Regina

Serie: L'incoscienza di Eva


Primo di una nuova serie di racconti.

    STAGIONE 1

  • Episodio 1: Regina

«Regina. Che le principesse passano la vita ad aspettare il principe, ma le regine il proprio regno se lo fanno da sole.»

Quand’era bambina sua madre glielo ripeteva in continuazione. In bagno la mattina, prima di un saggio, ad ogni compleanno. In coda al semaforo allungava la mano a carezzarle il polpaccio. «Intesi?» cercava il sorriso nel retrovisore.

Regina annuiva, ma soltanto per farle un favore. Il suo nome non le era mai piaciuto. Le sapeva di muffa. Si vedeva già vecchia, sepolta in un trono color porpora o ritratta ad olio, a prendere polvere dentro i musei.

La sera, di fronte allo specchio, faceva le prove. «Regina.» Si chiamava ad alta voce senza riuscire a convincersi. Quel nome non le somigliava per niente, e le parole di sua madre, più che un auspicio, diventavano la traccia astrusa di un compito in classe che non siamo certi di poter eseguire.

Crescendo, ha imparato a ignorarle. Tenerle inoffensive dentro i ricordi, pesciolini sotto la sabbia che non sanno più pizzicare. Ha liquidato un paio di ex mariti cialtroni, aperto un salone di bellezza, viaggiato per il mondo. Sui documenti del divorzio, sul passaporto, sopra l’insegna del suo negozio s’è abituata a guardare il suo nome come a quello di un’altra. 

«Regina.»

Lui le è apparso sul pianerottolo in una torrida sera di inizio estate. Un ciuffo più scuro sugli occhi, la maglia di Foden e un paio di pantaloncini dell’Adidas. 

«Tua madre è già andata.»

Regina non ha capito subito il motivo della visita. Non si erano mai parlati, prima. Accompagnava la madre in negozio, la veniva a riprendere, ma in tutta la vita si erano scambiati sì e no due parole.

«Lo so.» Pausa. «Regina.» Disse il suo nome fissandola dritta negli occhi, come a volerlo restituire. «Sono venuto per te.»

«Non faccio tagli da uo—»

Fu la cosa più sensata che le venne da dire. Col senno di poi, anche la più stupida.

«Non è quello.» Aveva l’aria tesa, assorta di chi segue un copione. «È che a settembre inizio l’università.»

«Lo so.»

Regina lo sapeva. La madre in salone non parlava d’altro, fiera e irritante fino alla nausea per quel figlio intelligente, dotato e bello come un cristo. Mostrava foto, raccontava cose. Non sai l’orgoglio. Si compiaceva. Non sai.

Regina aveva fretta, e fame. Tagliò corto.

«Io non so nulla, di università. Mi spia—»

«No-non è quello.» Il ragazzo balbettava, ora. «È che.» Rosso in viso, sembrava aver perduto le parole. Quando dal nulla le ritrovò, tutte in un colpo, Regina ebbe giusto il tempo di vederlo cambiare sguardo, prendere fiato come si prende la mira.

«È che non voglio iniziare l’università da vergine.» 

Aveva con sé una sola cartuccia, la sparò nel peggiore dei modi. E Regina avrebbe dovuto scoppiare a ridere, ripotarlo alla realtà, o perlomeno indicargli la strada di casa, ma qualcosa la fece esitare. Una sfrontatezza, un’incoscienza, un osare che a quell’età non si dovrebbero avere. Non così, a bruciapelo, con una donna che conosci a malapena. Non con la parrucchiera di tua madre. Non se hai la metà dei suoi anni, il viso di un ragazzino e le cosce di un gladiatore. Non.

«Ma quanti anni hai?»

«Diciannove.»

Regina stavolta rise davvero. E lui avrebbe dovuto arrendersi, o perlomeno desistere di fronte all’evidente assurdità dell’intera scena. Disse soltanto: «Ma che c’entra. Regina.» Di nuovo quel fare. Quella capacità di restituirle il nome.

La donna sospirò. Spettava a lei essere ragionevole, mettere fine alla cosa. Lo sapeva bene.

«Tua madre lo sa che sei qui?»

Lo chiese come si stabilisce un segreto.

«No.»

Regina lo superò, senza guardarlo. Mentre cercava le chiavi nella borsa, ne sentiva dietro il respiro. Aprì la porta. «Tu sei matto» disse. «Entra.»

***

Tornò che era inizio settembre. Una di quelle domeniche già fredde e piovose che anticipano l’autunno. Regina lo trovò sulla soglia, fradicio e senza ombrello. Una maglia della Jordan, gli stessi pantaloncini dell’Adidas.

«Non hai freddo?»

«No.»

Si fece da parte.

«Entra.»

Lui levò le scarpe, le lasciò all’ingresso. «Sono stato a Londra.» Guadagnò il divano. «Poi al mare con i miei.»

«Lo so.»

Lo sapeva. La madre, durante la permanente, le aveva raccontato tutto. La vacanza con gli amici, la casa dei nonni a Pantelleria. Foto su foto. Lui di fronte a Buckingham Palace, lui tra le onde del mare blu di Sicilia. Lui. E Regina avrebbe dovuto farsi crescere una qualche coscienza, o perlomeno l’abbozzo, il senso minimo di un pudore.  Pensieri, invece. Pensieri che dentro la testa di una donna adulta, a detta dei più, non dovrebbero neppure poter bussare. Di fronte alle foto mostrate dalla madre, lo ricordava per come lo aveva avuto, dentro il suo letto. E lo immaginava laggiù, nel bagno di un pub fumoso o steso sopra la sabbia bianca. A rifare i suoi gesti, ripetere sul corpo di qualche ragazzina mora quello che aveva imparato su di lei. Soddisfazione, questo provava. Vanità. Orgoglio. E un senso distorto del potere.

Era convinta non sarebbe tornato, che si sarebbe limitato a portare il ricordo di quella notte con sè. Invece. 

«Non ho trovato nessuna che mi piaceva.» Era di nuovo lì. Apriva il frigo, si prendeva the freddo, sapeva dove stavano gli asciugamani, il bagno. «Regina.» Era cambiato. Diverso, abbronzato, forse cresciuto di un paio di centimetri. Non aveva perso la capacità di restituirle il nome. 

***

Ha imparato a tornare, ogni volta che vuole. A mandare un messaggio, avvisare prima. Lascia sempre le scarpe all’ingresso, trova da solo gli asciugamani. Non si sdraia più immobile sotto di lei come ha fatto la prima volta, spaventato e serio come dal dentista. La guida verso la stanza, sorride sornione. Bacia la nuca da dietro. E Regina dovrebbe valutare l’ipotesi di dare ascolto a una qualsiasi vocina interiore, ma non lo fa. Beatitudine, piuttosto. e sempre quel senso, soddisfatto e distorto del potere. 

«Ho preparato il caffè.»

La sua voce arriva dalla cucina. Stanotte per la prima volta si è fermato a dormire. Lei non risponde, non si alza subito. Si gira tra le lenzuola, resta a godersi il sapore. 

«Regina.»

Resta a godersi, finché può, per le stanze la eco del suo nome. 


Continua...

Serie: L'incoscienza di Eva


Avete messo Mi Piace10 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Un incipit magnetico e spiazzante. Hai descritto un vero e proprio ribaltamento di prospettiva: la Regina che non cerca il regno ma il dominio sul proprio desiderio, e lo trova in un rapporto proibito e asimmetrico. La forza del testo sta nel tono sicuro, in quel realismo che non giudica ma mostra, lasciando emergere il potere, la vanità e l’ambiguità morale della protagonista. Un inizio potente, che promette una narrazione senza sconti. Complimenti Irene 👏👏

  2. Cara Irene, questa nuova serie promette già uno svolgimento degno del tuo nome. 😻
    Una delle prime cose che mi è saltata all’occhio è l’umanizzazione dei personaggi: lasci emergere i loro pensieri e le loro sensazioni, anche quelle che solitamente cerchiamo di scacciare perché intrusivi o socialmente inaccettabili. Questa è sempre stata una tua peculiarità, ma questa volta sei riuscita a spingerti ancora più in là.
    C’è un’altra cosa da cui sono rimasta colpita: l’evoluzione di Regina. La sua evoluzione è quasi implicita, emerge lungo il capitolo attraverso il suo nome che ogni volta che viene pronunciato porta con sé una sfumatura diversa o, addirittura, una nuova identità.
    Infine, possi dire di aver provato tenerezza ma anche una certa ammirazione per il coraggio che ha avuto il ragazzo nel buttarsi? Se mi metto nei suoi panni, non oso immaginare per quanto tempo avesse covato quel pensiero e quante volte abbia ripetuto il discorso nella sua testa per evitare una figuraccia. A suo favore aveva solo l’incoscienza dei diciannove anni: “o la va, o la spacca”.
    Non vedo l’ora di leggere il proseguo! ❤

    1. Ciao Mary! Sai che me lo sono immaginata anche io quel ragazzo, a fare prove e prove dentro lo specchio, prima di buttarsi? Certe cose, o le fai a diciannove anni, o non le fai più. E chissà se regina non fosse lì ad aspettare proprio un incoscienza simile. A volte le cose che ci fanno scandalo sono le stesse di cui abbiamo più bisogno (altro pensiero socialmente scomodo, ma tanto ormai ho detto di tutto 🤭)
      Ti ringrazio anche per aver dato un volto a regina…non l’avevo immaginata nei dettagli, ma il paragone con big mama e le treccine sul lungomare le calza assai 😍😍😍

  3. Ciao Irene! Questo tuo modo di raccontare l’eros è sempre ipnotico e intrigante. Stravolta ci parli dello scarto di età fra gli amanti. In questi casi il punto di vista si biforca: c’è chi adotta lo sguardo del ragazzo alle prese con un’apparente “nave scuola” – “apparente” perché il suo tornare ci parla di un legame che forse cementa. E poi c’è il punto di vista di Regina: quasi una rassegnazione – come rassegnata è al suo nome – al tempo che passa. Forse alla solitudine. L’erotismo delicato con cui dice “Entra”, dopo aver dato del matto al ragazzo, segna l’inizio di questo rapporto segreto. Non lasci spazio al sentimento raccontato, come tuo consueto, ma lo fai intravedere negli oggetti e nella routine dei gesti. Nello sciogliersi delle tensioni. Bellissimo 👏🏻🤗

    1. Ciao Nicholas, come già ti dicevo, avrei voluto dare più spazio a la sentimento e al sentire, ma il limite non me lo ha permesso. Non è detto, anzi, credo proprio che lo farò. Sto già studiando un seguito, per dare più aria a questa storia. Per quanto riguarda la differenza di età credo che in certi rapporti le gerarchie debbano confondersi, così da farli funzionare. Un rapporto è sempre e soltanto alla pari, nonostante le differenze. Così, lui si fa scaltro, cresce ad ogni incontro, e lei torna ragazzina, si permette ancora di sognare, anche se magari da tempo non ci credeva più. Grazie per la lettura ❤️

  4. Un racconto che mi fa venire in mente un piccola città di provincia, dove ci si conosce ancora per nome e dove tutti sanno e nessuno lo ammette. Bellissima la protagonista, a partire dal nome.
    Ps. Mi associo anche io per una birra e/o vermentino e/o spumante 🙂

    1. Birra spumante vermentino…ogni openiano porta il suo, l’importante è brindare insieme 😊
      Non so se regina avrà un seguito, credo di ì, questa è nata come serie di racconti separati, ma potrebbero tranquillamente incrociarsi. Proprio come in un paesino dove tutti sanno tutto, ma ci si sfiora e ci si saluta ogni mattina tacendo. Anzi…forse forse il tuo commento mi ha dato una bella idea su come continuare!

  5. Ciao Irene. Questa serie ha quel profumo che, quando ci capita sotto al naso, ci guardiamo attorno per capire da dove viene e poi seguirlo fino a scoprire la sua origine.
    Questo inizio, poi, ti rimane addosso. Non per quello che racconti, ma per come lo fai. Senza alzare la voce, senza spiegare, senza chiedere al lettore di prendere posizione. Leggendolo ho avuto la sensazione di essere portata dentro un pensiero, più che dentro una storia, e di non poterne uscire subito.
    Mi ha colpita molto la scelta di non spettacolarizzare l’eros. Tutto resta suggerito, filtrato dal pensiero, e proprio per questo è più intrigante. Regina non viene difesa né condannata, semplicemente viene mostrata. E noi siamo costretti a restare lì, dentro quella zona grigia che spesso la narrativa evita.
    Inoltre, quello che mi sorprende è l’equilibrio tra i due personaggi. Nessuno pretende dall’altro, nessuno forza o impone. Semplicemente si riconoscono e si accettano così come sono, in una relazione che nasce e continua per una sorta di spontanea adesione reciproca, fragile e imperfetta, ma priva di rivendicazioni.
    Quello che ho sentito più forte è il peso del nome. Regina non è solo un personaggio, è una parola che ritorna, che risuona, che cambia significato ogni volta che viene pronunciata. In quella eco c’è identità, vanità, desiderio, solitudine. C’è qualcosa di profondamente umano e anche di scomodo.
    Il finale è silenzioso ma potentissimo. L’eco del nome che resta nelle stanze dice più di qualsiasi spiegazione. È un’immagine che continua a lavorare dentro, anche dopo aver chiuso il testo.
    Vorrei che la serie fosse già scritta per poter leggere i nomi di tutti questi splendidi personaggi femminili cui saprai dare vita e, con non poca presunzione, confesso che mi piacerebbe farne parte 🙂
    Un abbraccio Irene.

    1. Ciao Cristiana, con la tua sensibilità – ma ne ero certa – hai colto un tratto fondamentale: l’equilibrio tra i personaggi. Nessuno prevarica l’altro. Si incontrano e si incastrano perfettamente, in un punto di perfetto equilibrio che è soltanto loro. I punti di vista sono molteplici: qualcuno potrebbe guardare alla scena e storcere il naso, qualcun altro provare invidia, altri ancora, nulla. Per questo ho deciso di non “esplicitare” l’eros, ma solo di accennarlo. Per lasciare al lettore la libertà di costruire ognuno la propria storia, a seconda degli occhi con cui si guarda, e trarre le conclusioni.
      Per quanto riguarda la faccenda del tuo nome tra i titoli di questa serie…c’è da chiederlo se ti ho presa sul serio?! Come leggevo, partivano le idee 😊😊😊
      Grazie come sempre per la lettura e per tutto quanto .❤️

  6. Sei sempre coraggiosa. Coraggiosa e paziente: vesti i tuoi personaggi con comprensione e poi li denudi. Ce li rendi parenti, amici e simpatizziamo per loro, anche, se a volte scuotiamo la testa sorridendo. Inizi una nuova serie e sarò ben lieto di leggerla e gustarmela. Grazie Dea!

    1. Coraggiosa, paziente…facciamo anche un pò incosciente 🤭Ma il titolo di questa serie credo lasci intendere il mio intento. A dir la verità, io amo sempre tantissimo i miei personaggi, qualsiasi siano i loro intenti e la loro natura. Forse per questo riesco a rendere simpatici anche quelli che potrebbero risultare scomodi, fuori luogo, o un poco eccessivi. Grazie Giuseppe per la lettura, un abbraccio ❤️

  7. Io non dico niente. Mi godo solo, ancora una volta, quel profumo inebriante che Regina emana, sarà dovuto ai prodotti che adopera nel suo salone, agli shampoo o magari è un tipo di lacca spray, non ne ho idea, ma è proprio quell’aroma che mi spinge a rileggere un’ultima volta. Il “bocia” intraprendente sembra crescere nell’arco di mille parole e la parrucchiera ringiovanire… forse perché lei è una specie di vampira con il potere di salassare gli anni. Sta di fatto che come al solito mi incanti. Ti odio amorevolmente e con tutto il cuore. ♥

    1. Ciao Emi! Sempre lieta di stupirti con le mie trame tessute apposta per incantarti. È proprio vero, questi due si danno ventanni di differenza, ma lui fa un balzo avanti, le ne fa uno indietro, e si trovano a metà strada, perfettamente allineati 😊 Forse è proprio vero che l’amore (o il sesso, o l’attrazione, o la complicità, o quello che è) è semplicemente un desiderio condiviso con qualcuno che la pensa uguale. Grazie per la lettura, sono sempre tanto felice quando arrivi tu ❤️

    1. Grazie Gabriele. In effetti non è stato facile approcciarsi a questo argomento, confesso di aver studiato bene i punti di vista prima di scegliere quello che mi sembrava il più adeguato. Mi fa molto piacere il tuo apprezzamento. A presto!

  8. Wow! L’ inizio di una nuova serie. Quasi quasi stapperei uno spumante; peccato, non ce l’ ho. Oppure un Karmis: il vermentino sardo che preferisco ma… mi manca pure quello. Ho solo il vermentino fatto in casa da marito e cognati. Quest’ anno é speciale, come i tuoi racconti. Spero che “L’ incoscienza di Eva”, sia una lunga serie di episodi, perché anche stavolta, sin dal principio, sento che c’ é quel brio che dà piú brio alle ore grigie di un’ anziana lettrice come me.

    1. Ciao Luisa! Va benissimo il vermentino, ma anche una birra, ma anche qualsiasi cosa…basta stappare insieme ❤️ E spero davvero un giorno, nemmeno troppo lontano, di poterci davvero incontrare, per parlare dei nostri scritti e brindare a questa bellissima amicizia di penna che ci lega tutti. Questa è una nuova serie che spero di poter portare avanti con costanza, non sono previste scadenza o lunghezze, quindi mettiti comoda e preparati a leggere! La parte più bella del mio scrivere siete sempre voi, a leggermi!

      1. Bene. Mi auguro che sia una lunga serie di episodi frizzanti. E per il brindisi insieme ti rispondo in sardo, come dicevano i nostri nonni, e non penso ci sia bisogno di traduzione.
        “Deus ollat!”