Conoscersi meglio

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)

Tyson attraversa con facilità la boscaglia, uscendo in poco tempo. Allora Kathrin sta già ridendo tra sé, spensierata. Finalmente. Credeva di non riuscire più a sentirsi così. Ben sta scrutando fuori dalla finestra della sala da pranzo, agitato, e decide di uscire. Quando è fuori sotto il portico, pronto per cercare la ragazza e raggiungerla, vede passare oltre il confine della proprietà un cavallo. Solo un secondo dopo realizza che in groppa c’era anche Kathrin. Fa una breve corsa, provando a chiamarla col fiato corto, ma alla fine rinuncia, fermandosi vicino al limite dell’erba tagliata. Il cavallo ormai è distante. Senza parole, torna indietro, provando a convincersi di restare calmo.

«Toglimi una curiosità», dice Kathrin, dopo un bel po’ di silenzio. Ma dopotutto, come poter parlare quando è la prima ad ammirare incantata cosa la circonda?

«Chiedi pure».

«Solo Tyson voleva fare un giro con me?». Si sta sforzando di rimanere seria. Ha quasi paura di poter morire di felicità oggi. John non le risponde, si limita a sghignazzare. Nella prima parte del giro, le mostra la piccola valle in cui si trova la casa di cura, stando attento a non avvicinarsi troppo al fiume. Dopo percorre la solita strada che compie che per tornare a casa, portando così Kathrin nella valle dove si trovano le fattorie e anche la cittadina. Ma l’obbiettivo di John non è quello di portarla in città. Quest’ultima non fa parte del suo piano. Si allontana dalla strada sterrata, facendo addentrare Tyson tra le colline dove lui solitamente passava le giornate libere con Tom. C’è una collina in particolare nella sua mente: una che si differenzia dalle altre per un grande albero che la sovrasta. Quando Kathrin la vede, capisce che presto faranno una pausa. Una volta sotto l’ombra delle fronde, John scende per primo, aiutando poi la ragazza.

«Pensavo che un posto all’ombra fosse l’ideale per riposare». Dopo aver dato una lieve spintarella a Tyson, il cavallo si allontana a pascolare. Kathrin sta girando lentamente su sé stessa per aver una vista completa dell’ambiente. Ha la bocca semiaperta. 

Nel frattempo John si siede a terra, con la schiena posata al tronco dell’albero. Il suo sguardo è fisso sull’orizzonte, mentre con la mente prova ad immaginare dove si trovi Tom in questo momento esatto. Gli ha detto che lo avrebbe raggiunto, ma quanto tempo dovrà ancora aspettare perché suo padre capisca che può andare in guerra? Stringe i pugni e poi abbassa lo sguardo. Lo ammette difficilmente a se stesso, figurarsi se lo confesserebbe a qualcuno, come ad esempio alla signora Collins. Si sente solo senza l’amico. Kathrin si siede di fronte a lui in ginocchio. La sua testa è alzata: guarda come la luce penetri con fatica tra i rami folti, come i bagliori traballino a seconda di come spira il vento. Le sue mani accarezzano l’erba fresca per la recente pioggia, le dita si attorcigliano attorno ai fili più lunghi. Sotto la gonna vaporosa sente solletico ai piedi. Non aveva mai camminato scalza su un prato prima d’ora. Allunga un braccio, lasciando che la sua mano venga riscaldata dalla luce del sole. Se si sedesse lontana dall’ombra, dovrebbe sicuramente togliersi il cappotto. Rilassata, sospira.

«È diverso», mormora, socchiudendo gli occhi per godersi il momento in cui l’aria le accarezza il viso.

«Cosa?». John viene distratto dai suoi pensieri e sposta lo sguardo su di lei.

«Qui fuori è diverso, con te», spiega, fissandolo dritto negli occhi. «Non mi sento prigioniera».

«Lo sai benissimo che ti sto controllando. Come farebbe chiunque altro».

«Certo. Ma ci sono modi e modi». Sposta lo sguardo su Tyson, con un mezzo sorriso. «Ben non mi avrebbe mai fatto andare a cavallo». Prova un certo senso di colpa. Chissà quanto si sta preoccupando. Dovrebbe tornare indietro subito. Dovrebbe. Finché non saprà con più esattezza il tempo che le rimane cercherà di fare il più possibile per non avere rimpianti. Proprio come le ha detto John.

«Te lo concedo, questo è vero». Soprattutto perché la signora Brown non tollera animali nella sua proprietà.

«Quando hai imparato a cavalcare? Sembri molto bravo».

«Non ricordo bene, ma mia madre mi ha sempre detto che ho iniziato a due anni. Mi portava con lei le poche volte che ci andava. Poi a cinque anni ho cominciato a cavalcare da solo».

«Oh, pensavo ti avesse insegnato tuo padre».

«No, quando mai? Ho fatto tutto da solo». Questa sembra la trama della sua vita dalla morte di sua madre. La tristezza gli incrina la voce. Lanciando uno sguardo a Kathrin, si accorge di averla turbata. Forse crede di aver sbagliato a parlare. John cerca subito di rimediare, sforzandosi di tornare spensierato: «Tyson l’ho ricevuto per il mio ottavo compleanno. Era ancora un puledro, così ho dovuto ammaestrarlo».

«Allora dovete essere molto legati tra voi».

John ci pensa su un attimo, poi si alza in piedi. «Ti faccio vedere una cosa». Guarda la posizione di Tyson e in base a quella si nasconde dietro il tronco dell’albero, per non farsi vedere. Poi fischia e attende. Kathrin sposta lo sguardo sul cavallo, che alza di scatto il muso, drizzando le orecchie, i ciuffi delle criniera che gli vanno negli occhi. Lasciandola senza parole, lentamente Tyson si avvicina a loro, continuando a far ondeggiare la testa su e giù, mentre annusa l’aria. Alla fine scova John dietro l’albero senza alcuna difficoltà.

«E bravo, vecchio mio». Gli accarezza il muso e poi lo fa tornare a pascolare tranquillo.

«Sei così fortunato, John. Hai due famiglie… un cavallo tutto tuo. Devi essere felice».

Torna a sedersi sul prato, vicino a lei. «Dovrei, ma non è così. Però posso ritenermi soddisfatto». Si toglie il cappello, cominciando a giocarci tenendolo in mano. Kathrin lo osserva un po’ e poi glielo porta via. Con le dita ne studia l’interno, finché non sfiora qualcosa simile ad un’incisione.

«Cos’è?».

«Il nome di mio padre, Richard Thompson. Una volta era suo».

«Te lo ha regalato?».

«No, l’ho preso e basta. Per quanto ne so, non l’ha mai più usato dopo esser tornato dalla guerra».

«È stato già in guerra? E ora?», chiede preoccupata.

«Sì, ha combattuto in quella scorsa. Mio padre è abbastanza vecchio, perciò ora è a casa». Un’altra persona non dovrebbe essere a casa in questo momento. John stringe i denti.

«Il mio no. È andato in guerra da due anni e…», un nodo le si forma in gola, «è da un po’ che non ho più sue notizie».

«Lo dici come se non dovesse più tornare».

«Ci siamo sempre tenuti in costante contatto e ora niente. Cos’altro potrei pensare?».

«Almeno tu hai avuto questo. Un mio amico si è arruolato e l’unica cosa in cui posso sperare è il suo ritorno. Se fossi andato con lui… a quest’ora saprei se è vivo o no», dice a denti stretti e il suo rimorso è evidente. Kathrin corruga la fronte, intristita.

«Volevi andare in guerra?». Parla lentamente, realizzando cosa avrebbe significato questo per lei.

«Lo voglio ancora. Ma mio padre mi ha incastrato con una promessa e così io non posso muovermi da qui. Dice che non sono pronto, che prima devo dimostrargli cosa valgo». Alza le spalle, mentre la rabbia monta dentro di lui.

Kathrin rimane un po’ in silenzio prima di rispondere. «Nessuno è mai pronto per andare in guerra». Il suo è un sussurro debole. «Ci tieni davvero così tanto alle promesse?».

«Sì. Le ho sempre mantenute. È importante che una persona sia di parola, vuol dire che c’è almeno una cosa di cui puoi esser certo».

«Questo è vero. Perciò… non infrangerai la promessa?».

«Non infrangerò la promessa».

Kathrin si guarda in giro, sollevata. Si sente grata nei confronti del signor Thompson, grazie a lui sa che John rimarrà qui. Vorrebbe tanto trovarlo e ringraziarlo, il che sarebbe davvero bizzarro da parte di una sconosciuta. John le ruba dalle mani il cappello per posarglielo sul capo, storto.

«Ti sta bene».

Kathrin fa un sorriso sbieco, che passa subito appena incontra gli occhi di John. Pensa alla cosa che lui non dovrà mai sapere. Ne rimarrà deluso, e forse penserà anche male di lei, ma ormai Kathrin non può più essere una persona di parola. Per questo, la promessa che gli ha fatto non ha alcun valore.

Serie: Una promessa è una promessa (2° stagione)
  • Episodio 1: Per Tom, per i Collins
  • Episodio 2: La prima uscita
  • Episodio 3: Conoscersi meglio
  • Episodio 4: Indesiderato
  • Episodio 5: Riflessioni 
  • Episodio 6: Crescente sospetto
  • Episodio 7: Un unico obiettivo
  • Episodio 8: Sgattaiolare via
  • Ti piace0 apprezzamentiPubblicato in Amore, Narrativa, Young Adult

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    Discussioni

    1. Ciao Linda, ho apprezzato molto le descrizioni legate all’atmosfera che circonda Kat: “La sua testa è alzata: guarda come la luce penetri con fatica tra i rami folti, come i bagliori traballino a seconda di come spira il vento. Le sue mani accarezzano l’erba fresca per la recente pioggia, le dita si attorcigliano attorno ai fili più lunghi. Sotto la gonna vaporosa sente solletico ai piedi. Non aveva mai camminato scalza su un prato prima d’ora. Allunga un braccio, lasciando che la sua mano venga riscaldata dalla luce del sole.” Un frammento delicato dal sapore poetico! La guerra continua ad offuscare la serenità dei tuoi protagonisti, mentre Kat continua ad affezionarsi sempre più a John. Aspetto il prossimo episodio!

      1. Ciao Tonino,
        grazie mille! Questo è uno di quei capitoli che più son riuscita a visualizzare nella mente, mi fa piacere che sia questo il risultato finale 🙂
        Ho appena caricato l’episodio successivo… quindi ti aspetto 😀
        A presto!