Restare umani

Ciao Daniele, sono la mamma. Sono venuta per dirti di non angustiarti per ciò che è successo l’altro giorno. Porto incisa qui ogni singola traccia di te, nella mente, e non c’è alcun pericolo che io me ne possa dimenticare.

Papà si scusa tanto, per non aver saputo proteggere il suo Pc, ma non lo ha fatto apposta. Ci devi credere. Sai com’è fatto! Sbadato fino al midollo. Appena si riprende, poi viene e te lo dice lui.

Certo, avrebbe dovuto prestare più attenzione, invece di scordarsi la tracolla sul sedile della macchina. Col finestrino aperto, per giunta! Lo so che fa caldo, ma dove ha la testa? Qualcuno deve aver pensato che dentro quella borsa ci fosse chissà cosa, e non soltanto il vecchio portatile di tuo padre.

Pensa, Daniele, le foto del tuo settimo compleanno e anche la chiavetta si son presi! Perché papà è un pasticcione e là dentro ci teneva tutto insieme. Quando è uscito dall’ufficio e ha capito cos’era successo, papà mi ha chiamato con una voce che nemmeno pareva la sua. Neanche riuscivo a capire cosa dicesse. Era talmente disperato che ho fatto come facevi sempre tu. Ho sdrammatizzato.

Ce la porteranno indietro, gli ho detto, vedrai. Ce la faranno ritrovare nella buca delle lettere. Perché nella fodera interna della valigetta è scritto il nostro indirizzo. Lo sapevi, vero Daniele?

Papà vorrebbe fare un appello sui social, al ladro. Può tenersi tutto, ma la chiavetta con dentro le tue ultime foto, quella no. La vorremmo riavere.

Non confessiamolo a tuo padre, che è già tanto giù di corda, ma non credo proprio che qualcuno ci riporterà mai le tue fotografie. Una volta visto che il computer è vecchio e che la borsa non contiene soldi, il ladro li avrà buttati. I tuoi occhi azzurri, che vanno a fondo un’altra volta. Non ci posso pensare! In una stupida discarica o sul greto di un fiume qualunque.

La verità è che te ne sei andato appena in tempo. Quel tanto che è bastato, a me e a papà, per restare umani. Osteosarcoma, ad elevata malignità. Rapido e doloroso: da quel giorno fatico persino a respirare.

Fingo di crederci, alla bellezza del mondo. Per te, Daniele. Per papà, che si sente in colpa e non merita che io mi arrenda. Ma non so più cosa dire o fare.

E come non bastasse, le poche immagini del tuo passaggio, bambino, dissolte nel nulla. È davvero troppo da sopportare!

So che hai già perdonato papà, per il furto. Hai sempre avuto un debole per lui.

Sono la mamma, Daniele, e va tutto bene. Stai tranquillo. Si facciano avanti, le avversità. Una dopo l’altra, ancora e ancora. Le affetterò ad una ad una, con quel coltello gigante con cui tagliavo le verdure. Te lo ricordi?

Adesso però ti sistemo i fiori. Lo faccio subito. La foto si è tutta sbiadita: qui batte sempre troppa luce.

Fa niente bambino mio, col sole in fronte sei anche più bello.

Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. La tua è proprio un’ottima “penna”, una di quelle che sa il fatto suo… capace di emozionare con delicatezza. I pensieri della madre risultano veri, palpabili, reali come l’amore per il proprio figlio. Sinceri complimenti! 🙂

  2. Ciao Cristina, che posso dire? Ho letto il tuo racconto ora, dopo aver pubblicato il mio. Credo che le nostre menti si siano perse nell’identico percorso, letteralmente, ma è bello vedere come i punti di vista possano essere diversi. La tua è una madre serena, coraggiosa. La perdita è grande, l’hai saputa rendere con quel velo di dolcezza che a me manca.

  3. Ho letto il tuo racconto, mi ha veramente commosso. Io poi, che ho nella memoria esterna tutti i momenti di mia figlia, ne morirei se mi succedesse una cosa simile. Grazie al tuo racconto ho capito quanto è importante tenere da conto i ricordi, senza darli per scontati. Grazie e brava…