Autorimessa

Serie: Taxi N.4/28


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: «Oh, mio Dio! Svegliati ! Aiutooo! Aiutatemi! Bastardo! Che cosa vuoi da noi, facci scendere subit… » Una brusca frenata ruppe le sue grida di disperazione! Il guidatore inchiodò, e lei sbattè il viso sul poggiatesta del sedile del passeggero.

Quest’ultimo subì tempo addietro nell’officina di Frank, delle apposite modifiche.

Al suo interno alloggiava  una spessa placca d’acciaio, le probabilità che qualcuno sbattendovi molto forte la testa non perdesse i sensi erano pressoché vane, impossibili da realizzarsi. Quella forte botta, coadiuvata dalla situazione di allarme e dalla paura che la donna provò, fu per lei come un reset improvviso. Uno spegnimento forzato, e totale.


Entrambi i coniugi, rimasero dunque inermi e la vettura continuò la sua folle marcia senza ulteriori indugi.

Le sirene, disorientate, si allontanarono. Almeno temporaneamente.

Dalla tasca nello sportello del guidatore l’uomo tolse un particolare telecomando, che dopo una leggera pressione di un primo tasto emanò una forte lucina rossa. Successivamente ne pigiò un secondo, più piccolo e posto al centro.

La luce diventò verde e sbloccò una serranda automatica a una ventina di metri di distanza, che iniziò a sollevarsi.

Una nuova pressione dello stesso identico tasto, assicurò la chiusura del meccanismo subito dopo la registrazione da parte della fotocellula di un singolo passaggio, per cui una volta che il taxi entrò velocemente nel garage la serranda cominciò la sua discesa, chiudendosi rapidamente.

All’interno della rimessa ci fu un grande spazio ad attenderli, almeno per tre diversi veicoli.

Da un lato stavano alcuni scaffali e diversi grandi arredi da officina, mentre in uno di quei posteggi si trovava un furgone appositamente preparato per l’occasione, pieno di total covering pubblicitari, che precisi, recitarono il nome di un azienda: la Termic Solution Srl. Con tanto di indirizzo, varie icone social e numeri di telefono, email, partita iva eccetera. Tutti dati ovviamente falsi. Senza perder altro tempo e muovendosi con uno schema ben collaudato, Frank ne aprì i due posteriori sportelli a libro. Tolse dall’altro veicolo i due narcotizzati corpi dei turisti e ve li caricò sopra, dopo averli trascinati. Si diresse poi verso un preciso ripiano dei vicini scaffali, prese alcuni spray e raccolse un secchio da terra contenente alcuni stracci nuovi. Quelli erano prodotti igienici per automobili e i panni, in microfibra, della miglior qualità: tutta roba con la quale si dedicò alla più totale e profonda pulizia dei sedili posteriori.

Quando raccolse la siringa, notò che una parte dell’ago fu spezzata e prese tutte le diverse cose cadute dalla borsetta della donna. Trovò anche i due smartphone della coppia, entrambi rimasti ancora dove i malcapitati passeggeri tenevano i piedi. Li buttò bruscamente a terra, schiacciandoli ripetutamente.

Si spostò verso l’unico lavandino della rimessa dove un altro secchio, questo colmo d’acqua, attendeva silenzioso.

Ve li immerse, entrambi, e mise il resto degli oggetti raccolti dentro una grande busta nera.

Poggiò quest’ultima all’interno di una pattumiera in metallo, che richiuse poi con il suo coperchio e spostò in un angolo. Da una valigetta di pronto soccorso estrasse altre due siringhe, dalle dimensioni decisamente maggiori rispetto a quella usata lungo il tragitto dall’aeroporto, e prese una boccetta con la quale riempì entrambe nella loro totale capienza. Quel sonnifero fu decisamente più forte di quello precedentemente utilizzato sullo sfortunato passeggero, dato che dovette servire a tenerli entrambi addormentati per almeno un paio d’ore fino all’arrivo nella vecchia cascina.  L’unico rischio dell’iniezione in realtà fu quello che durante il tragitto i due avrebbero potuto perdere molta saliva, lui ne fu comunque consapevole e avrebbe prontamente risolto la cosa con successiva, accurata e profonda pulizia. Sollevò i capelli alla donna, trovando il giusto punto nel collo e ve ne iniettò la prima dose. Successivamente toccò al marito, il quale subì una seconda puntura sempre in zona addominale.

Tutto quello strato adiposo consentiva non solo un veloce assorbimento, bensì un buon modo per celare la puntura grazie anche al grosso quantitativo di peli presenti nella zona. Girare e rigirare i due corpi gli fece venire il fiatone, per cui si sedette su di un piccolo sgabello in legno. Controllò così l’orario nel suo argenteo e vintage Casio digitale:

dodici e trentanove. «Perfetto!» disse. «Ora posso anche concedermi un altra sigaretta.»


Tolse fuori dalla tasca dei pantaloni il pacchetto di MS gialle, morbide, e prendendo una scatola di fiammiferi buttata lì, sopra uno degli scaffali, ne estrasse uno. In quel profondo silenzio la capocchia sfregata dall’uomo sul ruvido muro risuonò in maniera grottesca, producendo una forte fiamma della quale lui si servì per accendere.

Con un rapido movimento su e giù della mano sinistra spense la poca combustione ancora attiva e lasciò cadere a terra il fiammifero, che andò a fare compagnia alla dozzina di fratellini tutti disordinatamente sparpagliati sul pavimento. «Ah, ci voleva proprio! Ma tu dimmi cosa ci fa un posto di blocco a quell’ora in pieno centro!

Sicuramente stavano aspettando qualcuno, avranno avuto qualche soffiata oppure erano li semplicemente a rompere i coglioni. Non sanno proprio che cazzo fare e perdono il loro tempo così, tempo oltretutto pagato dalle nostre tasse.

Che lavoro di merda…» esclamò a voce alta Frank, mentre espirando una cancerogena nuvola di fumo dalla bocca si apprestò ad accender un vecchio stereo a cassette che adagiava comodo in uno dei ripiani.


Prima di calcare play si assicurò che il nastro fosse completamente riavvolto, in modo da far partire così la prima canzone: suonò Fresh, dei Kool & The Gang.

«Finalmente, possiamo metterci a lavoro» terminò, canticchiandone un motivetto.

Gli sportelli posteriori erano ancora aperti, ed una volta sistemate meglio le posizioni dei due corpi tirò qualcosa dalla scocca laterale, in cui alloggiavano diverse imbragature. Queste servirono a bloccare i due ed impedire che durante il tragitto rotolassero, producendo così rumori sospetti. Una volta assicurati per bene, vi sistemò sopra un telo e ne gettò sopra alcune scatole di medie e piccole dimensioni un po’ alla rinfusa.

Chiunque avrebbe aperto quelle portiere si sarebbe trovato davanti uno scenario abbastanza comune, nei mezzi di lavoro aziendali. Specie se inerenti a lavori quali installazione di condizionatori, stufe a pellet eccetera.

Sarebbe saltata all’occhio diversa attrezzatura, cassette degli attrezzi, scatoloni vuoti ed imballaggi vari, insomma… non certo un ordine maniacale, ecco, ma un camouflage essenziale, sì. Ma ancor di più lo fu l’attenta e precisa guida che dovette mantenere nel non destare il benché minimo sospetto durante la circolazione.


«Fresh as a summer breeze, she’ll take you by surprise, she means so much to me!

 i’ll do whatever, to make her mine, baby, oh, yeah!»

Serie: Taxi N.4/28


Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Horror

Discussioni

  1. Certo che questo tassista sembra fare le cose proprio per bene: ha tutta l’aria di un serial killer.
    Mi piace come la storia sta proseguendo.
    Nota a margine: credo che il capitolo potesse concludersi meglio con la frase “Il camouflage era sì essenziale, ma ancor di più lo era una guida attenta e precisa che non desse il minimo sospetto a chiunque vi si trovasse a circolare nei pressi.”, in quanto gli ultimi due paragrafi lasciano intendere che il testo prosegua. Per cui, tagliarlo con i puntini di sospensione rischia di ottenere l’effetto contrario di quello voluto, ovvero creare il cliffhanger.