POLIFEMO

Giunti alla scena di sesso, ai due attori non basta ostentare una disinvoltura estrema per camuffare l’impaccio. Nell’attesa snervante delle indicazioni del regista, sostano nudi in piedi nella stanza. Tutt’a un tratto a entrambi risulta complicato gestire con naturalezza nientedimeno che i propri arti. Braccia smisuratamente lunghe, ingombranti. Dita, troppe. Gambe e piedi irrefrenabili.

Cosa ne hanno fatto finora?

Qual era la posizione di stand-by?

Prova, lei, a richiamare alla mente certe situazioni in cui le capita di aspettare in piedi.

L’autobus.

Suo marito quando la va a prendere e “cinque minuti” sono sempre quindici.

La fila alla cassa.

Il turno alle poste.

Dal dottore.

In nessuna di queste situazioni si è mai sentita innaturale.

Posa una mano sul fianco e rilassa una gamba. Prova a tenere le braccia penzoloni, congiungere le mani davanti a sé. Neanche. La posizione fa presupporre che voglia coprirsi l’inguine, non funziona.

Tenta invece, lui, di posizionarsi braccia conserte e gambe leggermente divaricate: pornoattore, molto. Troppo. Non è quel tipo di film.

Trattasi in realtà di un thriller. Un film in cui la scena di sesso è all’origine del concatenamento di eventi che porta alla misteriosa scomparsa di un uomo. Un attore non protagonista che in quel preciso momento è seduto dietro al regista, copione in mano, intento a memorizzare le proprie battute.

Prima che il regista apra bocca, i due si scambiano un’occhiata di commiserazione reciproca, sforzandosi di mantenere lo sguardo ad un’altezza fissa. Occhi negli occhi.

Non sul seno, non sul seno, non sul seno si ripete lui.

Lei tenta la tattica opposta, si concentra su un dettaglio: il neo sul sopracciglio sinistro, il neo sul sopracciglio sinistro, il neo sul sopracciglio sinistro.

Tuttavia, un neo anche più grande l’ha già notato prima, sulla coscia. Vicino, ma proprio vicino al pene penzolante. E porca miseria non riesce a smettere di pensarci.

A vederla dal bicchiere mezzo pieno, per un attimo hanno smesso di preoccuparsi dei propri arti ingombranti.

Pochi secondi. L’occhio di lui cede. 

Cade a picco sul seno di lei e rotolando in discesa sul décolleté, rovina sul pavimento. 

Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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Discussioni

  1. Racconto scritto con uno stile sobrio e senza fronzoli, cosa che a me piace tantissimo. Situazioni e personaggi tratteggiati in maniera concisa.
    Mi ricorda il minimalismo.
    Una lettura piacevole.
    Complimenti.

  2. Mi è piaciuto, asciutto, semplice, di un’onestà affascinante. Il mio sguardo però non ‘rotola’ sul corpo di una donna, anche in condizioni estreme, diventa piuttosto un ladro astuto che scatta quante più istantanee possibile e, dal décolleté al pavimento, ci sono almeno altre dieci meravigliose immagini da rubare… ma forse esistono uomini più disciplinati di me

    1. Ti ringrazio Virginia, il disagio ci si appiccica addosso spesso in maniera subdola, qui ci ho giocato un po’ sopra portandolo all’esasperazione! Un saluto

  3. Piaciuto molto, descrivere il sesso dei due protagonisti attraverso una penna che non ha pudore e sa calibrare la giusta malizia. Sarei curiosa di leggere il seguito.

  4. Anni di film e di scene di sesso e non mi sono mai fermato a riflettere sull’imbarazzo che può crearsi sul set. Come al solito, il tuo stile ridipinge di grottesco intere situazioni e non resta che aprirsi in un sorriso nel leggere le tue storie, brevi e incisive. Chissà cosa ha ispirato questo LibriCK…

    1. Ciao Dario! Grazie per le tue parole! La brevità è necessaria in contesti così ipnotici…pensa a leggere un romanzo scritto tutto così ?