Uccidere non è mai la soluzione

Serie: La Sci-Fi secondo me


La grandine cadeva incessante, impietosa, stava devastando il raccolto delle campagne circostanti e provocava ingenti danni alle proprietà: finestre rotte, auto ammaccate, impianti di sicurezza in tilt.
Da poco , Ignazio La Matita, aveva trasferito il suo centro operativo in Piazza Tobagi. Da una delle ampie vetrate del suo studio-appartamento osservava preoccupato i risvolti di quella piccola ribellione della natura anche se, in cuor suo, sapeva benissimo che non si trattava di una rivolta del creato e, con il peso dell’ansia al centro del petto, attendeva che il suo interstellar vibrasse.
Dopo pochi minuti l’aggeggio collegato a un cinturino portato al polso come un orologio vibrò e mostrò delle cifre blu: erano coordinate geografiche. Con un semplice movimento dell’indice trascinò le coordinate sul cellulare, che gli indicò la sua prossima meta, un paese poco lontano, venti chilometri circa, chiamato Nido del Falco.
Ignazio scorse la rubrica del cellulare e pigiò sul display.
«Pronto, Ignazio. Dimmi»
«Dimmi? Non hai notato nulla di strano?»
«Si! Mi chiami alle sei del mattino invece di dormire, a me sembra abbastanza strano!»
«Ti avevo avvisato che non c’erano orari nel nostro lavoro, non hai posto obiezioni. Dove hai l’interstellar?»
«Non so. Lo avrò poggiato sul comodino.»
«Vieni a prendermi. Dobbiamo andare in missione.»
«Arrivo» il tono di Freddi, apprendista di Ignazio, era decisamente seccato
Freddi si vestì velocemente indossando le prime cose che gli capitarono sotto mano, si lavò velocemente il viso, passò dalla cucina, tracannò due gocce di caffè rimasto in caffettiera la sera prima, il gusto non era dei migliori e per poco non vomitò, diede un morso ad un pezzo di pizza con le melanzane e capitolò per terra dopo essere inciampato sulla soglia di casa. Si guardò intorno, nessuno nei paraggi. Sospiro di sollievo, spolverata sulle ginocchia, recuperò le chiavi da terra, salì sulla sua Matiz nera intento a partire di gran carriera mentre la grandine lo colpiva violentemente sul capo. Purtroppo la macchina fece i capricci, la temperatura era insolitamente fredda, tutto quel ghiaccio non aiutava di certo. Al terzo tentativo l’auto partì.
Ignazio aspettava camminando nervosamente su e giù per lo studio. Freddi tardava ad arrivare per via del ghiaccio. Camminava piano per la paura di sbandare.
L’antiquario decise, quindi, di cercare il numero di telefono della caserma di Nido di Falco, fece partire la chiamata con un comando vocale.
«Pronto caserma dei carabinieri. Dica pure.»
«Salve. Il mio nome è La Matita, la chiamavo per chiederle se avesse già ricevuto delle segnalazioni …»
«Si, il brutto tempo sta creando molti disagi», lo interruppe il carabiniere, «ma stiamo cercando di attivare tutte le risorse possibili.»
«Scusi ma io intendevo segnalazioni di cose strane, anomale, fuori dall’ordinario.»
«Una grandinata del genere non le sembra già abbastanza strana?»
«Abbia pazienza, intendo dire, cose paranormali» il tono di voce di Ignazio si fece basso e misterioso.
«L’unica cosa che mi viene in mente», disse il carabiniere al quanto stranito , «sono le campane della chiesa che stanno suonando più rintocchi del dovuto, dato l’orario.»
«Mandate qualcuno lì presto! Adesso!» esclamò l’antiquario.
«Cosa? Ma perché mai …»
«Sta per succedere qualcosa, si sbrighi!»
«Guardi, mi ha già fatto perdere troppo tempo, non chiami più, qua cerchiamo di lavorare. Buona giornata.»
Il prete tirava la corda con tutta la forza che aveva in corpo e il più velocemente possibile, con la speranza che qualcuno si accorgesse della sua disperata richiesta d’aiuto.
Qualche ora prima, impavido, come ogni mattina, il prete si recò in chiesa per dire le sue preghiere di rito e per rassettare il santuario. L’ambiente era profumato e buio, dalle finestre passava solo la luce dei lampi illuminando leggermente la navata, stranamente lo scroscio della grandine si sentiva nitido e distinto. Il prete sentiva un velo di paura sulle sue spalle e procedeva lento con le mani giunte attorno al suo inseparabile rosario. Un vetro era stato frantumato dal ghiaccio e continuavano a entrare altre sfere di ghiaccio poco più grandi di una noce. Il prete si avvicinò alla navata laterale passando attraverso i banchi, le narici avvertirono un’insueta puzza di urina. Dalla navata opposta sentì come un rantolo, prima leggero e breve poi divenne più insistente. Il prete iniziò a camminare con fare spedito e deciso verso il deambulatorio e si diresse verso le scale che portavano in alto al campanile. Salì i gradoni due alla volta preso dal terrore, con il cuore che pulsava forte. Dietro di sé sentiva una presenza che si avvicinava lenta, inesorabile. Raggiunto il pianerottolo finale si chiuse alle spalle la porta con i massicci chiavistelli in ferro. Afferrò le corde e iniziò a suonare incessantemente le campane. Il suo grido d’allarme sembrava muto, il terrore lo faceva sudare, le mani bruciavano e sanguinavano per la veemenza del sacerdote, il cuore batteva sempre più perché qualcosa o qualcuno cercava di abbattere la porta. Le serratura reggevano ancora fin quando una sorta di lamento simile ad un ululato fece tremare l’intero campanile, le onde sonore stordirono il prete fino a fargli perdere i sensi scivolando sulle ginocchia mentre era ancora appeso alle corde delle campane, la porta in legno fu frantumata in tanti piccoli pezzi. Dopo diversi minuti il sacerdote fu svegliato dal lezzo di piscio, aprì gli occhi lentamente e sul suo volto cadevano gocce di bava, sbarrò gli occhi e dei denti aguzzi furono l’ultima cosa che vide mentre il suo volto veniva sbranato con famelica violenza.
Ignazio e Freddi arrivarono poco dopo l’aggressione, si diressero in chiesa, notarono la finestra rotta e cercarono un punto di ingresso, tutto era chiuso a doppia mandata. Forzarono la porta della sagrestia, mentre la grandine li colpiva violentemente, e silenziosamente cercarono l’ingresso alla chiesa. Lo trovarono pochi istanti dopo, per fortuna l’edificio religioso non era molto grande, notarono subito la puzza di urina e la seguirono. Le tracce portavano alle scale e quindi al campanile. Iniziarono la loro salita in fila indiana, lentamente. Ignazio, che era davanti, indicava a Freddi di fare attenzione agli escrementi che incontravano. Quando mancavano pochi scalini, Ignazio, intravide la porta di legno fatta a pezzi, alzò la mano in segno di fermarsi, si porto l’indice al naso mordendosi le labbra girando leggermente la testa verso Freddi.
Un ululato fece tremare nuovamente la chiesa, le campane vibrarono così forte che sembrava volessero spezzarsi, come se soffrissero pur’esse, Ignazio e Freddi si tapparono le orecchie e ciò fu sufficiente non essendo nel raggio d’azione delle onde sonore.
«Ma è un lupo?» Freddi era titubante.
«Diciamo.»
«Cosa vuol dire diciamo? I lupi ululano.»
«Credi nei licantropi?»
«Cosa? Ovvio che no! Sono figure mitologiche.»
«Ecco da oggi in poi puoi cambiare idea.»
«Ma non c’è la luna piena, come potrebbe esserci un licantropo.»
«Perché non sono esseri umani, provengono da un altro universo, sono degli alieni e la luna piena non c’entra nulla. Non si trasformano, sono così come li vedi.»
«Io non vedo nulla» Freddi era stizzito.
Ignazio gli fece segno di seguirlo lentamente e silenziosamente, salirono gli ultimi gradini e uscirono fuori. Il licantropo avvertì la loro presenza e si voltò rapidamente, aveva busto umano, al posto delle gambe zampe da lupo e il muso un po’ allungato con denti aguzzi e orecchie a punta. Si mise a quattro zampe e iniziò a ringhiare mostrando le zanne.
«Il suo ululato è una richiesta d’aiuto, sta richiamando i suoi simili perché si sente minacciato.»
«Vuoi dire che ne stanno arrivando altri? – le ginocchia di Freddi iniziarono a tremare.»
«No. Sarebbero già arrivati altrimenti.»
«Tanto meglio, facciamolo fuori.»
«No! Uccidere non è mai la soluzione. Lo dobbiamo rimandare indietro. Al collo ha un piccolo cubo nero, è sicuramente il portale per riportarlo indietro. Dobbiamo impossessarcene.»
«No, no, no, non ci penso proprio. Tu sei fuori. Non pensare di usarmi come esca …»
Ignazio afferrò per un braccio Freddi e lo lanciò contro l’alieno, che istintivamente fece qualche passo indietro ringhiando. L’agente si defilò verso la salma del prete mentre Freddi, immobile e grondante sudore freddo, osservava il licantropo che lo fissava minacciosamente.
L’antiquario prese qualcosa dalla tasca si chinò verso il cadavere e raccolse il saturno del defunto poggiandoci dentro l’oggetto che aveva nei pantaloni. Con estrema cautela si avvicinò al licantropo accostando lentamente il cappello al suo muso. Quando l’essere guardò dentro, la moneta d’argento, all’interno del saturno, lo accecò temporaneamente, Ignazio strappò la catena con il cubo, lo pressò dalla parte ruvida e una luce verde fuoriuscì dal lato opposto. Ignazio la puntò verso il licantropo che fu risucchiato e rispedito nel suo mondo.
Freddi lo guardava senza parole.
«Poteva uccidermi!»
«Però stai bene, pensiamo al corpo.»

Serie: La Sci-Fi secondo me


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Discussioni

  1. Bella commistione di generi. Mi sono divertita a leggere questo episodio, l’idea di un alieno licantropo ha il suo fascino. Anche il tocco di “rosso” portato con la morte del sacerdote mi è piaciuto. Se non erro la tua è una serie già chiusa, passo quindi ai prossimi episodi. 🙂

  2. L’idea è molto buona e coraggiosa. Devo dire che le parti migliori sono quelle descrittive che, con poche righe, rendono benissimo l’atmosfera però i dialoghi non mi sono piaciuti molto: li ho trovati un po’ freddi e poco incisivi.

  3. fantasy/horror/sci-fi la trigonometria perfetta è allo stesso tempo la più ardua da compiere. Ma tu ci sei riuscito egregiamente. Le mie lodi al tuo coraggio nell’osare e nel riuscire.

  4. Ciao Eliseo, ma questo episodio fa parte di una Serie? In questo caso credo che dovresti “agganciarlo” perché attualmente è pubblicato come singolo LibriCK 🙂 Puoi farlo in autonomia, in modalità “modifica”.
    Grazie
    EO

  5. Ciao Eliseo, mi associo alle considerazioni di @mattia non ho mai pensato ad un licantropo alieno, mi piace. Ci sono degli elementi di forte originalità in questa storia, narrata tra l’altro con molta cura per i dettagli. Complimenti.

    1. Ciao Tiziano e grazie per il commento, sono contento che il racconto sia piaciuto anche se credo non sia perfetto al 100%, forse qualche virgola di troppo, errori di battitura, alcune frasi poco chiare. Non so, non sono molto soddisfatto, infatti se qulcuno volesse darmi dei consigli anche in risposta al racconto ne sarei molto lieto.
      Per l’originalità invece, diciamo che non manca ahah

  6. Originale. Ho sempre avuto una certa simpatia per i licantropi, ma non mi sarebbe mai venuto in mente di collegarli a figure aliene. Il racconto unisce in modo intrigante elementi del genere poliziesco, fantasy e fantascientifico. Ovviamente non manca una vena di horror. Mi piace

    1. Ciao Mattia, grazie per il commento, diciamo che tutta la serie avrà un impronta fantasy/horror/sci-fi, per questo il titolo è La Sci-Fi secondo me. Sono dei generei che mi piacciono e mi intrigano molto, inoltre credo che con la giusta attenzione si possano miscelare bene tra loro. A breve, spero entro lunedì, posterò il secondo episodio, devo soltanto limare alcuni dettagli. Non ti affezionare a questi personaggi però perchè ogni racconto, credo 8-10 in totale, avrà protagonisti diversi e se riesco a farlo bene, per ogni racconto poi svilupperò un librick tutto suo, quindi ho in cantiere 9-10 Librick(compreso questo che sto scrivendo) da postare entro gennaio 2019