
Ossessione
Serie: La maledizione della scrittura
- Episodio 1: Ossessione
- Episodio 2: La caduta
STAGIONE 1
E così eccoti qua, in uno squallido bar di periferia a rimuginare su quello che poteva essere e non è stato. Naturalmente la colpa non è tua ma degli altri. Già, perché ti sei sempre considerato un genio incompreso, e se non hai raggiunto i traguardi che ti eri prefissato è stato perché gli altri non hanno compreso il tuo grande talento.
Eri talmente preso dal tuo voler essere scrittore di successo, che hai perso persino il contatto con la realtà.
Chi sono io? Non mi hai ancora riconosciuto? Sono la tua coscienza. Pensavi che non esistessi? Stolto, chiunque ce l’ha, solo che non tutti riescono ad ascoltarla; o, per essere più precisi: vogliono.
Se il mondo desse più retta alla sua coscienza, quante sofferenze in meno ci sarebbero. Com’è che dite voi umani?: Il fine giustifica i mezzi. Già, perché ogni azione deve portare a un fine, che poi è sempre lo stesso: denaro e potere. Pensavi di essere diverso solo perché facevi parte del mondo della cultura? No, non siete diversi nemmeno voi acculturati. Ti ricordi di quel filosofo inglese, come si chiamava? Ah già William Hazlitt. Ricordi l’inizio del suo libro? L’ignoranza delle persone colte. No? Te lo rammento io: “Quando si vede un fannullone con un libro in mano, si può essere quasi certi che si tratta di una persona senza né forza né voglia di stare attenta a ciò che le accade intorno.”
Non ti riconosci in questo? Menti, vuoi negare a te stesso le tue mancanze verso chi ti ha più amato e che tu, preso dalla tua smania di successo hai abbandonato. Già, non potevi più sopportare la presenza di tua moglie,la ritenevi poco intelligente, poco acculturata, e tu non potevi sopportarla, la sua ignoranza dico, il suo sentirsi a disagio davanti a persone che parlavano come libri stampati.
Dopo il successo del tuo unico libro avevi preso a frequentare gli ambienti “giusti”, giusti per te e la tua smania di apparire.
Il nuovo talento del noir italiano dicevano, e tu, ebbro di felicità, sentivi di appartenere a quel mondo, disposto a tutto pur di rimanerci. Ma poi quel mondo ti ha abbandonato nel momento in cui la vena scritturale svanì.
Ma torniamo a quando tutto ebbe inizio, nel novembre di otto anni fa. Ricordi quando ti sentivi insoddisfatto della tua vita? La vita ordinaria non ha mai fatto per te. Un lavoro sicuro come impiegato delle poste,una moglie amorevole e una figlia incantevole, non erano abbastanza per te. No, tu volevi di più, aspiravi a una vita più stimolante, e hai cominciato a essere insofferente verso tutto e tutti. Nemmeno i tuoi amici li ritenevi degni della tua presenza. Ti mancava sempre qualcosa. Perlomeno avresti potuto essere più onesto con tua moglie. Sapevi fin dall’inizio che per lei la cosa più importante era costruire una famiglia e fino a un certo punto lo era anche per te. Ma poi sei cambiato. Decidesti così di licenziarti per inseguire il tuo antico sogno: diventare uno scrittore di successo. Ma più che dalla passione per la scrittura, tu eri ossessionato dalla smania di “arrivare”. E tua moglie? Ti aveva assecondato pur di vederti felice. Aveva percepito la tua insofferenza, più volte le avevi detto che ti sentivi come in una sorta di gabbia, e avevi fatto trasparire che ritenevi lei responsabile della tua sofferenza interiore. Già lei, con quel suo modo di essere così ordinaria, priva di qualsiasi ambizione. Ammettilo, a un certo punto sei arrivato persino a detestarla, con i suoi discorsi di tenere i piedi per terra, che prima o poi i soldi della tua liquidazione sarebbero finiti, e che con quella realtà prima o poi bisognava farci i conti. Ma tu non la sentivi neanche, eri preso solo da te stesso. Nemmeno la responsabilità di crescere tua figlia ti avrebbe fatto desistere dal tuo intento.
Quanti silenzi in quella casa ricordi? Quanta sofferenza in tua moglie che si sentiva messa da parte, quanta distanza tra te e lei, vi separava un’ invisibile barriera. Eppure per l’unione della famiglia ha sofferto in silenzio e si è fatta carico di tutti quei problemi quotidiani che tu detestavi. Per rassicurala le dicevi:” Un giorno ti ripagherò di tutti i sacrifici che stai facendo. Ti farò girare il mondo, ti farò fare la bella vita e Giorgia studierà nelle migliori scuole. Ti chiedo solo di starmi vicina.” Ma lei non aspirava a tutto ciò, lei era già felice così. Non dovevi dimostrarle nulla. E allora erano liti, a dir la verità eri solo tu a inveire contro di lei, accusandola di volerti tarpare le ali, che eri stufo di vivere con una persona che non assecondava le tue aspirazioni. Ricordi i mesi in cui attendevi una risposta che tardava ad arrivare? E i primi rifiuti? Ricordi come ti eri imbruttito? Ce l’avevi con il mondo intero, tutto era sbagliato. La società era fondata su falsi valori, che la meritocrazia arrideva solo ai più scaltri e che la cultura si era arresa alle logiche di mercato. Bastava il successo della biografia di una youtuber o di un trapper a farti inorridire. Un astio che sfogavi nelle mura di casa. E quando tua moglie ti rispondeva di trovare la tua pace interiore che tanto il mondo non potevi cambiarlo, l’accusavi di essersi omologata al nulla imperante.
Quanta sofferenza le ha cagionato la tua anima ribelle e insoddisfatta. Avessi almeno evitato di farlo davanti a tua figlia. Nemmeno per lei hai provato un minimo rimorso.
Poi è arrivata la risposta tanto attesa. Un piccolo editore aveva scommesso sul tuo libro e ti aveva dato un piccolo anticipo. L’hai vissuta come una rivincita verso il mondo, piuttosto che il coronamento di un sogno e una soddisfazione personale da condividere. Ricordi come sbandieravi la copertina del tuo libro davanti agli amici? Certo non avevi tutti i torti. Ho ben impressi i loro sguardi perplessi e scettici. Sentivo il tuo dolore interiore crescere piano fino a portarti al rancore verso di loro. Quante volte ripetevi a tua moglie che il giorno che saresti diventato uno scrittore di successo, ti saresti vendicato di tutti quelli che non avevano creduto in te. Quanto malsana era la tua voglia di rivalsa. I fatti però ti hanno dato ragione; il tuo libro in breve è diventato un best seller, e questo avrebbe dovuto placare la tua sete di successo. E invece … il delirio di onnipotenza s’è impossessato di te.
In un primo tempo le cose sembravano essersi appianate tra te e tua moglie; avevi realizzato il tuo sogno. Ma poi gli impegni legati al libro hanno incominciato a tenervi separati. Presentazioni e inviti a circoli letterari, si susseguivano con sempre maggiore frequenza. Qualche volta ti aveva seguito anche lei pur di compiacerti, lasciando la vostra bimba ad amici o parenti. Ma poi la sua insofferenza per un ambiente che non amava e il senso materno, fecero si che in poco tempo lei smise di seguirti. Si fece da parte silenziosamente pur di vederti felice.
Quanto ti amava quella donna. E tu come l’hai ripagata? Che l’hai tradita alla prima occasione. Fu durante una festa per l’anniversario del ventennale della tua casa editrice che grazie anche al tuo libro, era cresciuta molto . Tu eri l’ospite d’onore ricordi? Fu in quella occasione che iniziò la tua tresca con il tuo direttore editoriale. Una donna in carriera, acculturata, avvenente; la donna giusta per te. Avevo provato a bussare al tuo cuore, a ricordarti che a casa ti aspettavano una donna e una bimba che, nonostante tutto, ti amavano. Ma tu, incurante di me, ti sei buttato a capofitto in quella storia.
Per te fu un periodo inebriante: feste, ospitate in tv private e fughe con la tua amante celate da impegni letterari. Ho provato un enorme disgusto per te. Tra noi due s’era creato un abisso talmente oscuro, da non vedere in te il più piccolo barlume di luce. E questo ha fatto si che venissi relegato in quell’abisso.
Poco più di otto mesi di questa vita, e decidesti di abbandonare tua moglie, incurante persino di tua figlia. Certo ti sei lavato la coscienza, cioè me, dicendo che avresti provveduto a tutti i suoi bisogni.
Ma a volte, il male fatto, ritorna con gli interessi.
Dopo appena tre anni, il successo del tuo libro è andato scemando, e bisognava dare un seguito a tutto ciò. Ma tu nel frattempo, avevi perso la tua vena scritturale. Non riuscivi più a scrivere, e questo ti aveva portato ad avere le prime crisi depressive. In te s’era fatto largo la paura di perdere tutto.
Serie: La maledizione della scrittura
- Episodio 1: Ossessione
- Episodio 2: La caduta
“Ricordi come sbandieravi la copertina del tuo libro davanti agli amici?”
Questo passaggio mi è piaciuto
Una parabola discendente che mi ha letteralmente risucchiato. Corro al secondo episodio, non prima di farti i complimenti per il vortice narrativo che sei riuscito a generare. Grande Claudio!
Grazie Tiziano, sono felice che la storia ti sia piaciuta.
Un’altra storia “normale”, che riguarda tutti noi, in cui ognuno, indipendetemente dall’ambito, può riconoscere i propri vizi. Avidità, superbia, lussuria. Sei molto bravo a tirar fuori e mettere in mostra i demoni che tormentano l’animo umano e che ci rendono tutti simili.
So che la tua storia però chiederà il conto a chi sbaglia, infatti vado immediatamente a leggere il finale.
Grazie Alessandro, in effetti mi piacciono molto i viaggi interiori in cui tiro fuori il lato oscuro che è in ognuno di noi. Un espirimento che dovrebbe portarmi dal Fantasy ad altri generi. Grazie per l’interessamento.
Ciao, molto bello! Eh, sì, a volte quando si ottiene successo si diventa delle altre persone.
Ciao Kenji, grazie. Vero, a volte, se non si ha dei forti valori, il successo può travolgerti in un meccanismo che ti fa perdere di vista le cose importanti e ti trascina in un tunnel da cui è difficile uscire.
Ciao Claudio, bella storia, mi ha ricordato tutti quei momenti che mi sono alienato davanti al mio notebook, per passare ore a scrivere, dimenticandomi di mia moglie e mio figlio… Adesso mi stai facendo sentire in colpa, come farò a leggere il resto della serie? Ahahahaha
Ti faccio una confessione Ivan: a scrivere questo racconto mi sono sentito un po’ in colpa anch’io.
Micol ha proprio ragione: nei tuoi racconti i pensieri vengono messi “a nudo”, i sentimenti vengono quasi svelati al lettore… portandolo a riflettere e riflettere. Bravo! Questo racconto mi è piaciuto forse più dei tuoi precedenti librick… vuoi per il tema trattato o per il fattore “coscienza”. Ci sarebbe tanto da dire su questo argomento e tanto da dire su chi, oggi come oggi, crede che per diventare “famoso” o farcela nel mondo della scrittura serva unicamente saper scrivere. Scrivere, lo dirò sempre, è la parte più bella e più semplice (sì, esatto). La parte più difficile, lunga e tediosa viene sempre dopo: non parlo di editing, assolutamente, parlo della promozione, del genere da trattare, del personaggio che si deve costruire e portare avanti. E in questa giungla bisogna non snaturarsi, di non abbandonare ciò che siamo, di rimanere ben saldi al pensiero di noi stessi.
Grazie Giuseppe. Le tue parole rendono giustizia al mio racconto perché era quello che intendevo trasmettere. Ed è vero, scrivere è la parte più bella, le nostre ali della libertà che riescono a farci librare sopra una realtà sempre più triste, dove la mercificazione è ovunque; e tu lo hai esposto benissimo. Grazie ancora Giuseppe. Un abbraccio a te e mi raccomando, salutami Zorex e Droc …sono miei fedeli compagni di viaggio.
Ciao Claudio. Una delle cose che apprezzo di più, non la sola, dei tuoi racconti è che sono “onesti”. Non nascondi i sentimenti dietro ad un velo pietoso, li esponi in tutta la loro crudezza. Questo aspirante scrittore, almeno per alcuni aspetti, è tutti noi: l’amore per la scrittura può far perdere di vista chi ci è accanto e impedirci di trascorrere il giusto tempo con loro.
Ciao Micol, grazie per il tuo commento che come sempre carpisce le tematiche che affronto nei miei sofferti racconti che prendono spunto dalla realtà che mi circonda. Ti ringrazio molto per la tua preziosa presenza. Un grande abbraccio.