Nirvana

Di fronte a me avevo degli spaghetti fatti veramente col culo, mia moglie saprebbe farli addirittura meglio, il tavolo della tavola calda ballava, ho dovuto mettere un piede su una gamba per poter riuscire ad infilare la forchetta nel piatto, avevo lasciato praticamente tutta la pasta, orrenda, le tavole calde sono uno dei più grandi mali dell’umanità ed i mietitori di stomaci per eccellenza ma l’uomo deve pur nutrirsi no?

Si ma io certo non venivo qui per la loro cucina, le pareti mezze scalcinate, il rimbombo assordante di suoni stereotipati ed uguali in tutti i tavoli come Per la mia esperienza, deadline, call, fissa pure un calendar, ti condivido, lo facevo essenzialmente per due motivi, primo perché non sapevo cucinarmi il pranzo e mia moglie meno di me e poi perché c’era Viviana che serviva ai tavoli, non le ho mai chiesto l’età ma credo sia sui 20 anni, occhi scuri, due nocciole, capelli castani, un bel sorriso, magra, bel culo, un cocomero. Gli spaghetti avanzati si erano appiccicati come se fossero di plastica e colla vinilica, Viviana era venuta da me:

«Oggi non ha molta fame?»

«No, devo dire di no, tu come stai?»

«Bene, ieri avevo un gran mal di testa ma oggi meglio, lo vuole almeno un buon caffè?»

«Si, certo!»

«Ok glielo porto subito»

Che poi il caffè lì era una merda, arso, amaro, velenoso ma non potevo deluderla.

«Ecco il suo caffè! Posso portare via il piatto?»

«Certo, si, prendi pure. Hai una felpa dei Nirvana?»

«Che?»

«Sulla tua felpa c’è scritto Nirvana, il gruppo»

«Ah questa l’ho comprata ieri da H&M, mi piaceva questo disegno»

Il mio amico Luzio già nei primi anni 90 sapeva che il primo gruppo di Kurt Cobain erano gli Skid Row, non esisteva ancora internet ma lui era talmente fan che era riuscito a scoprire questa cosa, i Nirvana li abbiamo sempre ascoltati, abbiamo sempre sognato di vederli, di imitarli ed ora non sanno manco che esistono, lei non sa manco che esistono ma non è colpa sua, forse sono vecchio, forse sembro anche più vecchio, ho perso pure tutti i capelli ed ho solo 47 anni. Tra me e Viviana ci saranno 25 anni di differenza almeno, una vita, 25 anni fa era uscito Unplugged in New York ma lei forse non sa neanche cosa vuol dire Unplugged ma comunque non era un problema per me, le ho lasciato la mancia sul tavolo, lei mi ha sorriso e prima di pagare sono andato come ogni giorno nel bagno di quella lurida tavola calda, era unisex, tutto in uno con lavandino e tazza alla turca, una finestrella minuscola e buia sempre chiusa, quel giorno qualcuno aveva dimenticato di scaricare, l’ho fatto io per lui, la mia buona azione quotidiana, ho aspettato che il rumore dello sciacquone finisse e mi sono fatto una sega su Viviana, la mia strana azione quotidiana, si, ok, non sa chi sono i Nirvana però fa niente, ha un gran culo, quello era il momento più alto della mia giornata ma anche il più basso della mia esistenza. Sono uscito, l’ho salutata con lo sguardo, dovrei ringraziarla, ho acceso una sigaretta, l’aria era fresca, vedevo donne e uomini vestiti bene che giravano sicuri della loro vita, delle loro scelte, della loro posizione, io ero inadeguato, vestivo come loro, elegante, giacca e cravatta ma era come quando con Luzio ci sballavamo di birra e di canne ed i nostri amici sobri non capivano cosa dicevamo, ero incompreso, strano, straniero. Ho buttato la sigaretta, le ho dato una pestata e mi sono avviato verso il lavoro pensando:

«Un giorno di questi lascio tutto e me ne vado a Zanzibar»

Però questa cosa me la sono detta la prima volta quando ho iniziato a lavorare qui, 13 anni fa. 

Viviana, ci vediamo domani, al cesso.

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