Ultimo giro per Tokyo

Serie: Konnichiwa Tokyo

Poi all fine, al mercato del pesce, ci sono tornato, questa volta in tranquillità, alle 9.00 in punto. In metropolitana noto una ragazza che porta degli occhiali che sembra non abbiano le lenti, mah! Avrò visto male.

Arrivo al mercato, alcune delle bancarelle erano già in pulizia, molto era già venduto e sicuramente anche già pronto in qualche tavolo di ristorante, ma c’era ancora molto da vedere. Pesci di ogni razza colore e dimensione, alcuni noti, altri, mai visti prima. Mega ostriche, mega polipi e poi soprattutto il re del mercato: il tonno rosso, suddiviso ed affettato con precisione con una specie di Katana, lo stesso tonno che poi mi sono mangiato come sempre nel ristorantino dentro il mercato.

Gironzolo per circa 1 ore tra le bancarelle per poi riprendere il giro per la città. Continuo la giornata in uno dei parchi più belli della città: il Gyoen di Shunjuku e mi perdo piacevolmente tra boschi, immensi prati, giardini giapponesi e francesi. Noto una signora che sta dipingendo delle rose, mi immergo per un po’ nel dipinto e quindi nei suoi occhi ed il mondo mi sembra persino più bello dell’originale. Mi rilasso sotto ad un gazebo tentando di scrivere un po’ ma sono continuamente distolto dalla bellezza del panorama. Passano delle ore senza rendermene conto, poi me ne rendo conto quindi mi alzo e proseguo il cammino verso un’altra meta. È ora di comprare qualche souvenir per amici e colleghi, quindi, Asakusa.

Per strada incontro una processione capeggiata da un personaggio strano: un vestito variopinto e dorato, in mano una lancia ingioiellata, ai piedi un paio di geta, sandali tradizionali giapponesi con una suola in legno rialzata da due tasselli orizzontali che in questo caso sono alti quasi 15 cm ed una maschera rubiconda con un naso lungo alla Cyrano; sembra uno strano pagliaccio giapponese, in realtà scopro più tardi che rappresenta un Dio shintoista: Sarutahiko Okami. Seguendo mi ritrovo in una esposizione di incantevoli bonsai fioriti mai visti prima.  

Nelle strade e nella metro c’è sempre quella strana atmosfera di tranquillità ed è strano che lo stia notando solo adesso, ma ci avevo fatto quasi l’abitudine. Si è un ossimoro abbinare traffico con tranquillità ma qui mi sento di farlo, le strade sono piene di autobus, di macchine e dei taxi variopinti, ma non si sente suonare un clacson, non ci sono ingorghi, sembra che nessuno abbia fretta, ma in realtà poi arrivano tutti puntualissimi. In metropolitana non si percepisce nessuno stress, forse anche perché, per rilassare, dagli altoparlanti trasmettono continuamente il cinguettio degli uccellini.

Arrivo ad Asakusa e ne approfitto per visitare di nuovo il tempio Sensò-ji, il tempio più antico ed importante di Tokyo. La prima volta era per la festa Sanja Masturi ed era di notte, ora me lo voglio rivedere di giorno. Il viale di ingresso brulicante di negozi di souvenr, Nakamise-doori, inizia con Kaminarimon: la “porta del tuono”, con una enorme lanterna di carta, e finisce con Hōzōmon: la “porta della casa del tesoro”. Vicino all’ingresso del tempio, su un lato, c’è una grande cassettiera e scopro che è un distributore di Omikuji. L’Omikuji (tradotto – Lotteria sacra) è un’oracolo scritto, una profezia divina scritta su un foglietto di carta. Per avere il proprio Omikuji, si fa uscire da un bussolotto di legno opportunamente shakerato un bastoncino con il numero del cassetto dove si può prelevare la propria profezia, buona o cattiva. Le istruzioni presenti vicino alla cassettiera consigliano di portarsi a casa il foglietto se è di buon auspicio, altrimenti piegarla ed appenderla allo scaffale di metallo in modo che la sfortuna rimanga li appesa al vento e non ti segua. Alla fine delle istruzioni c’è la seguente indicazione in inglese: “Se la sorte è fortunata, non dovresti essere trascurato e arrogante, e anche in cattiva sorte, non avere paura. Cerca di essere modesto e gentile. Sia in buona o in cattiva sorte si dovrebbe sempre tenacemente fare il meglio, in modo da costruirsi la propria fortuna”.

Ritorno per la Nakamise-doori e, tra gli acquisti, assaggiando insieme un plumcake, conosco Diana di Città del Messico: un’altra viaggiatrice solitaria, molto fortunata perché lavora per l’aeroporto della sua città quindi ha biglietti scontatissimi per viaggiare nel mondo e così sta facendo. Mangiamo qualcosa insieme poi ci diamo appuntamento per la serata, per salire sulla Sky Tree: la torre più alta del mondo con i suoi 634 metri. Tornando verso casa noto in metro un’altra ragazza con occhiali senza lente. Mi sposto per capire meglio, eppure ci deve essere un riflesso, macché, niente, giungo alla conclusione che forse sono io che dovrei mettermi degli occhiali ma con spesse lenti. Per fortuna scopro che la mia vista è buona quando la mia amica Kumiko mi chiarisce che non mi sono sbagliato assolutamente, è la moda del momento delle ragazze: montature di tutte le forme, soprattutto grandi e “senza lenti”.

La serata sulla Sky Tree: splendida ed in ottima compagnia, la vista dal basso è scioccante e dall’alto mozzafiato, l’ascensore impercettibile, in solo 50 secondi arrivi sulla cima e ti rendi conto che stai salendo solo dalla pressione sul timpano. Ci lasciamo con Diana, che partirà l’indomani per Seul, con il reciproco invito, “tu casa es mi casa”. 

Serie: Konnichiwa Tokyo
  • Episodio 1: San Benedetto-Tokyo
  • Episodio 2: Sanja Masturi
  • Episodio 3: Rispetto – Fiducia – Prevenzione
  • Episodio 4: Yuki fiocco di neve
  • Episodio 5: I templi di Kyoto
  • Episodio 6: Il tempio del sumo
  • Episodio 7: Ultimo giro per Tokyo
  • Episodio 8: Arrivederci Kumiko
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    Commenti

      1. Giorgio Scattolini Post author

        Si Tiziano, infatti l’avevo già aggiornato poso fa, ma forse qualcosa non ha funzionato, ho ri-ri-modificato ed aggiornato inserendolo nella serie. Grazie 😉

    1. Antonino Trovato

      Un altro spaccato interessante su questa affascinante cultura. Anche io mi stranizzerei di vedere gente indossate occhiali senza lenti, ma come si dice, ad ognuno il suo😁! Senz’altro ho apprezzato la perla di saggezza dell’Omikuji e il sistema dei foglietti… magari si potesse mettere la sfortuna in un cassetto😄!

      1. Giorgio Scattolini Post author

        Ciao Faby, in realtà il libroClick con questo racconto sta per finire, altre pochi passi. Ma grazie per i complimenti! 😉

    2. Micol Fusca

      Ciao Giorgio, ancora qui a morire d’invidia 😉 E’ un viaggio che, almeno una volta nella vita, desidero davvero fare. Sono una viaggiatrice meno attiva, quando vado in un luogo preferisco soffermarmi su pochi “scatti” cercando di conoscerli bene. Chissà, magari il mio Omikuji predirà molti altri viaggi. La sfortuna la lascio pure al vento, anche se comprendo il detto: da tutto si apprende.