Cinema

Serie: Erotic Tales

Percorro a passo spedito un marciapiede lercio e sconnesso. Un piccolo torrente scorre sotto il gradino che mi separa dalla strada. C’è una foglia gialla che resiste ai flutti feroci, spinge contro di loro, non si lascia capovolgere e cavalca le onde su cui il destino l’ha portata. Dell’acqua mi entra negli stivaletti neri e inzuppa i calzini grigi che ho messo sta mattina. Merda…

Riprendo a camminare seguendo il viaggio della foglia finchè non viene abbattuta da una folata di vento. Colpita e affondata, si arrende alla corrente e sparisce in un tombino. Il manico del mio ombrello è fresco e scivoloso, fatico a tenerlo in mano, ma per fortuna sono arrivata. Mi guardo intorno, le strade sono vuote, fatta eccezione per qualche auto ferma al semaforo in fondo alla via. Gioco un po’ col cellulare. Il tempo sembra non passare mai e io odio aspettare. Uff, questo mi dà buca. In realtà, sono io di molto in anticipo, ma non sai mai che aspettarti da un appuntamento al buio, no?

La pioggia continua a percuotere ogni centimetro della città, ma il cielo è coperto da nuvole gialle cariche di afa. Un piccione vola a fatica tempestato dall’acqua, finchè appoggia le zampe su un cornicione annerito dallo smog. L’animale resta appollaiato sui suoi stessi artigli, paffuto e pieno di piume bagnate. Chiude gli occhi tranquillo come qualcuno che torna a casa dopo una dura giornata di lavoro. A interrompere la mia attenzione, una piccola goccia di fango. La guardo cadere a rallenty dal lembo penzolante del gazebo che fa da anticamera al luogo dell’appuntamento. Il cinema Aurora è il mio preferito: l’insegna vintage invita a guardare i film in proiezione e le locandine di grandi classici sono affisse in vetrine illuminate, sul pavimento in legno un tappeto rosso si stende sin da fuori e poi su per le rampe di scale bianche posizionate una davanti all’altra come a completare la forma di un cuore. Il cinema ha quattro sale, una biglietteria e un bar. Entro e un profumo di popcorn al burro mi accarezza il viso. Subito a sinistra, un’ampia scrivania in betulla forma un angolo retto dietro cui sta Paola, un’ex compagna di scuola, che si occupa di abbonamenti e biglietti singoli. Mi saluta con un cenno del capo e un piccolo sorriso, non siamo mai state grandi amiche. Ancorato alla parete di fronte alla biglietteria c’è il bar da cui proviene quell’odore invitante. Guardo il prezzo della scatola più piccola di popcorn: 2,90€. Prendo il portafoglio in finta pelle dalla tasca e tiro da un lato la zip che custodisce i miei spicci. Le monete producono un tintinnìo quando le poso sul piattino in ceramica dove il commesso ha messo lo scontrino. La porta di vetro si spalanca lasciando entrare il suono della pioggia che batte sulla strada. Un ragazzo alto ed elegante entra e mi guarda. Deve essere lui. Mi guarda. Come fa a sapere che sono io quella con cui deve uscire? Magari ha visto una foto?  Per la verità, sono sola qui dentro, sono l’unica che lo sta aspettando.

«Scusa il ritardo,» saltella verso di me, il fiatone lo fa parlare a fatica, «aspetti da molto?».

Le labbra carnose sono rosse come la punta del naso, i capelli corti, scuri e zuppi d’acqua lo rendono attraente. Porta un cappotto beige lungo fino alle ginocchia e sotto, un jeans e una camicia nera. Le lunghe dita ossute toccano con calma i bottoni scuri per sganciarli, tira via le maniche una ad una curandosi di piegarle e appoggia il cappotto sull’avambraccio destro. La sua camicia è piena di disegni che ricordano dei mandala.

«Tranquillo, l’unica seccatura è stata la pioggia», sorrido.

«Ti sei già servita vedo». La sua risata è accennata. Ha paura di dire sciocchezze.

«Abituatici! Io posso aspettare, ma il mio stomaco no!»

Ridiamo insieme. I denti bianchi e dritti brillano in un sorriso accogliente. Alza con cautela la mano verso la mia spalla e mi sfiora con le dita. «Dai, non sei male come pensavo!»

«Ehi, aspetta… che pensavi?»

«Beh, sai, non è che ogni giorno abbia un appuntamento al buio, avevo un po’ paura che tu non fossi…»

«Che io non fossi cosa? Carina?», il suo sguardo si accorge del mio sorriso malizioso, ma risponde alla provocazione senza parlare: Sì, ma per fortuna lo sei.

Anch’io avevo un po’ di paura, ho scelto questo cinema perchè è il più vicino a casa. Se fosse stato un maniaco, sarei stata pronta a scappare.

«Gesù… scusami, non mi sono neanche presentato! Io sono Max», allunga la mano. La stringo e mi accorgo del suo calore.

«Mina,» sorrido, «allora, come conosci Marta?»

«Beh, questo è un po’ imbarazzante, ma… siamo stati insieme per un periodo.»

«Ah, ma dai, che c’è di male?»

«No, niente, è che di solito quando dico che sono rimasto amico della mia ex mi guardano come un povero pazzo.»

Rido alzando la voce. Mentre sorride prende il cappotto per il colletto e con le braccia lo fa ruotare fin dietro la schiena. Prima una mano e poi l’altra, di nuovo lo indossa e gli dona. Faccio un passo verso di lui, infilo una mano nell’ampia tasca della giacca e gli avvicino i popcorn al naso. Gli occhi scuri sorridono mentre con le dita esplora la scatolina di cartone rosso che profuma di burro. Mette in bocca un chicco di mais non del tutto esploso. La confezione è ancora piena, perchè cerca i rimasugli?

«Mi piacciono quelli non scoppiati, ok? Non guardarmi così.», non mi ero accorta di aver cambiato espressione, divento un pomodoro e abbasso lo sguardo imbarazzata. Sento il suo gomito strovinarsi contro il mio cappotto nero e poi la sua risata tranquilla. Il mio sguardo percorre il suo petto, poi il collo, il mento collegato alla mascella squadrata, le labbra gommose, il solco che le unisce al naso e poi le ciglia lunghe e gli occhi un po’ incavati. Il calore della sua mano accarezza la mia gelata dentro la tasca. Eccoci: due idioti con le mani ficcate nella stessa giacca.

«Cazzo, sei gelata,» afferra con i polpastrelli le mia dita e se le porta alla bocca. Il fiato caldo si posa sulle mia unghie e ne appanna il colore viola lucido, «va meglio così?»

Il suono delle sue parole non giunge come dovrebbe alle mie orecchie e il mio cervello inizia ad elaborare tesi universitarie per comprenderne il vero significato. Meglio? Peggio? Sono congelata oppure no? Pensa che sia fredda come lo sono le mie mani? Ecco una canzoncina che ho ascoltato in macchina andando in ufficio sta mattina. La la lalallalaaalalallala. Che confusione, perchè non riesco a rispondergli? Chissà da quanto tempo sto così imbambolata a fissare il vuoto…

«Mh,» torno alla realtà, «Oh, sì, certo che va meglio». Un calore fortissimo mi invade le guance. lo sento nelle orecchie e come per compensare, la mia pelle si rizza attenta ad ogni pericolo possibile.

«Dai, andiamo a scegliere il film», rimette la mano in tasca portando con sè anche la mia.

Serie: Erotic Tales
  • Episodio 1: Amplesso romantico
  • Episodio 2: Cinema
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore, Erotico, Narrativa, Young Adult

    Letture correlate

    Discussioni

    1. Ciao Clelia, se non ho capito male questo è un flashback. Giusto? Anche a me è piaciuto conoscere i due personaggi, “vederli”. Hai saputo renderli reali, tangibili: tridimensionali grazie ai piccoli gesti, agli umori e agli odori. Ora non mi resta che attendere il prossimo episodio

      1. Certamente, sto progettando a poco a poco una storia costruita su questo flashback, grazie mille per i complimenti

    2. Ciao Clelia, penso che ci sia un abisso tra questo episodio e il precedente, sono contento che tu stia costruendo un’atmosfera crescente. La passione, il desiderio, l’inevitabile incontro tra i corpi è annunciato, ma arrivarci sarà un viaggio e con questa narrazione graduale sono letteralmente dentro la storia, la sento e vorrei vedere come prosegue. Complimenti!

      1. Grazie mille, sono felicissima che ciò che ho in mente abbia una base tanto solida e non ero sicura di essere all’altezza. Ti ringrazio davvero!

    3. “La confezione è ancora piena, perchè cerca i rimasugli?«Mi piacciono quelli non scoppiati, ok? Non guardarmi così»”
      Mi piace come si crei un dialogo tra le riflessioni interiori della ragazza e le risposte ad alta voce del ragazzo, con un tempismo offre al lettore una traccia di continuità

    4. Sono contento che questa serie stia prendendo forma in questo modo! Il racconto è scritto davvero bene. Mi piace anche la struttura: la prima parte, più descrittiva, dove una Mina un po’ nervosa studia i dettagli di ciò che la circonda, ed una seconda parte dove ci racconti le sue sensazioni e le sue ansie.
      Aspetto i prossimi episodi!

      1. Sono contentissima ti piaccia, il mio occhio ipercritico non mi fa mai vedere gli aspetti positivi di ciò che produco. Grazie <3