L’ultimo giorno

Serie: L'ultimo giorno


Parte 4

Giorno 134

In seguito al quarto mese di lockdown assoluto, le uniche attività rimaste aperte erano poche. In compenso, i casi di Tetra-Virus crescevano a dismisura.
« Si può sapere perché? »
« Perché non riescono più a pagarci, Diego. »
« E come faccio? Tu come farai? »
« Ho un po’ di risparmi, posso cavarmela ancora per un semestre. Forse un anno. »
« Il nostro settore è fermo, chi ci assumerà? Le agenzie di viaggi stanno fallendo. Gli alberghi sono chiusi, non accettano più recensori. Stanno tagliando i fondi. Cosa cazzo facciamo? »
« Non lo so, Diego. Non lo so. »
« Come cazzo farò a pagare l’affitto? »
« Calmati, ti prego. »
Silenzio. Alice stava stendendo il bucato. La finestra aperta di qualche centrimetro e Khun, con la zampa, tentava di passarvi oltre.
« Khun, vieni via. »
« Alice. »
« Che c’è? »
« Se mi sfrattassero… »
« Non ci pensare. »
« Se lo facessero… tu mi accoglieresti? »
« Diego, lo sai che non si può fare. Nessun contatto con gli sconosciuti. »
« E così sarei uno sconosciuto? »
« No, certo che no. »
« Siamo colleghi da tre anni. Siamo amici. Anzi, nell’ultimo periodo mi pare che siamo più che semplici amici.»
« Diego… »
« Dimmi che la pensi anche tu così. »
« Io… »
« Io ti voglio, Ali. »
Era da così tanto tempo che qualcuno non le si dichiarava. L’ultima volta non la ricordava nemmeno. All’inizio la pandemia l’aveva costretta a fare i conti con se stessa. Sapeva che avrebbe potuto contare solo sulle sue forze, ma che dire del contatto umano? Quanto tempo era che non sfiorava una mano che non fosse la sua? Qual era l’ultimo profumo da uomo che le era passato sotto il naso? Il sesso, poi, era un lontano ricordo che svanisce con il passare delle stagioni. In quell’istante, sarà stato il vento di primavera che arieggiava la casa, sarà stato lo spettro della solitudine che le accarezzava i capelli, ma l’attraversò un lampo.
Guardò Serafino, il quale dormiva beato sulla sedia in camera da letto. Poi rivolse lo sguardo a Khun, che si ostinava a cercare di uscire dalla finestra. Ma sì, disse fra sé e sé.
Premette il tasto della videochiamata. Diego rispose subito.
« Come mai la videochiamata? »
Alice sorrise, strinse i lembi del maglioncino e se lo sfilò con un movimento fluido, quasi rabbioso.
Il reggiseno bianco le sosteneva il seno piccolo e sodo.
« Ah. »

Giorno 141

Era dalla loro serata di sesso telefonico che non aveva notizie di Diego. Che non gli fosse piaciuto? Ma no, dal risultato non pareva affatto. E doveva ammettere che anche lei era rimasta soddisfatta. Nei giorni seguenti si sentì più leggera, meno pensierosa. Anche l’angoscia si era presa una pausa. Quando incrociava lo specchio vedeva una donna diversa, più consapevole e, perché no, piacente. La gratificava sapere che Diego la trovasse attraente. Allora perché sparire per una settimana? All’inizio aveva provato a cercarlo con qualche messaggio. Dopo due giorni provò a chiamarlo. Niente, segreteria telefonica. Che avesse cambiato idea? Che ci fosse qualcosa sotto? E se gli fosse successo qualcosa?
Toc toc
Dalla fessura sotto la porta sbucò un biglietto. Alice si alzò dal divano, abbassò il volume del televisore e lo raccolse da terra. “Siete tutti invitati alla prima de Cielo Fatta, uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da Toni Lodi e Angelo Comencini. Fra due settimane, ore 21.00, proprio qui, sul nostro pianerottolo”. Che idea originale, pensò Alice.
« Ci andiamo? », disse rivolgendosi a Serafino, il quale emise un sommesso miao.
Per un istante, Alice venne distratta da un servizio in televisione. Si avvicinò al divano, prese il telecomando e alzò il volume.
« Il virus non sopravvive solo sulle superfici. Può sopravvivere nel nostro organismo per decine di giorni senza manifestare alcun sintomo della sua presenza. Perché questo accade? Alcuni pensano che la causa sia questa evoluzione molecolare della rabbia trasmessa dal Tetra-Virus. Questo tipo di rabbia è più facile da contrarre ed è mostruosamente subdola. Si crede che sia capace di rimanere silente per mesi, addirittura un anno. »
« Quali sono gli indizi che potrebbero indicarci la presenza della rabbia in un paziente? »
« E’ difficile rispondere. Il numero di contagiati sale anche per questa ragione. Nessuno sa di essere affetto da rabbia. Potenzialmente potremmo averla contratta tutti mesi fa, prima dell’effettivo scoppio della pandemia. Un campanello d’allarme potrebbe essere il temperamento della persona. Se notiamo un cambiamento progressivo o istantaneo dal punto di vista caratteriale, è possibile che abbia contratto il Tetra-Virus. La rabbia colpisce il sistema nervoso. I sintomi iniziali sono incredibilmente simili a quelli dell’influenza: cefalea, febbre, spossatezza. Quando la rabbia ha colonizzato i tessuti, esordiscono i sintomi neurologici: depressione, agitazione, perdita di senso dell’orientamento, allucinazioni, anomalie comportamentali e insonnia. Lo stadio finale porta a una eccessiva irritabilità, quindi a una violenza probabilmente causata dalle allucinazioni, dall’agitazione e dall’insonnia. L’idrofobia, l’eccessiva salivazione e il tentativo di aggredire sono chiari segnali che qualcosa… »
Driiin
Telefono. Numero privato.
« Pronto? Diego, mio dio, ma dov’eri fini…? Che cazzo dici? Perché? Ma non possono farlo! Stai fermo lì, chiamo il mio avvocato… lascia perdere i soldi, ci penso io. »
Driiin
La porta.
« Chi è? »
« Cara, tesoro, sono la signora Belmonti. »
« Sì? »
« Hai visto il mio Birba? Non lo trovo più. »
« No, signora. », urlava da dietro la porta, la testa altrove.
« Oh, eccolo qui. L’hanno trovato i ragazzi. »
Fuori dalla porta, qualche metro più in là, Toni e Angelo accarezzavano sorridenti Birba, il cane corso della signora Belmonti. Erano accovacciati a terra, entrambi con le mani a spazzolare la testa e la pancia del cane, il quale non sapeva a chi fare per primo le feste.
« Vedo che Birba si sente meglio, signora. »
« Sì, per fortuna era solo un po’ di febbre. »
« Si può portare a spasso il cane? », chiese Angelo scettico.
« Non lo dite a nessuno. », fece la signora portandosi l’indice sul naso e l’altra mano che ravanava nella borsa.
« Prendete queste, ragazzi. »
« Cosa sono? »,  domandò Toni provando ad allungare il collo.
La signora Belmonti cacciò fuori due belle banconote blu.
« Per il vostro spettacolo. »
« Ma no, signora, che gentile. Non si preoccupi. Lo facciamo volentieri, per tenerci in allenamento, per rallegrare questo pianerottolo. »
« Insisto », tese la mano verso di loro.
« Grazie, ma non possiamo accettare. »
Nel frattempo  Birba continuava a leccare loro la faccia.
« Basta, Birba. Andiamo a casa. Vieni, testone. Testone e ruffiano! »
« Arrivederci, signora! »
Lei li salutò senza voltarsi, con il suo cane corso che le balzava sui fianchi per avere attenzioni.
« Che adorabile vecchietta, vero? »

Diego, in un momento di astinenza, una domenica, uscì di casa per andare a comprare le sigarette al distributore del tabacchi a meno di duecento metri dal suo appartamento a Brera. Nello stesso istante in cui ritirò il pacchetto di Marlboro Gold morbide, un passante gli chiese di offrirgliene una. Era un uomo sulla trentina, con gli occhi che sorridevano, l’aria rassicurante, vestito di tutto punto. Così Diego aprì il pacchetto, prese una sigaretta dalla parte bianca e gli chiese di prenderla dalla parte del filtro, per far sì che i due non si sfiorassero. In quel frangente, un’auto della polizia costeggiò e chiese loro che cosa stessero facendo, perché non stessero rispettando le norme di sicurezza. Distanziamento sociale e il divieto di avere contatti con sconosciuti. I due poliziotti arrestarono sia Diego che il signore distinto. Non avendo un avvocato, Diego si affidò a uno di ufficio. Un totale incompetente. Dopo aver effettuato il tampone al signore, la polizia riconobbe l’esito positivo. Diego fu tenuto sotto osservazione malgrado i due tamponi somministratogli risultassero negativi.


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