti di terapia intensiva si riempivano. I pazienti non uscivano dai reparti sulle loro gambe. I cimiteri dovettero amplificarsi. Sul territorio, il controllo giornaliero delle forze dell’ordine. Il tasso di suicidi crebbe nel giro di poche settimane. Cominciarono le rivolte nelle strade. I disoccupati manifestavano con le mascherine sul viso, bandiere e striscioni fra le mani. Qualche pecora nera fece esplodere delle camionette della polizia, auto, motorini. Le vetrine dei negozi in frantumi, i bancomat fuori uso, gli uffici di collocamento sovraffollati.

L’ultima volta che era uscita di casa, Alice si mosse in gran fretta. Fece la spesa al supermercato più vicino, a meno di trecento metri, e comprò lo stretto necessario per la famiglia di Benedetta, per quella povera vecchietta dell’interno quattro, per i due inquilini in fondo al pianerottolo, quei due attori che non lavoravano ormai da mesi. Essendo uscita nelle prime ore del pomeriggio non aveva avuto modo di incontrare molta gente. Si era tenuta a distanza da tutti, compreso il ragazzo nigeriano al quale usava dare la moneta del carrello. L’ultima volta che aveva provveduto alla spesa non l’aveva più visto. Si vociferava che l’avessero arrestato. Appena tornata a casa, al sicuro, si era lavata le mani con acqua e sapone per un minuto intero. Non contenta, si infilò sotto la doccia e si strofinò con cura, con veemenza, maniacalmente, come se avesse sguazzato nel fango di una palude.
Ora si era fatta sera. Il Presidente del Consiglio aveva rilasciato una nuova dichiarazione. Era stato emesso un ultimo decreto. A partire dal primo di febbraio avrebbero vietato a chiunque di uscire di casa, se non per estrema necessità. Proibito muoversi dal proprio domicilio, nemmeno per fare la spesa. I supermercati di ogni quartiere avrebbero dovuto assumere nuovo personale incaricato di consegnare la spesa ad ogni famiglia.
« Hai sentito il Presidente? »
« Sì. »
« Perché queste restrizioni? »
« Non guardi i telegiornali? »
« Da qualche tempo cerco di evitarli. Mi fanno venire l’ansia. »
« Hanno scoperto che il virus è mutevole. »
« Questo si sapeva già. »
« No, voglio dire che il virus è diventato più forte. »
« Sarebbe a dire? »
« Prima i pazienti manifestavano perlopiù i sintomi dell’influenza. Certo, polmoniti e problemi respiratori vari, però la cosa si fermava lì. »
« E la rabbia? »
« Ci sto arrivando. Adesso pare che l’influenza non ci sia più. O meglio, pare che non si aggravi più. »
« E la carica virale? »
« E’ ancora alta. Bisogna stare attenti, mettere queste cazzo di mascherine e lavarsi le mani. Sono aumentati i casi di rabbia. Il periodo di incubazione è variabile da dieci giorni a un anno, per questo chi pensava di essere sano poi si è rivelato contagioso. E sai qual è il problema più grande, è che dei positivi gli asintomatici sono oltre l’80%, sai cosa vuol dire? »
« Che potenzialmente siamo tutti infetti. »
« Esatto. »
« Come faccio ad aver contratto la rabbia se non ho avuto contatti con nessuno? », chiese mentre lanciava un topino di pezza a Serafino.
« Pulisci sempre ogni cosa? »
« Sì. »
« Anche la spesa che fai? I prodotti che compri online? »
« No. », si sedette al tavolo, visibilmente sovrappensiero.
« Ti conviene cominciare a farlo. »
« Va bene. Come te la passi a casa da solo? »
« Più o meno come te la passi tu. »
« Una merda? »
« Una merda. »
« Bene. », risero insieme.
« Se fossimo fidanzati potremmo avere la scusa di uscire per andare a trovare i congiunti. »
Risate.
« Pensa come sarebbe la nostra vita se stessimo insieme. », azzardò lui trattenendo il respiro.
« Non resisteresti dieci giorni. »
Ancora risate.
« Perché mai? Russi? »
« No, peggio. »
« Mastichi con la bocca aperta? »
« No, mi hanno educata bene. »
« Cosa allora? »
« Odio la puzza di fumo. »
« Che sarà mai. Per te smetterei persino di fumare. »
« Dici sul serio? », Alice si trattenne dal rizzarsi sulla sedia.
« Ma sei matta?! C’è una pandemia in corso, non possiamo uscire di casa, hanno anche limitato l’acquisto di alcolici, lasciami almeno le sigarette! »
« Lo sapevo. Sei sempre il so… ehi, ehi, Khun, porca miseria, no! »
« Che combina? »
Alice balzò in piedi, corse verso la scrivania sotto la finestra aperta. Riuscì a intercettare il suo korat prima che iniziasse a esplorare il parapetto del palazzo.
« Questa balorda. E’ da un mese che le prova tutte per uscire dalla finestra o dalla porta. »
« Anche lei vuole evadere, come noi. Ha tutta la mia comprensione. »
« Sì, ma se scappa e la perdo di vista che faccio? Aspetta che chiudo la finestra. »
« A gennaio con la finestra aperta? »
« Ti ricordo che vivo in un monolocale, non ho manco il riscaldamento autonomo, Qui dentro è un forno. »
Chiuse la finestra. Khun, che se ne stava appollaiata sul divano, la fissava con disprezzo.
« Vuoi venire qui? Io almeno ho un bilocale a Brera. »
« Sarebbe una proposta indecente? », il sangue le bollì nelle vene.
« Sì, oltre che criminale. Se ti beccano in giro senza una buona ragione ti arrestano. »
Da fuori, il grido di una sirena.
« La senti la sirena? »
« Sì, ti stanno venendo a prendere? »
« Cretino. »
Con il cellulare attaccato all’orecchio, Alice si affacciò alla finestra. Fronte al vetro, cercò di seguire la volante dei carabinieri lungo la strada.
« Cosa sta succedendo? »
« Non lo so, aspetta. »
Sulla carreggiata marciava un corteo di manifestanti al grido di “libertà, libertà”. Cartelli che invitavano a non indossare la mascherina, a uscire di casa, a rinnegare lo Stato.
« Sono i negazionisti. »
« I soliti invasati. C’è ancora gente che crede alle fake news? »
« Che ti devo dire… mescola l’ignoranza con la paura ed ecco la violenza. »
« Che perla di saggezza.»
BOOM! Lo scoppio di quella che sembrava una molotov. D’istinto, Alice si abbassò e chiuse gli occhi.
« Ma che cazzo è stato? »
« Una bomba, Diego! »
« Sono sotto casa tua? »
« Sì! »
« Stanno trasmettendo la manifestazione in diretta su La7! Ma che diavolo stanno facendo? »
Dall’alto del suo monolocale al terzo piano, Alice vide una frotta di persone avanzare incontrollate, urlanti, verso una torma di poliziotti schierati. Partì un altro colpo, una fiamma si elevò sulle auto ora sfasciate. Erano adulti e ragazzi, perlopiù uomini. Gli occhi fuori dalle orbite, i muscoli gonfi e il busto proteso in avanti, le vene in rilievo, i volti febbricitanti coperti da bandane nere.
« Chi è questa gente? », chiese Alice.
« Credo siano l’estrema destra. »
« Che cosa vogliono dimostrare? »

Il giorno dopo, sotto casa di Alice, gli operatori ecologici pulivano le strade. Furgoni carichi di idranti e segatura coprirono e sciacquarono le pozze di sangue. Rimasero uccisi quattro manifestanti. Tredici contagiati. Dieci negazionisti e tre poliziotti. Tutti morti nel giro di ventiquattro ore, tranne un negazionista, il quale covava i primi sintomi di rabbia causati dal Tetra-Virus. Fu monitorato, curato e sottoposto a quarantena.
Alice, sconvolta, se ne stava piegata in posizione fetale, avvolta in tutte le coperte che possedeva, insonne, con frequenti spasmi a gambe e braccia. Serafino le sedeva accanto, le faceva le fusa, tentava di scaldarle i piedi. Non toccava cibo da trentadue ore.
D’un tratto avvertì una fitta all’altezza del pube, un fluido le scorreva lento giù per l’intimità.
No, dimmi di no.
Serafino si scostò stizzito, zampettando verso il bagno.
Alice si toccò fra le gambe, le dita macchiate di un rosso acceso. Sono in anticipo, pensò. Da quando aveva terminato la scorta non era ancora uscita di casa per fare rifornimento.
Questa non ci voleva.

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