Problemi (pt.1)

Serie: Una promessa è una promessa

La scure colpisce l’ultimo ceppo di legno, spaccandolo in due. Uno dei pezzi finisce col rotolarle vicino a una scarpa nera. John alza la testa, vedendo la signora Brown.

«Ha svolto un ottimo lavoro», si complimenta.

«Sì, ho tagliato tutta la legna. Dovrebbe essere a posto per un po’».

«Bene. Domani si potrà dedicare al giardino».

«Per oggi finisco qui?».

«Sì. Buona serata, Mr. Thompson». Inclina leggermente il capo e rientra silenziosamente in casa. Prima di incamminarsi, John appoggia furtivamente il vassoio su un gradino del portico, sperando che venga scambiato per quello di un ospite distratto. Infila le mani in tasca e tra il vento freddo si dirige a casa. Domani porterà con sé la giacca. Fa davvero freddo col sole dietro le montagne. Cammina su e giù per le colline, senza seguire continuamente la strada sterrata. Ad un certo punto, quando si ritrova sopra il ghiaino, scorge in lontananza una figura immobile. Rimane basito quando capisce che si tratta della ragazza che gli ha portato il cibo. Vedendola sedersi a terra di peso le corre incontro.

«Ehi! Ehi! Tutto bene?». L’afferra subito per le spalle, inginocchiandosi al suo fianco. I suoi occhi percorrono più volte il viso pallido e stanco. Quando le rivolge lo sguardo, John entra per un attimo in crisi. «Posso aiutarla?».

«No. Mi lasci qui».

«Spero stia scherzando», farfuglia, riprendendosi. «Si gela».

«Meglio», mormora con voce monocorde. Prima di parlare ancora, John la studia per qualche momento. A parte l’aspetto, non ha nulla in comune con la ragazza del pomeriggio. Per un attimo si ricorda che chi alloggia in quella casa è malato. Forse lei ha qualche disturbo… eppure è strano che nessuno si sia accorto della sua sparizione. 

«Forza, la riporto indietro».

«No, le ho detto di lasciarmi qui». Quasi urla. John si guarda per qualche momento attorno poi, sospirando, si siede davanti a lei, a gambe incrociate.

«Cosa fa?», gli chiede Kathrin, guardandolo sospettosa.

«Aspetto. Qui con lei».

«E si può sapere cosa aspetta?».

«Che si decida ad alzarsi, o che la vengano a prendere».

Kathrin sorride debolmente, con amarezza. «Non avevo pensato a quest’ultima cosa».

«Perfetto». Non passano molti secondi prima che John parli nuovamente. «Non ha fame… Kat?», chiede disinvolto. Kathrin solleva il capo con la fronte corrugata.

«Kat?». È sorpresa, ma prova anche una piacevole sensazione. Nessuno le aveva mai dato un nomignolo.

«Sì. Il suo nome», risponde John. Kathrin si mette a ridere debole.

«Più o meno, sì, è il mio nome. Si ricorda? Kathrin Wilson».

«Ma Kat va bene lo stesso, no? Qualcun altro la chiama così?».

«No», riflette, passando in rassegna le persone che conosce. «Lei è il primo». Alza lo sguardo, incatenandolo a quello di John. «Mr. Thompson. È davvero strano lei».

«Thompson? La prego, mi chiami per nome», dice scuotendo la testa. Sentire il suo cognome gli ricorda il padre. Sta diventando sempre più buio. Sicuramente Richard si sta chiedendo che fine ha fatto. «Comunque, potrò essere anche strano, ma non più di lei, Kat. E … posso chiamarla così, giusto?».

Kathrin alza le sue spalle fragili, con indifferenza. «Certo. Tanto ho l’impressione che mi chiamerebbe così anche se glielo vietassi».

«Sì, ha ragione», ridacchia. Nel silenzio che domina le colline, di punto in bianco si sente brontolare lo stomaco di John. Si schiarisce la gola, facendo una smorfia.

«Oh, mi dispiace. Sta saltando la cena per colpa mia».

«L’ho saltata spesso in questi ultimi tempi. Ormai mi sto abituando».

«E non dovrebbe», obbietta Kathrin, lanciandogli un’occhiataccia.

«Non mi sembra la persona adatta per dirmi quando e quanto devo mangiare», osserva John. All’inizio Kathrin non capisce cosa voglia dire. Poi si guarda, notando la sua corporatura molto più fragile rispetto a qualche settimana fa. Sospira.

«Non è colpa mia. Io mangio».

«Oh, certo. Lo vedo. Proprio ora tutti gli altri ospiti si stanno rimpinzando a tavola mentre lei è seduta qui per terra. Mi sembra normale», commenta ironico.

«Ora è meglio se torna a casa sua, John», mormora Kathrin. Prende in mano un angolo della sua gonna e comincia a stropicciarlo tra le dita. Normale. Per un attimo pensa infuriata che lui non può nemmeno sapere cosa sia normale. Non è normale una madre che abbandona la propria figlia nel momento più triste e doloroso della vita. Questo non è normale: ritrovarsi abbandonati a chilometri di distanza da casa, senza alcuna spiegazione in più oltre a qualche riga scritta a mano. Non è normale il modo in cui deve soffrire. Ha mai fatto qualcosa di così sbagliato per meritarsi questo? Perché la fine non può arrivare più velocemente? Questa domanda le occupa per qualche momento completamente la mente. Sì, può.

«No», ribatte John, distogliendola dalle sue idee.

«Perché?!», urla esasperata, le lacrime che ricominciano a rigarle le guance. John la fissa in volto. Bellissima. È questa la prima cosa a cui pensa. Poi va alla ricerca di una risposta adatta, che non le permetta di ribattere. Ed eccola lì a sua disposizione, giusta e inequivocabile, suggerita proprio dal viso fragile e dolce.

«Perché sono in debito con lei, Kat», risponde calmo, ignorando lo sfogo di rabbia di lei. «Oggi mi ha fatto un piacere e ora ho intenzione di ricambiarla. Nulla di più». Scrolla le spalle.

«È molto ostinato, John», sussurra, spostando lo sguardo a lato, persa nuovamente nei suoi pensieri amari. John invece ridacchia leggermente, ripensando a tutte le volte che sua madre gli diceva di essere testardo come un mulo. Poi il ricordo viene rovinato da ciò che solitamente seguiva quell’affermazione: “proprio come tuo padre”. Si alza in piedi, attirando l’attenzione di Kathrin.

«Facciamo così. Io adesso l’accompagno indietro, così entrambi potremo cenare e io non mi sentirò più debitore». Le offre la mano per aiutarla ad alzarsi. Kathrin però non accetta subito l’aiuto come nel pomeriggio. John aggiunge dell’altro, parlando con più tatto: «Se le piace pensare all’aria aperta, potrà farlo anche domani. Magari di giorno, quando non rischia di gelare». Entrambi rabbrividiscono. All’ultima frase di John, Kathrin affila lo sguardo, trovando la cosa più un problema che un aspetto positivo. Il suo sguardo passa sulla sua pelle fredda, sui tremori che le percorrono le gambe. Sarebbe meglio uscire alla sera.

«Allora? È d’accordo, Kat?». John rinnova l’aiuto, allungando ancora di più la mano. Prima di accettarla, Kathrin lo scruta in viso, assorta. Anche lui sarà un problema. Una volta in piedi, sospira.

«Credo di sì», mente a bassa voce.

«Allora torniamo a casa».    

Quando John imbocca la stradina sterrata di casa sua, guarda la fattoria. Una debole luce illumina le finestre del pianterreno. Nota suo padre affacciato a una finestra, che lo segue con lo sguardo. Che cosa snervante. Entra veloce in casa, sbatte la porta dietro di sé e va subito in camera.

«John! Torna immediatamente qui», tuona la voce di Richard.

«Cosa vuoi?», domanda aspro, restando fermo tra il corridoio e la cucina.

«Dove sei stato?».

«Dovresti saperlo. È stata una tua idea mandarmi lì».

«E ci sei rimasto per tutto questo tempo?», gli chiede sospettoso, facendo un passo in sua direzione.

«C’è stato un imprevisto, tornando a casa. Niente di importante». Scrolla le spalle. Non ha voglia di raccontargli i fatti suoi. Non gli è mai importato nulla fino a qualche giorno fa, e solo perché ora ha deciso di interessarsi alla sua vita non ha il diritto si sapere tutto ciò che vuole.

«Ti rendi conto che sono quasi le undici?».

«Sarei tornato prima se fossi andato a cavallo». Abbozza un sorriso sarcastico. «Bella punizione. Ma ora non arrabbiarti per qualcosa che hai causato tu».

«Non era una punizione, sciocco. La signora Brown non tollera cavalli nella sua proprietà. Non ti permetterebbe di tenere lì il tuo».

«Sì, certo», dice John, con poca convinzione. Lo vedremo, pensa. Domani prenderà Tyson e al diavolo la vecchiaccia. «Me ne vado a letto, e per piacere, non aspettarmi più», sbotta, lanciandogli un’occhiataccia. «Mi sembra d’essere sopravvissuto benissimo fin’ora», aggiunge a bassa voce, salendo le scale.

Richard sospira. Per ora conviene mantenere così la situazione, almeno finché non sarà sicuro al cento per cento che John rimarrà alla fattoria fino a quando non gli dimostrerà ciò che gli ha chiesto. È sempre stato un ragazzo di parola, l’ha preso da sua madre. Richard sorride, ripensando alla sua mossa astuta di farlo promettere. È qualcosa più forte di John, non ha mai infranto una promessa e questo ha giocato perfettamente a suo favore. Mentre posa il bicchiere nel lavabo e la bottiglia di liquore dentro la vetrinetta, sospira ancora, incerto. Quanto ancora riuscirà a tirare avanti con questa storia? Arriverà sicuramente il giorno in cui John gli chiederà se è cambiato. E allora sarà finita la guerra? Sarà al sicuro? Chi lo sa. Ma non avrà dubbi sulla risposta da dare a John. La conosce già. 

Serie: Una promessa è una promessa
  • Episodio 1: L’arruolamento
  • Episodio 2: La promessa
  • Episodio 3: L’addio e un nuovo inizio
  • Episodio 4: Il primo incontro
  • Episodio 5: Kathrin Wilson
  • Episodio 6: Problemi (pt.1)
  • Episodio 7: Problemi (pt.2)
  • Episodio 8: La decisione
  • Episodio 9: Salvagente
  • Episodio 10: Scambio di promesse
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    Discussioni

    1. Ancora non vuoi svelarci i problemi di Katrin, ma la storia continua a piacermi, come anche se può sembrare strano, mi piace pure Richard.

      1. Ciao Ivan! Eh già, Kathrin rimane avvolta un po’ nel mistero… 🙂
        Mi fa piacere che ti piaccia lui come personaggio!