Al convento dei cappuccini 

Serie: Sicilia


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Le storie di zu Pippinu

Nel pomeriggio, o vespiri, dopo il mio sonnellino, mi recai nuovamenti davanti alla casa do zu Pippinu. Sicuro di trovarlo seduto lì, al solito posto. Già sintìa l’odori della pipa.

Invece vidi le due sedie vuote, la porta di casa chiusa, tutto era in silenzio. Anche il mio cuore stette fermo, vulìa capiri cosa stava succedendo. Picchì non era lì, picchì era tutto chiuso. Mai avìa trovatu quel murtuoriu!

C’era vicino, forse aspettava a qualcunu, una signura, avìa una borsetta in mano, la tenia stretta stretta, come se avìa paura che qualcuno gliela rubasse; ebbi un po’ di paura ma mi ci avvicinai lo,stesso e domandai se per caso idda sapìa dove era lu zu Pippinu e picchì era tutto chiuso. La signura mi taliò di sbiego, prima senza diri una parola dalla bocca storta, portò la borsetta verso il ventre, mise le due mani sopra e serrava la cerniera con una forza da far imbiancare le nocche delle sue mani tremolanti, e con gli occhi mi ni dissi non sapiti quante! Iu lessi ca idda nun sapìa nenti e quindi mi allontanai piano piano, chi ci addumandava a fari? E capii che dovevo smammari con un po’ di prescia picchì stava arrivando so figghiu, e sicuramente pi mia erunu cazzi amari. 

Letto chistu, lasciai stari e m’alluntanai. Mi giravu con preoccupazioni, vuoi vidiri ca mi sientu chiamari di sa figghiu, ma cu mi ci ha portato a taliarla?

 

Mi allontanai ad una distanza di sicurezza.

Vidi, appoggiato al muro a secco dell’orto do zu Vanni, un vicchiarieddu, avìa un basco nero e fumava una sigaretta, sembrava che dormiva. Era avvolto fra il fumo e il chiarore del sole che lo illuminava.

Mi sembrò come le lucertole, riscaldava le sue articolazioni stanche e doloranti. 

Mi avvicinai a iddu e domandai.

«Ascusatimi, per caso sapiti dov’è lu zu Pippinu? C’è la porta chiusa ed è un po’ strana la cosa.»

«Buongiorno giovanottu, nun lu sacciu!»

«Per caso lo ha visto?»

«Sì, lu visti.»

«E mi può diri con chi era?»

«Ehi, Cummissariu, troppo cose stai cercando, a terza dummanna non è possibili farla.»

«Ho capito.»

«Buongiorno!»

«Buongiorno a Vossìa!»

E mi allontanai con un po’ di scantu addosso. Mi parve un po’ nervoso.

Cominciai a pensari alla passeggiata al corso.

Stavo rinunciando al solito incontro con lo zu Pippinu, quannu tornando versu casa, lo vidi. Iddu e so figghia Saretta erunu davanti a casa. Idda stava apriennu a porta di casa e lu zu Pippinu appoggiato al muro ca si tenia la testa. Mi avvicinai subbitu e domandai a Saretta cosa era successu.

«Ciao, no, nenti, siamo tornati da un funerali, e ma patri non sopporta andari in chiesa per queste cose, non ci piacciono! E ogni volta che lo deve fari, ci gira la testa, si senti mali. Com’è papà, comu siemu?» rivolgendosi a lo zu Pippinu mentri apriva la porta.

«Saretta, buonu, buonu. Giovanottu, mi fa piaciri che sei qua. Ora questo giramento di testa mi passa. Anzi lo sai chi ti dicu?»

Cominciò ad avvicinarsi verso di mia. Misi la sua bocca quasi dentro al mio orecchio.

«Nun è solo il funerale che mi fa girari la testa, è solo entrari quella porta grandi che già mi agita, e che ci posso fari, questi mi innervosiscono. Sciiii… sciiii… non ti fari sentiri da mia figghia, chidda è una che ci tiene a queste cose. I parrina non li porta a casa picchì sapi ca iu morirei. Non ti ho detto niente.»

E staccò la bocca dal mio orecchio che cominciò a fischiare.

«Chi fa scherza? Non dico nulla. Confidenze sono!»

«Beni, ora sediamoci picchì ti voglio cuntari una storia macabra, no brutta, no, ma strana. Ci sei mai statu a Palermo tu?»

«Sì, una volta.»

«Picchì il posto dove andiamo oggi è a Palermo, in un posto speciali. Anzi ai tempi passati era un posto di lusso. Sto parlando del convento dei cappuccini a Palermo. Ci sei stato?»

Ne avìa sentito parlari. Sapìa che c’era una storia strana dietro a questo posto, ma non mi ero interessato più di tanto. E poi manco sapìa dov’era, non lo avìa mai visto.

«No, mai.»

«Chistu posto è stato per trecento anni almeno il cimitero dei nobili di Palermo. Principi, Baroni e Barunetti, preti e laici benestanti, tutta la società che cuntava, quannu ci moriva qualcunu, lo portavano al convento. I morti li portavano sotto, c’è un sotterraneo. Qual era l’usanza? Li portavano lì e li imbalsamavano! Che facevano? Picchì quella strana cosa? I familiari ci andavano, trovavano il proprio caro defunto, nella nicchia dove era statu sistematu e cominciavanu a raccontargli tuttu chiddu ca succidìa nella loro vita.

E chiddu che facìa il vicino, e chiddu ca avìa mortu, e a vedova che manco dopo tre anni si era messa con un altro.

«Ma tu guarda. Ah se ci fossi ancora tu in vita, quella sorellastra, scusami tanto, perdonami, quella buttana di tua sorella, non ci portava a quel delinquente dentro. E la zia, l’hai saputo della zia Rosalia? Certu chi te lo doveva diri a te, chiuso in questa pace qua sotto. Chi? Ecco, ti aggiorno di tuttu. Chidda se ne è fruìta, è scappata con Alfiu, sì quello, pensa tu! E Il Baroni , lo sai il Barone scansafatiche? Si, quello, non lo puoi immaginari, o forsi sí, comunque si è ammazzatu. Anzi se lo vidi devi diri che è tuttu a posto, suo figghiu ha risolto tuttu. A tuo figghiu ci nascíu, un maschio! Il nome tuo è stato messo, sei contento?»

Di queste discussioni se ne sentivano a migliaia. Ci andavano e tutti parlavano con le mummie. Sembrava un posto di pazzi. Era surreali!

Se unu si facìa una passeggiata mentre che questa gente parlava con dei cadaveri, gli veniva un colpo.

Si venerava la morte!

Era solo un cambiamento di abito. Moriri, per loro, era solo un passaggio verso l’eternità. I morti erunu nella paci, e loro, con quelle visite, con quei dialoghi, li rendevano ancor più sereni.

Mah! Iu penso che se fosse vero che loro potevano sentiri, sicuramente ci toglievano serenità, con tutti i minchiati ca noi facciamo nella vita.

Che c’era bisogno di contarli ai morti? Iu penso di no.»

Serie: Sicilia


Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

Discussioni

  1. Che bello questo episodio e come lo hai raccontato bene che è davvero un piacere leggerti. Mi ha colpito la porta chiusa e lo stupore del protagonista. È stato come un tuffo nel passato, come negli anni della nostra infanzia in cui le porte non venivano mai chiuse. Trovarle così scatenava domande su domande e strane supposizioni. La nostra vicina di casa, si chiamava Gianna, entrava senza chiedere, solamente si preannunciava a pochi passi dalla cucina con uno squillante ‘Sono io’. Davvero nostalgico al pensarci adesso.
    Molto divertente anche l’incontro con la strana donna che stringeva la borsetta. Anche qui, mi è scoppiato in testa il ricordo della prozia Giulia che usciva dalla posta il giorno della pensione con la borsetta piena di soldi, stretta stretta al petto!
    Interessante anche la storia del convento e quel parlare assiduamente con i propri morti, che è ancora un’usanza legata magari alle nonne che si incontrano nei cimiteri, tutte intente a conversare con i propri cari.
    Che dire, Nino, un episodio che mi sono davvero gustata.

  2. Spassosissimo! Altro che riposo eterno, pure da morti non li lasciamo in pace…mentre leggevo immaginavo i pensieri delle mummie, sempre che dopo si pensi ancora, e me li vedevo ridere a crepapelle di fronte alle beghe umane che a loro non toccano più…
    Sai Nino sto realizzando che non sarebbe male vedere raccolta questa serie su carta.

    1. Grazie Dea, troppo buona. Su carta? Non lo so. So solo che i miei racconti nascono di getto, una mancanza di tempo (un problema un po’ di tutti) che mi costringe a buttar giù quello che sento di dire, di scrivere. Sono nati tutti con spirito d’istinto. So che non dovrebbe essere così, ma lo è! Ci sarebbe un gran lavoro di sistemazione. Devo dire che mi fa veramente piacere che ti abbia colpito questa serie, tu non sai quanto. Grazie.

  3. Che bello leggere il tuo siciliano Nino! Ovvio che mi ricorda mio padre e lo zio Saro che quando veniva in visita qua nel Trentino parlavano in quella lingua a me sconosciuta. E bella la storia delle mummie palermitane e come l’hai raccontata. Grazie Nino!

  4. “Mah! Iu penso che se fosse vero che loro potevano sentiri, sicuramente ci toglievano serenità, con tutti i minchiati ca noi facciamo nella vita.”
    Stupenda!!! Ma almeno da morti li vogliamo lasciare in pace o no!!!👏 👏 👏