Robin, lui, la bionda.

Lo sapevo. Il bosco, in questa stagione, di notte. Ho fame, ho freddo, ho sete. Che ora sarà? Fa buio presto, non so usare l’orologio, poi non ce l’ho, quindi…Capisco solo che non mangio, da parecchio. E non ho dormito: vorrei vedere lui e sua moglie, la bionda. Vorrei proprio vedere se quella riuscirebbe a dormire senza avere messo niente nella pancia, al freddo, al buio. Con tutti questi rumori, a casa non ci sono, là è tranquillo. Ora inizia a piovere, freddo, vento. Che bello, a casa: finestre chiuse, calduccio, TV accesa, gli odori e i suoni che amo, la camera, la sala, il giardino. Le cose buone da mangiare, dormire con la porta aperta. E poi gli amichetti, la maestra: mi diverto, mi insegna tante cose. Lui è contento e mi vuole bene. Mi voleva bene, poi è arrivata lei, la bionda, sua moglie. Lui sbava per quella, spende tutti i suoi soldi, passa il tempo con lei: mi piazza davanti ai cartoni animati con i  giocattoli. E la notte chiudono la porta e fanno dei rumori strani, sembra che lei sta male: ma poi ridono e sta ancora male. Ma non è vero che sta male, io sto male. Solo in camera, porta chiusa. Come adesso, solo, freddo, fame e sete. E paura, i fulmini, mi fanno paura. Sempre, anche a casa, con le finestre chiuse. Ma lui mi tranquillizza e mi fa andare nel lettone. Ora no, ora c’è la bionda, la moglie. E dov’era quando mi ha portato a casa? Dove stava lei quando è venuto a prendermi, quando mi ha scelto? Avevo paura dei fulmini quel giorno, gli altri no, loro erano più grandi e si mettevano davanti, io avevo paura e lo guardavo. Lui e lei, la mora: lei mi voleva bene come lui, ora non c’è più. Lei stava a casa con me e lui usciva, mi salutava con un bacio e usciva. Mi hanno lasciato il nome che avevo là, Robin. Anche io e la mora uscivamo, con gli amichetti, al parco o per andare in altre case, quando pioveva. E lei mi ha portato dalla maestra la prima volta : è brava, sorride e mi insegna. Si arrabbia anche, ma poi sorride. La bionda no, lei non sorride mai. Mi tratta male. quando siamo soli mi tratta male, quando torna lui lo bacia e lo porta via subito. Mi prepara da mangiare, vero; quello che dice lui, vero. Ma è freddo, lo fa mentre guarda le persone che vendono le cose, alla TV. O quando telefona e io mangio tutto freddo, e poco. Ha fretta, la bionda, se non finisco presto toglie il piatto. E grida, dice che ho sporcato, mi pulisce e mi fa male alla bocca. A lui dice che ho fatto il monello, che faccio le storie: lui mi guarda e mi prende in braccio e mi bacia e mi coccola. E sorride. Anche la bionda mi guarda, ma non ride mai e incrocia le braccia. E mi guarda ancora, e non mi piace. E mi fa un po’ paura. Ieri mi ha portato a nanna, ha chiuso la porta, come fa sempre. Ha chiuso a chiave, non l’aveva mai fatto. E sembrava ancora che stava male, ma anche lui stava male, e io avevo paura: se stanno tanto male e resto solo? Ho dormito poco, avevo  paura e quando lui è uscito mi ha salutato, ma ero già sveglio e non mi è piaciuto quando è andato via. La bionda ha preso il caffè, ha mangiato, è andata in bagno. Ha chiuso la porta, ma non stava male: cantava. Poi è uscita e ha fumato, lui non vuole che fuma in casa. Io avevo fame, lei  mi ha guardato e non mi ha detto niente. E’ uscita, io non sono andato dalla maestra e dagli amichetti. Ero in casa, ma avevo paura. Come ora, ero solo. Come ora. Sono uscito nel giardino, dalla porta della cucina. Sono andato in strada, cancello aperto: la bionda lo lascia sempre, lui si arrabbia. Conosco la strada, volevo andare dalla maestra, ma non l’ho trovata. Allora era meglio che tornavo là, anche se non mi piaceva. Dove mi hanno preso lui e la mora, ma adesso non mi piace nemmeno a casa, con la bionda. Non trovo la strada, lui e la mora erano in macchina, io sono stanco, ho fame, ho freddo. Sono piccolo e ho paura.

– Come hai potuto? Uscire e lasciarlo in casa da solo, sarà terrorizzato! Almeno ha mangiato, l’hai fatto giocare?

– No, mi sono fatta una doccia e lui dormiva. Ho pensato che se avessi fatto presto…

– Sei ore lo chiami fare presto, essere veloce?

– Il tempo è volato, sai il parrucchiere e la spesa. Poi ho visto Anna.

– Sei una pazza, fortuna che mi ha chiamato l’educatrice…

– Giusto, la “maestrina”. Non capisco perché ti ostini a spendere quei soldi.

– Perché quando Giorgia e io l’abbiamo preso aveva paura di tutto, specie degli adulti.

– Dimenticavo la tua crocerossina, ma ora sei qui con me.

– Non farmene pentire oltre e diamoci una mossa, abbiamo già perso parecchie ore. Grazie a te, non l’hai mai sopportato.

– La tua priorità adesso sono io, ricordalo: sei stato tu a portarmi a casa e non mi pare ti faccia schifo.

– Come ho fatto con lui, e mi doveva bastare. Spera solo che lo troviamo incolume: abbiamo cercato ovunque, l’ultima speranza è che abbia cercato di tornare là dove l’abbiamo adottato.

– Mi hai seccata, vai a cercarlo da solo il tuo bastardo!

– Non chiedo di meglio, tu torna a casa e fai le valigie. Voglio che ti togli dai piedi.

– Allora trovalo e fatti leccare le ferite da lui,  bello scarto di canile. Ha il padrone che merita quella palla di pelo.

– Meritava di meglio e l’ha capito, spero solo di fargli ancora cambiare idea.

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Discussioni

  1. Ciao Marco, è piaciuto anche a me il tuo racconto ed il finale è stato una piacevole sorpresa. Ila narrazione è filata via liscia con la speranza che l amico a quattro zampe venga ritrovato e la bionda mandata rapidamente a quel paese.. quella stronza!!
    Aspetto il prossimo.
    Ciao

  2. Ciao Marco, è stata una lettura piacevole, ma più del finale a sorpresa (in cui si appalesa l’identità del narratore) mi ha coinvolto il triangolo di affetti e la scelta finale (e condivisibilissima) di lui. Bel racconto.

    1. Grazie, ho cercato di “pensare” come un cucciolo orfano che arriva a pensate che sia “meglio tornare là”. Dedicato a Luna, il mio cane, e tutti gli altri adottati. E amati