1 – Bagnoschiuma

Sono una persona comune e oggi mi sono fatta un bagno tiepido.

Ho sempre gli stessi due flaconi di bagnoschiuma sul bordo della vasca, con fragranze diverse.

Il primo ha un odore dolciastro, un colore confortante sui toni del beige. Si svuota sempre nel giro di pochi giorni, perché è di una morbidezza avvolgente che mi attrae. Lo uso se mi sento sola: resto distesa nell’abbraccio di un’acqua amica che mi si appoggia appena addosso e percepisco le bolle trasparenti come piccole carezze d’affetto. L’altro ha i toni freddi e rinvigorenti del blu che mi spingono a stare in piedi, a sferzare la spugna con più energia e terminare in fretta.

Mi definisco una donna metodica e di poche pretese. Se lavo via la solitudine mi immergo, se lavo via la stanchezza mi muovo. Una sorta di placebo che per qualche minuto funziona davvero.

La temperatura dell’acqua non è mai stata prioritaria sulla mia pelle. Sarà che la caldaia funziona a tratti e negli anni gli sbalzi mi hanno abituata anche all’acqua gelida. Sono genuinamente semplice, mi accontento.

Quando ieri ho terminato di riempire la vasca, il flacone di bagnoschiuma alla vaniglia attirava la mia attenzione impalato sul bordo. Non mi aspettavo di trovarlo già vuoto. L’ho sbattuto forte a testa in giù su varie superfici per qualche minuto, sperando che finalmente mi colasse denso addosso. Poi mi sono arresa alla défaillance. Le poche gocce che ne sono fuoriuscite non sono bastate a garantirmi l’effetto placebo, benché l’acqua fosse quasi calda.

Ignoro l’altro flacone. Finisco per farmi un bagno quasi caldo, in un’acqua quasi cristallina, che di confortante non ha nulla. Di energizzante nemmeno. Il mio corpo rosa si prolunga ben visibile sotto la superficie dell’acqua. La coscia liscia e affusolata, il pube glabro, puerile. Una peluria leggera sulla pancia sommersa si muove ad ogni spostamento. Sento i miei seni tondi fare capolino in superficie. Sento i miei sogni proibiti scivolarmi addosso e prendere il sopravvento. Mi sfioro un capezzolo con le dita, resto ad assaporarne il contatto ancora poco eccitante, ma piacevole, sì. Mi sfioro anche l’altro.

È l’idea, non il contatto, a dar vita alla pulsazione che adesso spinge con insistenza tra le cosce, nella profondità invisibile.

Divarico le gambe e, nell’idea, la mano che si insinua nel mezzo non è più la mia. È invece uno sconosciuto che dal bordo vasca mi guarda il pube in silenzio mentre il suo avambraccio è immerso nell’acqua tra le mie cosce. Le dita cominciano un saliscendi che mi fa contorcere senza ritmo in uno spasmo lento e incontrollabile. Dentro, fuori, dentro, fuori, lento, veloce, vengo. Mentre mi lamento e infilo dentro le ultime spinte, l’idea fa sì che lo sconosciuto mi costringa ad uscire nuda e gocciolante dalla vasca e mi pieghi sul lavello. Sento dietro di me la sua mano frenetica che si slaccia i pantaloni, poi le mie natiche ancora bagnate battere contro il suo addome.

Esaurita l’idea, tolgo il tappo dalla vasca e mi avvolgo in un asciugamano troppo piccolo per coprirmi tutta. Resto così, ad aspettare che i capelli scolino e i piedi si asciughino. Li tampono. 

Sono una donna come tante, vado a letto presto.

Mi addormento con un’idea in testa e un sorriso sulle labbra, le grandi.

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Responses

  1. I tuoi racconti sono sempre un’esperienza indimenticabile. Però in questo, nonostante stuzzicasse il prurito vouyeristico che c’è in tutti noi, si sentiva la mancanza della tua solita ironia elegnate e arguta. Invece eccola! Tutta raccolta nell’ultima frase, fulmen in clausula, un colpo di coda che rende tutto estremamente divertente.

  2. Bellissimo.. lo so che é solo un racconto breve.. un librk… ma nella sua velocità, di esser letto in un soffio di fiato o poco più, ha saputo essere ironico e tragico.. delicato e d’impatto… sincero ma raffinato.. eroticamente parlando… breve ma intenso.

  3. Stamattina, per email, mi è arrivata la notifica della tua nuova storia. Ho voluto aspettare stasera per leggerla, per stare comodo, disteso, e godere di questo momento letterario. In fondo anch’io, come la protagonista del LibriCK, sono una persona semplice, ho i miei rituali, le mie liturgie, e questa è una di quelle. Questa storia l’ho trovata elegante e sensuale, grondante di suggestioni che spaziano da Valentina (di Crepax) a Manara. L’idea di base è semplice, priva di fronzoli, ma efficace, perché nel rapporto esclusivo con se stessi c’è un intero viaggio pieno di imprevisti e varianti, che a volte, come in questo caso, possono portare ad un finale felice ed essenziale.

    1. Tu sai che è da molto tempo che ci giravo attorno…non può che farmi un gran piacere ciò che hai scritto, non so se si tratti di un commento spontaneo o pensato, ma senza dubbio alcuno il vocabolario che hai utilizzato lascia intendere un coinvolgimento letterario e questo mi gratifica molto!

  4. Dario ti ringrazio! Ho dovuto smussare parecchio gli angoli ma alla fine ho ottenuto un risultato abbastanza soddisfacente. Mi piacciono i contrasti più accesi, ma qui non era possibile 🙂
    Un abbraccio

  5. Ciao Maria, anche in questo racconto erotico non rinunci alla tua pungente ironia; è Il tuo marchio di fabbrica, il tuo stile. Quando si trattano certi argomenti si rischia di sfociare nella volgarità gratuita. Qui no! Qui c’è solo il “piacere” di leggere emozioni femminili.😊