Assetto Militare

Serie: Isòlano


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «E tieni quelle cazzo di mani in alto, fammele vedere! Su, non fare l’eroe, muoviti! Scendi, cazzo, scendi!» aggiunse. «Ecco bravo, testa di cazzo, cammina, vai verso il guard-rail, muoviti» concluse agitando la canna dell’arma in direzione della cunetta.

Un’altra cosa fu compiuta, ed ora toccò a Gavino.

Lui fu quello che sapeva guidarlo, quel bestione, mentre Tonineddu sarebbe rimasto lì, occhi puntati sull’autista.

Le altre auto in arrivo, rallentando copiosamente, andarono ad avvicinarsi spalle all’autoarticolato.

Ma torniamo indietro, di poco, esattamente alle undici e trentuno minuti. Quasi trentadue.

Michele, fu alla guida del grosso Toyota Rav4 del 2007, il quale venne precedentemente rinforzato sia sui lati che all’anteriore, e sul paraurti posteriore. Un bestione lungo quattro metri e seicento, per quasi due di larghezza ed un peso di circa due tonnellate considerando anche rinforzi e maggiorazione del motore.

Nero opaco, abbastanza sbiadito, diversi graffi sulla carrozzeria e con la vernice rovinata dal sole in diversi punti.

Quello, fu l’orario preciso in cui anche lui iniziò la sua manovra, spostandosi repentino verso la corsia di accelerazione.

Toccò i cento chilometri orari, centodieci. Centoventi. Centotrenta, centoquaranta.

Tagliò verso destra entrambe le corsie, le altre auto erano vicine quanto bastasse a notare quei suoi scellerati movimenti ai quali ne susseguirono altrettanti, poi proseguì veloce, verso sinistra. Di nuovo, destra.

A folle velocità eseguì diversi e precisi zig-zag, le altre auto si allarmarono. Si si notò indubbiamente che stesse appositamente facendo qualcosa di strano, e come da prudente logica stradale tutti gli altri alla guida iniziarono a rallentare decisamente la loro marcia, senza però interromperla del tutto.

«Bene, maledetti stronzi. Ora restate belli tranquilli senza rompere i coglioni, tra circa un chilometro tanto saremo tutti fermi…» disse Michele con voce alta a sé stesso. In auto, non c’era nessun’altro.

«Who-ooo, figli di puttana! Ahahah-aaah, siii! Così, rallentate, bastardi» urlò dal finestrino, come se qualcuno potesse realmente sentirlo. Tolse velocemente da sotto il sedile del passeggero il suo PP-2000, calò il passamontagna e aspettò, impaziente. Quattrocento metri. Trecento, duecento. Centocinquanta.

Nel frattempo Bachisio impegnato con il suo, salì a bordo della cabina.

Riacceso il mezzo che dopo la brusca frenata si spense e in un amen lo piazzò in mezzo alla strada.

Scese, estrasse il coltello dal tascone laterale posto ad altezza coscia, per poi dirigersi prima verso le enormi ruote anteriori, tozze e robuste si. Ma la sua lama fu ancor più tosta e con le sua capacità gli bastò un movimento secco e preciso per forarle, anche le altre, tutte e sei. A tutti i membri della squadriglia, sembrò che tutto stesse filando per il verso giusto, invece anch’esso puntualissimo, si presentò il primo vero imprevisto nella tabella di marcia.

Il motivo per cui Michele stesse tagliando così la strada a tutti, tenendoli lontani, fu proprio quello di essere il solo e il più vicino al grosso blindato della Island Security. Era a circa a centoquaranta chilometri orari, mentre superò alla destra il portavalori, per poi ritornare in corsia di accelerazione e piazzarvisi davanti.

Peccato che poco più indietro una Giulia nera, nuovissima, immatricolata poco tempo prima come la targa ben dimostrasse, rimase tranquilla, incolonnata insieme alle altre auto senza destare sospetti fino a quel momento.

Alla vista invece di quell’ennesimo sorpasso del grosso suv giapponese, schizzò improvvisamente a sua volta nella corsia di sinistra e accelerò, raggiungendo il blindato e rimanendovi pressoché attaccato.

 

«Lo sapevo! Maledizione a loro, fottuti sbirri del cazzo. Non potevano rimanere a mangiarsi qualche misero croissant ed ingoiare quella schiuma di merda da cappuccino dozzinale nei bar del centro?

No, loro devono cagare il cazzo e seguire un portavalori in borghese, sti figli di puttana…» pensò Michele, infastidito per non averla notata prima e che ora, doveva sbrigarsela da solo.

E in fretta, prima che arrivassero al blocco dell’autoarticolato più avanti distante meno di tre chilometri e mezzo.

Fece dunque una mossa azzardata, sterzando bruscamente per uscire dalla corsia di accelerazione e successivamente, inchiodò. Il furgone della Island Security non fece nulla se non aumentare la sua velocità, senza cambiare corsia o altro. Anche la Giulia accelerò tenendosi dritta, senza effettuare spostamenti o chissà che.

Questo stratagemma permise a Michele di innestare la prima qualche secondo dopo, e con un gioco preciso dei piedi, rapido, accelerò fulmineo ritrovandosi in un attimo al fianco destro della berlina, mangiarsi dunque la terza marcia, metter la quarta… spinger ancora e via, inserire il pomello del cambio in posizione di folle.

 

Prese l’arma dal sedile del passeggero, staccò le mani dal volante e sparò una grossa raffica alla ruota destra anteriore. Dito sollevato dal grilletto, per un attimo, assestamento mira. Ruota destra posteriore. Ed ecco che l’arma gli cadde a terra, fuori dell’abitacolo. Il fortuito sbandamento laterale dell’auto in borghese colpì con forza il suo Rav4 mentre ancora stesse sparando. Fortunatamente per lui, riuscì a riprendere subito il volante e si spostò verso l’estremo lato destro della sua corsia ripristinando così la forte velocità, mentre gli agenti ormai danzavano in un loro personale testa coda. Fece in tempo a vederli collidere dallo specchietto retrovisore con altre auto che sopraggiungevano. «Figli di puttana, maledetti figli di puttana!» gridò, preso dal nervoso per aver perso un arma che rotolò lì, sull’asfalto, dove sarebbe rimasta in bella vista. Per le autorità, una preziosa prova.

 

Non ebbe più tempo per pensarci e tanto anche se ancora non lo sapeva, un domani se ne sarebbe amaramente pentito. Si concentrò piuttosto sul fatto che la pattuglia fosse ormai fuori gioco, mentre il portavalori aveva aumentò la sua velocità e le guardie al loro interno furono decisamente in piena allerta, consci di esser finiti sotto le grinfie di qualcuno molto pericoloso.

 

«Poveri illusi, dove credete di andare? Siete così pesanti che in confronto voi siete un mammut e io Usain Bolt, stronzi di merda»E su questo aveva assolutamente ragione, in poco meno di un chilometro li affiancò per poi superarli, tenendosi davanti a fare muro. Se loro provavano a sterzare, lui gli anticipava. Dopo qualche botta e risposta, il blindato si rassegnò e restò buono sulla corsia di sinistra, mantenendo una traiettoria precisa.

Ormai la curva antecedente il blocco si trovò lì, davanti a tutti loro.

 

La radiolina squillò, era Omar a chiedere conferma a Michele.

«Ehi pazzoide, qui è tutto pronto. Sei pronto a passare alla fase tre? Dimmi che è tutto apposto, passo» chiese lui.

 

«Certo arabo, per chi mi hai preso? Ho persino dovuto far saltar le ruote a una cazzo di pattuglia in borghese, porca puttana. Te l’avevo detto che non sarebbero stati soli» rispose Michele un po’divertito.

Serie: Isòlano


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Discussioni

  1. Ciao Loris, il ritmo è incalzante e tiene col fiato sospeso, bravo! In risposta ad un commento dici di essere insoddisfatto, che è tutto pieno di errori… vero, ce ne sono ma non tantissimi. Quello che ti frega è la fretta di pubblicare ma è un problema che capita a molti (io mi incazzavo sempre con me stesso quando rileggevo dopo aver pubblicato). Credo sia una fase quasi necessaria, poi impari a lasciare il racconto in “ammollo”, lo rileggi dopo un paio di giorni e le cose da correggere le noti subito! Dai che sei su una buona strada!!! (No, non la SS 554 😂) 👏👏👏

    1. Eh, spesso in quella strada ci capito eccome 🤣! Fortunatamente, quel Giovedì mattina mi trovai altrove! Ahahaha! Si, comunque sta cosa dell’ammollo è a dir poco necessaria, piano piano lo sto imparando. Sono impaziente di nascita🤣🤣

    1. Lieto che tu abbia lasciato un commento! Si, trovo che per quanto sia importante tenere un ritmo frenetico, questo va ogni tanto smorzato per non far “affogare” il lettore, concedergli così un po’ di calibrata morbidezza. Accomodare il lettore è tanto importante per me quanto lo sviluppare fedelmente la storia così come l’ho ideata!

  2. Bellissimo anche questo racconto, sei riuscito a creare una suspense che si potrebbe tagliare a fette! Lo stile mi piace, il ritmo del racconto è piacevolmente serrato, non sono riuscita ad alzare lo sguardo finché non sono arrivata alla fine! Continua così, questa serie è appena all’inizio e già mi sta piacendo moltissimo! 😀

    1. Purtroppo è pieno zeppo di errori grossolani che io vedo forse più di altri, forse il desiderio di vedere l’opera pubblicata al più presto mi fa sviare l’attenzione da alcuni dettagli! Questa è una grande pecca, ora starò nel limbo del “lo metto di nuovo in bozze per correggere e pubblicarlo poi nuovamente” oppure “lo lascio così e starò più attento la prossima volta”. Detto questo, il ritmo serrato mi aiuta a voler tenere il lettore con il fiato sospeso, cosa che a quanto pare sta riuscendo! Grazie per esprimere il tuo parere, ne ho sempre bisogno in qualsiasi caso