Scrittori anonimi
Il magazzino di un vecchio supermercato, tipico di una situazione del genere, pensò Marco prima di aprire la porta a vetri. La luce giallastra filtrava a fatica fra la sporcizia del vetro, talmente opaco che ci si poteva soltanto immaginare chi ci fosse dentro. L’uomo pensò che era giunto il momento di entrare, per non allungare troppo la descrizione iniziale.
“…giuro che non ho scritto niente poi. Mi sono subito reso conto che stavo sbagliando e ho lasciato perdere” disse un uomo sulla cinquantina, la testa calva imperlata di sudore.
“Ti credo, so che ti stai impegnando nell’ultimo periodo però ti chiedo di fare più attenzione. Sai che non puoi usare nessuno strumento che permetta di scrivere” rispose quello che doveva essere il terapista, gli occhiali fini che parevano cadere dal naso a punta.
“Sì, certo. Dopo lascio un’offerta per farmi perdonare.”
“No, no, tranquillo Federico, non c’è bisogno di nessuna offerta.”
“Che stronzo, a me hai fatto mettere venti euro la scorsa settimana!” urlò una donna che indossava una vistosa felpa rosa, abbinata ai capelli.
“Lisa, il tuo era un caso del tutto diverso, e non siamo in un gruppo per gestire la rabbia. Vedo che abbiamo un nuovo ospite stasera.
Tutto il gruppo si voltò verso l’ingresso, Marco sapeva che era giunto il momento di presentarsi, una cosa breve da tre o quattro righe, giusto per far annusare la tridimensionalità del personaggio e incuriosire il lettore.
“Buonasera a tutti, posso sedermi?” indicò la sedia vuota accanto al terapista.
“Figurati, è qui proprio per questo che la lasciamo vuota.”
“Ciao a tutti.”
“Adesso hai due minuti per presentarti, una cosa non troppo letteraria, se possibile.”
“Mi chiamo Marco. Ho un problema con la scrittura” la donna in rosa alzò gli occhi al cielo ” e ho bisogno di aiuto. Sono autore di diversi best-seller, credo di aver ottenuto tanto dalla mia passione ma nell’ultimo periodo sto tutto il giorno davanti al pc a scrivere e voglio smettere. In fondo chi diavolo li legge più tutti questi libri? Basta inquinare con queste parole, no?”
“Marco, piacere di conoscerti. Salutiamolo tutti.”
“Ciao Marco” dissero, senza troppa convinzione.
“Quante parole scrivi al giorno?”
“Circa 10.000.”
“Beh, è una bella cifretta, non c’è dubbio. Qui abbiamo aiutato tanti e so che sarà un percorso lungo ma ce la possiamo fare. Per quale motivo scrivi?” disse il terapista, poi gli lanciò uno sguardo melenso che avrebbe dovuto fargli venire voglia di aprirsi.
“All’inizio perché credevo di avere qualcosa da dire. Dopo il primo best-seller solo per poter pagare la scuola privata ai miei figli. Sapete quanto costano le scuole private, no?”
“Ma vaffanculo, brutto cafone. Ti senti meglio di noi perché hai qualche zero in più sul conto?” Lisa era scatta in piedi ma Federico l’aveva placcata costringendola a stare seduta, la vena sul collo che pompava.
“Anche io all’inizio scrivevo per comunicare, che errore da principianti” esclamò un vecchio barbuto seduto dal lato opposto.
“E sentiamo, poi che hai fatto?”
“Niente, mi sono arreso all’idea che nessuno legge per capire qualcosa, al massimo si legge per appagare il proprio ego, per confermare le proprie convinzioni. Difficile farci qualcosa” alzò le mani in segno di resa e poi sputò per terra.
“Piano Max, ognuno di noi è diverso e Marco ha la sua personale visione delle cose. Marco, potresti presentarti di nuovo senza pensare a come scriveresti la scena?”
“Cosa?”
“Sì, lo so che stai pensando a come metteresti nero su bianco una situazione simile ma ti chiedo di riprovare senza pensare ad un qualche romanzo.”
“Ciao a tutti” sospirò a lungo prima di riuscire a scacciare quella tempesta di parole che aleggiavano nella mente “e sono uno stronzo che non riesce a smettere di scrivere.”
Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa
Il blocco dello scrittore al contrario! Mi è piaciuta come idea di base, qui divenuta testimone delle motivazioni che spingono a scrivere (per ognuno la sua).
Writing addicted, mi piace moltissimo l’idea! Bello e accattivante il racconto