New York, 11 maggio 2026 – Prima sessione
Serie: L'anima della vendetta
- Episodio 1: Benevento – 1598
- Episodio 2: New York, 11 maggio 2026 – Prima sessione
- Episodio 3: Torino, aprile 2023 – Un nuovo inizio
- Episodio 4: New York, 11 maggio 2026 – Seconda sessione
- Episodio 5: New York, 4 settembre 2023 – Primo giorno di scuola
- Episodio 6: New York, 11 maggio 2026 – Terza sessione
- Episodio 7: New York, 11 maggio 2026 – Quarta sessione
- Episodio 8: Torino, 27 dicembre 2023 — La richiesta di Daniel
- Episodio 9: New York, 11 maggio 2026 – Quinta sessione
- Episodio 10: New York, 2 febbraio 2024 – Un giorno da dimenticare
- Episodio 1: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – prima parte
- Episodio 2: New York, 1 maggio 2026 – Il labirinto – seconda parte
- Episodio 3: New York, 1 maggio 2026. Ore 11:00 – Scena del crimine
STAGIONE 1
STAGIONE 2
Declan Maguire era la punta di diamante della sezione omicidi del Midtown North Precinct. Le sue origini irlandesi erano evidenti: alto, capelli castano ramato tagliati corti, il tipo di viso che ispira simpatia al primo sguardo. Gli occhi marroni la cercarono appena varcò la soglia del suo ufficio.
Sara Landolfi era seduta dal lato opposto della scrivania: gambe accavallate, mani appoggiate sulle ginocchia. Indossava un cappotto nero e i capelli scuri erano raccolti in una coda ordinata. La lunga battaglia affrontata negli ultimi anni aveva lasciato qualche segno sul suo viso. Era più magra, le guance più scavate, lo sguardo più triste — ma vigile.
Nell’ufficio regnava il disordine ordinato di chi lavora troppo e dorme poco. Carte impilate ai lati della scrivania, una tazza di caffè al centro. L’unica finestra si affacciava su una strada laterale di Midtown: a quell’ora si intravedeva solo un rettangolo di cielo grigio; sotto, la strada ribolliva già del caos del mattino.
Declan osservò Sara un momento mentre raggruppava i fascicoli sulla scrivania. Aveva interrogato centinaia di persone in quindici anni di lavoro. Sapeva riconoscere chi aveva paura, chi mentiva, chi stava recitando. Lei non faceva nessuna di queste cose. Aspettava — con la pazienza di chi sa che le domande arriveranno e ha già deciso come rispondere.
«Grazie per essere venuta. Vuole togliere il cappotto?»
«Lo tengo, grazie.»
«Signora Landolfi—»
«Sara.» Lo interruppe con tono fermo, ma non ostile. «Direi che possiamo saltare questa parte.»
«È l’abitudine.»
«Ti devo delle scuse, Declan. L’ultima volta che ci siamo visti ho esagerato — non avevo nessun diritto di prendermela con te.»
«Non ti preoccupare.» Esitò appena. «Posso solo immaginare il tuo stato d’animo in quel momento. Luca come sta?»
«Non ci sentiamo da un po’.» Abbassò lo sguardo per un istante. «Non credo sia facile nemmeno per lui.»
Declan annuì, senza chiedere altri particolari. Aprì la cartella che aveva davanti, allineando i fogli con un gesto automatico.
«Ti ho chiesto di venire perché stiamo indagando su un omicidio che potrebbe essere collegato alla morte di Daniel.»
Fece una pausa. Voleva darle il tempo di prepararsi — e voleva studiare la sua reazione. Sara annuì. Il volto immobile, gli occhi castani fissi su di lui, difficili da sostenere.
«Vorrei confermare alcune informazioni in nostro possesso. Cominciamo dal principio. Perché ti sei trasferita a New York?»
Sara abbozzò un sorriso.
«Ho già risposto a questa domanda. Se non ricordo male, eravamo in questo stesso ufficio.»
Declan incassò il colpo senza muoversi. Aspettò.
Sara abbassò gli occhi per un istante. Poi li rialzò.
«Ti dissi che ci siamo trasferiti a New York per lavoro. Un’offerta della Harrington & Cole che avrebbe dato una spinta alla mia carriera.» Fece una pausa. «Ti confermo la ragione, ma non la motivazione. Col senno di poi, posso dire che in quel momento avevo bisogno di lasciare Torino. Di allontanarmi dalla presenza ingombrante dei miei genitori e dal ricordo di un matrimonio fallito.»
Per un istante qualcosa cambiò nel suo sguardo. Non era tristezza, non era rabbia. Era qualcosa che Declan non riuscì a catalogare. Sembrava più una sfida silenziosa.
Poi sparì. Non ci fece molto caso. Si concentrò sul racconto.
Quando Sara riprese a parlare, era come se l’ufficio non ci fosse più.
***
Torino, aprile 2023
Era una mattina di aprile, una di quelle che iniziano sempre allo stesso modo.
Mi svegliai alle sei meno un quarto. Andai in cucina, accesi il caffè, aprii il portatile sul tavolo.
Fuori era ancora buio.
I tetti del quartiere Crocetta erano coperti di brina e i lampioni disegnavano cerchi gialli sul selciato bagnato.
Una mattina qualunque.
Daniel dormiva ancora, nella stanza accanto.
Controllai le mail di lavoro. Ce n’erano dodici. Le scorsi in ordine di priorità.
Tra queste, un messaggio di Marco Ferretti, il socio senior, arrivato alle undici di sera.
«Sara, quando hai un momento chiamami. Ho una cosa interessante da proporti.»
Lo conoscevo abbastanza da sapere che “interessante” significava “importante” e che “quando hai un momento” significava “prima possibile”.
Chiusi il portatile.
Bevvi il caffè in piedi, guardando i tetti.
Da quando Luca si era trasferito a Milano con la nuova compagna, mi ero ritrovata sola in un appartamento troppo grande. I miei genitori vivevano a venti minuti di tram — un sollievo e un peso insieme. Mia madre chiamava ogni giorno. Mio padre era sempre stato più discreto.
Finii il caffè.
Risciacquai la tazza.
Rimasi ferma qualche secondo con le mani sul bordo del lavello.
Poi riaprii il portatile e scrissi a Ferretti.
«Sono libera alle nove.»
Alle nove e venti ero già uscita dall’ufficio con una proposta che non mi aspettavo: due anni a New York, con opzione di rinnovo. Posizione senior nella squadra di diritto commerciale internazionale. Stipendio che non si rifiuta. Appartamento fornito dallo studio per i primi tre mesi.
Ferretti mi disse che potevo prendermi qualche giorno per pensarci. Gli risposi che non ne avevo bisogno.
Camminai fino a piazza Carlo Felice senza accorgermene, il cappotto abbottonato fino al collo, le mani in tasca.
Era una giornata fredda e limpida, il tipo di giornata in cui Torino sembrava quasi bella: i portici, la Mole in lontananza, la luce bassa che allungava le ombre sul selciato.
Mi fermai e tirai fuori il telefono. Aprii la rubrica. Il nome di Luca era lì, tra i contatti recenti. Lo richiusi senza chiamare. C’era tempo. Prima volevo essere sicura di saper rispondere alle domande che mi avrebbe fatto — quelle a cui non avevo ancora una risposta precisa.
Lo avrei chiamato dopo aver affrontato i miei genitori.
Serie: L'anima della vendetta
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- Episodio 3: Torino, aprile 2023 – Un nuovo inizio
- Episodio 4: New York, 11 maggio 2026 – Seconda sessione
- Episodio 5: New York, 4 settembre 2023 – Primo giorno di scuola
- Episodio 6: New York, 11 maggio 2026 – Terza sessione
- Episodio 7: New York, 11 maggio 2026 – Quarta sessione
- Episodio 8: Torino, 27 dicembre 2023 — La richiesta di Daniel
- Episodio 9: New York, 11 maggio 2026 – Quinta sessione
- Episodio 10: New York, 2 febbraio 2024 – Un giorno da dimenticare
Ho sentito forte, in questo capitolo, una una tensione trattenuta, fatta di controllo, esitazioni e piccole crepe emotive.
Sara appare come una donna che ha imparato a governare il dolore senza lasciarsene travolgere, ma ogni gesto rivela quanto quella disciplina sia fragile.
La tua scrittura procede con precisione, alternando freddezza investigativa e memoria privata, e lascia intravedere una ferita ancora aperta dietro la compostezza dei dialoghi.
Un’analisi preziosa. Che mi conferma che sono riuscita nel mio intento. Grazie 🙏
Si vuole indubbiamente continuare a leggere!
Grazie!
Interessantissimo il modo in cui va avanti questa storia, con questi salti temporali che bisogna sapere maneggiare con cura tanto sono delicati come nitroglicerina, e tu lo sai fare molto bene. Complimenti.
Ho una lavagna dove tengo traccia di tutto: collegamenti, indizi da confermare o giustificare, ect… Una timeline severa da rispettare per non perdermi. E alcuni lettori attenti che mi richiamano all’ordine quando la fretta prende il sopravvento😉
Ciao Tiziana, sono rimasta indietro con i commenti ma non con la storia. Questo episodio l’ho riletto e l’ho apprezzato molto di più. È chiaro che sia una storia complessa e anche dolorosa. Mi piace tantissimo il cambio di ambientazione e il lungo salto temporale in avanti. Sono curiosa di scoprire come si intrecceranno le due linee temporali.
Brava Tiziana!
Non ti preoccupare per i commenti. Grazie invece per l’attenzione ❤
Mi è piaciuta molto la divisione in due parti del racconto, con due voci narranti che si alternano. Rende la storia più interessante, e coinvolge il lettore su due livelli, il passato visto alla luce del presente. Brava!
È una bella sfida. Spero di non confondervi e di completare le due linee temporali senza tralasciare niente. Lo scoprirò solo quando si uniranno. 🤞Grazie per la lettura
Ho riletto due volte i primi tre episodi per avere una visione più chiara della dinamica dei fatti, tra passato remoto, presente e passato prossimo. L’ impressione resta molto favorevole. Una storia che mi prende totalmente: pancia, testa e cuore.
Prevedo un gran bel lavoro narrativo. Sono pronta a scommettere.
Grazie Maria Luisa🙏 Le vostre osservazioni saranno fondamentali e preziosissime. Mi aiuteranno a creare qualcosa di convincente.
Una domanda stupida: Sara ha i capelli biondi e gli occhi chiari? Non so perché, ma l’ho immaginata così 😅🙈 Comunque, devo farti i complimenti per questo episodio e per le descrizioni della città: ho avuto la sensazione di trovarmi a Torino❤️
Non è una domanda stupida. Anzi. Hai messo in evidenza un errore molto grave. Non ho dato indicazioni sul suo aspetto fisico e ti sei fatta una tua idea. Ho pensato alla classica bellezza del sud. Capelli scuri e occhi marroni. Ho creato le schede dei personaggi con precise indicazioni per evitare di contraddirmi in alcuni passaggi che saranno più chiari in seguito. Grazie Arianna stasera farò le dovute correzioni. 😘🫶
Sara che risciacqua la tazza e resta ferma con le mani sul lavello. Lì c’è tutta la decisione, prima ancora che la prenda. E il telefono aperto sulla rubrica e richiuso senza chiamare Luca è un gesto che chiunque ha fatto almeno una volta nella vita. Sai già che partirà, e sai già che non basterà.
Alcuni gesti li ho inseriti per definire meglio la personalità di Sara. Una routine che caratterizza anche il suo mondo. La sua evoluzione deve essere chiara tanto da impressione il lettore. È un’aspetto fondamentale della storia.
Interessante…mi incuriosisce sempre di più…
🫶🫶
Aspetto il seguito per orientarmi meglio. Gli antefatti che appaiono prima di ogni capitolo servono a contestualizzare la vicenda, credo. Ma forse si riferiscono o si raccordano a un precedente racconto? In ogni caso, seguirò volentieri questa storia lunga secoli tra l’Europa e gli Stati Uniti (i quali ultimi non si sono fatti mancare nulla in quanto a roghi).
L’ antefatto è per orientarvi. Tra il primo episodio e il resto vi sono secoli di distanza, e due vite che a un certo punto si incontreranno (o si sono già incontrate🤷). Con il secondo episodio inizia la storia. Abbiamo un presente è un passato più prossimo richiamato dall’interrogario di Sara. Su questi due piani si sviluppa la trama. Spero che piano piano tutto sia più chiaro.
Una bellissima introduzione che crea aspettativa. Sembra di leggere un romanzo… Le mille parole ti stanno strette?
Un pochino. Questa volta mi sono organizzata. 🤭🤭🤭 Grazie Marco per essere passato.
A quando il prossimo capitolo?❤️❤️❤️
In realtà questo è una parte di un capitolo più grande. Domani metterò il resto😉
Ottima l’ambientazione, che spazia tra Benevento, Torino e New York. Sembra proprio che in molti debbano rendere conto a Sara. Brava, Tiziana!
Grazie Concetta. In effetti ci sono alcune persone che hanno un conto in sospeso con lei.❤️❤️
Però!
😉😊