Tv in camera che sballo!

Serie: SENZA DENTI


E’ mattina. In ospedale la giornata inizia presto, prestissimo. Diciamo che a parte una leggera variazione di lumen tra giorno e notte, le differenze sono minime e le 24 ore si vivono intensamente. Tutta la notte ci sono i sonnambuli che deambulano con catetere e flebo a seguito, per i corridoi, avanti e indietro, avanti e indietro, ininterrottamente, sembrano dei robottini, o peggio una schiera di zombie nel purgatorio di Dante.

Le luci e i relativi allarmi dei vari letti si accendono ad intermittenza, conseguentemente si vedono gli infermieri indaffarati sbuffanti e sbadiglianti che ciabattano nel corridoio. Di tanto in tanto senti qualche anzianotto che da fuori di matto e inizia a blaterare imprecazioni in milanese arcaico. Immancabile il ricoverato napoletano che passeggia cellulare in mano, gesticolando e parlando ad alta voce come nemmeno Caccamo saprebbe fare. Ogni tanto senti qualcuno che gli brontola dietro “terun dell’ostrega”, lui niente imperterrito “Mamma t’aggiu’ditt che stò fatto è malamente, statte queta, ci pens’io..”

Alle 5 ai sonnamboli, si unisce la tribù dei devastati dal materasso che si trascinano aggrappandosi alle sbarre attaccate al muro. Il viavai è talmente elevato che c’è rischio di prendersi dentro con i trespoli e gli infermieri iniziano a sembrare dei vigili urbani. Se fai inciampare un’ottantenne con un ascesso da 20 kg vai poi a dialogare per fare la constatazione amichevole…Quando arrivano le donne delle pulizie (quasi sempre sudamericane), le vedi che smadonnano nella loro lingua perché gli tocca fare lo slalom tra i degenti.

Dopo le passeggiate di piacere (per gli altri non pe me), inizia il tram tram degli infermieri e inservienti: pulizie, controlli (febbre, pressione, pasticche e supposte, queste ultime sono un must ancora oggi), e poi la colazione. Tutte queste attività si svolgono in un atmosfera surreale, dove i pazienti si sentono pedine e il resto del mondo attorno a loro si muove in maniera perfettamente sincronizzata e coordinata. Le pedine si spostano, cadono, si rialzano, ma sempre pedine rimangono, in attesa che sia comunicato il loro destino. Io da perfetta pedina, sono pietrificato nel mio letto, occhi sgranati e venati di sangue, da oltre 24 ore, faccia gonfia come un’anguria e colorito da Dracula. L’immagine della salute fatta pedina appunto.

Ora che c’è luce posso mettere a fuoco l’ambiente. Sono sdraiato in una vecchia camera, pavimento verde plasticoso, color ospedale appunto, infissi in alluminio, grosse vetrate ricoperte da grosse ragnatele agli angoli, muri quasi bianchi con grossi paraspigoli in legno, come quelli che si trovavano a casa della mia nonna. Agli angoli della camera 4 lettini (minuscoli persino per me), con 4 piccoli armadietti e 4 tavolini da allettato, 4 sedioline in alluminio (la stanza dei 4 nani mi verrebbe da pensare). I letti sono tutti occupati, nella notte si era popolato il reparto maxillo-facciale. E’ impressionante il numero di persone che si spaccano la faccia ogni giorno.

Di fronte a me un signore anziano ancora ingarbugliato nelle coperte, quello che si rivelerà poi una delle mie cause di insonnia notturna. Gli altri due letti erano occupati da due ragazzi molto giovani, entrambi con facce tumefatte. Purtroppo la mia le batteva entrambe, ero il re degli spappolamenti facciali.

Più tardi scoprirò che uno dei due ragazzi si era rotto la mascella con una banalissima caduta da fermo in bicicletta, la scarpetta da ciclista non si era sganciata dai pedali e lui è finito con la faccia sull’asfalto. Quando si dice che lo sport fa bene alla salute!

L’altro ragazzo, poco più che maggiorenne, si era rotto la mandibola in una zuffa di discoteca, in una spiaggia della Grecia. Pare che una scenata di gelosia, abbia scatenato una rissa tra italiani e croati. La scena mi ricorda subito la recentissima notizia e relativo video agghiacciante, andato in onda su tutti i telegiornali, del ragazzo italiano massacrato di botte e ucciso, davanti a centinaia di persone in una discoteca in Spagna. Tutti a riprendere la scena coi telefonini, nessuno che interviene. Inquietante. La sua storia era molto simile. Lui non era messo malissimo, sembrava piuttosto fiero del suo coraggio e ne portava i segni con spavalderia, come solo un adolescente ormonato può fare.

La stanza era abbastanza ordinata e pulita sulle pareti in alto c’erano 4 televisori, anche questi minuscoli, a tubo catodico fissati a muro, con un cartello che ne indicava i costi di utilizzo giornalieri. Una giornata di Tv costava come un ingresso al cinema, pop-corn compresi. Conveniente. Se poi avevi una leggere miopia, sarebbe stato come cercare di vedere i brufoli sulla faccia di un calciatore dal terzo anello dello stadio di San Siro a Milano. Comunque non vedevo la Tv a casa, non l’avrei vista di certo in ospedale.

In tutti i giorni che son stato ricoverato non ho mai visto una Tv accesa in tutto il reparto, eppure ogni giorno, puntualissimo, più puntuale dei medici, alle 10,00 del mattino, un omino minuscolo con una divisa da elettricista, spuntava dalla porta di ingresso della stanza con un palmare in mano. LA sua voce squillante mi faceva sobbalzare tutte le volte. L’omino recitava il suo sermone relativo alle procedure di pagamento del servizio: ”C’è qualcuno che vuole attivare la Tv? Nessuno? Sicuri?”, e in 3 secondi se ne andava. Un ottimo venditore, ottimo servizio direi. La gente lo guardava come quasi intimorita, e penso che tutti abbiano pensato al sostentamento economico dell’omino. Gli ultimi giorni avrei voluto fare una colletta per attivargli il primo tv dell’anno e vedere la sua reazione. Probabilmente si sarebbe accordo che nel frattempo era arrivato il digitale terrestre.

Prendo una boccata di ossigeno, stringo i pochi denti rimasti e raccolgo il coraggio superstite, in lontananza si sentono i passi della carovana di medici per le visite mattutine. Le ruote del carrellino medico si avvicinano. Il cuore batte.

Serie: SENZA DENTI


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. Ciao Marta! Grazie per le belle parole e condivido pienamente le tue emozioni. Cercherò di andare avanti con l’umore giusto… Manca tanto a volte sembra troppo ma devo andare avanti

  2. Solitamente non mi sbilancio mai troppo nel parlare del mio privato, ma la scrittura è sopratutto questo, trasmettere la vita di ognuno e nelle parole degli altri ritrovare comunque se stessi.
    Con questo episodio mi hai fatto ricordare di quando ho rischiato di morire, del ricovero in ospedale, del carrozzone di medici, degli orari così insoliti e diversi che ti tocca avere e soffrire, l’analizzare gli altri, le vite appese o sospese.
    Io fuori non avevo nulla, ero perfetta, il macello mi stava succedendo dentro, ma i rituali e le angosce sono le solite, sempre, che rimbombano tra quelle pareti bianche e sterili.
    Mi spiace per quello che ti è successo, ma avanti così, continua la tua storia, questo secondo me è l’episodio più bello di tutta la serie.

    1. C’è un ingrediente in questa serie che la rende particolarmente attrattiva: è l’effetto “storia vera” combinato con l’aspetto autobiografico; almeno su di me, questo binomio, ha un potere magnetico. Ho letto decine di libri appartenenti a quesro filone ma il primo che mi viene in mente è “3096 giorni” di Natascha Kampusch e lo consiglio vivamente a chi ama il genere (neanche la fantasia di uno scrittore avrebbe potuto immaginare una storia simile e con un finale così cinematografico). Mi associo alle considerazioni di @martaborroni91 (che abbraccio con affetto per aver condiviso una sua esperienza personale su questo social) e continuerò con la lettura di “Senza denti” sperando in un lieto fine da pellicola hollywoodiana.