Qualcosa deve succedere

“Sì, la civiltà prima o dopo crollerà. Forse non oggi, forse non domani. Ma un giorno!”

Più tardi nello stesso giorno torno alla mia camera in affitto per sbobinare il file audio, nella speranza che il mio cellulare non abbia ancora una volta rovinato tutto.

Sarà contento il mio committente di ritrovarsi questa intervista. Invece di aver intervistato uno youtuber della zona, si ritroverà quella di un novello Unabomber. Tanto avevo voglia di finire di nuovo in Questura.

Più che uno streamer, l’intervistato è uno che s’è preso la briga di fare una serie di podcast su disastri e piccole apocalissi accadute nel Fiorentino e altrove. Diciamo che, come argomenti, sono di gran lunga migliori di uno che parla di trading online o di quante sessioni di masturbazioni ha avuto una notte.

“Lavoravo come impiegato per un’azienda a Sesto Fiorentino. Una delle tante che vanno avanti grazie all’estero. Andavo così bene che un giorno mi vollero promuovere a capo ufficio. Davanti a una così meravigliosa notizia, tirai un moccolo in faccia al mio datore di lavoro, rovesciai tre mesi di pratiche riordinate, sputai in faccia alla sua assistente, e nell’uscire sfondai una delle vetrate dell’entrata. E la mattina dopo mi chiamò a casa, chiedendomi scusa per le incomprensioni, e supplicandomi di tornare a lavorare per loro. Dopo una decina di chiamate e di promesse di aumenti, lanciai il telefono dalla finestra di casa, sfasciai tutto e me ne scappai per le campagne. Da quasi tre mesi vivo in questa capanna. L’acqua la prendo fuori grazie ad un pozzo, ho un motorino che genera corrente a sufficienza per i mezzi essenziali. Per il resto, fanculo. Sono stanco di tutta sta merda.”

“Ma perché questa pantomima? Bastava dire di no, fare una lettera di licenziamento. Insomma, ti metti a fare il pagliaccio?” 

“Volevo divertirmi un po’; e non ti credere che il mio ex datore fosse un santo: era il classico imprenditore attaccato al profitto e a tutti coloro che glielo generano. Gli rovinai tutto, feci danni per migliaia di euro. E mi chiese scusa lui, non io! Perché nella nostra civiltà dedita alla produzione se sai produrre l’avrai sempre vinta. E io ero benedetto dal capitalismo: in cinque anni io e altri lo abbiamo reso più ricco di prima. Ci avrebbe lasciato sfondare il suo culo se non fosse uno che la sera dà un bacino al suo secondogenito per poi andare a scopare sulla tangenziale est di Firenze.”. 

Mi metto a guardare la sua capanna: 15 metri quadrati, un letto che diventa una poltrona all’occasione. (lui sta lì, mi osserva mentre analizzo il suo locale). Un tavolo che diventa una scrivania. Un cucinotto con solo cucina, mini frigo e un rubinetto. E dietro a quella porta un bagno minimalista con il bidet. Praticamente un monolocale, ma più grazioso di quelli in centro. 

“Ho trovato questo capanno che era abbandonato da anni. Non m’è costato nulla: è tipo una di quelle ‘case’ da 1 euro, come quelle che trovi in quei borghi dimenticati da Dio e dall’Agenzia delle Entrate. In un mese ho rimesso apposto tutto, impianto elettrico compreso. E fino a ieri sapevo solo immettere dati negli archivi e ottimizzare i bilanci aziendali.” 

“Ma cosa fai ora? Come ti mantieni? Non sarai mica uno di quei redneck che si fa l’alcol in casa e spera di venderlo prima che il cliente diventi cieco per la tossicità?”

“Magari! Vivo di sussitenza. Mangio quello che coltivo, e se i vestiti si logorano, li riparo. Più che redneck, meglio il termine hillbilly. Non sono nemmeno l’unico.” indica fuori, verso le colline tosco-emiliane“ Lassù ce ne sono altri peggio di me: allevano capre, le mungono in tutti i sensi, accidenti a loro. Il loro formaggio ha un odore strano.”.

Non sembra nemmeno un mezzo zingaro come me lo dipingevano in centro città, uno di quelli che incomincia già a marcire perché ha saltato una sessione di barbiere. Ma tanto i fiorentini non capiscono una sega, e la Storia non fa altro che confermarlo.

“Mi divertirò il giorno in cui Firenze andrà a fuoco. Quando salteranno banche, uffici, INPS ci sarà da ridere. Quando tutta la carta straccia chiamata denaro non varrà nulla e arriveranno a litigarsi per strada un tozzo di lampredotto crudo.” Guarda alle verdure che gli aspettano stasera come cena: “Cercheranno quelli che sono già esperti in queste cose, nel sapersi trovare il cibo, nel saper prendere l’acqua dai pozzi. Nel saper produrre. Ancora una volta andranno a prostituirsi davanti a quelli che sanno produrre, fanno profitto. Verranno in gruppi, appena vedranno la mia capannina cercheranno di entrare, e di prendere tutto quello che ho.” Si alza dal suo divano improvvisato, e tira fuori da sotto una balestra: “Ma io sono già pronto.”

“Ma sei scemo?”

“E tu credi che quando la civiltà crollerà, la gente si presenterà come te a chiedermi il permesso? La gente è affamata e ad aprirmi il torace per divorarmi, se questo gli significa salvarsi la pelle, lo farebbero fin da subito, con tanto di aiutino da parte dei loro figlioletti.”

“Ora capisco questo tuo interesse per disastri e apocalisse: sei un millenarista, di quelli che aspettano la fine del mondo.” 

“I disastri ci ricordano che siamo vivi per miracolo. Che valiamo fin quando non verremmo distrutti dall’Armageddon…che ci dovrà essere. Sennò che senso ha stare qui. Io…” esita “Io sono qui proprio perché sento che qualcosa deve succedere.” Bene, ora delira.

“Ma hai visto cosa sta succedendo fuori? Cosa diavolo la gente sta facendo?” 

Da qualche minuto mi guarda come se fossi io a guardare me stesso. 

Mentre me ne vado via dalla sua capanna, ho una visione su di lui: la gente che lo viene a cercare, stile Walking Dead, e lui che armato gli spara dardi con la balestra, sopra delle trincee fai-da-te, con un cielo crepuscolare, arancio-rosso, mentre Firenze sembra non esistesse più. 

Ecco, si blocca il cellulare. Vediamo un attimo se ha salvato almeno l’ultima parte della registrazione: “Che ci dovrà essere. Sennò che senso ha stare qui. Io…”. 

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Discussioni

  1. Confesso di essermi concessa le stesse riflessioni in passato, almeno mille volte. La voglia di mollare tutto, ma proprio tutto, è sempre albergata dentro di me: ancora emerge in alcuni miei scritti, in cui sogno una comunità chiusa dove ognuno si dà per le proprie competenze creando un ecosistema perfetto. Eppure, lì, il mondo sarebbe più “pulito”? Quali esseri umani, non credo: portiamo l’Apocalisse dentro di noi.

  2. Sembra un racconto da Lester Bangs, anche se non ho capito bene la trama sono stato comunque piacevolmente travolto da una scrittura più unica che rara, farcita di elementi trasversali come un grande mosaico urbano, che per dimensioni mi ha ricordato il genio di Andrea Pazienza

  3. Un po` incredibile, ma allo stesso tempo molto plausibile. Rispecchia una situazione reale, molto attuale, che genera sogni, progetti e fantasie simili, in tutti coloro che non sanno piu` cosa dovra` succedere ancora, in un futuro, più o meno prossimo. Mi ha ricordato (solo in alcuni punti), “La fine del mondo storto”, di Mauro Corona.
    Mi e` piaciuto.