Amy (11 settembre)



Non è neanche l’ultimo istante, è qualcosa di più, e’ compatto compresso. E sono qui e parlo con la torre di controllo. L’ultimo contatto, la torre di controllo: dovrei sintetizzarla così la fine della mia vita? 

E poi ci sei tu che mi stai dicendo qualcosa in una lingua che neanche conosco e cristo  dovresti parlare inglese, è la lingua di tutti e dovresti saperlo. Mi hanno sempre detto così.

E continui a dirmi cose in una lingua che non capisco e i pochi frammenti di inglese che sputi suonano di cose che mai ho incrociato: ‘’nazione americana bastarda’’. Io vengo da Seattle. E non mi parlare dei grunge che neanche li sopporto. E ogni volta che vado in un albergo o un passeggero mi dice ‘’da dove vieni?’’ e io dico ‘’Seattle’’ se quello ha -25 anni mi ripete sempre ‘ ‘Nirvana’’. Io quello che si è sparato, quello, Kurt Cobain,  l’ho conosciuto perche’ tutti quelli -25 anni mi dicevano ‘’Nirvana’’. Quello, quello biondo che si è sparato e cantava incazzato. Io non sento quella musica. No.

E mi continui a strattonare e neanche sai parlare bene inglese e non hai -25 anni. Ma sei incazzato come quello biondo, anzi di più. Avrai i tuoi motivi a tenermi questo coltello piantato nella schiena e a dirmi di parlare con la torre di controllo. Dal poco che capisco devo dire che qui ogni cosa è fuori controllo, che qui si vendicherà tutto il male fatto al Vero assoluto. Scandisci le tue parole per farmele capire meglio. Il vero assoluto. Mi giro, ti guardo. Indefinito in età razza idee. Indefinito, da dove vieni? Mi tieni per i capelli, li guardi come se mai avessi visto capelli biondi. A Seattle è cosi’, tutte bionde che Ketty si è tinta blu notte e l’hanno licenziata ma dice che con i ragazzi va meglio. Da dove vieni? Hai smesso di urlare, o forse neanche urlavi è che parli in una maniera che proprio mai avevo sentito.

Vedo le luci della cabina. Spie che si accendono. Numeri impazziti.

Io prendo 2000 dollari al mese. Faccio solo voli interni. Una vita di merda, insomma. 2000 dollari per respingere le molestie in ordine di piloti-capi cabina-capi scalo- passeggeri. Te non lo avevo proprio messo in conto. Ideologia. E quanto ti pagano per questo? Quanto ti pagano per credere che l’apocalisse ci renderà tutti migliori? Ma te non mi vuoi portare a letto come piloti-capi scalo-capi cabina-passeggeri. E questo già ti rende migliore. Se non fosse il coltello piantato nella schiena, se non fosse l’odio che sento vibrarti dentro, se non fosse ‘’bastarda nazione americana’’. Se non fosse che stiamo perdendo tutti dannatamente quota. Io, te, tutti.

E mi sorridi. E mi viene da vomitare perchè è normale, sai, te lo dicono al corso: se perdi improvvisamente quota ti viene da vomitare. Vai nel panico, è una reazione psicologica più che fisica. E mi sorridi. Indefinito. Da dove vieni? Che non riesco a capirlo, c’è tutto quel pezzo di mondo dove parlate cosi’ che io confondo, non ha confini, mischio tutto: razza, religione, occhi, capelli, continenti. Nord Africa, Oriente, Medio Oriente. Io sono di Seattle.

Ho perso il contatto con la torre di controllo, mi sorridi, fai cadere il coltello. Mi lasci i capelli. Ho perso il contatto, hai perso il contatto. Sono di Seattle. Torre di controllo, perdiamo quota. Ora sono a impatto zero e tu sorridi indefinito lontano straniero.

Io sono Amy Sweeny, la numero cinque del volo American 11. Siamo bassi, troppo bassi, vedo l’acqua, vedo i palazzi.



Pubblicato in Narrativa

Commenti

  1. Maeb Post author

    L’hostess in questione era proprio su uno dei voli dell’11/9. Le sue ultime parole furono “vedo l’acqua, vedo i palazzi”. Quel giorno fu la fine di centinaia di storie cosi.

  2. Tiziano Pitisci

    Mi piacciono i monologhi frenetici e vorticosi, che partono da una prospettiva personale per superare i confini del proprio micro cosmo e dei propri voli interiori. Non necessariamente devono condurci verso una morale, a volte possono anche precipitare e schiantarsi, lasciandoci soli, con il sapore di una storia che ci ha toccato, coinvolto e lasciati senza risposte.