
“Sexy” Requiem per contrabbasso
Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".
- Episodio 1: Nella borsa un cuoricino, a destra l’obitorio
- Episodio 2: La Bambola impaurita è “eccitata”
- Episodio 3: “Sexy” Requiem per contrabbasso
- Episodio 4: SENSAZIONE SONICA
- Episodio 5: PERCHÈ SALVARSI?
- Episodio 6: NEVE DI LAVA. MANICHINI, CHITARRE E CERVI
- Episodio 7: UN CERVO IN PANTALONI INTERESSATI
- Episodio 8: SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE CARNI
- Episodio 9: I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse al Luna Park Bohémien
STAGIONE 1
È venuto l’elettricista a sistemare una presa in camera mia. Io sto buttata sul letto a contorcermi sperando che il dolore passi, non vorrei prendere un antidolorifico… non li ho mai digeriti: in realtà sono una che digerisce poco le scelte facili. L’elettricista mi chiede cosa sia successo, io pensando che il fatto che lui sia lì proprio oggi è l’ennesima presa per il culo della giornata, rispondo con quattro frasi sconnesse cercando di inserire tutte le informazioni rilevanti. Mi risponde solo con una frase, con un accento dialettale perentorio e distaccato: «E che pensavi che era una passeggiata!» A quanto pare non posso lamentarmi del dolore neanche con l’elettricista. Sono circa tre mesi che mi schiaffeggiano a suon di frasi poco umane e decisamente sterili. Tutto è sterile da tre mesi a questa parte… le stanze… le garze… gli strumenti… e le frasi. Ricordo l’oncologa del grande istituto cui mi rivolsi confusa. Mi dissero che era il miglior posto dove andare… dopo che l’ospedale di zona ci aveva impiegato un mese per darmi un referto zeppo di righe scritte. Quando chiesi spiegazioni mi risposero: «Beh magari abbiamo esagerato in meglio o in peggio», come se la mia vita fosse l’etto di caramelle in più che il bancarellaro mette furbamente, rubandoti due soldi di maggiorazione. La “Professorona” dell’istituto mi disse che dovevo allargare la ferita, mi scrutò per due secondi… mamma mia era brutta come una strega e altrettanto fastidiosa. Cercavo risposte e conforti, tutti però vanno sempre di fretta negli ospedali, nelle cliniche… nei poli superuniversitari di ricerca: il personale è poco e poi i sindacalisti non hanno detto le cose giuste all’ultima riunione. Fortuna che la macchinetta del caffè è sempre lì pronta a fermare la corsa, mentre noi pazienti aspettiamo tintinnando con il piede a terra. L’elettricista mi fa pensare a una frase che mi rifilò la “Professorona”: «Non deve fare la chemio… niente». Ma se avessi dovuto farla… me lo avrebbe detto nello stesso modo? Penso che a quel punto i Carabinieri sarebbero venuti a farmi le condoglianze e a portarmi via. Guardo il telefono ancora, la faccia furbetta ha risposto alla mia sterile faccina da conversazione telematica… non so cosa dire. Ho solo la sua notifica sullo schermo, il mio migliore amico non mi sta scrivendo… e gli altri sono stati molto frettolosi in auguri istituzionali, mi sento come il Natale, anche se è passata da poco Pasqua; ed io sto vivendo ancora una “Passione” che non ha fine.
Sono passate altre ore, l’elettricista è andato via e il dolore sta scemando… o forse è la mia conversazione privata con il cuoricino che mi sta distraendo. Nessuno, oggi, vuole sapere cosa mi sta accadendo, ma lui sì. Scorro le foto di quel ragazzo… ognuna un po’ ammiccante. Sono a colori, qualcuna è modificata, tante altre sono in bianco e nero. Non so perché lui mi stia ascoltando; e mi dica quanto gli piacciono i miei occhi. Dice che li vede brillare ed ardere; e che domani notte ci parlaremo a lungo se vorrò: in una chat segreta che lui mi farà aprire tramite posta elettronica. Questo spionaggio sensuale mi piace. Alla fine il dolore è un brivido che rizza i peli… ho ancora le pupille dilatate… e così guardo e scorro quelle foto, mia unica compagnia durante questa “Passione” che mi sta facendo sentire stuzzicanti orrori e desideri. Mi sento molesta, blasfema… fastidiosa. Nessuno mi vuole parlare perché tutti si sono accorti della “camera ardente” per la prima volta… come me stamattina. La morte e la malattia sono democratiche; e si sa che tutti voglio essere i dittatori dispotici della VITA: la loro, la mia… quella che c’è fino a che tutto esiste.
Ho il mio cuoricino e domani avrò la mia chat privata. Un’altra frase dell’oncologa mi riviene alla mente: «Se fossi mia figlia o mia sorella ti farei fare l’operazione, per non mangiarsi le mani un domani». No, non voglio mangiarmi le mani un domani. Ho una scadenza scritta su un libretto brutto con il mio nome scritto male e un timbro vintage. Dopotutto domani potrei essere investita, anche l’elettricista, anche l’oncologa. E io non voglio mangiare le mie di mani… ma quelle lunghe del ragazzo castano, che in questa foto accarezzano le corde di un contrabbasso: sembrano cingere una donna. M’immagino essere un contrabbasso bianco e lucido. Sì sono ARDENTE… sono l’obitorio che non avete mai notato… sono il funerale per cui vi dispiacete, solo perché avete paura del vostro. Sono la sinfonia di dolore e morte che vi ha in pugno. Non sono fragile… adesso che “ho visto”, sono la potente corda vibrante della Vita.
Serie: La Ragazza Ardente. Malattia e "normalità".
- Episodio 1: Nella borsa un cuoricino, a destra l’obitorio
- Episodio 2: La Bambola impaurita è “eccitata”
- Episodio 3: “Sexy” Requiem per contrabbasso
- Episodio 4: SENSAZIONE SONICA
- Episodio 5: PERCHÈ SALVARSI?
- Episodio 6: NEVE DI LAVA. MANICHINI, CHITARRE E CERVI
- Episodio 7: UN CERVO IN PANTALONI INTERESSATI
- Episodio 8: SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE CARNI
- Episodio 9: I Quattro Cavalieri dell’Apocalisse al Luna Park Bohémien
Essendo un gran lettore di favole e storie felici faccio una gran fatica emotiva a confrontarmi con questo testo. Le emozioni che stimola sono molteplici e agrodolci e la solitudine che trasuda delle righe, spesso è straziante.
Bravissima
Grazie Ale. Sai quanto ti stimo come scrittore. Ti accolgo in questa serie e nelle sue evoluzioni.
“Sì sono ARDENTE… sono l’obitorio che non avete mai notato… sono il funerale per cui vi dispiacete, solo perché avete paura del vostro. Sono la sinfonia di dolore e morte che vi ha in pugno. Non sono fragile… adesso che “ho visto”, sono la potente corda vibrante della Vita. ” … in queste parole vedo la consapevolezza della protagonista, che non ha paura di qualcosa che per tutti noi è inevitabile, uno spettro che nella nostra quotidianità evitiamo con cinismo, e guardiamo la malattia con distacco e freddezza. Ma c’è anche una immensa voglia di vivere, Ardente, ben manifestata da una volontà carnale che oltrepassa ogni sofferenza… riesci a trasmettere ogni singola e vorticosa emozione con un ritmo incalzante e uno stile unico! Complimenti!
Micol ti ringrazio…
Emozionarmi rileggendomi attraverso di voi… è speciale.
??
Anche in questo episodio hai saputo rendere alla perfezione le sfaccettature dell’animo umano. Esistono momenti nella vita in cui tutto si fonde in un caleidoscopio. Di più, non posso dire. Hanno già detto altri con parole che rendono alla perfezione le emozioni che hai trasmesso grazie al tuo racconto.
Dall’intersezione di due dimensioni – quella del dolore e quella del piacere – può scaturire una reazione sconcertante e affascinante, come è accaduto in questo episodio denso di contrasti letterari ed emotivi. Bello lo stile, graffiante e tenero, ma soprattutto bella la storia perchè sintonizza il lettore in una dimensione empatica.
Le multidimesioni dell’umano… di cui spesso ci si dimentica.
Grazie Tiziano1 😉
Dolore e gioia
Morte e vita
Racconto dallo stile scorrevole, le parole creano immagini sensuali e suadenti. Fantastico!
“Sono il funerale per cui vi dispiacete solo perché avete paura”… Che dire? Non ho avuto il tempo di riprender fiato dopo aver letto una frase, che già la prossima era lì pronta a spezzarmelo nuovamente. Una lunga catena fatta di pensieri di “ferro”; l’ho letta maglia per maglia, proprio come se stessi sgranando un rosario (lo stesso che la ragazza aveva con sé magari!).
I miei complimenti!!
Grazie per il tuo arguto commento… e per essere entrata in “lei” così a fondo. Sì, si mettono molte cose a “ferro e FUOCO”… e vedremo come continuerà.
Ho appena recuperato tutti e tre i racconti, grazie a Giuseppe che me ne ha parlato veramente bene!
Belli, intensi. Come ti hanno già detto, la storia è parecchio scorrevole, non ti lasci trascinare da descrizioni superflue, anzi le selezioni con cura rendendo la narrazione fluida. A dirti la verità, la vera sorpresa, però, sta nel modo anticonvenzionale con cui stai affrontando questo argomento delicato e, spesso, difficile. Mi terrò aggiornata con i prossimi episodi! ?
Ciao Debora! Grazie per la tua attenzione… e per le tue osservazione oltremodo intelligenti. “La vera sorpresa, però, sta nel modo anticonvenzionale con cui stai affrontando questo argomento delicato…”, riguardo questa tua osservasione posso dire di essere stata molto contenta di leggerla: spesso gli individui che attraversano un momento di estrema difficoltà (di vario genere) vengono trattati con pietismo frettoloso, distanza, confusione; pretesa di una qualche loro reazione che dovrebbe essere “ispirante” o non si sa cosa… quegli individui non smettono di essere PERSONE, con tuttò “ciò che c’è”.
Grazie di cuore ancora.
“… io pensando che il fatto che lui sia lì proprio oggi è l’ennesima presa per il culo della giornata, rispondo con quattro frasi sconnesse cercando di inserire tutte le informazioni rilevanti.”… semplicemente fantastico!
Che dire… il finale mi ha lasciato di stucco. Quante emozioni, quanto trasporto, quanta energia in queste parole. Veramente molto brava! Leggerti è un vero piacere. 🙂
Addirittura “BRAVA”… non so cosa dire. Il fatto che tu abbia riportato una mia frase e che quelle parole ti siano arrivate così prepotentemente… beh! Questa storia sta ricevento tanta energia e autonomia ad ogni vostra lettura; e la tua gli ha messo la frenesia alle gambe. Grazie
Ciao Francesca e complimenti per la chiusura di questo episodio. Condivido assolutamente le parole del buon Massimo: un tripudio di emozioni. Se proprio devo trovare un piccolo difetto a questa tua opera, devo ammettere che la prima parte è un po’ macchinosa. Comunque un’ottima prova.
“Buon Dario” ti ringrazio. Ottima osservazione, hai ragionissima: pensieri macchinosi, situazione macchinosa… e “resoconto” di conseguenza macchinoso ?
È tutto sotto controllo, o quasi ahahha.
Un caro saluto
Sospettavo che facesse tutto parte del tuo stile! Ahahah
Ciao Francesca,
pungente anche questo episodio. Leggendolo mi immagino uno scenario da cubismo analitico con prospettive della stessa scena, con colori ocra e grigi. La calda freddezza della protagonista è affascinante. Complimenti!
Che descrizione POETICA. Un piccolo capolavoro il tuo commento. Mi inchino.
Un beso. Ti ringrazio ?
Mi inchino alla potenza della chiusura. Davvero, ti faccio i miei complimenti! Non ho parole, ma molte emozioni che il finale mi ha suscitato facendomi ribaltare dalla sedia.
Massimo felice di averti scosso… emozionato… colpito e fatto vacillare. Mi hai fatta emozionare TU con la tua reazione.
GRAZIE e alla prossima…