
Ti sei messo in un bel guaio Lil’ Steve
A loro piaceva giocare. E io ero capitato proprio nella loro tana. Cosa pensavamo di trovare in quella galleria? Un posto dove giocare in santa pace? Un vecchio treno deragliato da esplorare? Un po’ di pace? Maledetto Mitch! Non mi dovevo far convincere, ma lui non la finiva più sempre con quel suo ‘Dai Steve, dai Steve’. È scappato con gli altri e mi ha dato in pasto a loro. Mi hanno preso. Sono spacciato. Sentivo le loro risa gracchiare nel buio mentre mi circondavano. Avevo paura, tanta paura. D’altronde ero solo un ragazzo. Il terrore mi aveva stretto le gambe che ora erano piantate nel terreno. Le figure si avvicinavano a me lentamente. L’ombra modellava i loro contorni rendendoli tutt’uno con l’oscurità. Ad un tratto, forse per istinto di sopravvivenza, riuscì a sradicare le gambe e cercai di evitare le lunghe braccia di uno che volevano afferrarmi. Iniziai a correre fuori da quella galleria, verso la luce. Corsi per un minuto che sembro un’eternità. Iniziavo a vedere i primi sinuosi murales illuminati dalla luce del giorno quando il mio piede si bloccò tra i binari ammuffiti del treno. Caddi. La mia caviglia sembrava bruciare mentre sentivo i lenti passi di quelle figure battere sul terreno, come tamburi di una danza tribale. Le loro risa, ora più forti, echeggiavano nel silenzio della galleria, facendoli sembrare a migliaia. Le loro figure, più nitide, illuminate da qualche coraggioso raggio di luce, sembravano umanoidi. Le gambe smilze, come degli stecchini che sembravano far fatica a reggere il loro busto largo. La testa, piccola e senza capelli, non sembrava che avesse un collo, ma sembrava una cosa sola con il tronco. Vedevo i loro piedi larghi e pesanti avvicinarsi a me, mentre continuavano a ridere. Uno mi afferrò e cercò di alzarmi. Poi mi scagliò da un altro. Erano almeno cinque, che passavano tra di loro quel corpo terrorizzato e senza forze. Non riuscivo neanche a gridare, sapevo che se l’avessi fatto loro avrebbero continuato più forte. Uno fermò gli altri con quello che sembrava il gesto di una mano. Ero di nuovo a terra, cercando di districarmi come potevo da quei spintonamenti. Lui mi prese e mi alzò. La caviglia faceva troppo male, avrei voluto amputarmela. Era gonfia, molle e bruciava come se l’avessi messa su dei carboni ardenti. Non riuscì a stare in piedi più di un minuto. La voce stridula di una delle figure squarciò per un momento il silenzio.
-Facciamoli fare la Running Jack- Gli altri gracchiarono. Erano d’accordo. Erano felici. Erano divertiti. Erano al settimo cielo. E io? Pregavo solo che quella sofferenza non sarebbe durata molto, volevo morire, lì ed ora. Uno mi prese e mi disse gracchiando
-La vedi la luce? Scappa. Corri come il vento Lil’ Steve!-
Io provai ad alzarmi e a correre, mentre le figure si immergevano di nuovo nell’oscurità. Finalmente era tutto finito. Mi avvicinavo alla luce con passo incerto, zoppicavo vistosamente e sarei dovuto sicuramente andare in ospedale per quella storta. Con l’orecchio cercavo di captare il gracchiare delle figure all’interno della galleria, ma c’era solo silenzio. Era finito tutto. Tranquillizzato, barcollavo verso la luce. Cercavo di evitare ad ogni mio passo i binari umidi del treno, non volevo scivolare, non di nuovo. Un lieve alito di vento scuoteva le foglie degli alberi che piano iniziavo a vedere al di là dell’entrata della galleria. Delicatamente mi investì, rinfrescando la mia faccia che solo allora mi accorsi solcata da un largo spacco sopra l’occhio. Controllai la ferita cercandola con la mano e questa iniziò a bruciare facendo sgorgare sangue e pus. In quel momento non mi importava, volevo solamente trovare qualcuno che mi venisse a salvare e portare all’ospedale. La mia figura scura avanzava incurante di quello che gli sarebbe capitato. A loro piaceva giocare. I colorati murales sulle pareti della galleria erano ormai completamente nitidi quando sentii delle voci echeggiare.
-Vuoi andare prima tu, Reece?-
-Non vedo l’ora-
Istintivamente mi voltai, ma l’oscurità catturò la mia visuale facendola perdere nelle tenebre. Potevo far affidamento solo al mio udito. Dei passi, prima lenti, poi sempre più veloci battevano sul terriccio dalle profondità della galleria. Provai a correre, ma come potevo? L’unica cosa che riuscivo a fare era barcollare. Provai a gridare sperando che qualcuno mi sentisse, mentre quei passi si facevano sempre più distinti. Bsh, bsh, bsh. Quasi non mi sentii urlare, tanto il mio orecchio era concentrato su quell’ovattato suono infernale. Bsh bsh bsh ora quei passi si facevano sempre più vicini e veloci e quasi non si sentiva lo scricchiolio delle ossa della mia caviglia che ballavano nei miei tessuti. Bshbshbshbshbsh. Ora era una corsa, sempre più vicina, più vicina, più vicina. Ormai sentivo che la presenza era dietro di me e si avvicinava a grande velocità. Istintivamente ululai un urlo di disperazione. Qualcosa mi colpì. Forte. Alla tempia. Mi accasciai a terra credendo di non riuscire più ad alzarmi. Infondo alla galleria, mischiati agli acuti fischi che rimbombavano nel mio timpano, potevo sentire le risa gracchianti delle altre figure.
-L’hai colpito Reece?- gridò una.
-Sì, vai John, tocca a te!- poi si rivolse a quella massa informe che ero diventato -Su alzati! Non vorrai fare brutta figura con John-
Mi prese di peso e mi alzò. Davanti a me avevo solo la pesante oscurità della galleria, arrossata dal sangue che iniziava a scorrermi sulle pupille. Non so con che forza le mie gambe ressero il mio corpo distrutto. La presenza fece qualche passo lontano da me, poi altri passi scanditi ritmicamente dal silenzio. Stavolta il colpo mi arrivò dritto sul naso, distruggendomelo. Mi ero rassegnato al mio destino. Con la stessa rigidità di un albero che cade, rovinai sui binari della stazione, mentre Reece si sbellicava dalle risate.
-Che ne dici Reece, gli ho fatto abbastanza male?-
-Sì, bravo, dritto sul fungus. Ora però alzalo, non vorrai divertirti solo tu-
Allora fu il turno di Cole, poi di Kevin, infine di Turner. Ormai non ero che un ammasso di ossa rotte. Il sangue era penetrato tra le palpebre gonfie e vedevo solamente forme rosse indistinte. Non riuscivo più neanche a tremare, non avevo neanche paura. Volevo solo morire.
-Uc…cid…dimi- cercai di dire a quelle ombre.
-L’avete sentito?- sogghignò beffarda la voce di Reece -Vuole che lo uccidiamo. Stai tranquillo non lo faremo- poi il suo tono si fece subito più serio -Che cosa hai visto, Lil’ Steve?-
-N..niente- cercai di rispondere ma mi trovai sotto il suo scarpone che pressava la mia testa sul terreno.
-Lil’ Steve non farmi incazzare! Dimmi cosa cazzo hai visto o ti spappolo il cranio!- il suo piede iniziò a spingere forte verso il terreno.
-N…iente, l..lo giuro-
Reece mi liberò dal peso dello stivale e si chinò su di me.
-Per caso hai visto questa?- disse sventolandomi sulla faccia quella che sembrava una bustina piena di polvere bianca. Con le mie ultime forze scossi la testa
-Oh beh che peccato, Lil’ Steve, ora l’hai vista- le tenebrose figure iniziarono a ridere a crepapelle.
-Dai Reece facciamogli una Big Momma Gangbang!- propose una.
-Negativo, l’abbiamo fatta la settimana scorsa a Lil’ Carl. Questo stronzetto ha visto la neve, merita di peggio. Turner, vai a prendere il bastone- gli altri intorno a lui mormorarono di perfidia -Faremo una Clockwork-
Io lottavo tra la veglia e il buio mentre Reece mi vessava ripetutamente con un bastone. I fischi che nelle orecchie erano sempre più assordanti non mi permisero di riconoscere la canzone popolare che le ombre cantavano per dar ritmo al mio martirio. Non so quanto tempo passò. Non riesco a ricordarmelo. Non posso ricordarmelo. Tutto quello che so è che all’improvvisò sentii una sirena e due uomini con delle torce iniziarono a correre verso di me. Una figura se ne accorse e gridò
-Merda, le guardie!- poi la voce di Reece che per un attimo mi prese per le guance.
-Ti sei messo in un bel guaio Lil’ Steve- Nei pochi istanti che mi rimanevano prima di perdere conoscenza vidi solo il fascio di luce delle torce illuminare nitidamente i miei assalitori. Non erano altro che dei ragazzi incappucciati. Li vedevo correre lontano dai miei salvatori.
-È la banda dei bulletti di Reece Foster!- pronunciò chiaramente uno dei poliziotti all’altro, ma non ottenne risposta. Il secondo fascio di luce era diretto verso di me. Ricordo benissimo che, prima di svenire, il secondo poliziotto bisbigliò
-Oh mio Dio, Chief. Guarda come l’hanno ridotto-
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in LibriCK scelti per Voi, Horror
Ciao Moreno,
il tuo LibriCK ci è piaciuto ed è stato aggiunto messo in risalto nella home, nella categoria “LibriCK Scelti per Voi”.
Grazie
Bello, mi è piaciuto, un incubo metropolitano, più disturbante di un semplice horror perchè affonda le unghie in una realtà verosimile, fatta di disagio, droga, bande e vittime. Poteva essere ambientato anche in Italia ma, almeno nel mio immaginario, il tocco British non guasta perché i ragazzacci li me li immagino ancora più spietati. Rispetto al Lab, la trama è centrata al 100%. A presto!
Grazie Tiziano 🙂 A dirla tutta il tocco British è stato molto istintivo, nel senso che è comparso naturalmente, senza una vera riflessione di fondo, mentre scrivevo. A presto!
“facciamogli una Big Momma Gangbang!-“
Esiste davvero questa cosa? Cos’è? ?
“-N..niente- cercai di rispondere ma mi trovai sotto il suo scarpone che pressava la mia testa sul terreno.-Lil’ Steve non farmi incazzare! Dimmi cosa cazzo hai visto o ti spappolo il cranio!- il suo piede iniziò a spingere forte verso il terreno.”
Questo passaggio è quasi cinematografico, sembra di vedere un film ?
“Non mi dovevo far convincere, ma lui non la finiva più sempre con quel suo ‘Dai Steve, dai Steve’.”
Questo passaggio mi è piaciuto, non so come spiegarlo ma rende la narrazione più autentica. È come se la storia non venisse scritta ma raccontata a voce, con le parentesi e le divagazioni tipiche del parlato.
Bello il passaggio dall’angoscia della prima parte, dove si brancola nel buio e si suppone qualunque cosa, alla concretezza del finale, ovvero la banda dei bulletti. Un modo originale per elaborare il Lab. Ciao Moreno, alla prossima!
Grazie Cristina! Leggere questi commenti mi fa molto piacere 😀
A presto!
Ciao Moreno, mi è piaciuto il finale inaspettato del tuo racconto. Sono d’accordo, i veri mostri non sono quelli generati dalla nostra mente ma quelli che vivono accanto a noi.
Ciao Micol, sinceramente non saprei quale dei due mostri è peggio :(. Comunque grazie del commento, mi fa sempre molto piacere leggerli 😀