PAGINA DI DIARIO – GIORNI DI SOFFERENZA, ПРЕСТУПЛЕНИЕ И НАКАЗАНИЕ (crimine e punizione), NOVEMBRE 2021

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Foto inaspettate come un violento pugno nello stomaco. Cazzo!

LUDEDI’

Mi chiedo e lo chiedo a te diario, sono stata così stupida da non capire quanto fosse così stronza e cattiva Benedetta?

In mezzo a conati di vomito e lacrime ho guardato tutte quelle foto che Tito mi ha mandato senza nessun commento.

Quando Tito ha visto quelle foto, e sono veramente un discreto numero, pubblicate ad arte sul social, il suo spirito asociale gli ha donato un attimo di meravigliosa malvagia gioia, anche se Tito, ve lo garantisco, non è per niente malvagio.

Tito non si è scomposto più di tanto. Sapeva di me e Betta, che tra l’altro conosceva abbastanza pur non uscendo spesso lui dalla sua catacomba di archivio. Amava la sua fantasiosa incostanza e la sua variopinta scontrosita’. “È bellissima” un giorno mi ha detto, e non intendeva esteticamente.

Ora io sono qui serenamente impazzita, con gli occhi gonfi lucidi discretamente in fiamme come dopo una scazzottata. Con tanta voglia di lei con tanta voglia di lui. Con tanta voglia di morire.

La mano spastica spigolosamente spinta affondata a forza nelle mie labbra impure, con la combattuta indecisione di farmi del male o di farmi godere.

NO!, Benedetta non è stronza, non è cattiva, Benedetta ha capito prima di me quanto fossi instabile io! È Benedetta quella che si è sacrificata a costo di rendersi volutamente odiosa. È Benedetta che ora sta soffrendo di più, ne sono certa.

Pensando a questo mi sento come se mi fossi sdraiata per terra e un camion con rimorchio molto lentamente mi fosse camminato sopra.

Posso solo pensare che il destino si è organizzato in modo perfettamente coordinato. Anche se non poteva sapere che uno steward mi sarebbe letteralmente caduto addosso dal cielo

Voglio solo sperare che Brigitte non sia un attore creato ad arte da una regia tanto perversa quanto saggia. Voglio tanto sperare che Brigitte renda felice Benedetta fino ad impazzire. Lo voglio tanto.

Sono morta di senso di colpa, prima di morire di rabbia, per poi accorgermi che tutto aveva una sua ragione

L’unica nota stonata che non mi ha lasciato dormire nei giorni precedenti le immagini di Benedetta e Brigitte, è l’immagine di me volutamente proiettata con animalesco desiderio sulla bocca di Samuele.

Mi rendo conto di aver passato e ripassato il confine di genere senza rendermene conto e in fondo scandalosamente senza la minima sofferenza. E questo mi rode con dolore nel profondo.

GIOVEDI’ POMERIGGIO, QUASI ORA DI MERENDA

Questa mattina sono scesa da Tito nel bunker sottoterra. Mi ha accolto con un sorriso come se nulla fosse successo. O meglio mi ha accolto con un sorriso mentre normalmente non sorride mai, con la sua perenne espressione distaccata.

“Ah ah aaahggg fffvvvvfett haggh-ha” più o meno ‘Raccontami per favore’

Ha ricevuto una “annotazione”, o non so come si chiama, sulla sua pagina del social, in cui si annunciava che c’erano nuove foto su una pagina di altra persona. In pratica credo di capire che la persona è l’amica fotografa di Brigitte, che io avevo inteso fosse la sua compagna. Le foto sono una quantità notevole e quasi tutte di Benedetta e Brigitte. Non so ancora se le metterò sulle tue pagine diario! Non so!

“Te ne ho mandate solo alcune” “Ma se vuoi ti spiego come vederle”

Vedo brillare una luce che non mi piace nei suoi occhi.

“Ce ne sono alcune di loro due nella vasca da bagno” Abbassa di fianco la testa mentre chiude con un apparente forza un occhio solo. Tu pensi ‘per nascondersi’ e invece no. E’un movimento ripetuto, un tic nervoso!

“Ho preferito non mandartele”

La sua sadica introversione comincia ad innervosirmi, ma lascio che mi spieghi quale era il suo rapporto con Benedetta, quando e come l’ha conosciuta nella penombra dell’archivio, ma scopro anche fuori. Per me una sorpresa che Tito si incontri con altri fuori. Lascio che mi ripeta per ben tre volte lo stesso concetto che Betta c’è, ma solo quando può, e questo è bello. Mi sono rotta e appena si interrompe lo ringrazio avvicinandomi con le labbra alla sua fronte, tanto siamo tutti vaccinati.

“Puzzi!”

‘ma vaffanculo!’ Certo che puzzo, con quello che mi hai raccontato, quanti litri di sudore pensi possa aver prodotto con la mia ascella destra? ‘rivaffanculo’

Me ne torno nella civiltà.

Ho preparato un foglio con la destinazione (casa mia) e un messaggio per il taxista “Mi scusi, lo so! Puzzo! Quindi faccia (sottinteso ‘faccia il piacere di stare zitto!’) che spruzzare il deodorante. E’ stata una giornataccia!”

Ok diario, rigenerata e decontaminata! Faccio che andare a prendere due surgelati per questa sera, e un dolce da mangiare mentre guardo il messaggio serale di Samuele.

Ciao.

VENERDI’ SERA

La merda continua a cadermi addosso con discreta abbondanza, CAZZO!

Ieri quando ti ho lasciato diario, mi sono messa lo stivaletto Ambra nero scamosciato Scarosso, perchè le scarpe che avevo sul lavoro mi premevano in un punto e temevo la vescica.

A proposito di “vescica”, ‘Credo di avere un po’ di cistite’, ho pensato mentre uscivo di casa. Penso che chiunque ogni tanto ha un po’ di cistite e non crolla mica il mondo!

Ero esattamente davanti al banco dei molluschi, ho appoggiato la pancia per mantenere l’equilibrio al bordo strafreddo, ed ho avuto la immediata sensazione che qualcuno mi sparasse mille appuntiti aghi con una mira perfetta proprio sopra il pube. Contemporaneamente mille piccoli indiani in perfetto assetto di marcia hanno cominciato, con assordante rumore interno, a pestare violentemente contro le pareti della mia vescica. Mi sono guardata attorno. Sò perfettamente dove è il bagno in quel supermercato, ed ho cercato di programmare il percorso più breve senza ostacoli, e sono partita con un fulmineo scatto.

Lo stivaletto ambra scamosciato Scarozzo ha la suola di cuoio, e tutti sanno che va usato solo per cerimonie in cui hai la certezza che continuativamente c’è qualcuno a cui saldamente tenerti aggrappata.

Nella più breve frazione di secondo che esista, ho baciato attraverso la mascherina il polpaccio di una vecchia dai capelli rossi tinti e il mio polso destro è finito con una violenza incredibile contro la ruota del carrello della vecchia.

Proprio nel momento che toccavo terra, il plotone di marcia che prima scalpitava, ha immediatamente invaso tutto quello che trovava sul suo percorso, al centro del mio inguine. Mutande pantaloni compresi, estendendosi anche sul pavimento bianco su cui mi ero rovinosamente afflosciata.

Si è da subito attivata tutta una procedura di soccorso dove mancava solo l’elicottero. Ho anche capito poi il perchè. La suola scivolosa del mio stivaletto era finita nella pozzanghera lasciata della Coral pulitrice che era colpevolmente guasta.

Sono finita in men che non si dica al pronto soccorso della Multimedica di Sesto SanGiovnni. Avrei preferito Niguarda dove almeno conosco qualcuno. Qualcuno che avrebbe potuto almeno aiutarmi a nascondere quella ignobile estesa macchia umida e scura, che identificava la mia urina cistitica. “Incontinenza da Urgenza minzionale” mi ha spiegato aulicamente la dottoressa che ha un pò cercato di consolare la mia sofferta mortificazione.

Paolo, il vecchio vicino di casa, con quel suo odioso olezzo di pipì prostatica misto a puzzo di fumo, si è sentito in obbligo di presentarsi per offrire il suo prezioso aiuto.

Aveva sentito il notevole trambusto degli scoordinati ambulanzieri che mi riportavano a casa. Fracassoni ma tanto gentili. Non sarebbero stati tenuti a riconsegnarmi a domicilio, ma sono stati mossi a compassione da una ragazza bellissima, sciancata e pisciata, che frastornata fantasticava di gettarsi nel freddo della ormai buia sera, con i vestiti ancora tutti umidicci.

Me lo sono trovato sul pianerottolo con uno sguardo di circostanza che piagnucolava “Ma gioia cosa hai combinato? Ma come ti senti? Hai male?”

Guarda che sono esattamente come prima. Il braccio destro è inutile adesso perché è impacchettato in un gesso, ma era inutile allo stesso modo anche prima. …Gioia!

“Vuoi che ti aiuti a svestirti e cambiarti?”

Ecco! E’ lì che aspettavo che arrivassi. Sai cosa ti dico mio caro? Ci stò!

Gli luccicano gli occhi per queste piccole soddisfazioni erotiche, e io glieli faccio luccicare volentieri.

Ok Paolo pastrugnami tutta, dai! Vedi, mi hanno impacchettato in un gesso colorato il polso. In realtà ho chiesto io che me lo bendassero perché è vero che ho solo una contusione senza fratture, ma se il polso è bloccato mi fa meno male, con i miei incontrollati movimenti maldestri da paralizzata.

Ok Paolo, c’ho pensato. Ti chiedo anche di tenermi in piedi per farmi la doccia.

Ma devo ingegnarmi per fargli capire di venire in costume da bagno. Nudo mi farebbe impressione con le sue palle mestamente penzolanti e il pisello che le accompagna.

Mentre mi massaggia per asciugarmi calda dentro l’accappatoio, mi accorgo che qualcosa si muove ancora sotto quel giurassico costume da bagno. Direi che la cosa mi gratifica alquanto.

DOMENICA

Domani se continua così a ridursi il male del polso, vado a lavorare e appena riesco mi infilo nella catacomba di Tito per chiedergli di comunicare a Samuele gli avvenimenti di questo periodo. Tutti ma proprio tutti!

Serie: OK, HO DECISO DI RACCONTARMI IN UN DIARIO


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Discussioni

  1. “Paolo, il vecchio vicino di casa, con quel suo odioso olezzo di pipì prostatica misto a puzzo di fumo, si è sentito in obbligo di presentarsi per offrire il suo prezioso aiuto.”
    Questo passaggio mi è piaciuto