Mangiasogni

Serie: La Sci-Fi secondo me

 

     Lo zio Enea non stava più molto bene da qualche mese. Il vecchio cocciuto non voleva sottoporsi alle cure mediche, decise di rifiutare i farmaci e di mangiare il meno possibile: si stava lasciando morire.

     Una signora, messa a disposizione dal comune, si recava in Via Vincenzo Monti numero 3 tre volte a settimana per pulire l’appartamento di zio Enea. La donna svolgeva bene il suo lavoro, era una donna affabile e spesso trovava del tempo per parlare con il vecchio uomo. I loro argomenti preferiti erano la mitologia, greco-romana, egizia o sumerica che fosse e le storie su fantasmi, case infestate e di paura in generale, quel tipo di storie che si raccontano le notte buie attorno al fuoco.

     Lo zio Enea era sempre stato un tipo socievole, ma a modo suo, la sua permalosità lo spingeva spesso a diventare sboccato, aggressivo e a tratti violento, ma solo con gli uomini. Con il gentil sesso era invece semplicemente stronzo, ma nella vecchiaia e malattia, forse perché privo di forze e con poca voglia di litigare, in cerca di una pace mai avuta, divenne più morbido. Era continuamente grato alla signora delle pulizie e anche i rapporti con noi migliorarono notevolmente, tranne quando si parlasse di medici e farmaci, il solo sentirli nominare lo mandava in bestia.

     Lui per essere precisi ero lo zio di mia madre, il fratello del nonno Primo. Il nonno e zio Enea si volevano un bene dell’anima nonostante non sapessero dimostrarselo, anche in età avanzata, al minimo battibecco, iniziavano a menarsi ma mentre se le suonavano di santa ragione i loro occhi erano pieni di amore e rispetto. Ogni scazzottata finiva con un sorso di vino per nonno e un sorso di bourbon per zio.

     Il giorno del funerale di nonno Primo, due anni fa, io avevo solo dieci anni, fu l’unica volta in cui vidi zio Enea piangere e nonostante le ossa vecchie lo zio volle lo stesso portare a spalla la bara di nonno. Quel giorno forse capii per la prima volta cosa significa amare una persona.

Dopo la morte di nonno, lo zio Enea sembrò ammalarsi di solitudine, non aveva più nessuno che lo andasse a trovare quotidianamente in bottega fra tutte le sue cianfrusaglie e reperti, molto preziosi per lui, ma solo pezzi di antiquariato per nonno, glielo ripeteva ogni giorno. Zio Enea aveva ancora qualche cliente ma gli appassionati di archeologia e i collezionisti andavano scemando nell’ultimo periodo. La bottega serviva solo come forza per provare ad andare avanti.

     Purtroppo non fu a sufficienza.

     Un giorno andammo con mamma e papà a trovare zio. Non rispondeva al campanello, allora entrammo in bottega. Il campanellino attaccato alla porta squillò, stranamente nessun borbottio, lamentela o urlo. Papà e mamma mi dissero di aspettare davanti l’ingresso mentre loro entrarono nel retrobottega. Dopo alcuni minuti sentii le sirene dell’ambulanza strillare sempre più vicino.

     Lo zio Enea aveva avuto un malore e giaceva a terra svenuto. I medici dicevano che la valvola aortica era otturata, io non ho idea di cosa volesse dire e mamma mi disse semplicemente che il cuore di zio era vecchio.

     Dopo una settimana lo dimisero perché il vecchio mulo aveva rifiutato l’intervento al quale si sarebbe dovuto sottoporre ma promise di prendere delle speciali pillole che rendevano il sangue più fluido, anche in questo caso non capivo cosa significasse ma così mi fu spiegato dalla mamma e a me bastava.

     Nonostante quelle speciali medicine lo zio Enea faticava a respirare, camminare ed era sempre stanco. Un secondo malore non tardò ad arrivare. Questa volta la permanenza in ospedale durò anche meno, lo zio diceva che gli ospedali puzzavano e lui odiava le puzze, tranne quelle che produceva lui, scoppiando nella sua famosa e sonora risata: io la trovavo buffa, metteva il buon umore.

     Tornato a casa lo zio ci disse di stare tranquillo e non voleva che dormissimo con lui, poteva farcela da solo anche se io, come mamma e papà, non ne ero molto sicuro. Le nostre visite a casa sua aumentarono durante il giorno, per sua grande gioia, ma la notte voleva passarla da solo.

     Io pensavo spesso a zio Enea e faticavo a dormire, avrei voluto aiutarlo e fargli compagnia, ma il vecchio caprone rifiutava l’aiuto dei grandi, immaginiamoci quello di un dodicenne. Passavo spesso le notti insonni e cadevo in profondi sonnellini pomeridiani. Il mio sonno era comunque spesso disturbato, a ogni risveglio mi sentivo la testa vuota, non riconoscevo il posto in cui mi ero addormentato e sentivo come dei martelli battere su un tamburo. Non davo molto importanza a quei sintomi fino a una settimana fa.

     Mentre dormivo stavo sognando un’immensa prateria con migliaia di cavalli neri che galoppavano liberi e felici. Io stavo raccogliendo del fieno ammassandolo in delle balle per portarle ai cavalli e nutrirli. Ero felice. All’improvviso, però, i cavalli iniziarono a nitrire impauriti e galoppavano verso di me, mi travolsero e calpestarono. Rialzatomi vidi il cielo diventare prima grigio e poi nero. Un turbine scese veloce dalle nuvole e si piazzò davanti a me. Il vento che produceva era fortissimo, io portai le braccia davanti gli occhi e guardai attraverso una piccola fessura, vidi un grande occhio al centro del turbine, mi fissava. Sotto l’occhio spuntò una bocca dai mille denti acuminati con una lingua viscida che roteava intorno ad essi.

     La bocca si prolungò e mi avvolse la testa, i denti la mantenevano salda mentre la lingua succhiava il cervello e il midollo. Mi svegliai madido di sudore e in preda al panico. Urlai. Papà e mamma accorsero in stanza e raccontai loro l’incubo. Mi rassicurarono e mi fecero bere un bicchiere d’acqua.

     L’episodio si ripeté ogni volta che dormii per una settimana intera. Più non volevo dormire e più mi addormentavo senza nemmeno accorgermene, in tutti i miei sogni spuntava quella bocca munita di lingua succhia cervelli.

     Due giorni fa, era domenica, lo zio Enea era molto stanco, non proferiva parola, mamma e papà non sapevano più che argomenti prendere, allora decisi di raccontargli il mio sonno. Lo zio mi guardò stupito e una strana luce iniziò a brillare nei suoi occhi.

     <<Quando sono iniziati questi incubi?>>

     <<Una settimana fa zio, te l’ho già detto.>>

     <<Lo stesso giorno in cui arrivò la bufera di neve?>>

     <<Adesso che mi ci fai pensare si, proprio quel giorno li.>>

     Zio Enea si tolse il suo amato ciondolo a forma di cubo nero, non lo avevo mai visto senza, anche nonno ne aveva uno ma lo teneva in cassaforte insieme alle sue armi. Lo zio mi fece segno di avvicinarmi a lui, mi fece voltare e legò il laccetto attorno al mio collo.

     <<La prossima volta che avrai questo incubo premi il cubo con entrambi i pollici sul lato ruvido>> mi prese un dito facendolo strofinare su tutte le facce del cubo per farmi identificare quella corretta <<vedrai che quel brutto mostro verrà rispedito da dove è venuto.>>

     <<Ma zio, come faccio a premere il dado se sto dormendo?>>

     <<Ci riuscirai, il cubo ti guiderà e ti farà sconfiggere quel brutto Mangiasogni. Non toglierlo mai.>>

Io annuii e con i miei genitori tornammo a casa perché lo zio aveva bisogno di riposare. Quella sera non presi subito sonno perché pensavo a cosa mi aveva detto lo zio. Guardai l’orologio ed era già mezzanotte, mi voltai verso il muro e chiusi gli occhi.

     In pochi secondi mi ritrovai sulla groppa di un cammello in mezzo al deserto. Fermai l’animale presso un’oasi per dissetarci. Mi calai per attingere l’acqua e la piccola sorgente mutò prendendo le sembianze del Mangiasogni. Ricordandomi le parole di zio Enea mi feci coraggio e puntai il cubo nero verso il mostro pigiando la faccia ruvida: fu risucchiato da una luce verde. Mi svegliai. Riconobbi la mia stanza, la testa non era vuota e non sentivo nessun tamburo, nessun fastidio. Aveva funzionato.

     Il giorno dopo, cioè ieri, finita la scuola mi recai a casa di zio con la mamma, ero entusiasta e volevo raccontargli quello che mi fosse successo. Mamma aprì il portone e io iniziai a salire le scale due gradini alla volta, entrai in camera da letto e trovai zio Enea con le mani su quello che una volta era un duro grosso pancione.

     <<Zio! Ce l’abbiamo fatta esclamai!>> saltandogli al collo.

     La testa cadde su un lato, gli occhi erano vitrei, il petto non respirava. Iniziai a piangere. Mamma capì immediatamente la situazione e mi accompagnò in cucina, mi fece bere dell’acqua e chiamò mio padre.

    Oggi, prima di fare chiudere la bara, ho appeso al collo il suo prezioso cubo, è giusto che lo porti con sé, non voglio che nell’aldilà gli succeda qualcosa di brutto.

     Chissà se si starà già prendendo a cazzotti con nonno Primo.

Serie: La Sci-Fi secondo me
  • Episodio 1: Uccidere non è mai la soluzione
  • Episodio 2: Famelico
  • Episodio 3: Luna Park
  • Episodio 4: Il Parco del Kakadu
  • Episodio 5: Romantica Fantascienza
  • Episodio 6: Mangiasogni
  • Episodio 7: Le stele e il cubo
  • Episodio 8: Gran Finale – L’inizio di tutto
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    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      Di questa storia mi piace l’intersezione tra fantasia e realtà. Il mondo dei mostri da un lato e il lutto purtroppo reale dall’altro, osservato dallo sguardo acerbo di un ragazzino. Bello e scorrevole, e alcuni lettori scorgeranno forse delle lontane similitudini con il proprio vissuto. Ci sono due refusi di battitura, ti salteranno all’occhio rileggendolo e l’espressione “fare chiudere la bara” nonostante sia chiarissima non mi convince fino in fondo, ma sono lievi aspetti formali. Il racconto mi è piaciuto ed è coerente con lo stile dell’intera Serie.

    2. Eliseo Palumbo Post author

      Ciao Daniele e grazie per il commento. Diciamo che nella vecchiaia si é ammorbidito, ma ti assicuro che non é un tenerone, da dicembre inizierò a sviluppare alcune serie partendo da questi “incipit” e conoscerai di che pasta é fatto.
      Grazie per avermi letto.

    3. Daniele Parolisi

      Mi ha preso totalmente. Bella, triste, triste ma bella. Zio Enea Mi ricorda un po’ il vecchietto di Up e sei riuscito a farmi affezionare al personaggio con poche righe. Anche se, nella parte in cui consegna il cubo, già si riesce a intuire la fine dello Zio. Cmq complimenti come sempre!