New York – Maggio 2026

Serie: L'anima della vendetta


Tre anni prima, Declan Maguire aveva indagato sulla morte di Daniel Ferraris. Aveva incontrato Sara Landolfi per la prima volta in quell'ufficio — una madre distrutta che rispondeva alle sue domande. Ora era di nuovo lì.

Nell’ufficio di Declan Maguire regnava il disordine ordinato di chi lavora troppo e dorme poco. Carte impilate ai lati della scrivania secondo una logica che solo lui conosceva, una tazza di caffè davanti al suo posto. L’unica finestra si affacciava su una strada laterale di Midtown: a quell’ora si intravedeva solo un rettangolo di cielo grigio; sotto, la strada ribolliva già del caos del mattino.

Sara Landolfi era seduta dal lato opposto della scrivania: gambe accavallate, mani appoggiate sulle ginocchia. Indossava un cappotto nero e i capelli scuri erano raccolti in una coda ordinata. La lunga battaglia affrontata negli ultimi anni aveva lasciato qualche segno sul suo viso, senza intaccarne la bellezza. Era più magra, le guance più scavate, lo sguardo più triste — ma ancora vigile.

Declan la osservò un momento mentre raggruppava i fascicoli sulla scrivania. Aveva interrogato centinaia di persone in quindici anni di lavoro. Sapeva riconoscere chi aveva paura, chi mentiva, chi stava recitando. Lei non faceva nessuna di queste cose. Aspettava — con la pazienza di chi sa che le domande arriveranno e ha già deciso come rispondere.

«Grazie per essere venuta. Vuole togliere il cappotto?»

«Lo tengo, grazie.»

«Signora Landolfi—»

«Sara.» Lo interruppe con tono fermo, ma non ostile. «Direi che possiamo saltare questa parte.»

«È l’abitudine.»

«Ti devo delle scuse, Declan. L’ultima volta che ci siamo visti ho esagerato — non avevo nessun diritto di prendermela con te.»

«Non ti preoccupare.» Esitò appena. «Posso immaginare com’eri messa in quel momento.»

«Luca come sta?»

«Non ci sentiamo da un po’.» Abbassò lo sguardo per un istante. «Non credo sia facile nemmeno per lui.»

Declan annuì, senza addentrarsi oltre. Aprì la cartella che aveva davanti, allineando i fogli con un gesto automatico.

«Ti ho chiesto di venire perché stiamo indagando su alcuni omicidi, e potrebbero essere collegati alla morte di Daniel.»

Fece una pausa. Voleva darle il tempo di prepararsi — e voleva studiare la sua reazione. 

Sara annuì. Il viso fermo, gli occhi castani su di lui — fermi, e difficili da sostenere.

«Iniziamo dal principio. Perché ti sei trasferita a New York?»

Sara abbozzò un sorriso.

«Ho già risposto a questa domanda. Se non ricordo male, eravamo in questo stesso ufficio.»

Declan incassò il colpo senza muoversi. Aspettò.

Sara abbassò gli occhi per un istante. Poi li rialzò.

«Ti dissi che ci siamo trasferiti a New York per lavoro. Un’offerta di Harrington e Cole che avrebbe dato una spinta alla mia carriera.» Fece una pausa «Ti confermo la ragione, ma non la motivazione. A distanza di tempo posso dire che in quel momento avevo bisogno di lasciare Torino. Di allontanarmi dalla presenza ingombrante dei miei genitori e dal ricordo di un matrimonio fallito.»

Per un istante qualcosa cambiò nel suo sguardo. Non era tristezza, non era rabbia. Era qualcosa che Declan non riuscì a catalogare. Sembrava più una sfida silenziosa.

Poi sparì. Non ci fece molto caso. Si concentrò sul racconto.

Quando Sara riprese a parlare, era come se l’ufficio non ci fosse più.

***

Torino, Aprile 2023

Era una mattina di aprile, una di quelle che iniziano sempre allo stesso modo.

Mi svegliai alle sei meno un quarto. Andai in cucina, accesi il caffè, aprii il portatile sul tavolo.

Fuori era ancora buio.

I tetti del quartiere Crocetta erano coperti di brina e i lampioni disegnavano cerchi gialli sul selciato bagnato.

Una mattina qualunque.

Daniel dormiva ancora, nella stanza accanto.

Aprii le mail di lavoro. Ce n’erano dodici. Le scorsi in ordine di priorità.

Tra queste, un messaggio di Marco Ferretti, il socio senior, arrivato alle undici di sera.

«Sara, quando hai un momento chiamami. Ho una cosa interessante da proporti.»

Lo conoscevo abbastanza da sapere che “interessante” significava “importante” e che “quando hai un momento” significava “prima possibile”.

Chiusi il portatile.

Bevvi il caffè in piedi, guardando i tetti.

Da quando Luca si era trasferito a Milano con la nuova compagna, mi ero ritrovata sola in un appartamento troppo grande. I miei genitori vivevano a venti minuti di tram — un sollievo e un peso insieme. Mia madre chiamava ogni giorno. Mio padre era sempre stato più discreto.

Finii il caffè.

Risciacquai la tazza.

Rimasi ferma qualche secondo con le mani sul bordo del lavello.

Poi riaprii il portatile e scrissi a Ferretti.

«Sono libera alle nove.»

Alle nove e venti ero già uscita dall’ufficio con una proposta che non mi aspettavo: due anni a New York, con opzione di rinnovo. Posizione senior nel team di diritto commerciale internazionale. Stipendio che non si rifiuta. Appartamento fornito dallo studio per i primi tre mesi.

Ferretti mi aveva detto che potevo prendermi qualche giorno per pensarci. Gli risposi che non ne avevo bisogno.

Camminai fino a piazza Carlo Felice senza accorgermene, il cappotto abbottonato fino al collo, le mani in tasca.

Era una giornata fredda e limpida, il tipo di giornata in cui Torino sembrava quasi bella: i portici, la Mole in lontananza, la luce bassa che allungava le ombre sul selciato.

Mi fermai e tirai fuori il telefono. Aprii la rubrica. Il nome di Luca era lì, tra i contatti recenti. Lo richiusi senza chiamare. C’era tempo. Prima volevo essere sicura di saper rispondere alle domande che mi avrebbe fatto — quelle a cui non avevo ancora una risposta precisa.

Lo avrei chiamato dopo aver affrontato i miei genitori.

Continua...

Serie: L'anima della vendetta


Avete messo Mi Piace5 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

Discussioni

  1. Ho riletto due volte i primi tre episodi per avere una visione più chiara della dinamica dei fatti, tra passato remoto, presente e passato prossimo. L’ impressione resta molto favorevole. Una storia che mi prende totalmente: pancia, testa e cuore.
    Prevedo un gran bel lavoro narrativo. Sono pronta a scommettere.

  2. Una domanda stupida: Sara ha i capelli biondi e gli occhi chiari? Non so perché, ma l’ho immaginata così 😅🙈 Comunque, devo farti i complimenti per questo episodio e per le descrizioni della città: ho avuto la sensazione di trovarmi a Torino❤️

    1. Non è una domanda stupida. Anzi. Hai messo in evidenza un errore molto grave. Non ho dato indicazioni sul suo aspetto fisico e ti sei fatta una tua idea. Ho pensato alla classica bellezza del sud. Capelli scuri e occhi marroni. Ho creato le schede dei personaggi con precise indicazioni per evitare di contraddirmi in alcuni passaggi che saranno più chiari in seguito. Grazie Arianna stasera farò le dovute correzioni. 😘🫶

  3. Sara che risciacqua la tazza e resta ferma con le mani sul lavello. Lì c’è tutta la decisione, prima ancora che la prenda. E il telefono aperto sulla rubrica e richiuso senza chiamare Luca è un gesto che chiunque ha fatto almeno una volta nella vita. Sai già che partirà, e sai già che non basterà.

    1. Alcuni gesti li ho inseriti per definire meglio la personalità di Sara. Una routine che caratterizza anche il suo mondo. La sua evoluzione deve essere chiara tanto da impressione il lettore. È un’aspetto fondamentale della storia.

  4. Aspetto il seguito per orientarmi meglio. Gli antefatti che appaiono prima di ogni capitolo servono a contestualizzare la vicenda, credo. Ma forse si riferiscono o si raccordano a un precedente racconto? In ogni caso, seguirò volentieri questa storia lunga secoli tra l’Europa e gli Stati Uniti (i quali ultimi non si sono fatti mancare nulla in quanto a roghi).

    1. L’ antefatto è per orientarvi. Tra il primo episodio e il resto vi sono secoli di distanza, e due vite che a un certo punto si incontreranno (o si sono già incontrate🤷). Con il secondo episodio inizia la storia. Abbiamo un presente è un passato più prossimo richiamato dall’interrogario di Sara. Su questi due piani si sviluppa la trama. Spero che piano piano tutto sia più chiaro.