Cicche

Anna continua a gridarmi contro, mi rinfaccia il mio egoismo. Prima le sue grida mi sembravano affilati coltelli, ora, quando oramai il Sole tramonta così presto, delle sue grida resta solo il suo  dolore che come un rogo spento, si strozza con le sue ceneri.

Dice che il fumo mi sta uccidendo, che mi sta friggendo i polmoni e che io ne sono dipendente, come un suddito di un tiranno inclemente. Dice che sono uno sciagurato, che non ho pena per lei, per i miei nipoti che pure si sgolano, per me stesso.

Ma lei non sa.

Non sa che io dell’aria fresca non me ne faccio niente, non sa che preferisco un Sole malato,  che preferisco sentire le loro grida trapanarmi l’animo anziché privarmi di questo.

Non sa che la sigaretta, in mano mia, diventa lo strumento di un artista. Mentre il fumo esce dalla mia bocca, si stende, si torce e si anima e io, io vedo me stesso. Vedo il me venticinquenne suonare alla tua porta, due, tre volte e aspettare anche due lune pur di vedere  gli occhi che tanto mi negavi e aspettare, aspettare ancora e ancora, fuori quella porta, con la sigaretta in bocca, in attesa di una tua clemente apparizione. Vedo me stesso a diciannove anni che prendo qualunque pullman passi senza interessarmi della direzione. Vedo me stesso saltare due, tre, quattro gradini senza sentire le ossa e l’età minacciarmi. 

 Vedo me stesso su una decappottabile che corre sotto una galleria, come una scena di un film, con la musica di Bowie ad alto volume che fa da sottofondo e il vento che mi schiaffeggia la faccia, ma è un impatto piacevole. Vedo quello che ero e che non sono più e mentre il fumo si dilegua, penso solo ad accenderne un’altra, pur di rivivere quella dolce favola che è la giovinezza. 

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Discussioni

  1. Con due pennellate chirurgiche hai ben descritto una condizione in cui è facile riconoscersi, superata una certa…Che pena poi non essere capiti e dover lottare con le persone, oltre che con il tempo. Il fumo consolatorio nuoce gravemente alla salute ma, se non altro, accarezza lo spirito ed è già qualcosa.

    1. Ciò che ti uccide, nel frattempo, allieta altri mali.