Qualcosa nel bagno

-Sono in ritardo! Come ho fatto a non sentire la sveglia? Accidenti! Dovrò farmi una doccia super veloce!- Do una bella spinta con la schiena per mettermi a sedere e subito dopo scosto di scatto il piumone con la mano destra, poggio ambo i piedi a terra come per un saltello e mi tiro su. Il pavimento sembra ghiaccio! Corro verso il bagno come se dovessi fare una gara dei cento metri piani, non mi fermo finché non raggiungo la porta. Strano che sia chiusa, di solito la lasciamo aperta. Busso, non risponde nessuno, quindi è libero. L’ottone è così freddo, liscio, ma stranamente piacevole mentre abbasso la maniglia e spingo la porta.

-Perché poi, con tutta questa fretta addosso, come se il Diavolo mi inseguisse, riesca comunque a percepire e soffermarmi su tutti questi dettagli proprio non me ne faccio una ragione.-

Solo quando entro e sbatto la porta mi accorgo che ho il fiatone. -Be’, farmi venire un infarto non mi farà certo arrivare prima a scuola. Meglio darmi una calmata, che tanto ormai sono già in ritardo.- Le mattonelle del bagno sono ancora più fredde del pavimento di camera mia e del corridoio. Respiro profondamente, cercando di regolarizzare fiato e battiti, mentre mi dirigo verso il water. -Quando è iniziata la mia abitudine di spogliarmi in bagno invece che in camera, come fanno le altre? Quando ho iniziato a usare il water come una comoda poltrona? Boh, non ricordo.- Allungo le mani verso la tavoletta e l’abbasso delicatamente per non schiacciarmi le dita. Mi volto e mi ci siedo sopra, iniziando a spogliarmi.

Dopo non so quanti secondi o minuti, non sto più a soffermarmi su ogni dettaglio mentre mi spoglio, sono già mezza nuda.

“Violet, la tua amica Janet ti aspetta già da un po’!” mi giunge l’urlo di mia madre dal salotto. Le rispondo parimenti gridando: “Sì, farò prima che posso, non ho sentito la sveglia! Intanto intrattienila!” Nel dire così, istintivamente porto lo sguardo verso la porta, prima era rivolto al cestello della lavatrice e ai panni che mi toglievo. Nel guardarla nella sua interezza, guardo anche il settore di pavimento prospicente ad essa: niente di eccezionale. Mattonelle verde acqua con disegni astratti. In quelle forme così strane e aggrovigliate ci si può vedere quello che si vuole, quasi fossero un test di Rorschach. La mia immagine preferita è quella che, almeno per me, raffigura stilizzata una dama ottocentesca a un gran ballo, mi delizia sempre guardarla. Sento gli angoli della bocca tirare su da soli, mentre le mie mani non restano inoperose: finire di spogliarmi è un’operazione che non richiede la vista, solo il tatto.

Ad un tratto vedo qualcosa di strano, o mi sembra, spero con tutto il cuore in questa seconda ipotesi. Davvero molto strano e inquietante. Una specie di serpente, ma non è un serpente: solo qualcosa che ne ricorda la forma. Senza testa o coda riconoscibili, tutto fatto di luce rossa, tonalità magenta, molto intensa. Lo vedo emergere, tubolare com’è, dalla linea doppia di una mattonella e formare una sorta di onda molto schiacciata, per poi rituffarsi due mattonelle più in là. -Oh povera me, ma è vera quella cosa? O è un effetto di luce?-

Un urlo bestiale esce dalla mia bocca prima ancora che io abbia il tempo di accorgermene e impedirlo. Mia madre risponde sconvolta, le sento la voce spezzarsi, chiedendomi cosa stia succedendo, e subito dopo sento i suoi passi venire verso il bagno. Non voglio che pensi che sono pazza, e non voglio metterla in pericolo. Così le rispondo con la voce più calma che riesco a imitare: “Ma niente! Mi era sembrato di aver visto un insetto disgustoso ma era solo sporcizia. Lo sai come reagisco a queste cose! Che ti preoccupi a fare?” Mentre sento i suoi passi arrestarsi prima e tornare verso la cucina poi, la sento borbottare: “Uffa, sei sempre la solita! Ma ormai hai sedici anni, che cavolo!”

Mi giro verso la finestra dal vetro smerigliato -se fosse un effetto di luce, tipo una macchina che passa, dovrei accorgermene fissandola.- Sento il cuore che mi batte all’impazzata in petto, lo percepisco come tamburi che battono dentro di me, e stavolta non è per la corsa. Stavolta è paura. La sento dentro di me, sento la bocca che mi si secca, sento lo stomaco chiudersi. E soprattutto sento il pomo d’Adamo farsi molto grosso e preponderante, al punto che sembra il cuore mi batta in gola. Continuo a volgere lo sguardo dalla finestra alle mattonelle e viceversa, cercando di convincermi che era un’allucinazione, uno scherzo, un gioco di luci. Ma non riesco a crederlo. Non cerco più neanche di controllare il respiro.

-Cosa posso fare? Farei meglio a fuggire o a restare qui? Se fuggendo quella balzasse di nuovo fuori per aggredirmi? O se proprio restando qui ferma ne approfittasse per venire da me? In teoria potrei correre verso la porta scansando quelle due mattonelle, ma…-

All’idea di un piano simile, all’idea di davvero concretizzarlo, la mia paura si fa più forte. Ora sento tutti i muscoli del corpo irrigidirsi. -Comunque, se quella cosa entra ed esce dal pavimento e solo lì può agire, allora la mossa migliore è porre quanta più distanza riesco tra me e le mattonelle.- Dopo questo pensiero mi spingo indietro con il sedere per fare spazio e tiro su le gambe. Potrebbero scivolare, per la paura o altro, perciò me le abbraccio stretta con le braccia. Stringo più forte che posso, con tutta la determinazione che ho. Intanto ogni fibra del mio corpo trema.

Ora non sposto più lo sguardo. Ora è fisso su quelle maledette mattonelle.

Dopo un tempo che sembra infinito, secondi? minuti? ore? quella luce non torna. Così mi rialzo, riappoggio i piedi a terra e sospiro di sollievo. Un istante dopo, eccola: vicinissima, riappare dal pavimento. Non ha più la forma di un serpente ma di una nube, un alone rossastro indefinito. Non ho tempo di gridare, di muovermi, di pensare. Mi avvolge tutta.

E poi è solo buio.

Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Quel riferimento al test di Rorschach è la chiave di volta, a mio avviso. Trasforma un oggetto inerte come una mattonella in uno specchio della psiche. Il finale è un autentico blackout emotivo; spegnere la luce proprio quando la tensione è al massimo è un gesto di grande crudeltà narrativa, ma è esattamente ciò che rende il pezzo indimenticabile.

  2. Un vero e proprio incubo a occhi aperti, descritto assai bene. Quel serpente che esce e rientra nelle mattonelle e che infine diventa solo una nube rossastra è una sorta di minaccia casalinga, un mistero e una minaccia che dimorano in un luogo altrimenti familiare: un esempio classico di esperienza perturbante.

    1. Dato che non trovo le parole più adatte per risponderti (che si può dire di più o di diverso quando hai già colto tutto?) til lascio il mio grazie ed un sorriso ^_^. Benedetto il giorno in cui ho scoperto questo sito e mi ci sono iscritta, sì altrove avrei letture ma solo qui ho dei veri feedback e solo qui ci sono lettori di qualità. (e no quando in altri siti si limitano a lasciare un mi piace senza dire niente… non è un vero feedback!)

  3. “Mattonelle verde acqua con disegni astratti. In quelle forme così strane e aggrovigliate ci si può vedere quello che si vuole, quasi fossero un test di Rorschach.” Bellissima, mi sono rivista nella protagonista. Spero di non essere inghiottita anch’io dalla fantasia. Brava, Teresa.

    1. grazie mille per aver letto, apprezzato e commentato. Sono sempre felice quando ciò che scrivo resta dentro chi mi legge. Una curiosità: Il primo titolo che avevo in mente era proprio “Mattonelle verde acqua” ma per quanto bello, diciamocelo: un titolo così non attira frotte di lettori (specie per un horor). Quindi alla fine, e meno male direi.. visto che a quanto pare tu sei l’unica che sarebbe stata attirata dal titolo originale, ho cambiato idea.