Oblioso passato

Il tuo sguardo brucia la mia pelle come il sole del meriggio.
La tua voce manda in frantumi tutte le mie sicurezze.

Demetrius, ripetendo questi versi, fissò rassegnato il soffitto. La lunga serie di riflessioni che lo tormentavano ogni notte prendeva vita. Non riusciva a capire come fosse accaduto, eppure il terribile demone dell’insonnia aveva mirato a lui fino a relegarlo in quell’ormai incessante tortura notturna. Quell’atroce bisogno di chiudere gli occhi e riposare, sostituito brutalmente da un eccessivo pensare e riflettere. Eterno.

Il pensiero fisso di Margot lo tormentava. Due mesi prima lo aveva lasciato, dissolvendosi nel nulla.

Riusciva ancora a ricordare tutto di quel giorno. In una fredda giornata d’autunno, era andata a trovarlo. Portava dei jeans consunti dal tempo e una t-shirt; i capelli amaranto erano ordinati, in contrasto con il suo umore. Gli occhi erano iniettati di sangue e non accettavano alcun compromesso.

Demetrius si dannava per non aver trovato le parole giuste al momento opportuno. Non aveva detto neanche la metà di ciò che realmente pensava, come accadeva solitamente. Amava Margot, ma forse non ne era del tutto consapevole.

Tre anni prima le loro labbra si erano sfiorate, poi nel tempo il loro amore era sprofondato nell’abisso dell’abitudinarietà.

Quei torbidi ricordi, come macigni, gravavano sul suo cuore. Desiderava tanto che diventassero polvere per essere dissolti via dal vento, lontani dalla sua mente. Ma non lo abbandonavano, soprattutto di notte. Quando riusciva a dormire, anche solo un istante, la sognava.

Chiuse gli occhi.

Tenebre.

Li riaprì.

Si alzò e raggiunse la finestra.

Osservando le pallide luci della strada deserta, si tormentava. E mentre cercava risposte alle molteplici domande che gli sopraffacevano la mente… sentì bussare alla porta.

Aprì. «Margot! Sei proprio tu…»

Rimanendo in un silenzio profondo, entrò liberamente in casa.

«Sei tornata per me?» le chiese esterrefatto.

«Sono tornata… per liberarti» rispose lei, con un filo di voce.

Demetrius non riusciva a distinguerne i contorni. Margot era evanescente, come un miraggio. Poi, estrasse dal cappotto una pistola e gli sparò dritto al cuore.

«Ti amo» gli disse infine.

Demetrius cadde a terra, esanime.

Aprì gli occhi. Aveva dormito.

Si alzò dal letto e raggiunse la finestra. Guardò fuori. Ricordò qualcosa di un sogno, quando… sentì bussare alla porta.

Sicuro di trovare Margot, il suo angelo della morte, aprì.

Ma stavolta il corridoio era vuoto. La sua mente si ostinava a vacillare. L’insonnia era decisa a consegnare la sua anima al sonno perpetuo.

Stremato e angosciato, prese la pistola dal cassetto e si sparò alla tempia.

Margot gli aveva indicato la via della liberazione.

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Commenti

  1. Vanessa

    Il fascino dark della mente umana. Un racconto che mescola sogno, mente, realtà e irrealtà tutto insieme e ne esce un’immagine veramente forte! Bravissima, mi è piaciuto tanto! Sarebbe bello leggere un proseguo… 🙂

    1. Debora Aprile Post author

      Ti ringrazio veramente tanto! 🖤
      Quando mi sarà possibile riprenderò con la scrittura 😘 Grazie ancora per le parole!

  2. Antonino Trovato

    Ciao Debora, ho scoperto un po’ per caso questo libriCK e me ne pento… DI AVERLO SCOPERTO SOLO ADESSO!!! Breve, intenso, Dark all’ennesima potenza, pura poesia Il tuo modo con cui hai descritto questo amore che tormenta, che fa soffrire, sino alla tragica conclusione, tutto è pura poesia!! Complimenti davvero!! A quando il prossimo?? Voglio ancora dissetarmi del tuo talento😁😁😁!!!

    1. Debora Aprile Post author

      Woow! Grazie mille! 😍 Contentissima per le tue parole, davvero. Appena riuscirò ad avere dei momenti liberi giuro che pubblicherò qualcosa 😎

    1. Debora Aprile Post author

      Ma grazie Dario! Io sto scoprendo solo ora questo commento… ancora grazie 😘

    1. Debora Aprile Post author

      Ti ringrazio Marta, come sempre gentilissima! Mi fa molto piacere ricevere questo commento! 😀

  3. Massimo Tivoli

    Uno stile e un controllo del linguaggio fuori dal comune. Storia dal forte impatto emotivo che ci ricorda che la realtà e la sua percezione non è assoluta ma è inevitabilmente filtrata da come le persone più amate ci “vedono”. Gran bel tema che potrebbe andare oltre quanto narrato in questo episodio. Bravissima!

  4. Annarita Faggioni

    Livello veramente alto: un’introspezione profondissima e l’idea di usare la terza persona sono state veramente perfette. Un quadro di una persona disperata e di un suicidio senza troppi fronzoli, dettato da un amore incondizionato: complimenti! Solo una cosa: io forse avrei osato un po’ di più con qualche figura retorica di suono (qualche allitterazione alla Lovecraft), ma sinceramente rende comunque benissimo l’idea ed è magnifico già così. Complimenti!

  5. Giuseppe Gallato

    Breve, ma molto intenso. È la forza di questo racconto, il cui significato è rivelato ottimamente a partire già dalle prime battute dell’incipit:
    “Il tuo sguardo brucia la mia pelle come il sole del meriggio.
    La tua voce manda in frantumi tutte le mie sicurezze.”
    Mi piace. Scritto veramente bene, complimenti!