
Com’è la guerra?
Serie: The place
- Episodio 1: Fogli di carta
- Episodio 2: Identità
- Episodio 3: Il resto è mancia
- Episodio 4: Com’è la guerra?
- Episodio 5: Vera
- Episodio 6: Per l’ultima volta
- Episodio 7: Fine?
- Episodio 8: Sei giorni dopo
- Episodio 9: Marmellata di arance
STAGIONE 1
Il sole penetrava tra le foglie degli alberi, proiettando le ombre delle chiome sui marciapiedi e lungo le strisce bianche sull’asfalto.
La temperatura si era abbassata di qualche altro grado. Mi prenderò qualcosa se resto qui pensò Mina. Dove sei, Vera?
Si guardò attorno, e lo sguardo si spostò sullo stagno poco più in là nel parco. Là il sole batteva ancora, e c’erano delle panchine. Su una di esse sedeva un vecchio, forse lo stesso che aveva visto dalle finestre del palazzo.
Si incamminò. Il vecchio reggeva un sacchetto, dal quale estraeva manciate di briciole. Una decina di anatre starnazzavano riunite in un semicerchio davanti alla panchina, aspettando il loro turno.
“Buonasera” disse rivolta al vecchio. Lui sussultò, e si voltò a guardarla con aria sorpresa.
“Buonasera a Lei, Signorina” disse.
Mina si avvicinò di qualche passo. “Sono davvero belle. Soprattutto quella lì, con quei riflessi verdi sotto al collo” commentò.
Il vecchio sorrise. “Quelli sono i maschi. Hanno le piume colorate per attrarre le femmine” disse. “Prego, si sieda” aggiunse spostandosi leggermente a sinistra; poi Mina notò che le guance gli si erano fatte rosse. Borbottò qualcosa. Sembrava imbarazzato.
“Io non vorrei che Lei…” cerò di spiegarsi. Indugiò riflettendo.
“Non ho pensato a quello che dicevo, ecco” disse infine.
“Non si preoccupi” disse Mina, e prese posto accanto a lui. “È stato molto gentil, invece. È un appassionato di fauna selvatica?”
“No” disse scuotendo la testa, “semplicemente mi tengono compagnia. E io tengo compagnia a loro.”
“Sembra che siano anche affamate” aggiunse Mina.
“Oh” esclamò lui, “non credo di aver mai visto un’anatra sazia. E nemmeno un cane, ora che ci penso” aggiunse ridacchiando. Mina rifletteva.
“Un po’ come le persone” disse infine. Il suo sguardo si stava perdendo tra i bagliori della superficie piatta dello stagno. Rifletteva le sfumature rosse del sole crepuscolare, tanto da far sembrare che l’acqua stesse ardendo.
Il pensiero di dover tornare a casa con Vera la riportò bruscamente alla realtà. Si voltò guardando l’insegna del Gracy’s. Dalla panchina si sarebbe accorta dell’auto di Vera – inconfondibilmente rossa – ma evidentemente doveva ancora arrivare. Tornò al vecchio e alle anatre.
“Non c’è una legge che proibisce di dare cibo agli animali selvatici?” chiese Mina.
Il vecchio aprì la bocca, ma la risposta venne troncata dal boato di aereo da caccia. Sfrecciò sulle loro teste, cabrando verso il cielo e scomparendo in una nuvola solitaria. Le anatre volarono via terrorizzate, zampettando per un po’ sulla superficie dello stagno prima di prendere il volo.
“Credo che questi aggeggi facciano più danni, ai nostri amici pennuti” disse, e restò con lo sguardo verso il cielo, fino a quando le sagome dei pennuti non si fusero con il cielo all’imbrunire. La luce rossa illuminò il volto del vecchio, e Mina notò quanto era incolta e disordinata la barba. Il colletto della camicia era tutto usurato e macchiato dal sudore. Tra i piedi teneva un grosso sacco, ricucito alla bell’e meglio in più punti, dal quale sbucava un lembo di una coperta sgualcita. Non emanava un buon profumo, eppure quell’uomo era così piacevole.
“Anche prima ne è passato uno” osservò Mina. “Lei ha paura che scoppi una guerra?”
Il vecchio non parlò per qualche secondo. Rifletteva su qualcosa.
“Io la guerra l’ho vista” disse lentamente; il suo sguardo non si distolse dal cielo. “È apparso Venere” aggiunse distrattamente.
“E com’è” chiese Mina. Il vecchio non rispose subito. Che domanda stupida, come dovrebbe essere una guerra? pensò Mina. Era sul punto di porgere al vecchio le sue scuse, quando sul volto di lui apparve un accenno di sorriso. Si spense subito, poi il vecchio parlò.
“È orrenda” disse, e le parole vennero scolpite nel silenzio. “È tutto ciò che un essere umano non vorrebbe mai che succedesse.”
Mina annuiva con dei cenni del capo, ma non disse nulla. Un banale già, oppure un capisco (il che non poteva essere vero perché in guerra non c’era mai stata – non ancora almeno) sarebbero sembrati irrispettosi, posti innanzi alle parole del vecchio. Mina sentì dentro di sé montare un sentimento di profondo rispetto per quell’uomo. Stettero ancora per un po’ in silenzio, guardando le ombre proiettate dai lampioni prendere il posto di quelle naturali del sole ormai al di sotto dell’orizzonte.
Mina pensò che non aveva notato le luci dei lampioni accendersi. Non si era nemmeno accorta che fossero lì, tutti allineati come soldati lungo i sentieri.
Il sole era tramontato, quando la superficie del lago rifletté un bagliore rosso e dalla strada giunse un lieve fischio di freni. Poi, un colpetto di clacson.
“Dev’essere Vera” disse Mina. Il vecchio si voltò a guardarla, come se avesse sperato fino a quel momento che la sua nuova amica non se ne andasse mai.
“Una mia amica. Stasera mi dà un passaggio” spiegò. “Vuole che l’accompagniamo a casa?” chiese.
“No, non serve” disse il vecchio. “Ma ti ringrazio” aggiunse sorridendo.
“Allora… devo proprio andare” concluse Mina. “È stato un piacere parlare con Lei.”
“Il piacere è tutto mio…” restò con la bocca leggermente aperta, gli occhi scintillanti a voler chiedere qualcosa.
“Mina.”
“Arrivederci, Mina.
Serie: The place
- Episodio 1: Fogli di carta
- Episodio 2: Identità
- Episodio 3: Il resto è mancia
- Episodio 4: Com’è la guerra?
- Episodio 5: Vera
- Episodio 6: Per l’ultima volta
- Episodio 7: Fine?
- Episodio 8: Sei giorni dopo
- Episodio 9: Marmellata di arance
Ciao Nicola! Altro episodio scritto benissimo👏🏻 con punte quasi poetiche. Anche qui ogni dettaglio sembra nascondere un presagio, una minaccia imminente.
Ciao Nicholas, ti ringrazio per l’attenzione che stai dedicando a questa serie. Fa davvero piacere leggere i tuoi commenti 🙂
Scusa Nicola, ho commentato rispondendo a un tuo commento🤦
“Il sole era tramontato, quando la superficie del lago rifletté un bagliore rosso e dalla strada giunse un lieve fischio di freni. Poi, un colpetto di clacson.”
Era questo passaggio. Avevo un idea di quello che sarebbe potuto succedere ma è successo più avanti 🤭🤭
“un”
Ha tutta l’aria di essere un indizio 🤔
Ciao Tiziana! Forse non hai evidenziato tutta la frase 🙂
🤦♀️
Come detto da altri utenti Open è molto bella la metafora dei lampioni. Bellissimo episodio!!
Grazie Alfredo! Spero tu possa apprezzare il seguito 🙂
Lo recupererò appena possibile!!
Eccoci, mi sono messa in pari; le aspettative che avevo all’inizio sono state del tutto soddisfatte, con poche parole riesci a creare vivide immagini (vedi “Il sole era tramontato, quando la superficie del lago rifletté un bagliore rosso e dalla strada giunse un lieve fischio di freni”). Complimenti, aspetto paziente il prossimo episodio
Ciao Viola!
Ho letto tutti i tuoi commenti, grazie per le bellissime parole 🙂
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato, ora spero che tu possa fare lo stesso con i prossimi capitoli 😉
Il realtà, questo anziano signore mi aveva già incuriosita quando Mina l’aveva visto dalla finestra. Mi è piaciuto molto questo incontro.
Mi piace creare collegamenti tra capitoli, e l’utilizzo di personaggi è un modo per farlo 🙂
Non male questo inserimento in attesa dell’arrivo di Vera. Primo perché la scena ci sta, visto il richiamo allo sguardo dalla finestra, secondo perché hai spostato il focus sulla guerra, accennata dal passaggio di un aereo nell’episodio precedente. “Lei ha paura che scoppia una guerra?” È una domanda che incuriosisce sul contesto storico del racconto.
❤️ La quiete prima della tempesta? Che bello leggerti Nicola!
Grazie davvero Giuseppe!
Ti avviso che potresti aver ragione, riguardo alla “quiete prima della tempesta” 😉
Bella la personificazione dei lampioni-soldati, riprendendo il concetto della guerra. E poi, detto tra noi, quel vecchio secondo me nasconde qualcosa 🙄😱
Grazie Nicola! In effetti i lampioni, al loro posto per tutta la permanenza di Mina al parco nonostante non se ne fosse accorta, sono un po’ una metafora: Mina non ci ha fatto caso, proprio come il mondo non fa mai caso a lei.
Il vecchio potrebbe avere un ruolo oltre a questa comparsa 😉
Davvero bello questo incontro fra Mina e il vecchio. Quasi inusuale trovare questo in un tuo racconto. Eppure ci sta bene. Forse, per la prima volta da quando ti leggo, non ho provato tensione 🙂
Grazie Cristiana! Credo che le storie di paura possano avere anche momenti come questi. Anzi, il terrore nasce anche (forse soprattutto) dallo sconvolgimento di un’esistenza tranquilla, o sbaglio?
Spero che tu possa apprezzare il seguito di questa serie 🙂
Bello l’incontro con il vecchio e, in particolare, ho apprezzato la sensibilità di Mina di non dare una risposta scontata alle parole sulla guerra. Bravo!
Grazie Melania! Credo che sia una scelta che rende Mina più “realistica”. Molte volte quando mi trovo in situazioni simili preferisco annuire e sorridere, ma stare zitto.