Casus belli

Serie: Battaglia invernale

Non sapeva per la precisione il motivo per cui aveva lasciato il campeggio. Lì c’erano dei bungalow riscaldati, si mangiava e si beveva a volontà… ma la maggioranza dei ragazzi non era d’accordo, volevano tutti la rissa.

Massimo era l’unico italiano in mezzo a torme di tedeschi, svedesi, danesi… erano tutti incattiviti e parlavano male dei ragazzi russi di un altro campeggio che si trovava dodici chilometri più a oriente. Da quel poco che Massimo aveva compreso, i russi erano dei piantagrane e tutti quei gruppi di ragazzini avevano perso le staffe.

Secondo Massimo era una cosa naturale. La guerra è un impulso distruttivo che fa parte dell’animo umano, di questo ne era certo. Se si voleva fare la guerra, era meglio che lui facesse finta di niente.

Fra tutti quei ragazzini era spiccato un quattordicenne di Amburgo. Era un bullo biondo con l’orecchino, si chiamava Dieter. Qualcun altro aveva provato a fermarlo, ma lui aveva dato pugni e calci, poi aveva preso la parola. «Ragazzi, adesso basta, diamo addosso ai russi».

Quella folla di adolescenti e bambini aveva annuito, aveva strillato, aveva detto di sì.

Da qualche ora si sapeva che punte di russi erano state avvistate a due chilometri a est del campeggio. Alcuni polacchi raccontavano che erano orde di “cosacchi” che volevano farla vedere agli europei dopo aver depredato l’ennesimo carico di cioccolata destinato ai tedeschi.

Quando queste voci si erano rincorse l’intero campeggio era stato percorso da una scossa elettrica.

Massimo era arrivato da pochi giorni. Quello era il benvenuto. Credeva che si sarebbe potuto rilassare, non di trovarsi in mezzo a un conflitto.

Dieter aveva preso i suoi luogotenenti e aveva detto qualcosa, a loro volta ognuno di loro aveva raccolto squadre da cinquanta individui e avevano dato le loro suddivisioni.

Massimo era confuso.

«Spaghetti, tu che fai?». Dieter lo guardava con arroganza.

«Io… io… non so cosa fare…».

«Spaghetti, pessimi combattenti, ma che hanno la lingua astuta». Prima che Massimo potesse protestare, dire che tutto ciò era offensivo, Dieter continuò. «Tu scriverai delle nostre imprese». Allora Dieter se ne andò per organizzare le squadre.

In quel momento una squadra stava muovendosi. I più grandi si muovevano con sci e racchette, i bambini sulle slitte. Massimo cercò con lo sguardo il capo di quell’unità.

Dieter aveva chiamato un ragazzo in mezzo a questa squadra. Un tredicenne che Massimo sapeva che abitava ai confini con la Danimarca si staccò dal gruppo. Dopo che i due tedeschi ebbero confabulato, il tredicenne guardò verso Massimo. «Spaghetti, con me».

Massimo l’aveva rincorso e stava per chiedergli cosa doveva fare, ma la squadra si mosse. Massimo rimase a piedi, ma decise di rincorrere quella squadra. Forse Dieter diceva sul serio che lui avrebbe dovuto scrivere di quelle avventure. Sbuffò, non aveva voglia di partecipare a un’operazione Barbarossa due punto zero.

Serie: Battaglia invernale
  • Episodio 1: Casus belli
  • Episodio 2: Il segmento del colle dei lupi
  • Episodio 3: Il segmento del sentiero del monaco
  • Episodio 4: Il segmento della Fortezza della Rosa
  • Episodio 5: Il segmento del piccolo avvallamento
  • Episodio 6: Il segmento della punizione bianca
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Ciao Kenji, in questa serie hai spostato il conflitto mondiale (visti i partecipanti) in un campeggio. Una delle cose che apprezzo nei tuoi racconti, e che se ne può sempre ricavare una metafora. Riprendendo le tue parole “La guerra è un impulso distruttivo che fa parte dell’animo umano, di questo ne era certo”. Purtroppo

    2. “Alcuni polacchi raccontavano che erano orde di “cosacchi” che volevano farla vedere agli europei dopo aver depredato l’ennesimo carico di cioccolata destinato ai tedeschi.”
      😂 😂 😂

    3. Ciao Kenji, mi incuriosisce davvero questa nuova serie!
      Quando leggo il tuo nome, mi aspetto sempre una battaglia, ma mi aspetto anche qualche sorpresa: so che non devo dar nulla per scontato…come quando ci hai fatto assistere ad una guerra tra nani da giardino!
      In questo caso, è una situazione che è in bilico – per ora – tra vera guerra e faida tra adolescenti, una situazione che mi fa pensare al Signore delle Mosche (che, per inciso, mi era piaciuto un sacco).
      Resto in attesa dei prossimi episodi! 🙂

      1. Ciao Sergio! Dunque, questa serie parla di ragazzini che se ne danno di ogni… a colpi di palle di neve. L’idea mi venne nel dicembre del 2019 dopo aver letto della Grande Guerra del Nord del XVIII secolo, poi ho un po’ sviluppato la storia sulla base delle mie conoscenze; e poi… sì, parlo sempre di guerra, ma cerco di dare uno spunto originale perché sennò dopo cinque racconti diventerei monotono.
        Grazie per la tua lettura!