Pensieri sui treni

Oggi è il 24 Settembre, sono un quarto alle 10 e sono sul treno, un umilissimo regionale, verso Vipiteno. Mi sono svegliata e le montagne mi si sono buttate sugli occhi, e mi sono chiesta: “perché i finestrini dei treni mi sanno così tanto di libertà?” Così, intorpidita dal sonno, ho iniziato a pensare in una direzione: il treno.


È Iniziato tutto un paio di anni fa sul treno che mi portava a Venezia, o meglio, su quello che un paio di volte a settimana mi trasferiva tra la casa dei mostri e la casa circondata dal nulla. Era un’ora e qualcosa di viaggio, e in questo lasso di tempo io mi sentivo bene. Ogni volta ero convinta che sarei arrivata in un posto felice, poi lo sappiamo che il problema non sono i posti ma siamo noi. Io non me lo spiego ancora perché la speranza insita nel movimento mi facesse stare bene, come il “viaggiare verso” sembrasse la mia unica casa, so solo di aver pensato che avrei voluto davvero vivere su un treno, con le mie cuffiette, un libro, un termos di tè caldo e lo spazio che scorre fuori dai finestrini.


“Non mi sono mai sentita così libera”. L’ho scritto su un piccolo quaderno, vicino allo schizzo dei paesaggi che vedevo fuori dal finestrino e alla scritta “fino all’ultimo attimo” (da Terra degli uomini, di Jovanotti, ascoltatela) il 31 Agosto di quest’anno sul treno che da Logrono mi stava portando a casa, dopo aver finito il MIO cammino di Santiago. Ero seduta, vestita come una disperata, con i piedi appoggiati al mio zainone verde accanto a me e ascoltavo della musica e piangevo. Piangevo perché l’emozione mi è traboccata dagli occhi e ho pianto pensando che io su quelle colline e montagne, o perlomeno su montagne e colline simili a quelle, ci avevo camminato fino al giorno prima da sola, con il mio zainone verde, ED ERO COSì LIBERA. La differenza la capisco dal finestrino di questo treno mentre guardo le Alpi e il cielo che in montagna è più azzurro che da noi.


Mi piacciono le montagne, come a un sacco di gente. Ora, quando si va in giro e si vedono le montagne sembrano sempre così irraggiungibili e ci si chiede come sia possibile andare fin lassù, raggiungerle per davvero e non lo si sa. Ma quando io le ho guardate sul treno da Logrono a Bilbao le ho viste per la prima volta da lontano. Io avevo vissuto quelle montagne, ho conosciuto prima il sapore delle more ai lati delle stradine che le macchie di colore che si vedono oltre il vetro. IO AVEVO VISSUTO.

Non c’è un senso in tutto questo, who cares?

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Discussioni

  1. Anche a me piace tanto viaggiare in treno e guardare il mondo scorrere dal finestrino, ci si sente cullati e proiettati allo stesso tempo. Il tuo racconto mi sembra molto autentico e mi è sembrato di allungare lo sguardo e di vedere anch’io quelle montagne. Grazie per aver condiviso i tuoi pensieri.