Oro e cretini

Serie: Goblingeddon


Tra i ricognitori che facevano capo alle Torri Infuocate di Akerlys circolava una diceria. Il mistico fuoco, che periodicamente allungava le crepitanti lingue verso le torri, proveniva dal profondo della foresta, originato dalla magia arcana dei giganti. Il loro compito di ricognitori, oltre a vigilare e tenere sotto osservazione i limiti rurali della potente città del fiordo, era di spegnere gli avamposti ogni volta che, inevitabilmente, venivano dati alle fiamme. I giovani non capivano: perché, se quell’incomprensibile magia aveva un’origine materiale, che si volesse affibbiare a giganti o troll, i guerrieri non andavano a uccidere le terribili creature del bosco?

Al ritorno degli squadroni ricognitivi di Campoforno c’era il più delle volte da aspettarsi perdite. Tra gli alleati, ovviamente: a volte per colpa di incidenti, occasionalmente per incontri con nemici.

Alcuni clan goblin: pericolo basso.

Spedizioni umane: pericolo alto.

Poi c’erano i troll. Ed era tutt’altra faccenda.

«Vermi schifosi! Come avete fatto voi due a salvarvi?» Al cospetto del caposquadriglia Gargan si erano presentati solo due esploratori, Varvic e Foiana. Si sfregavano le mani, scrutavano attorno come attendendo un attacco, e non sapevano se scoppiare a ridere o piangere.

«Quando abbiamo trovato la tana troll siamo rimasti indietro a badare all’equipaggiamento da campo, signore!» rispose Varvic, marziale per il tempo di finire la frase.

«Per che malsano motivo la vostra guida ha deciso di infilarsi in una tana troll?» Gargan era furente. Dalle missioni riusciva sempre a intascarsi qualcosa ma, con l’intero plotone distrutto, non solo non avrebbe ottenuto nulla, avrebbe anche dovuto implorare Sorgiva di concedergli nuove reclute.

«Oro, signore!»

La parola magica. «Oro?»

«Il più grasso carro di monete provenienti dai Reami Overrun che abbia mai visto!» Foiana era entusiasta, eccitata a dir poco. Non riusciva a tener ferma la coda mozza che le spuntava dai pantaloni, mentre le trecce brune, abbarbicate sulla testa ammaccata, le danzavano come rami di salice al vento.

Gargan strizzò gli occhi. Guardò nel piazzale d’armi attorno a sé: nessuno li stava ascoltando. Una decina di soldati bighellonavano vicino alla rastrelliera, mentre due ragazzini sistemavano a modo loro le cianfrusaglie abbandonate, fra polvere e pietre.

«Un carro dei Reami Overrun dite?»

«Ché non ci sente, caposquadriglia?»

Gargan si scosse irritato. «E perché non me l’avete portato?!»

«L’attacco è fallito signore! Tutto il plotone è stato mangiato! O schiacciato! O frantumato, o decapitato, o…»

«Ho capito, ho capito!» Il subdolo e irascibile ufficiale si strinse il pugno sul mento. «Potete andare.»

Varvic e Foiana si scambiarono un’occhiata viscida e avida, capendosi al volo. «Sissignore!» risposero in coro, poi fuggirono e scomparvero oltre la capanna dello spaccio. Non avrebbero fatto parte di alcuna seconda squadra.

Oro, oro, oro. Che parola ossessionante! Gargan ne aveva posseduto un po’, una volta, ed era stato il periodo migliore della sua vita. Aveva ottenuto femmine belle grasse, carne fresca con l’osso e un’arma. Si toccò il fianco: la spada era ancora nel fodero, dove l’aveva lasciata. Che combattessero gli altri! Non si faceva strada stando nell’avanguardia. Si trovava solo la via per la Grande Fornace delle Anime. Lui, invece, sì che ne aveva fatta di strada e tutta Campoforno poteva solo ringraziare la solerzia di un simile caposquadriglia.

Aveva bisogno di nuovi soldati. Soldati migliori, in forma. Soldati abili. Soldati intelligenti. Soldati per prendere il carretto d’oro. Quindi, ripensandoci, avrebbe dovuto fare a meno di quelli intelligenti. Meglio cretini. Sì, sì: dovevano decisamente essere cretini.

Li avrebbe reclutati e avrebbe spiegato loro cosa fare. Un rapido addestramento e sarebbero stati pronti. Probabilmente senza bisogno di spronarli sarebbero stati entusiasti della missione: alla promessa che avrebbero ottenuto parte del carico, anche il dubbio più recondito sarebbe scomparso.

Sorgiva, però, non gli avrebbe concesso altri elementi per un desiderio personale. Anzi, avrebbe tentato di tenere tutto per sé. Pur essendo il capo, che diritto aveva di tenersi ogni ricchezza? Era solo colpa di Morik e della sua stupida idea di proteggerla. Altrimenti…

Gargan ringhiò. No: era il suo momento, la sua occasione.

Una volta, ricordava chiaramente, per un orecchino di rame i pezzenti del Buco Salmastro avrebbero accoltellato la madre. Ora le cose andavano persino peggio. Quindi chi mai avrebbe detto di no all’oro? Doveva solo scegliere con attenzione i propri arkà. Servivano capaci, ma contemporaneamente abbastanza pazzi da gettarsi in una tana troll.

Era difficile, non impossibile. E c’era solo un posto dove trovare tipi del genere in città. Gargan sorrise mostrando i denti storti e marci. Forse avrebbe potuto anche chiedere di far lavorare il nuovo venuto. La nuova faccia di ferro, con un braccio piastrato, l’alone di puzzolente mistero proveniente dalle montagne… sì, sarebbe stata un’ottima avanguardia. E dietro, tutti gli altri.

Gargan rideva da solo, in mezzo alla strada, pensando al suo infallibile nuovo piano.

Si accorse poi, fra un mugugno e un gorgoglio, che un ragazzino lo stava fissando a bocca aperta. Occhi sporgenti, orecchie ancora tutte intere.

«Che ti guardi tu?»

Quello si mise a correre come una lepre.

Stupidi ragazzini intelligenti. Una volta cresciuti, gli sarebbero rimasti tra i piedi come lo sterco di un cinghiale da traino.

Serie: Goblingeddon


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. “«Oro, signore!»
    La parola magica. «Oro?»”… fantastico! 🙂
    Il tuo stile è notevole ed è uno di quelli che riesce a catturarmi. L’episodio sa essere incalzante anche quando si leggono i dialoghi o le descrizioni. Non è cosa facile. Complimenti. 🙂

  2. Hai una scrittura e dei tempi quasi cinematografici, mi piace il ritmo che riesci a dare alle scene. Poi, anche se c’entra ben poco, l’atmosfera mi ricorda Waterworld, forse perché in questa storia la necessità di sopravvivere si fonde con l’aviditá di avere sempre di più.

    1. Questa serie era stata pensata per essere rappresentata graficamente, in effetti. Strisce a fumetti. Ma il progetto non è mai andato in porto. Poco male: son contento che anche in versione LibriCK riesca a trasmettere il ritmo concitato, i riferimenti simbolici… e tutta la meravigliosa stupidità in cui noi, piccoli goblin, siamo immersi!

    2. @fabio_brusa leggendo la serie si percepisce che nulla è lasciato al caso e che tutto è immaginato nei dettagli pensando anche ad un quadro generale e un disegno finale. Credo che rappresentare la storia sotto forma di episodi qui su Edizioni Ope possa aiutarti anche a proporla a qualche Editore interessato a farne un progetto grafico. Inoltre, anche se il progetto è ancora più ambizioso, non escluderei un crowfunding per trasformare la Serie di LibriCK in un progetto editoriale illustrato.